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L’11 settembre a Otto e Mezzo sulla 7 Lilly Gruber ha intervistato Alessandro Dibattista in collegamento dal Guatemala. Dibattista rappresenta l’anima di sinistra movimentista dei 5Stelle, si proclama amico fraterno di Luigi Dimaio, però con un  carattere diverso.

Lilly lo incalza con una serie di domande di marca rigorosamente PD: ILVA, Ponte di Genova, Salvini, 49 milioni della grana Lega, suoi progetti futuri.

Dibattista risponde con molta sicurezza e disinvoltura, senza incertezze e senza ombre né riserve mentali. Chiaro, certo più chiaro di Dimaio.

Ilva: Luigi ha fatto bene, era l’unica cosa che poteva fare, i compagni di Taranto dovranno capire, l’accordo con gli Indiani è meglio di quello di Calenda.

Ponte di Genova, certo non lo deve ricostruire Autostrade, e lo deve pagare tutto senza discutere, nazionalizzazione sarebbe bello, si vedrà cosa si potrà fare nell’ambito di leggi e regole. 49 milioni: la Lega deve restituire fino all’ultimo Euro, nessun dubbio.

Migranti: l’accoglienza non è la soluzione,   Salvini ha cambiato la linea e ha fatto bene, basta con l’assistenzialismo, dice il Debba e ha ragione. Ma non dice cosa si dovrebbe fare. Il  Dibba sembra ignorare che il problema dei migranti è qui per 20 o 30 anni a venire: ci vuole visione e progetto, investimenti e strutture, selezione, formazione, educazione, negoziati con l’Europa e con i paesi di origine. Solo a valle di una gestione corretta e di lungo termine si possono giustificare interventi fermi e di rigore. Senza quella condizione il rigore è inutile, controproducente e diventa solo prepotenza.

Il  futuro secondo  Dibba: vuol continuare a scrivere, ma gli piacerebbe ritornare nella politica, si vedrà.

Sull’Euro Lilly non ha chiesto e Dibba non ha detto.

Molto informato su tutto, ha le idee chiare e le esprime chiaramente senza incertezze. Su una cosa rivela una larga zona d’ombra utopica, ingenua: la “sovranità”, l’autonomia energetica, la complessità ambientale.

Nel mondo globalizzato e imbrigliato in una selva di interazioni economiche, finanziarie, ambientali e tecnologiche il concetto di “sovranità” è quantomeno obsoleto e sicuramente impraticabile. In molti casi decisamente pericoloso. Quando ti devi spostare nella giungla non puoi far finta che non ci sia, devi conoscerla e devi prenderne atto. Ci sono le tigri e altri animali pericolosi dei quali devi tenere conto

Non esiste autonomia energetica, né il solare, né l’eolico te la possono garantire perché richiedono tecnologie per le quali l’Italia sarà sempre dipendente, la “sovranità” finanziaria è condizionata dalla necessità di “vendere” i titoli del nostro debito sui mercati del denaro per un futuro del quale oggi non si vede la fine. Collettori, pale eoliche, stoccaggio energetico, elettronica di controllo, reti intelligenti richiedono, oltre a enormi investimenti iniziali, spese di manutenzione e aggiornamento impiantistico continue per le quali non siamo in grado di garantire autarchia.

Uscire dall’Euro non è pensabile per la certezza del costo letale di un Italexit per nostra iniziativa o per “cacciata” dei soci stanchi del  giochino furbetto di Salvini/Dimaio. Le regole dell’Euro vanno rinegoziate “da dentro”. Una rottura unilaterale ci condannerebbe a diventare una colonia finanziaria dei paesi creditori previa rapina dei nostri assetti (banche, autostrade, ferrovie, porti, aeroporti, industrie, immobili, spiagge etc.) Di sicuro non la bella sovranità sognata dall’utopismo pentastar del quale Dibattista sembra convinto e un po’ ingenuo fautore.

Sventolare la bandiera di una sovranità impossibile (o nefasta) è seria mistificazione e questa vasta area oscura nel manifesto ideologico del Dibba azzera le sue certezze e la sua  chiarezza sugli altri problemi.

In questo senso Dibattista è pericoloso: la sua limpida sicurezza basata su scarsa conoscenza di importanti dettagli e di condizioni ineludibili può convincere chi ha le stesse lacune conoscitive. E purtroppo quelli che hanno le stesse lacune conoscitive sono molti. Secondo il noto principio che per essere eletti bisogna avere qualità e caratteristiche diverse da quelle che sono necessarie per governare.

Alessandro Dibattista è simpatico e gode di una bella immagine di avventuroso viaggiatore e impegnato terzomondista, avrà successo. Speriamo che impari prima di fare guai, ma io sono preoccupato.

(lorenzo matteoli)

 

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a Dibba-Lilly-Lilly-Dibba

  1. Claudia Caramanti ha detto:

    E hai ragione. Fa paura

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