Dopo Salvini, dopo la vergogna del “contratto”.

 

Lorenzo Matteoli, Andrea Terranova

21 luglio 2019

 

A fronte di un governo e di un Ministro degli Interni Vicepremier che stanno portando il Paese alla bancarotta economica e morale, l’opposizione sembra congelata. Bloccata dai numeri delle indagini sulle intenzioni di voto, paralizzata dal mantra “Taci che se no il consenso di Salvini aumenta!”.

È vero che ad ogni più odiosa uscita o iniziativa di Salvini i numeri del consenso degli Italiani a lui e alla Lega aumentano sistematicamente e hanno superato anche il “target” naturale della “destra” che, secondo il dato storico consolidato italiano era del 30%. Anzi più sono odiose, grottesche, arroganti le iniziative, le battute, gli insulti, e criminali le proposte di legge, più aumenta il numero di seguaci che lo approvano con entusiasmo. Un fenomeno deprimente e sconcertante, del quale dobbiamo prendere atto e che dobbiamo cercare di capire. In questo quadro non dobbiamo sottovalutare il peso enorme che i media e l’informazione giocano – paradossalmente – nella deriva “de paura” potremmo dire che tutti i meccanismi di significazione, omologazione, giornali, discorsi politici conducono ad una “infantilizzazione” dell’opinione e ad una neutralizzazione distruttiva della democrazia.

La vergognosa esibizione del bacio del rosario, l’ipocrisia delle invocazioni alla “madunina de Milan”, la figura immonda con la formidabile Capitana Carola, e contro il coraggioso Tommaso lo skipper di Mediterranea, le smargiassate contro la Commissione Europea che ci sono costate decine di miliardi di Euro di “spread” e di interessi sui BOT, gli insulti volgari e maschilisti alla coraggiosa GIP di Agrigento Alessandra Vella che gli ha dato uno schiaffo magistrale, la reticenza sul furto di 49 milioni di Euro della Lega, la buffonata cialtrona dei minibot, i voltafaccia e la crudeltà gratuita sui migranti della Diciotti, della Sea Watch e di Mediterranea, il silenzio sugli sbarchi fantasma, l’ultimo pesante pasticcio dei suoi sodali Gianluca Savoini e Gianluca Meranda a Mosca e le grottesche, puerili bugie vigliacche per rinnegarli, la figura vergognosa della censura sul suo sito web, e le decine di episodi di incompetenza, ignoranza e leggerezza….tutto è stato accolto dal pubblico italiano dei suoi fan con entusiastica approvazione, sotto la copertura del razzismo crudele nei confronti dei migranti, fenomeno sul quale ha fatto registrare un clamoroso fallimento rispetto a tutti gli impegni e le promesse vantate nella infinita campagna elettorale.

Il dato è incontrovertibile: questa schifezza politica, morale, culturale, piace a un grande numero di italiani che si sentono rappresentati da questo orrore, che si identificano con questo orrore.

L’Altra Italia, tace, assente, sgomenta, disinteressata?  Forse perché non esiste una proposta alternativa a quella, indigeribile, della Lega resa ancora più obbrobriosa dal taglio salviniano: strafottenza, bugie, falsificazioni, arroganza, ipocrisia, e, la cosa peggiore, bigotteria. Ma l’assenza è comunque sempre colpevole. L’immagine dell’Italia che esce da questa situazione è di una sconvolgente abiezione etica, culturale, politica, di tragica perdita di dignità e di credibilità internazionale.

Impossibile non citare la famosa battuta di Mussolini: “Non ho inventato io il fascismo, l’ho tirato fuori dalla pancia degli italiani!”

Salvini grazie alla “Bestia”[1], lo ha tirato fuori dal ventre dei social: analizzando il linguaggio del suo gruppo di riferimento, ne utilizza le parole d’ordine: è un modo “passivo” di fare politica, non propone, non elabora criticamente nuove idee, usa le idee povere e sempre banali dei soggetti che formano il suo gruppo e le rilancia come sue. Non ha una visione né un progetto per l’Italia e per l’Europa che nega.
In altre parole dice ai suoi e alla gente quello che la gente si vuol sentir dire, perché è quello che fa già parte del corredo ideologico comune che oggi non può che essere gretto e banale: “la pacchia è finita, rimandiamoli a casa, prima gli italiani, basta Euro, basta subalternità ai burocrati di Bruxelles, meno tasse…” oppure “non devo obbedire a nessuno” (quando diserta per paura le riunioni dei ministri europei)

Il “pacchetto Salvini” è l’immagine speculare della cultura italiana che lo ha votato e che continua ad entusiasmarsi per l’orribile brodaglia del governo e dei suoi ministri incompetenza, arroganza, bugie puerili, strafottenza da bar sport. Da qui si deve partire, e la prima cosa da fare non è: “Taci che se no il consenso di Salvini aumenta!”.

