Per l’Europa e per un capitalismo diverso

 

Unknown

 

Forse per capire quello che è successo e quello che sta succedendo è necessaria un’analisi su un arco di tempo storico più ampio degli ultimi dieci anni. Di seguito un sintetico promemoria.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, che molti storici contemporanei qualificano come “Guerra Civile Europea” e che io qualificherei come “Prima Guerra Civile Europea”, le generazioni sopravvissute dei 30-60enni nell’alleanza vittoriosa occidentale e nell’Unione Sovietica erano dominate dal sollievo per la fine del conflitto, per il pericolo superato ed erano animate da una energia positiva nei confronti del futuro: ricostruire, ricominciare, rifondare.

Diversa e più complicata la situazione in Italia e in Germania. L’Italia divisa dalla guerra civile e dalla sconfitta non riconosciuta dopo l’ambiguo armistizio unilaterale dell’8 Settembre. Un equivoco che non è stato mai elaborato né culturalmente né politicamente. Gli italiani non avrebbero voluto partecipare alla guerra, ma vennero coartati dal regime subalterno a Hitler e dal trionfalismo “imperiale” di Mussolini. La guerra fu una totale tragica catastrofe militare, esercito impreparato e uomini demotivati: sconfitti in Albania, tragica disfatta in Russia, annientati in Africa. Complicità italiana nel genocidio degli Ebrei, storicamente rimossa. Vergognosa Guerra Civile finale solo parzialmente riscattata dalla Resistenza.

Anche la Germania ebbe problemi analoghi: il regime di Hitler venne rinnegato, ma con scarsa credibilità, negata la terribile responsabilità collettiva nel genocidio degli Ebrei. Tutti sapevano. L’unica cosa che i tedeschi hanno dovuto ammettere senza possibili riserve fu la sconfitta e la conseguente resa senza condizioni.

Sia l’Italia che la Germania vennero poi travolte dall’ottimismo americano: democrazia, libertà, capitalismo vincente. Piano Marshall e l’inizio di una embrionale coscienza “europea” con la Ceca: Comunità Europea Carbone e Acciaio, (Trattato di Parigi 18 Aprile 1951). Tra il 1956 e il 1964 l’Italia costruiva l’Autostrada del Sole (759.4 km), opera fortemente voluta dai governi italiani degli anni 1950. Ancora oggi esempio insuperato di volontà politica, pragmatismo, competenza progettuale e vigore di impresa, un monumento alla cultura di governo italiana di quegli anni.

Dal 1945 al 1970 il capitalismo esportato dagli Stati Uniti portò occupazione, crescita, benessere, investimenti. Era un capitalismo ancora relativamente sano, il nucleo maligno dell’avidità individuale e sociale e dell’aggressione finanziaria dei grandi fondi di investimento non si era ancora manifestato. La componente “etica” era dominante: c’era visione, progetto, volontà di futuro, il tutto assistito da pragmatismo, competenza e da riconosciute valenze sociali.
In Russia il regime comunista aveva esaurito la carica idealistica della Rivoluzione d’Ottobre. La dittatura del popolo era diventata la dittatura di una truce elite burocratico-militare privilegiata. Il peggio del potere poliziesco era la connotazione del regime: galera, tortura per i dissenzienti, lager, lavori forzati in Siberia. Il sogno rivoluzionario era diventato un orribile incubo.
Le due ideologie del secolo si erano consumate e fallirono a pochi anni di distanza in modo diverso.  Data simbolo della fine del regime comunista il 9 Novembre 1989 quando iniziò il crollo del muro di Berlino. Ma il fallimento politico-economico era iniziato da tempo.
Con la Grande Crisi Finanziaria del 2008 viene sigillato il fallimento del capitalismo americano. La progressiva pesante finanziarizzazione dell’economia americana praticata dalla economia speculativa virtuale dei grandi fondi di investimento aveva istruito il più grande furto della storia economica occidentale. L’America da anni aveva venduto al mondo carta straccia di fondi basati su ipoteche immobiliari inesigibili. Le conseguenze di quello storico furto non sono ancora emerse completamente: molta carta senza alcun valore resta nascosta nei bilanci di banche e pubbliche amministrazioni i n Italia e nel mondo.
Anche in questo caso il degrado era iniziato molti anni prima. Impoverimento sistematico irreversibile della classe media, allargamento della forbice tra ricchi e poveri, aumento della marginalità sociale, isolamento politico internazionale. Logoramento etico-ideologico ed economico per gli errori della guerra in Vietnam, e in seguito per le guerre  in Afghanistan e Iraq.

