Il vuoto di cultura liberal-democratica

Giorgio_Gaber_3Giorgio Gaber: la sua ironia meneghina era un concentrato di cultura liberal-democratica

Non è necessario produrre un ennesimo elenco delle contraddizioni, degli errori marchiani, dei falsi e delle più goffe menzogne che hanno caratterizzato i comportamenti di Matteo Salvini, Luigi Dimaio e Giuseppe Conte: da oltre un anno, ogni giorno, sulla stampa quotidiana, non venduta, si leggono gli episodi di rivoltante disonestà ideologica, di puerile ignoranza, di sconcertante arroganza del buffo trio di incapaci che ci governa. Un elenco deprimente che è costato al contribuente italiano miliardi di Euro, per l’aumento degli interessi sul debito pubblico, per la difficoltà di collocarne i titoli sui mercati, per la incapacità di decidere che è la caratteristica comportamentale oramai accertata dei responsabili del grottesco “contratto” che ce  li ha imposti

Dato questo quadro di squallore per documentato e certo, e sfido il contraddittorio, la domanda alla quale è necessario rispondere è: come mai quanto più tristo e sciagurato è il fare governativo, quanto più seri e irreparabili sono i danni che provoca, quanto più profonda la crisi di credibilità e affidabilità del nostro governo nei rapporti con gli interlocutori nazionali e internazionali (imprese, banche, istituzioni finanziarie, BCE, FMI,  Unione Europea, NATO, ONU…), tanto più aumenta la sua popolarità e il suo seguito nell’elettorato italiano? Salvini arriva al 32% nelle intenzioni di voto e Dimaio, nonostante la monumentale sorridevole incompetenza, pari solo alla sua arroganza, si mantiene al di sopra del 20%.

Dove si trova, e da dove arriva l’elefante che domina nei corridoi ideologico/culturali italiani e  che nessuno riesce a vedere?

Infatti, a una abbondante metà degli elettori italiani attivi i due pasticcioni piacciono, credono alle loro promesse impossibili, credono alla loro gestualità stupidamente demagogica, apprezzano i capricci puerili di Dimaio, i suoi osceni balletti sui balconi governativi, apprezzano i travestimenti di Salvini, da pompiere, poliziotto, marinaio, paracadutista, bullo da stadio e quant’altro.

E ci si chiede perché.

Un popolo che per mezzo secolo ha votato DC e PCI/PDS/PD, di colpo si scopre essere pacchiano, credulone, disponibile alla più squallida demagogia, acritico qualunquista e, soprattutto crassamente ignorante.

Era così anche prima? Erano questi i cattolici, più o meno moderati, che votavano Democrazia Cristiana, tappandosi o meno il naso? Era questa la classe operaia che sognava, onestamente convinta, i paradisi dei Soviet? I numeri cantano: molti di loro, ex DC o ex PCI hanno votato il tandem del “contratto” Salvimaio.

Cosa c’era in fondo all’anima di questi elettori che ha fatto scattare la incredibile metamorfosi, quale cromosoma del loro DNA ideologico è deviato, scatenando, prima il rifiuto, e poi l’adesione e il gusto per l’immangiabile minestra del salvimaio? Una domandaccia.

È chiaro che l’embrione demagogico-populista ce lo avevano nella pancia i nostri elettori. Lo disse Mussolini a suo tempo “Non ho inventato io il fascismo, l’ho tirato fuori dalla pancia degli italiani!!”  Il “duce” conosceva i suoi polli. La malattia dell’elettore italiano sembra essere un secolare pauroso vuoto di cultura liberal-democratica.

 DC e PCI erano giganti con i piedi di cacca, 60 anni al potere, se lo davano per garantito, infarciti di clientele, malati di corruzione endemica, marginalmente adiacenti e in molte aree italiane dominati dalla mafia. Era una fortezza di prosciutto, anche un po’ rancido. Sono stati sufficienti i “vaffa” berciati, ma efficaci e documentati, di Beppe Grillo per farli crollare e sul vuoto conseguente al crollo si sono scaraventati i boy-scout stellari e il cripto fascistellismo bullista di Salvini. Ma tra i “vaffa” e la competenza tecnica, amministrativa e soprattutto politica c’è di mezzo il mare. A fronte del vuoto, in avanzato stato di decomposizione, della consociazione al malgoverno DC/PCI-PdS-PD la minestra proposta da Salvini e Dimaio sembrava apprezzabile e, secondo gli attuali sondaggi, sembra ancora oggi apprezzabile. Non ostante errori, volgarità, grottesca incompetenza…e ladri di polli.[1]

Perché, per vederne i limiti e la drammatica inconsistenza, ci vuole una cultura liberal-democratica, che l’elettore medio italiano non ha, e che 60 anni di governi DC/PCI-PDS-PD non sono stati in grado di formare. Troppo occupati da altri problemi.

Manca un mese circa alle elezioni Europee di Maggio: non credo che nemmeno con un corso accelerato full immersion di cultura liberal-democratica  l’elettore italiano medio possa riempire il vuoto concettuale che informa le sue decisioni politiche.

Ma le sfide impossibili sono le più affascinanti e quelle per le quali vale la pena vivere: senza utopia c’è la fine della Storia.
(lorenzo matteoli)

[1]Interessante: fra quelli che gridano “onestà, onestà, onestà”  si è visto che c’erano molti ladruncoli, è il famoso “specchio” di Jung, si denunciano, senza saperlo, i propri difetti. Davanti alla opportunità non hanno resistito.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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