Bisogna con affetto, pazienza e disponibilità mentale capire la terribile malattia della cultura popolare che si è consolidata in Italia.  Capire perché stiamo ripetendo l’errore dei nostri padri e dei nostri nonni che si sono lasciati ingannare cento anni fa, da Mussolini e dal fascismo.

Dove abbiamo sbagliato?
Quale infernale bivio abbiamo imboccato senza accorgercene?

Abbiamo tradito la socialdemocrazia per abbracciare il vuoto etico di questa morchia nera che della saggezza popolare non ha nulla e che del “popolo” ha preso solo l’ignoranza, la volgarità, la cialtroneria, l’egoismo, la crudeltà razzista e la violenza prima verbale e poi fisica….odio, pestaggi, vaffa, …”devi essere stuprata da quattro a quattro….”…”sparatela questa stronza…”, …”non vedo l’ora di spedirla a casa la zecca tedesca…”:[2], …”basta guardarla in faccia…”….etc.

Del popolo ha invece ignorato la storica, antica saggezza,  ha insultato  la proverbiale generosità, la disponibilità del carattere e la solida cultura antropologica,

Non sarà facile, ma il pericolo di non riuscire è enorme: ricordiamoci cosa è successo “l’altra volta”, giusto cento anni fa.

È  legittimo chiedersi come mai l’elettorato italiano che fino a due-tre anni fa votava al 30-40% per il PD, nel giro di 18 mesi è passato al 34% per Salvini e al 18% per il qualunquismo incompetente dei 5Stelle. Mentre la sinistra italiana (ex PCI, PdS, DS, PD) si trastullava con i bisticci super-intelligenti di D’Alema, con le metafore pane & salame di Bersani, con la preoccupata involuzione di Cuperlo e la rottamazione di Renzi, il Paese macinava una radicale metamorfosi ed esprimeva la letale sintesi della bavosa bigotteria di Salvini e del populismo infantile di Di Maio. I post-compagni della sinistra dialettica verbale, intelligentissima, cantavano a un popolo che non c’era più da una generazione.

Il teatro della politica italiana abituato ai sonnolenti slittamenti dello 0.3% 0,4% veniva sbatacchiato da frane elettorali del 20%-30%. Questo senza che nessuno degli acuti analisti “de sinistra” ne avesse il minimo sospetto. Il mare dei voti è un mare caotico, può essere stabile per decine di anni, ma al suo interno ci sono bacilli catalizzatori che quando vengono, in qualche ineffabile modo, sollecitati possono provocare sconvolgimenti epocali. Questa condizione di forte fluidità del voto è vera ancora oggi, lo ha constatato recentemente il Movimento 5Stelle, che ha subito una batosta del 50% dei suoi voti (dal 34% al 17%) dopo il primo anno di stupidaggini e incompetenza al governo. Lo ha constatato anche il PD che dopo il 40% di Renzi alle penultime Europee si è trovato con il 18% alle ultime amministrative. Di segno opposto l’esperienza della Lega che in pochi anni è passata dal minimo storico del 6% alla attuale (2019 giugno) aspettativa di voto del 36% grazie alla demagogia bigotta di Salvini e alla sua cinica speculazione sui migranti e nonostante la sua costosa incompetenza (i miliardi persi per le sciocche battute sull’Europa, sui minibot, sulla procedura di effrazione). I “menefrego” di antica memoria.

Insieme a queste critiche negative sulla cultura dei leghisti e sulla competenza dei grillini, una lezione va imparata bene: la mostruosa abilità con la quale manipolano la informazione e usano il linguaggio e gli strumenti della rete (internet) e la pervasiva, sistematica, capillare presenza sul territorio.

La volatilità del sistema caotico dell’elettorato italiano è ancora un dato reale ed effettivo: grandi ribaltamenti della opinione politica si possono verificare in pochi mesi/settimane. Basta che qualche sequenza accidentale di eventi vada a solleticare i “bacilli catalizzatori” e …zacchete! …torni a casa.
È finita quando il popolo comincia a pensare…” sarà forse l’uomo forte, ma più che altro è un gran  buffone…” e il pensiero diventa virale.

