Io Sto Con Tito

 

#iostocontito

Non avevo dubbi che Tito Boeri avrebbe risposto con rigore e competenza allo sgangherato attacco di Salvini e agli strilli isterici di Di Maio.

L’episodio consente alcune riflessioni.

  1. Il decreto Dignità fa acqua da tutte le parti: impreciso negli obbiettivi, oscuro nei metodi, dettato da demagogismo approssimativo, devastante nelle conseguenze. La bordata di obiezioni, proteste, riserve, critiche che ha ricevuto da destra, centro, sinistra finta e sinistra-sinistra, Sindacati, e Confindustria, economisti di varie scuole, lo ha azzoppato e quasi ucciso. Forse sopravviverà al dibattito parlamentare e se non viene corretto sarà più che inutile dannoso per il lavoro e per la sua dignità. E per l’economia.
  2. Di Maio voleva ridurre il precariato e per farlo lo ha fortemente penalizzato, cercando di renderlo impraticabile dalle imprese. Era ovvio che questa scelta avrebbe avuto conseguenze in termini di contratti “precari”. Di Maio lo sapeva ma non ha avuto il coraggio politico di dirlo. Il prezzo da pagare per ridurre il precariato è la perdita di posti precari. Non necessariamente accompagnata dall’aumento di contratti a tempo indeterminato. Banale. Ma bisogna dirlo se non si è in grado di legiferare in modo meno elementare e semplicistico. Non basta fare leggi per aumentare l’occupazione. Se non c’è crescita, se non c’è mercato, se non c’è domanda l’impresa non produce e non assume. Nemmeno incentivando le assunzioni. Il precariato va normato non negato: è strumento di flessibilità indispensabile in molti settori. Utile ai lavoratori e alle imprese.
  3. Quando Tito Boeri ha scritto quello che il decreto avrebbe comportato (8000 posti di lavoro in meno all’anno per dieci anni) che Di Maio sapeva ma non ha avuto la dignità politica per dirlo, Di Maio ha strillato evocando “manine” che non ci sono mai state. Puerile ipocrisia. Isterica demagogia.
  4. Sono tre le possibilità a) Di Maio non ha letto la nota tecnica inviata da Boeri b) l’ha letta ma non ha voluto prenderne atto c) l’ha letta ma non l’ha capita. Tutte e tre sono una drammatica misura della competenza politica del Di Maio. Una peggio dell’altra. Il ministro non legge le note che illustrano le conseguenze delle sue proposte di legge, non le capisce, non ha il coraggio di sostenerle politicamente. Sperando nel sotterfugio.
  5. La umiliante dialettica seguita, le accuse a funzionari, la coartazione del ministro Tria costretto a fare dichiarazioni strampalate, la minaccia di “fare pulizia” nella burocrazia tecnica, sono la marca e lo stile del ministro e del governo. Demagogia, ipocrisia, bugie, isterismo nevrotico, arroganza. È questo il “cambiamento”? Assente ingiustificato il Primo Ministro
  6. Vergognosa la reazione di Salvini: epurare Boeri. Il Ministro vuole solo tecnici asserviti ai suoi errori e agli errori del governo. Chi non si adegua a tacere o a mentire e commenta con competenza e documentazione sia derattizzato. Bell’esempio di “cambiamento”.

Un Ministro del Lavoro, (vice primo ministro) pauroso, isterico, ipocrita, e arrogante. Un Ministro degli Interni (vice primo ministro) arrogante, “negazionista economico”, epuratore. Un Ministro dell’Economia (Giuseppe Tria) pauroso e subalterno. Un Primo Ministro inesistente.

#iostocontito, #iostoconmattarella

(lorenzo matteoli)

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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