Responsabilità contro demagogia

Mario DraghiMario Draghi: whatever it takes...

 

Pietro Nenni diceva La Politique d’abord! Per significare il privilegio della valutazione “politica” sulla valutazione di breve termine, parrocchiale o tribale. Nenni pensava alla Politica con la P majuscola, come luogo dove la filosofia incontra la storia, dove la preoccupazione sistemica di lungo termine, la visione geopolitica storica pluri-generazionale, domina la gestione congiunturale, tribale o settaria della cosa pubblica. Dove la storia umilia la demagogia.

Oggi la visione di lungo termine, la preoccupazione per le prossime generazioni e per la credibilità della generazione presente, quella che deve imporre le priorità per tutte le decisioni è sicuramente quella per la gestione del debito pubblico italiano. Si tratta oggi di circa 2300 miliardi di Euro, circa 38.000 Euro (trentottomila) per ogni italiano vivente, uomo donna vecchio bambino. Un debito secondo molti economisti insostenibile, cioè che non riusciremo non solo mai a pagare, ma che non riusciremo fra pochi anni nemmeno a “servire” pagando i dovuti interessi. Quando a fronte di questa situazione non riusciremo più a “vendere” i Buoni del Tesoro e le altre obbligazioni che rappresentano il debito dello Stato perché i mercati finanziari non crederanno più alla nostra capacità di pagare, sarà la bancarotta dello Stato. Dovremo cominciare a vendere “l’argenteria”, banche, industrie, assetti patrimoniali, porti, ferrovie, diritti di esazione fiscale, e diventeremo una colonia finanziaria dei creditori. Lo Stato non sarà più in grado di far fronte al suo debito vitalizio (pensioni), assistenza sociale, ospedali, scuole,  pubblico impiego etc.

Questa prospettiva, eufemisticamente definibile drammatica, non deve lasciare dubbi sulle priorità del governo.

Ma questa drammatica evidenza non sembra percepita dalla demagogia al governo che insiste nella vergognosa operazione di trasformare impossibili promesse elettorali, come il reddito di cittadinanza, in “diritti” degli elettori. La logica astrusa per cui una promessa, volgarmente demagogica e impossibile, siccome votata dagli elettori, diventa un loro diritto, viene proposta come valida e razionale motivazione per imporre l’assurdo. Ti prometto la luna e siccome tu mi voti è un tuo diritto ottenere la luna. Una sciocchezza puerile e profondamente disonesta, scandita e dettata come se fosse cosa seria e ineccepibile.

*****

L’altro argomento che oggi invade il dibattito è la teoria che l’accusa di “fascismo” a Salvini e sodali sia una copertura che nasconde l’incapacità della sinistra e di quello che resta del socialismo e della socialdemocrazia italiana, di articolare idee e argomenti validi a contrastare la deriva populista della demagogia di governo. È vero che ci sono nella situazione attuale della società italiana ed europea molte affinità con la situazione che dopo la Prima Guerra Mondiale ha portato al fascismo in Italia e al Nazismo in Germania, ma la storia si ripete in modo sempre diverso.[1]Allora era stata la guerra e la miseria conseguente alla depressione che aveva provocato la rabbia, la protesta e poi il successo della semplificazione nazifascista in Europa. Oggi è stata una marea lunga e lenta di conformismo ideologico al potere travestito da sinistra che ha provocato la desensibilizzazione, il disinteresse, la frustrazione delle classi medie. La artefatta emergenza dei migranti,  creata e non gestita, la smodata pressione fiscale, la corruzione endemica, l’inefficienza dei servizi, hanno poi radicalizzato l’opinione pubblica e creato il 60% di consensi al cartello Lega-5stelle. Un 60% che va valutato tenendo conto del 40% di assenti al voto. Mal contata esiste una forte percentuale di elettori che non sono allineati con il cartello demagogico di governo. E’ su questa ipotetica maggioranza assente che bisogna agire per riconquistare un voto qualificato. Contando anche che molti voti 5stelle arrivano da elettori di sinistra frustrati per i quali un richiamo appassionato su una piattaforma progressista decente dovrebbe essere efficace.

Il problema è quale deve essere la “piattaforma progressista decente” e chi può essere il referente di questa piattaforma. Il dibattito su questo tema vitale è aperto e abbiamo pochi mesi prima delle Europee di Maggio 2019 per costruire la piattaforma e trovare il “referente”.

Diffido delle ammucchiate salvifiche: tutti uniti contro il populismo…secondo me non funziona. La gente vota per le identità chiare, e chiaramente espresse sul piano di programmi e impegni e le ammucchiate del “tutti insieme contro” non sono né chiare come identità né in grado di proporre programmi e impegni chiari.

Bisogna superare la banalità dell’accusa di “fascismo”: Salvini non è fascista è forse peggio: è la folla manipolata che gli risponde che preoccupa. Si tratta di opportunismo demagogico, di interpretazione cinica e di strumentale risposta all’incazzatura e alla frustrazione contingente, di astuto galleggiamento sulla lenta marea del conformismo ideologico della sinistra di comodo che ha dominato mezzo secolo di politica italiana e di governi della consociazione PCI/DC. Si tratta anche del deterioramento del monumento storico dell’Europa dei fondatori (Schmidt, Kohl, Adenauer, Monnet, Degasperi, Spinelli…provocato dalla burocrazia astratta di Bruxelles. L’Europa che abbiamo va tutelata, rinnovata, riformata, rilanciata sulla visione appassionata originale. Si tratta dell’unico grande valore storico degli ultimi 70 anni di storia europea, lasciarlo spappolare dalla demagogia qualunquista farageriama e dimaiana sarebbe una bestemmia.

Per concludere: esiste ed è reale una maggioranza di elettori europei progressisti e “decenti” per usare il termine nell’accezione di Eugenio Montale, pronta ad appoggiare una piattaforma progressista europea e italiana, a votare per una chiara identità politica che esprima programmi e obbiettivi chiari e identificabili di Europa, responsabilità economica  verso le future generazioni, giustizia sociale, libertà e democrazia reale. Questa maggioranza aspetta solo un messaggio che la rappresenti.

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato 
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco 
lo dichiari e risplenda come un croco 
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Questo soltanto oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
[2]

 …e invece è proprio quella parola che bisogna trovare e dare.

(lorenzo matteoli)

[1]Cfr di Antonio Scurati, “M, il figlio del secolo”, Bompiani, Milano 2018.

[2]Eugenio Montale, ‘Non chiederci la parola’, Ossi di Seppia.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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