Adulti nella Stanza: recensione

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È uscito nel programma editoriale de La Nave di Teseo il secondo volume della saga di Yanis Varoufakis, Ministro delle Finanze del Governo Syriza, alla Commissione Europea, la storia del suo appassionato e competente tentativo di convincere l’Europa a rinegoziare il debito Greco per renderlo sostenibile senza costringere la Grecia a vendere l’argenteria, chiudere gli ospedali, affamare i pensionati e azzerare qualunque servizio di assistenza sociale.

Il debito sovrano della Grecia, ereditato dal governo Syriza (Primo Ministro Alexis Tsipras), dopo decenni di corruzione dei governi precedenti, sistematica incontrollata evasione fiscale, privilegi clientelari agli armatori e imprenditori  ‘amici’, sprechi strutturali e finanza criminale, era stato negli ultimi anni spinto all’insostenibilità dalla speculazione sui buoni del tesoro greco delle banche francesi e tedesche e, per evitare il default greco nei confronti di quelle banche, la Commissione Europea aveva concesso finanziamenti, qualificati come ‘salvataggi’ della Grecia, mentre in realtà erano salvataggi delle banche tedesche e francesi che, dopo avere riscosso interessi usurari sui titoli del tesoro greco, in caso di default, avrebbero subito un collasso che avrebbe coinvolto in modo sistemico tutto il bacino dell’Euro e le sue ramificazioni mondiali, con catastrofiche conseguenze finanziarie e politiche.

In sostanza le banche tedesche e francesi, con evidente ricatto politico/finanziario, imposto a colpi di manipolate maggioranze nell’Eurofin, dopo aver pesantemente speculato sul debito greco, invece di assumersi la responsabilità della rischiosa speculazione e pagarne il costo, hanno fatto ricorso al finanziamento della Commissione Europea che ha coperto il ‘buco’ greco con ripetuti interventi di emergenza. Nell’operazione finanziaria veniva anche coinvolto il Fondo Monetario Internazionale (diretto da Christine Lagarde) che interveniva con denaro di Paesi che con l’Europa non avevano nulla a che vedere (i.e. Brasile) e che avrebbero in seguito espresso severe riserve.

Il racconto di Yanis documenta le complesse trattative con l’Eurofin (Presidente l’olandese Jeroen Dijsselbloem), la Banca Centrale Europea (Mario Draghi) le manovre dei vari ministri delle finanze, i risvolti della vicenda nella politica interna Greca, lo schema della proposta negoziale greca per la ristrutturazione del debito e le posizioni dei vari responsabili della burocrazia di Bruxelles (CE), di Francoforte (BCE) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la pressione dei governi francese e tedesco sul FMI e sulla C.E. Il tutto mette in evidenza un quadro di opacità, di lacuna normativa e di prevaricazione che è eufemistico definire preoccupante. Ancora più preoccupante è la inadeguatezza della struttura burocratica di Bruxelles e il pesante controllo sui suoi organi collegiali da parte di Francia e Germania.

Il racconto di Yanis è drammatico e intenso, la sua vicenda personale, il dramma del professore di economia prestato alla politica e scaraventato nel vortice e negli intrighi della finanza globale, la sua partecipazione appassionata e impotente all’ineludibile catarsi, l’abbandono da parte del suo primo ministro Alexis Tsipras, fanno di questo libro un thriller politico/finanziario di grande attualità. Il libro si legge cover to cover senza difficoltà: la complessità delle dinamiche finanziarie è spiegata con precisione didattica dal professore/ministro/autore Yanis e non richiede competenza specifica da parte del lettore ‘finanziariamente laico’.

Un bel manuale di finanza globale, comprensibile, avvincente, documentato, attuale e drammatico. La cronaca umana di un a battaglia politica appassionata, di una sconfitta dell’Europa.

