Uova a Moncalieri: stronzata emblematica

 

I comportamenti, criminali, stronzi, sciocchi, e anche quelli normalissimi, non si possono mai astrarre dal contesto. Sono sempre conseguenze, derivate, emblemi deformati più o meno amplificati del contesto culturale, sociale, politico della società nella quale avvengono e che li origina.

Piagnucolano i coglioncelli di Vinovo/Moncalieri, dicono che non sapevano, che si volevano scusare, che non sono razzisti, che era una “goliardata”, che sono stati coglioni etc.  e che non sono razzisti.

Essendo i soggetti, per loro stessa ammissione dei “coglioni,”le loro dichiarazioni restano dichiarazioni  di “coglioni” e pertanto di credibilità zero. Parlano sotto dettatura di qualche furbo avvocato per ridurre la loro responsabilità a quella di “una stronzata.” Niente razzismo, niente premeditazione. Ma non è proprio così: i fatti sono suggestivi di altre interpretazioni.

Ha ragione il padre di uno degli stronzi a chiedersi “Dove ho sbagliato.”Perché sicuramente ha sbagliato: nelle idee, nei comportamenti, nella negligenza, nella mancata disciplina, nell’assenza.

Troppo impegnato nei seminari di partito per occuparsi del figlio che cresce: un ebete nella stronzaggine. Ma un figlio diciannovenne è responsabile di quello che fa e l’essere stronzo non lo assolve affatto, non lo giustifica, non implica comprensione. Ma anche la società è responsabile e chi  al vertice con parole e comportamenti incoraggia determinati disvalori e innesca i conseguenti comportamenti dei cervelli più deboli.

Un uovo lanciato da un’auto che viaggia a 50 kilometri l’ora sono 50 grammi che viaggiano a circa 14 metri al secondo: un proiettile durissimo, (0.7 kg per metro di quantità di moto).

Le uova le avevano in macchina: pronte per l’uso sicuramente premeditato, programmato, previsto e già sperimentato sei o sette volte prima. Quindi un comportamento recidivo, per nulla occasionale. Una sana abitudine. Una chiarissima astuzia avvocatizia per evitare l’aggravante di razzismo.

Dove? Sul Corso Polonia (Nichelino, Moncalieri) in una zona dove svolgono la loro professione prostitute senegalesi, ghaniane, sudanesi, nigeriane. Cosa che i giovani stronzi non potevano ignorare, visto che le loro imprese ve le svolgevano di abitudine.

Ecco una plausibile matrice diversa dalla semplice coglioneria, la punizione/messaggio moralista contro le prostitute di colore: bigotto moralismo razzista. Si chieda il padre da dove ha preso suo figlio l’implicita suggestione e forse troverà nel lessico della sua famiglia qualche utile indicazione.

Salvini si compiaccia pure, ma la sua idea che basti essere figlio di un consigliere PD per venire assolto dall’ipotesi di razzismo è vuota come molte altre delle sue irresponsabili idee/battute.

Le parole dei cosiddetti leader sono pietre e diventano, nella divulgazione mediatica, matrici dei comportamenti più disparati, molti dei quali criminali. Specie quando  vengono raccolte dal cervellino degli stronzetti.

Se la caveranno quasi sicuramente e praticamente impuniti i coglioncelli di Moncalieri grazie alle ambigue storture dei codici italioti, e alla furbizia degli avvocati, ma una condanna esemplare, dura e senza sconti sarebbe giusta e utile come segnale etico e politico. Tutte le aggravanti, nessuna attenuante per stronzaggine comportamentale.

Daysie dovrebbe poi fare una causa per danni chiedendo qualche milione di Euro (quanto vale una carriera di successo nell’atletica mondiale stroncata?), perché la lezione sia veramente significativa: i tre cretinetti dovranno lavorare metà della loro vita per lo sfizio “goliardico.”

(lorenzo matteoli)

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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