Ricominciare da capo

 

Se quelli competenti ci hanno portato in questa merda, forse è meglio affidarsi a quelli incompetenti…

Un ragionamento che fa poche grinze.

I “competenti” eletti da regole elettorali manipolabili in genere non sono molto competenti e hanno scopi e finalità diverse dalla “buona amministrazione della cosa pubblica.” Non commettono “errori” ma perseguono scopi sistematicamente diversi dall’onesto amministrare.

Gli ignoranti alternativi, visionari, semplici di mente e “onesti” nel senso che decidono quello che ritengono essere la cosa migliore per la cosa pubblica e per i soggetti che li hanno eletti, possono essere catastrofici nelle loro decisioni, ma ci sono anche probabilità diverse, che facciano cose giuste e che sbagliando imparino a fare cose giuste. Il pericolo non è solo l’ignoranza, è l’arroganza che spesso si accompagna al simplismo. Arroganza che facilmente diventa prevaricazione e prepotenza…un’altra forma di degrado…una nuova “casta.”

C’è una terza possibilità: che vengano corrotti dal “sistema”.

Interessante è invece capire il senso della crisi degli altri partiti del teatro parlamentare italiano. Quanto le rappresentanze parlamentari dei vari partiti vengono elette da un sistema di voto manipolabile e controllabile in modo deviato la qualità degli “eletti” scade inevitabilmente. Vengono eletti soggetti incompetenti, controllati da segreterie o da altre organizzazioni (mafia, chiesa, banche, media, industrie, multinazionali…) comunque soggetti non liberi e quasi sempre deviati.

Nel giro di pochi anni il Parlamento diventa un luogo perverso e si forma il potere trasversale, corrotto…la “casta”.

Questo avviene normalmente nelle democrazie ed è avvenuto in Italia in modo criticamente patologico. Perché il sistema elettorale basato sul suffragio universale è per definizione manipolabile. Oggi più che mai con la strumentazione informatica e la potenza della “rete”. Gli elettori eleggono soggetti che sono indicati in modo più o meno esplicito da centri di potere terzi. Lo strumento fondante della democrazia scade a strumento fondante della malacrazia.

Su questi temi si sono scritti volumi e li cito unicamente e superficialmente per arrivare a una riflessione dalla quale ricavare qualche significato per guardare al presente e al suo possibile futuro.

La malattia della democrazia è la “perdita di credibilità”  della sua classe dirigente e delle relative aggregazioni partitiche. Quando un partito non è più credibile, il suo manifesto, la sua storia, i suoi eroi, le sue battaglie non sono più credibili. I suoi uomini, anche i più validi e sinceri non sono più credibili e vengono scartati dagli elettori che non vanno più a votare o votano alternative fortunose. Quando il rifiuto non si trasforma in negazione violenta e radicale. Sovversiva.

La perdita di credibilità politica  è una malattia grave. Si cura con terapie drastiche che richiedono tempi lunghi per vedere risultati. Non basta un’assemblea, un congresso di partito, un documento della maggioranza per ricostruire la visione ideale sulla quale si basa poi la costruzione di una nuova fiducia. Tutte le vecchie liturgie consolidano la malattia e la incistano in modo ancora più serio.

La malattia è grave perché il virus maligno non ha invaso solo il Parlamento e le rappresentanze dei partiti in quel luogo, ma attraverso la attività parlamentare e dei governi il virus è passato in tutte le istituzioni, gli organi, le espressioni della società governata. È diventato la cultura della intera società.

Per guarire è necessaria una riflessione profonda e diffusa, umiltà e pazienza.

Bisogna ricominciare da capo e si può fare.

(lorenzo matteoli)

 

 

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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