Ti guardo negli occhi e mi viene da piangere…

never again

Se il presente ha le sue radici nel passato dobbiamo farci delle domande serie: …noi la exit generation. Siamo infatti responsabili di questa incresciosa situazione, e non abbiamo molte attenuanti. C’eravamo noi negli ultimi 40 o anche 50 anni insieme all’altra generazione exit: Andreotti, Berlinguer, Moro, De Mita, Pannella, Bonino, Spadaccia, Napolitano…e tutti gli altri. Noi ci siamo ancora per un po’ quasi tutti gli altri se ne sono andati e se ci sono ancora, come noi, contano poco.

Facciamoci dunque le domande e cerchiamo risposte. Cosa abbiamo fatto, o cosaNONabbiamo fatto per arrivare all’attuale minestra etico-politica del Paese. Abbiamo dormito al volante? Ci occupavamo d’altro? Credevamo di occuparci di tutto e in realtà eravamo lontani e distratti? Dove abbiamo sbagliato? Quali errori, quali negligenze, quali complicità…Come abbiamo fatto a lasciare che la cultura politica del Paese venisse massacrata o si auto-massacrasse così? Non vedevamo i segni, la scritta sul muro…MENE, TEKEl, PARSIN…Non erano quelle le parole e non c’era Daniele per interpretarle, ma sicuramente su qualche muro ci doveva essere scritto qualcosa…che noi non vedevamo e se lo avessimo visto non sapevamo leggerlo e se avessimo saputo leggerlo non avremmo capito cosa voleva dire.  Le parole sono pietre; uno, cento, mille; sotto il pavè la spiaggia…;

Ma oggi le domande dobbiamo farcele e qualche risposta dobbiamo trovarla.

Fuori dagli schemi vecchi e consumati… il PCI stalinista, la DC, la consociazione PCI/DC, Heidegger, Derridà, Marcuse, il capitalismo di merda,… Mani Pulite,  la corruzione, i media, la ratio negativa, Renzi,…cerchiamo di uscirne e di scavare nel mucchio della complessità.

Ci sono stati alcuni importanti avvenimenti negli ultimi 70 anni e forse proprio in quelli e nella loro congerie, si trovano i semi del veleno attuale. Vediamone un elenco disordinato: le guerre: Corea, Vietnam, Algeria, Medio Oriente, Golfo 1 e Golfo 2; il terrorismo: in Algeria, in Francia, in Germania, Bader-Meinhof, in Italia: Brigate Rosse, la Mafia; i suoi pentiti veri e finti; i trattati: Roma, Maastricht, Lisbona, Dublino, la CECA, la CEE, la Unione Europea, la moneta unica. I muri: Berlino e il suo crollo; il collasso del PCUS, il muro in Israele, il terrorismo palestinese e l’antiterrorismo di Israele. La fine del Maoismo in Cina e il nuovo corso da Deng Xiao Ping a Xi Jinping. Il dramma in Argentina, terrorismo dei generali, i desaparecidos…

In mezzo a tutto questo caos storico, come uno spartiacque, la rivolta giovanile prima in California poi alla Kent University e a New York, poi a Parigi e buon’ultima in Italia nel 1968.