Il fallimento delle due ideologie portanti del secolo ventesimo più o meno direttamente ha provocato in Italia la disgregazione della Democrazia Cristiana e lo sfrangiamento lento del Partito Comunista Italiano. Sulle rovine della “consociazione” DC/PCI liquidata è intervenuto per venti anni Berlusconi che invece di fare la promessa “liberal revolution”  ha portato a termine la macerazione clientelare e corruttiva dell’Italia. Incapace di affrontarlo politicamente l’opposizione ha inseguito una contorta linea di moralismo giustizialista politicamente inefficace. Dopo il ventennio berlusconiano abbiamo avuto una parentesi di governi guidati dallo sgretolamento post-comunista, chiusi con la delusione di Matteo Renzi. Poi il vuoto del governo del “contratto”. La demagogia e l’incompetenza al potere associate a una insopportabile dose di arroganza irresponsabile dei 5S e manesca della Lega. Un vuoto senza connotazione ideologica particolare, da una parte il populismo incompetente che ignora e nega l’evidenza fattuale per proporre politiche velleitarie, puerili, rovinose e irrealizzabili. Dall’altra un attivismo smanaccione e inconcludente. Il tutto affogato in una palude  di demagogia vergognosa.

Da questa nefasta congiuntura bisogna uscire, ma non è facile perché un elettorato manipolato, disinformato, disinteressato e passivo subisce acriticamente la demagogia populista e il pericoloso fascino della leadership “manesca”.
La sinistra esausta post-comunista fa fatica a elaborare una proposta convincente ed è ancora frantumata in sette, parrocchie, fazioni impegnate in una guerra dialettica per bande più che nell’impegno politico necessario nella difficile emergenza.

Il Paese vive un momento tragico, la democrazia malata è obiettivamente in pericolo, più per l’indifferenza e per l’assenza della gente che per l’inconsistenza del governo e di chi lo occupa.

Si aspetta una leadership nuova, veramente competente, seria, con il senso dello Stato, appassionata, con una solida visione di lungo termine, capace di raccogliere un ampio consenso con un manifesto pragmatico-etico che recuperi lo scopo sociale fondamentale di una responsabilità di governo:il bene comune dei cittadini per generazioni a venire. Strumento e struttura un sistema economico neo-capitalista corretto e depurato dagli elementi di aggressione sociale e finanziaria, un sistema fiscale pensato come strumento di incentivazione e di equilibrio e non come strumento punitivo, con meccanismi politici di re-investimento istruiti per moderare la crasi tra centro e periferia del territorio e tra centro e periferia sociale.

Base culturale di questo svolgimento deve essere il recupero di valori etici di reciprocità e mutualità, di comprensione e intelligenza sociale.
Una visione per la quale vale la pena impegnarsi a fare “whatever it takes”, per citare la storica frase di Mario Draghi, non per salvare l’Euro ma per salvare l’Europa e i valori di cultura e di visione del futuro che sono sempre stati centrali della nostra appartenenza all’Europa.

Per questa ragione la solidarietà espressa dal mondo, ma specialmente dall’Europa, in occasione dell’incendio di Notre Dame è stata significativa. Nella gente d’Europa è radicata una forte motivazione etica: sentimento fondante per uscire dallo squallore dell’involuzione populista e sovranista e dal pericoloso, vuoto attivismo di rissosi finti-capitani.

Civites  Europae sumus!

(lorenzo matteoli)

 

 

Letture

 Brooks R., “Bean Counters: the triumph of Accountants and how they broke Capitalism.” London, Atlantic Books, 2018

Collier, Paul, “The Future of Capitalism”, Penguin Books, 2018.

Collier, Paul, “ The cultural foundations of economic failure: a conceptual toolkit.” Journal of Economic Behavior and Organization, 126, pp. 5-24, 2016.

Crosland, Anthony, “The future of Socialism”, London, Constable, 1956. (new edition with foreword by Gordon Brown).

Mazzucato, Mariana; “The Value of everything: Making and Taking in the Global Economy” Allen Lane, Penguin. Books, London, 2018.

Mazzucato, Mariana & Jacobs, Michael, “Re-thinking capitalism”, John Wiley & Sons (UK), 2018

Piketty, Thomas, “Capital in the Twenty-first Century“, Belknap Press, Harvard University OPress, 2017

Piketty, Thomas, “The Economics of inequality“, Belknap Press, Harvard University OPress, 2015.

Schumpeter, Joseph A., “Capitalism, Socialism, And Democracy”, George Allen & Unwin, London, 2008.

Smith Adam, “The theory of moral sentiments”, London, Penguin Books, 2010

Smith Adam, “The wealth of nations: an inquiry into the nature and causes”, New Delhi: Global Vision Publishing House, 2017.

 

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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