Riflessione conclusiva: Sarebbe interessante, in una ipotetica appendice al libro di Yanis Varoufakis, avere un elenco delle istituzioni e delle banche che hanno comperato assetti patrimoniali della Grecia, costretta a svendere l’argenteriadal rigore teutonico del feroce Wolfgang Schäuble (Ministro delle Finanze della Germania Federale), che ha negato, in modo fazioso, pregiudiziale o strumentale, qualunque possibile ristrutturazione del debito greco (Give me back my money/Geben Sie mir mein Geld zurück). Il sospetto che l’Eurofin, opportunamente indirizzato da Francia e Germania, non volesse affatto la restituzione dei soldi, ma tutelasse altri interessi, in modo indiretto e implicito, è infatti più che plausibile e di nuovo molto preoccupante.

Consiglierei la lettura del libro (Adulti nella stanza) a coloro che si interessano alla vicenda politica dell’Euro: la storia della Grecia è emblematica dell’inquietante intrigo CE/BCE/Eurofin/Maastricht che Yanis chiama ‘hotel California’ con riferimento alla nota canzone degli Eagles: un albergo dove si entra facilmente, ma dal quale non si può uscire.

In quel monumento di incredibile irresponsabile ottimismo, o di malvagia voluta strategia, che è il trattato di Maastricht, non è infatti prevista la procedura per un paese che voglia uscire dall’Euro, se non quella di una suicida disponibilità a venire massacrati dalla speculazione della finanza globale e di contribuire all’immane arricchimento di alcune grandi istituzioni finanziarie mondiali grazie alla liquidazione coatta degli assetti patrimoniali nazionali e quindi commissariati e ridotti a colonia o protettorato economico. La vicenda degli ultimi risvolti di Brexit in qualche modo emblematica.

La tragedia della Grecia e del suo governo di sinistra populista (Syriza), dovrebbe far riflettere gli entusiasti boy scoutdella finanza globale, sostenitori di un impossibile e tragico ‘Italexit’. Pensare che, in caso di ‘Italexit’, non ci siano, pronti al saccheggio dei tesori italiani (industrie, infrastrutture, aeroporti, porti, musei, ferrovie, sanità, radio e TV, telefonia, utilities, reti, acqua, strade…), potenti organismi ‘globali’non è solo ingenuo, è politicamente criminale.

Nell’Euro si deve restare per ineludibile necessità conseguenza della obnubilazione di Maastricht, per cambiarne le regole e le procedure, per istruire modalità di gestione, giusta, democratica, trasparente e competente.
Per costruire la vera Europa.
Uscire dall’Euro significherebbe la fine dell’Italia come nazione dell’Europa e l’inizio della sua storia come colonia governata dalla finanza delle multinazionali.
Decisamente una bella ipotesi di ‘sovranità’.

(lorenzo matteoli)

PS il libro di Yanis Varoufakis è stato tradotto da me per conto de La Nave di Teseo.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a Adulti nella Stanza: recensione

  1. GenGis ha detto:

    come si può condividere qualcosa con due Nazioni come la Francia e la Germania che entrambe per ragioni diverse ci odiano e contemporaneamente c’invidiano. Entrambe temono le nostre piccole imprese capaci di fiutare il mercato malgrado che i governi degli ultimi decenni le abbiano osteggiate con l’insopportabile burocrazia e la inadeguata pressione fiscale; Germania e Francia sanno bene che libere dai pesi, sarebbero capaci di ripetere iniziative imprenditoriali tipo Ferrari. Il debito, aumentando la produzione diminuirebbe, ecc.,
    Ma l’unione è nata solo per creare ghiotte situazioni su cui speculare, pesce grosso mangia pesce piccolo.
    Capisco che si vota a favore di qualcuno per condivisine di valori oppure per convenienza, ma, escludendo i valori oramai alla pari dei miracoli, qual’è la convenienza a votare europeista se sei Italiano?
    Uscire dall’Euro? Non sono in grado di capire i pro ed i contro ma sono in grado di capire l’avidita dei capitalisti senza regole, parte dominante della BCE, come hanno ridotto uno stato membro. E alla prima occasione lo faranno con l’Italia. Personalmente reputo più dignitosa la situazione araba di quella greca!

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