In Italia nel 1992, la grande purga di Mani Pulite, l’annullamento dei partiti tradizionali il vuoto ideologico di Berlusconi e poi della sinistra di plastica, artificiale, sterile, omologa. La sinistra del PD.
Ne ho dimenticati molti di episodi e lascio ai miei 12 lettori di integrare l’elenco, se serve.
Ma quello che mi piacerebbe fare è trarre, dal caotico elenco, un senso. Un senso qualunque. Un comune denominatore politico, etico, culturale.
Quale è stata la “marca” di tutti gli eventi, quale il filo rosso, o nero, che li associa, quale categoria consente di metterli in una figura unica ? Provarci almeno.
Secondo me la sequenza di eventi traumatici ha provocato il drammatico, graduale, lento isolamento dei soggetti individuali dai soggetti collettivi. L’alienazione. In Italia il combinato disposto di due episodi è stato il motore  principale del lento degrado: il ‘68 ha distrutto la competenza e l’autorevolezza, e “mani pulite” ha distrutto i partiti tradizionali e la loro funzione didattica. Distruzione che era già stata quasi completata dalla corruzione endemica correntemente accettata come ‘istituzione’ in Italia. Tutti sapevano che giravano i soldi, ma sembrava una cosa normale, fino a quando Dipietro incontrò Chiesa. Poi è venuto a mancare il tessuto sociale comune, la visione, l’interesse, il progetto, il τέλος greco, il fine, lo scopo generale del fare, dell’esistere, del volere. Ognuno è solo con le sue particolari carabattoline ideali e ideologiche quotidiane e contingenti. E nei milioni di solitudini si sfascia la Società, la Storia, la Politica (cioè il luogo dove la filosofia incontra la storia). La democrazia rappresentativa non ha più senso, né interesse, né scopo. La delega elettorale, tradita dal voto universale drogato dall’ignoranza e dagli algoritmi,  dall’informazione manipolata e dalla falsificazione della realtà, genera governi mostruosi. E l’isolamento, la frattura tra individui e società si allarga e subentrano i succedanei, i fantasmi di struttura e di progetto, i “social media”, i “talk show”,  le “opinion polls”, le “fake news”…noia, irritazione, distacco. Assenza.

La scuola non insegna più, solo stanche grammatiche. La competenza, l’autorevolezza della competenza, unica struttura di autorità, non è più riconosciuta. Domina il peggiore surrogato della autorità: la più volgare arroganza. Vincono gli slogan più insulsi, uno vale uno, la politica conta più della scienza, “il ministro obbedisca”, “se non trovano i soldi li faremo fuori, i pezzi di merda …”, “le nostre promesse sono un diritto degli elettori”.

Ma torniamo alla domanda fondamentale: quando è successo? E come mai nessuno se ne è accorto. Come la rana nell’acqua calda che muore bollita perché non si accorge del riscaldamento graduale, noi, la nostra generazione exit, siamo stati vittime della gradualità. A poco a poco, tra una guerra e l’altra, un muro crollato, una strage da terrorismo, 9/11, un giornalista, un sindacalista o un magistrato ucciso, un coglione arrogante e un arrogante coglione, siamo stati mitridatizzati e moriremo bolliti. Per evadere dalle responsabilità diciamo che il problema è “culturale”. Una bella formula che non si sa bene cosa voglia dire.

Bisogna ricominciare a pensare, ascoltare, leggere. Forse la sciagura di questo governo mostruoso, ma sempre logica e orribile conseguenza della nostra storia, sarà l’occasione del cambiamento…non di quello proposto dagli uno vale uno, che sono l’immagine ultima e l’identificazione stessa del degrado, ma del prossimo cambiamento, quello che mentre nessuno se ne rende conto sta maturando. Ci devo pensare.
Ti guardo negli occhi e mi viene da piangere.
(lorenzo matteoli)

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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4 risposte a Ti guardo negli occhi e mi viene da piangere…

  1. Orio De Paoli ha detto:

    Caro Lorenzo, non credo tu abbia solo 12 lettori, se fosse, sarei orgoglioso di essere uno di questi.
    Nel merito: nessun mea culpa, hai fatto (avete fatto) tutto nel migiore dei modi! Giordano Bruno è stato arso vivo e Bellarmino è divenuto santo. Nonostate ciò le idee di Bruno e Galilei sono arrivate tronfalmente fin qui. L’evoluzione siluppa le sue linee per moti ondulatori.
    Probabilmente ora, negli asili, ci sono coloro che ricominceranno a costrure. Riusciranno sicuramente, diversamente l’umanità sarebbe ancora sui rami.

  2. C De Michelis ha detto:

    Lorenzo sei grande!!!!

    Inviato da iPhone

    >

  3. Aneurin Hughes ha detto:

    Dear Lorenzo, Is it really this bad? I had hoped to see you here but maybe next year? I return to Canberra for my usual four months mid November.When will you be in Perth? Tante cose Andy

    >

  4. Edo carioca ha detto:

    Scusami, l’ho letto solo oggi, ma lo trovo fantastico! Ti abbraccio, mio caro guru!

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