Oggi però la “volatilità” dell’elettorato è controllata da internet: la destra estrema fa un uso sistematico di dimensione mostruosa della rete con milioni di account che rilanciano i messaggi della propaganda e dell’informazione manipolata e che raggiungono milioni di utenti. Bastano pochi operatori esperti per muovere miliardi di messaggi a costi irrisori per costruire, imporre, una opinione, una scelta, un giudizio o una sporca menzogna  a un pubblico ignaro, totalmente assuefatto e passivamente disponibile. La sofisticazione dello strumento travolge e annulla qualunque altro tipo di informazione (TV, giornali, radio).

La democrazia rappresentativa oggi rappresenta un mondo virtuale artefatto e mostruosamente deformato che non ha più nulla a che vedere con il mondo reale degli elettori e del loro voto. Siamo governati da una classe politica eletta da un mostro virtuale che non ha nulla a che vedere con il mondo reale.

Recuperare il ritardo e ristabilire condizioni di equilibrio sarà molto difficile, ma è una assoluta priorità.

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Si può affrontare il problema individuando il complesso sistema/struttura della Paura. Ogni reazione violenta, ogni rifiuto di pancia, ogni offesa o insulto gratuito ha alla sua radice qualche Paura o tante Paure: paura dei diversi, paura del futuro, paura dell’incerto, paura degli altri, paura della povertà, paura del “sistema”, paura dell’ambiente, paura di sé stessi, paura dell’impotenza, paura delle donne…paura di morire…paura di vivere…

Il sistema/struttura della Paura viene costruito, da un complesso liquido, di poteri, condizioni ambientali del quale siamo tutti sia vittime che artefici. Bisogna identificarlo, per poterne veramente uscire. Per poterlo dominare dobbiamo riconoscerlo negli altri e in noi. Una operazione che non sarà mai completamente possibile e la parte che resta inafferrabile deve essere qualificata come un plasma non solo necessario ma anche utile. Bisogna accettare l’aspetto positivo della paura che non riusciamo a identificare. Ciò che sappiamo del “non conoscere”. Per vivere serenamente con l’incertezza.

Bisogna cercare di recuperare tutti quelli che votano per Salvini solo perché non esiste una alternativa, perché i loro voti non gli appartengono né culturalmente né politicamente, si tratta di un furto di voti permesso dall’attuale vuoto di opposizione: bisogna produrre l’alternativa laica, progressista, liberal, europea, socialmente aperta, economicamente decente.

Invece quelli che votano per Salvini perché si identificano con il soggetto, con le sue bugie, le sue falsificazioni, il suo tradimento, la sua bava sui rosari, le sue pesanti ombre morali, la sua arroganza, la sua ignoranza avranno bisogno di tempo per capire l’incubo, se mai ci riusciranno, per il momento non sono recuperabili a un programma politicamente attuale, eticamente dignitoso, socialmente decente, progressista ed europeo: sono “un’altra cosa”.

È necessario lasciarli perdere, sono una minoranza: forse la storia, più che la ragione, provvederà a convincerli, a tempo a tempo. Sarebbe inoltre pericoloso cercarli: si inquinerebbe la sostanza del messaggio etico-politico all’Altra Italia che rappresenta il 60% dell’elettorato italiano (centro più sinistra).

In questo quadro, dobbiamo istruire gli strumenti per proteggere l’Altra Italia ed evitare che – paralizzata dalla paura – consegni il paese alla minoranza del 30%, così come è accaduto un secolo fa.

Dobbiamo iniziare ad “abitare le paure”: promuovere la ricerca e il progetto formativo al fine di comprendere a fondo, la complessa realtà con un atteggiamento chiaro e responsabile. Muovendoci liberi nella “società aperta”, indagandone le contraddizioni e le vulnerabilità, cogliendo le opportunità e le possibilità che in essa si offrono. Con un linguaggio semplice e pragmatico, offrire una “fenomenologia” e la narrazione delle fragilità contemporanee, osservandone i volti e fissando i luoghi di questa da occupare. L’ambizione è di promuovere (e divulgare) una visione sapiente (morbida e complessa al tempo stesso) dell’esistenza, che possa diventare la chiave interpretativa per ripensare, riorganizzare e ricostruire un tessuto sociale (rapporti, valori, obiettivi, storie, tempi ecc.) con un passo più “umano”, che consenta di “vivere” i fatti che accadono nel mondo e intorno a noi in un “orizzonte di senso”, una modalità di comprensione più serena del nostro destino.
 In questa prospettiva, le paure non sono da intendersi come disfunzioni che diminuiscono le nostre capacità (come afferma la cultura dominante, costretta da una visione economica centrata sulla prestazione e sulla competizione), ma sono l’esito di un incontro-scontro con la realtà che abitiamo: il luogo dove si forma il carattere e si plasma la nostra identità, e dove si manifesta più chiaramente l’esposizione all’”altro” e la fragilità dell’esistenza.

