Politica, cultura e vergogna

La frustrazione di Massimo Cacciari ieri sera a “In Onda” è sintomatica della drammatica cesura che caratterizza la attuale congiuntura politica e sociale italiana. Irritato e sconvolto Cacciari si chiedeva “perché ripetere ancora cose dette centinaia di volte e mai ascoltate.” La sostanza del nostro dramma è che la pubblica opinione del Paese, o quella che si assume come tale, è stata portata in una condizione di alienata chiusura che le impedisce sia l’ascolto che la comunicazione.
Per i sentimenti e le cose che dice Massimo Cacciari, e con lui molti di noi che non hanno la stessa autorevole visibilità, non esiste oggi al governo una cultura capace di ascoltare, di comprendere e di partecipare. Come è oramai diventato un luogo comune: il problema è culturale. Luogo comune ma non per questo chiaro nei suoi significati e nelle sue implicazioni.
In qualche modo e per qualche ragione il senso di vivere oggi in Italia, ovvero la cultura del Paese, secondo la definizione di Immanuel Kant, si è ridotto e inaridito a uno sterile e riduttivo egoismo congiunturale. La saggezza e la forza di un sapere sociale e condiviso, di una visione storica o lungimirante dei problemi, la consapevolezza di essere Nazione di antica tradizione e di antichi, forti valori si sono persi, travolti dalla miseria quotidiana, dalla grettezza di una classe dirigente diventata sempre più  corrotta, gretta e volgare, dal vuoto lasciato da una classe intellettuale diventata marginale e assente. I rinoceronti di Jonesco hanno alla fine vinto e Massimo Cacciari con i suoi pochi seguaci è rimasto solo a gridare “Mi vergogno!”
Il vero dramma è che anche la classe politica che si definisce del “cambiamento” è connotata dalla stessa povertà concettuale: il “cambiamento” in quelle mani non potrà che essere verso il peggio.
Per questo è inutile chiedere a Salvini , Dimaio e a Siri, e ai loro correligionari al governo, una politica diversa dal solo modulo che riescono a concepire la posizione demagogica dei migranti come fenomeno emergenziale da trattare con strumenti di brutale polizia, per non dire milizia e punizione.
Un fenomeno epocale con radici geopolitiche intercontinentali e storiche secolari che ci accompagnerà per i prossimi 30, 40 anni e che interesserà con l’Italia tutta l’Europa continentale viene qualificato con la grammatica dell’emergenza e trattato con strumenti polizieschi, intrisi di negazione di odio razzista, arroganza e bullismo.
Le  affermazione di Siri “Non hanno diritto di sbarcare!”  o “Andranno a bighellonare nelle nostre piazze!”  sono la prova della assoluta mancanza di visione storica. Non hanno diritti perché il fenomeno è stato qualificato come contingente emergenza, bighellonano nelle piazze perché da 10 anni a questa parte e forse 20 non è stato impostato, strutturato e istituito un progetto adeguato alla portata storica del problema. I milioni di migranti per un continente di 500 milioni di abitanti caratterizzato da calo demografico sistemico  non sono una emergenza sono una soluzione.

Venti anni fa bisognava progettare  accoglienza, selezione, ospitalità, educazione, formazione, qualificazione, assistenza sociale, integrazione nelle strutture lavorative. Abbiamo migliaia di villaggi abbandonati, abbiamo centinaia di migliaia di ettari di terreni agricoli abbandonati, abbiamo una struttura industriale che fra qualche anno sarà al collasso per mancanza di forza lavoro e che già oggi va a cercare manodopera in tutto il mondo delocalizzando patrimonio industriale e conoscitivo: un vero furto sociale ed economico.
Nella più totale cecità, mancanza di lungimiranza e di pensiero progettuale nulla è stato fatto,  da una ventina di governi a questa parte, di tutti i colori,  e oggi la cialtroneria finalmente al potere strilla all’emergenza, sollecita l’intolleranza, incita all’odio razzista. Invoca diritti che sono stati cassati e denuncia la deriva sociale ed economica dei migranti che è stata istruita come motivo per proporre e imporre  una politica di assurda negazione poliziesca. Quello che deprime è la disponibilità del pubblico alla demagogia più volgare.

Caro Massimo Cacciari, ultima voce dignitosa e decente nello squallore imposto dall’ignoranza al potere, lo Stato siamo noi e non è la vergognosa congiuntura governativa, per questo motivo non hai il diritto di tacere, non puoi cedere alla frustrazione, hai un preciso dovere con la tua autorevolezza e visibilità devi rappresentare il Paese vero.  Ci sono gli strumenti, c’è la cultura di progetto, ci sono le risorse intellettuali, c’è la storia di una millenaria cultura di civiltà, tu sei fra i pochi che hanno la competenza e la capacità di indicare una via per uscire dall’incubo contingente.
Vai! avrai un grande seguito.

(lorenzo matteoli)

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a Politica, cultura e vergogna

  1. Enzo Locurcio ha detto:

    Condivido ma sono ottimista ,Salvino farà la fine di Masaniello e Di Mario gli sta allungando la corda con cui impiccarsi.

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