L’elefante nel salotto che gli ex-compagni non vedono.

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Le amministrative di ieri hanno siglato il requiem per il Partito Democratico e sulla stampa italiana si legge la più grande fake news  dell’anno: la fine della “sinistra”.
Gli ex-compagni avvolti nella nebbia del solipsismo scambiano, è non è la prima volta, la cacca per il prosciutto. Volendo lasciare in pace le lucciole e le lanterne della stanca metafora.

La “sinistra”, i suoi valori, la sua storia, i suoi eroi, le battaglie vinte…e gloriosamente perse con la sconfitta in corso oramai da mesi non c’entra una mazza.

Prendiamo solo Siena come esempio. Dire che a Siena è stata sconfitta la “sinistra” vuol dire non vedere l’enorme elefantone che balla nel salotto.

A Siena, e altrove in modo più o meno evidente e limpido, e in Italia in genere, è stato sconfitto il malgoverno, la gestione clientelare, l’associazione a pasticciare, la coglioneria in atti d’ufficio, la strutturale sistematica e continua merenda di una razza padrona troppo abituata al potere assoluto e senza controlli, protetta da media compiacenti o di servizio, coperta dalla spessa trapunta marcata “sinistra” che di sinistra da un bel po’ di tempo non aveva più nulla. Per non parlare di una magistratura troppo spesso impegnata a manomettere i famosi due pesi sulla bilancia della cieca dea con la conseguente rabbiosa frustrazione della gente.

Il tragico stupore/piagnisteo dei compagni che si torcono i visceri per la “fine della sinistra”  ricorda l’ultima pagina del monumento letterario di George Orwell: “La Fattoria degli Animali”.

Gli animali della fattoria, sbigottiti, che dalla finestra guardano i maiali che mangiano, bevono e si esercitano a camminare su due gambe.

Si pone ora un interessante problema: è più difficile re-inventare un manifesto della “sinistra”, o è più difficile trovare una classe dirigente capace, onesta, competente. E farla eleggere da un elettorato manipolato, impestato da demagogia e avvolto nella nebbia dell’ignoranza?

Il manifesto non è cambiato molto, i valori sono quelli della solidarietà, dell’equità, della meritocrazia, della competenza, delle strategie di medio lungo termine, della buona amministrazione e del buon senso, il tutto confezionato in una solida struttura di normale onesta decenza.

Temo purtroppo che la seconda ipotesi sia molto più difficile da mettere in pratica. Sono gli interpreti del manifesto che mancano. La sinistra non è stata sconfitta: non c’era proprio sul campo.

Secondo il classico aforisma di Northcote Parkinson: l’azione occupa lo spazio lasciato libero dall’inadempienza. 

Salvini, Di Maio, Grillo, Casaleggio, Appendino, Raggi, Nogarin etc. questo hanno fatto, ma il lavoro più importante l’ha fatto il suffragio universale, insieme alla demagogia e all’ignoranza degli elettori preda facile della manipolazione.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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