In questo quadro è urgente riprendere il percorso di una ricerca del senso e del significato delle paure per trovare le ragioni del vivere in un mondo che sembra avere fatto evaporare valori, tensioni ideali, progettualità. Tornando a riflettere sulla parte più profonda e più vera di noi stessi, ma anche più complicata da accettare, per recuperare quel gradiente di umanesimo che la abita; in grado di trasfigurare l’esistente e sgomberare l’occhio dalle nubi che offuscano la bellezza di cui è fatto.

Resta vera la grande osservazione di Franklin Delano Roosevelt “L’unica cosa della quale dobbiamo averte paura è la paura stessa!” [3]

La paura (rabbia) dei migranti: l’Italia come l’Europa è entrata da anni in un ciclo di incremento demografico negativo; secondo le proiezioni delle Nazioni Unite fra il 2020 e il 2030 avremo bisogno di venti-trenta milioni di immigrati per far funzionare la nostra agricoltura, le nostre industrie, i nostri servizi. Una condizione ineludibile: in gioco c’è la sopravvivenza del paese provocata da un catastrofico calo della popolazione attiva. Gli immigrati, accolti, verificati, educati, integrati, assistiti non sono un problema, non sono una emergenza letale: sono una soluzione, se non LAsoluzione. Come la migrazione interna italiana degli anni 50 fu la salvezza del Nord Industriale.

La propaganda salviniana ha creato una emergenza che non esiste: dei migranti abbiamo necessità. Certo ci vuole progetto, visione di lungo termine, assistenza sociale, educazione, integrazione. Chi arriva deve imparare la lingua, deve rispettare le leggi e la cultura. Si tratta di una politica complessa lanciata sui 10-15 anni, che implica di necessità la collaborazione europea che va richiesta con l’esempio dell’impegno non con berci, ricatti, strafottenza smargiassa. Si comincia con l’accoglienza, informata, critica, attenta, selettiva, condivisa con l’Europa. Il sindaco di Riace ha dato un buon esempio come molti altri sindaci italiani, più saggi del governo centrale: è stato un errore punirlo.

L’atteggiamento politico, sociale e culturale necessario è lontano anni luce dalla cultura poliziesca e razzista espressa dall’attuale governo come dalla cultura pseudo buonista dei governi precedenti e dagli accordi vergognosi con la Libia e la Turchia.

I campi in Libia dove avvengono torture, stupri, rapine, pestaggi sono una vergogna che ci condannerà senza riscatto. Il finanziamento e il supporto alla guardia costiera libica responsabile di violenza piratesca in mare sono una complicità vergognosa. I decreti sulla sicurezza voluti da Salvini sono criminali e obbligano la Marina Italiana e i suoi comandanti a comportamenti criminali contrari alla legge del Mare garantita da accordi internazionali ineludibili.

Questo va fatto capire alla “pancia” degli Italiani e alla pancia dei social media, invece di fomentare odio, paura, settarismo e razzismo, senza sbavare sul rosario.

La paura del debito: Il debito pubblico dell’Italia accumulato negli ultimi 30-40 anni di governi è una responsabilità nazionale, è il risultato di una cultura finanziaria (debit spending) che era sostanzialmente basata sugli alti indici di crescita dell’economia negli anni del boom e successivi.  Con quel debito si sono finanziate infrastrutture, autostrade, ferrovie, ospedali, scuole, assistenza sociale, welfare. Si è fatta l’Italia quale noi oggi l’abitiamo. È vero che ha anche alimentato la corruzione e la mala-spesa, malattie nazionali che hanno caratterizzato tutta la società italiana, tutti i partiti e tutte le forze politiche, ma è un debito che deve essere comunque onorato. Il default non è una opzione: significherebbe miseria per decine di anni, comporterebbe la svendita dell’Italia (patrimonio culturale, risorse, industrie infrastrutture, ferrovie, porti, autostrade…) e la colonizzazione finanziaria del Paese per generazioni a venire. Incoraggiare l’ipotesi di un default e l’idea che il debito sia un abuso è falso e criminale.

