Progetto e visione di lungo termine

Cristina ha inserito un commento su Appello ai miei 27 lettori
Un’altra Italia c’è, ma c’è una Italia arrabbiata e disperata che cerca nell’uomo forte e nelle sue promesse una soluzione e la salvezza. Purtroppo non sarà così, la storia insegna. Prepariamoci a tempi bui e violenti. Teniamo avesse la mente e intelletto

I lager in Libia: vi sembra una soluzione?

la soluzione di Minniti 1

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La soluzione di Minniti 3Libia1

I milioni di giovani disoccupati, i milioni di 50enni e 60enni disoccupati, le fabbriche abbandonate, macchine e tecnologie trasferite in Romania, Serbia, Taiwan, Cina, Vietnam, Cambogia, i miliardi di Euro dell’evasione fiscale sistematica, migranti costretti alla nullafacenza da norme demenziali, migranti accampati nelle stazioni ferroviarie, nelle fabbriche abbandonate e nei ghetti urbani, migranti sfruttati dal caporalato agricolo e migranti che scelgono la prostituzione, la piccola criminalità e lo spaccio. Migranti che affogano nel Canale di Sicilia e migranti in condizioni subumane nei lager libici. Una classe dirigente incapace di progetto, di visione di lungo termine, l’Europa inerte e incapace di svolgere il suo ruolo di guida in questa fase di transizione transcontinentale epocale. L’economia aggredita da una finanza aggressiva e predatrice, stipendi salari e risparmi a rischio di un collasso finanziario globale. …  L’elenco potrebbe continuare per completare una figura complessiva dell’Italia e dell’Europa disperata, sempre più vicina al collasso finale.

L’altra faccia è quella di una classe media-alta, o superalta, benestante, ricca, affluente, che spende, compra, viaggia, investe i suoi soldi nei paradisi fiscali, non paga le tasse dovute in Italia, sfrutta il sistema, vive alla grande avvantaggiata da un capitalismo bacato, di rapina, ammalato di speculazione e di privilegi.

Su questa figura generale tornano continuamente nelle cronache episodi di corruzione, tangenti, collusioni mafiose della dirigenza politica, come se l’esperienza degli anni 1990 non fosse servita a nulla. Quelli che si presentano come “diversi” e predicano purezza verginale, alla fine sono coinvolti e cadono nella miseria della piccola o grande mancia. Anche l’Italia dei Valori alla fine si è venduta: chiaramente non era l’Altra Italia.

Qualcosa è successo in 60-70 anni di storia democratica repubblicana italiana ed europea per arrivare a questa catastrofe sociale.
Sapere cosa non è facile perché il male è pervasivo, diffuso, molecolare, liquido, sfumato, transgenerazionale, senza memoria.

L’identità perduta? La visione di Futuro? La volontà di futuro? Il “telos” etico sociale? Il senso del dovere di ognuno di noi verso gli altri? Il senso della Storia?  Oppure un oscuro millenarismo, la sensazione di una fine non descritta, implicita, non detta, ma in qualche modo contenuta nelle cose, nelle parole, nei fatti, nelle canzoni, nella vita quotidiana,[1] ha preso campo e domina, come una viscosa marea che soffoca tutto il resto….?

La rabbia, la frustrazione, l’incazzatura sono le reazioni irrazionali, immediate, istintive, ma servono a poco e forse peggiorano il meccanismo infernale.

Bisogna ricominciare da capo, farsi carico della realtà complessa e complicata, prendere atto dei “fatti”, delle condizioni in essere…affrontare il sistema caotico con competenza, strategia, strumentazione etica e professionale, progetto e visione di lungo termine.

Una ipotesi di lavoro fondamentale si impone: nel sistema ammalato, corrotto, “disfunctional”, ci sono comunque le potenziali premesse per uno svolgimento radicalmente diverso.

Il capitalismo ammalato si può guarire, l’economia si può risanare, la democrazia può funzionare, l’evasione fiscale si può azzerare, la corruzione endemica si può dominare, i migranti possono essere accolti o possono ritornare nei loro paesi senza affogare nel Canale di Sicilia, o morire di fame, torture, o di schiavitù…Ci vuole progetto, visione di lungo termine, cultura sociale, competenza e volontà politica. Ma nulla succede senza che ci sia la comprensione della gente.
Bisogna “formare l’opinione” coerente
.

Questa visione di ingenuo ottimismo, che sfiora il ridicolo, va assunta con pragmatico scetticismo ed è comunque necessaria: operare per questi obbiettivi, nonostante la loro connotazione di impossibile utopia è “in se” un risultato, sicuramente migliore del non fare nulla, o peggio dell’abbandonarsi partecipando attivamente al collasso. È quello che Bettino Craxi chiamava “l’ottimismo della volontà”.

Un’altra ipotesi di lavoro è che una patologia diffusa, liquida, pervasiva va combattuta in modo diffuso, liquido, pervasivo.
Atteggiamenti puntuali, isolati, settari, parrocchiali, peggioreranno la patologia, creando divisione, antagonismo, rifiuto. Precisamente quello che sta accadendo con gli assurdi slogan “prima gli Italiani”, “è finita la pacchia” etc. e la gretta cultura del “noi/loro”.
In una società dove il 30-40% della gente sta male  il concetto di stare bene è un ossimoro.

L’altra Italia
Un capitalismo eticamente decente, una democrazia progressista e partecipata, una visione e un progetto di futuro sereno sono obbiettivi possibili, plausibili, richiedono comprensione, svolgimento, competenza, programma e volontà politica, senza rivoluzioni sanguinose, massacri, pestaggi. Senza il veleno della  demagogia.

Se qualcuno vince qualcuno è sconfitto e il bilancio non è mai attivo: la felicità dei vincitori, in termini di sofferenza, costa più cara. La storia ce lo ha insegnato.

È vero, ha ragione Eugenio: è comodo predicare vivendo in Australia, dove la social-democrazia progressista esiste e, bene o male, funziona, ma, se vivessi solo in Italia, queste cose non riuscirei a scriverle, anch’io travolto e accecato dalla rabbia.
La rabbia non costruisce.

lorenzo matteoli

Riferimenti bibliografici:
Paul Collier, The future of Capitalism,  Allen Lane an imprint of Penguin Books, 2018.
Facundo Alvaredo, Lucas Chancel, Thomas Piketty, World Inequality Report 2018, July 9, 2018. 

 

 

[1]Mind you Lorenzo: life is everyday life!

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Progetto e visione di lungo termine

  1. Guido Vacirca ha detto:

    Qualche giorno fa, commentando un articolo, ho citato la “famiglia” intesa come nucleo chiuso come una delle cause responsabili del disastro politico etico e morale che viviamo attualmente. Mi rendo conto che, tale affermazione, può sembrare un’assurdità, ma se mi dilungarsi nell’esposizione del pensiero legato all’affermazione stessa presumo che non risulterebbe più tale. Per il momento, preferisco tralasciare lo sviluppo di quel che ho scritto in precedenza per evidenziare un’altra causa che ritengo abbia contribuito in larga misura al crearsi degli effetti attuali: l’individualismo. Il porre sempre l’interesse personale davanti a quello collettivo ha generato e continuerà a generare malessere e disagio sociale. In futuro, dovremo imparare ad anteporre il mio davanti all’io, se desideriamo avere qualche speranza di salvarci dalla deriva del totalitarismo.

  2. Francesco Jelovsek ha detto:

    Esatto, la rabbia non costruisce, per questo la partecipazione attiva ai processi politici e’ importante a cominciare dal votare.

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