Il crollo di Genova 180 giorni dopo

 

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Il collasso del viadotto sul Polcevera 180 giorni dopo

 

Sono passati 180 giorni dal crollo del viadotto sul Polcevera e solo in questi giorni dalla relazione degli esperti  svizzeri-tedeschi emergono i primi dati sull’ipotesi di rottura fragile dell’acciaio ad alto tenore di carbonio usato per il cls precompresso. Non si leggono ancora ipotesi diverse da quella del collasso dei tiranti come fase iniziale del collasso e la c osa è molto strana perché nel famoso video (Dio o Dio …Dio o Dio…) si vede chiarissimamente che quando i tiranti mollano la campata è già caduta. I tiranti si sono rotti per il contraccolpo dovuto al crollo della campata e dall’istantaneo scarico di 800 tonnellate  di peso. Questa diversa sequenza del collasso è significativa agli effetti della individuazione di quale parte della struttura è stata responsabile del collasso e di quali errori progettuali o di responsabilità per inadempienze manutentive o ispettive si siano verificate.

Nella mia analisi e nell’ipotesi  di svolgimento del collasso fatta due giorni dopo il crollo avevo indicato la plausibilità di errori progettuali dell’ing. Morandi e  la possibilità che nel 1992 alla consegna del ponte alla Società Autostrade da parte dell’ANAS  la sicurezza del ponte fosse già irreversibilmente compromessa e che la manutenzione di cavi soggetti a fenomeni di ricristallizzazione, ma inaccessibili e incontrollabili, fosse impossibile. L’ANAS affidò alla Società Autostrade una struttura già in fase di precrollo. Quindi la fretta di disfarsene e  le condizioni di estremo favore del contratto di concessione. La Società Autostrade non poteva non sapere, ma preferì tacere, correre il rischio e incassare i miliardi dei pedaggi.

(lorenzo matteoli)

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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