Trade wars: plausibile svolgimento del confronto Cina/USA

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US and China

Se gli Stati Uniti aumentano le tasse sull’export Cinese presumibilmente l’export Cinese negli Stati Uniti diminuirà, e gli Stati Uniti avranno maggiori entrate fiscali grazie al contributo degli esportatori cinesi, aumento bilanciato dai maggiori costi a carico dei consumatori americani di import cinesi.

Il Tesoro degli Stati Uniti guadagnerà sul lavoro a basso costo degli operai cinesi. Secondo varie fonti USA peraltro (la Fed di New York e la Columbia University) “…le entrate per il Tesoro USA non compenseranno comunque le perdite sostenute dai consumatori americani di import cinese.” Quindi la ritorsione contro la Cina di Trump sul breve-medio termine sarà pagata dai consumatori americani di import cinese (vedi alcune delle vignette riportate).

Questo calcolo la hanno fatto anche i Cinesi che ad oggi, con apparente serenità confuciana, ma effettiva visione pragmatica, non hanno reagito alla pesante provocazione di Trump e chiedono di continuare il negoziato. Sapendo che a quel tavolo i negoziatori americani dovranno salvare la faccia (di Trump) ma mollare sulla sostanza.

La Cina dovrà rimpiazzare la perdita sull’export negli Stati Uniti cercando altri mercati: in Europa, nella Cina stessa.

Il mercato Europeo per i prodotti cinesi è vicino alla saturazione. Quindi la linea strategica quasi obbligata per mantenere i livelli attuali del PIL cinese è quella del mercato interno. Per promuovere il mercato interno la Cina dovrà ridurre la sua IVA, misura con efficacia immediata ma le entrate fiscali diminuiranno o dovrà aumentare i salari, manovra meno facile per il governo, che richiede tempi lunghi e azione politica più complessa.  Le due misure sul medio lungo termine non sono negative per l’economia cinese che dipenderebbe meno dal suo export verso gli Stati Uniti e vedrebbe un maggiore equilibrio sociale al suo interno.
La Cina fin dal gennaio 2019 ha ridotto l’imposta sul valore aggiunto dal 16% al 13% forse proprio in previsione della trade war con Trump e allo scopo di promuovere la domanda interna.

Una alternativa pesante per gli Stati Uniti sarebbe se la Cina decidesse di usare il suo immane patrimonio in US Bonds per giocarli al ribasso: venderli a miliardi per ricomprarli  a un prezzo più basso massacrando l’economia degli  Stati Uniti e spingendo alla bancarotta le banche americane che li hanno in bilancio come posta attiva. Pericoloso ma plausibile.

Che sia necessario affrontare con la Cina una serie di problemi (tutela della proprietà intellettuale, simmetria dello scambio commerciale, dumping per mezzo dei bassi salari, human rights etc.) è vero, che il metodo di Trump sia quello giusto è discutibile: gli Stati Uniti non sono al sicuro di ritorsioni potenzialmente catastrofiche.

Storicamente l’aumento delle tariffe sull’import non è mai stato positivo per i paesi che l’hanno praticato per le conseguenze negative che la misura comporta per il paese che lo applica. In generale sono necessarie strategie più complesse di medio lungo termine finalizzate al riequilibrio degli scambi commerciali e di riqualificazione unilaterale della bilancia export/import.

(lorenzo matteoli)

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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