La paura dell’Euro: la moneta comune europea ha salvato l’economia italiana degli ultimi venti anni, ha garantito investimenti, crescita, occupazione e il relativo benessere della grande maggioranza degli italiani. Uscire dall’Euro oggi provocherebbe una catastrofe economica, i mercati finanziari non comprerebbero più i titoli del nostro Tesoro e saremmo rapidamente alla bancarotta. È vero che le regole di Maastricht e della moneta comune vanno riformate, ma per farlo è indispensabile rimanere nell’Europa. Chi fa credere che l’uscita sarebbe facile e vantaggiosa dice una pericolosa bugia. L’idea viene segretamente coltivata dai leghisti e dai loro economisti che sono però smentiti da tutti gli organismi e istituti competenti nazionali e internazionali. Ci sono enormi interessi per farci uscire perché sicuramente alcune aree della finanza internazionale e nazionale si arricchirebbero smodatamente a spese dell’Italia. È per questo che i profeti dell’Italexit sono molto pericolosi e i tentativi più o meno indiretti di predisporre l’uscita sono una truffa macroscopica ai danni del Paese e della gente (vedi la proposta dei minibot, più che ’inverosimile’, © Giorgetti, puerile e truffaldina).

Oggi è disponibile un testo formidabile, edito dall’Istituto Bruno Leoni, che si intitola appunto “Cosa succede se usciamo dall’Euro”. Sono nove capitoli curati da altrettanti economisti di calibro internazionale che descrivono in modo preciso e documentato cosa succederebbe sotto diversi aspetti.  Un documento che dovrebbe essere lettura obbligatoria dei vari entusiasti, fantasiosi boy-scout dell’economia evocatori dell’ipotesi e che fanno di tutto per portare il Paese in una avventura catastrofica, non si capisce bene se per inqualificabile ignoranza o per scelta criminale. Dove la seconda ipotesi è realistica data la asserita accademica competenza dei soggetti.

La paura del futuro: viene istruita e istituita una serie di fantasmi economici, macroeconomici, finanziari, ambientali per dipingere un futuro nefasto e incerto sul quale fare leva per indurre misure politiche e comportamenti di falsa prevenzione che sono in realtà luogo di privilegio per pochi. Esempio la tassa piatta (aliquote fisse e uguali per tutti o per grandi scaglioni di contribuenti). La tassa piatta è uno strumento smaccatamente a favore degli alti redditi. Per ridurre la disuguaglianza economica sociale è invece necessaria una tassazione fortemente proporzionale (chi guadagna di più paga di più). Il regime fiscale deve essere assistito da una lotta severissima contro l’evasione, una cosa che nessun governo italiano ha mai affrontato seriamente, ma che, se fosse stata fatta, avrebbe comportato oggi meno debito pubblico e una distribuzione più giusta della ricchezza. L’evasione fiscale patologica italiana è la struttura del regime fiscale distorto che penalizza tutta la società nel nostro paese. La tassa piatta non risolverebbe il problema e consoliderebbe il privilegio per i redditi alti.

La paura (rabbia) della disoccupazione: La paura del futuro frena gli investimenti e provoca la stagnazione economica e in ultima analisi provoca crisi delle attività industriali e disoccupazione. Il governo dovrebbe promuovere gli investimenti indurre serenità e comportamenti responsabili della popolazione e invece fomenta tensione e odio. La disoccupazione induce depressione individuale e sociale, senso di impotenza e rabbia Si preferisce il clima teso e di incertezza che consente di raccogliere consenso con atteggiamenti che sembrano autoritari ma che in realtà sono demagogici e di presuntuosa arroganza. Il danno provocato dall’arroganza e dalla sostanziale incompetenza del governo che ha minato la credibilità nazionale e internazionale del paese è immenso, viene sistematicamente negato e nascosto alla popolazione. La credibilità di un paese si distrugge con una insulsa battuta. Ci vorranno decenni per recuperare.

La paura (rabbia) delle tasse: le tasse sono il prezzo dell’appartenenza, sono l’emblema dell’identità alla comunità sociale, sono il premio della cittadinanza. Tommaso Padoa Schioppa disse. “Pagare le tasse è bello!”, venne insultato e preso in giro dai media che non potevano nemmeno capire il senso della battuta e la sua grande verità, subalterni alla cultura bottegaia secondo la quale “evadere le tasse è bello”.  Vero che il sistema fiscale italiano è pesante per la spesa pubblica fuori controllo e demagogica e anche per l’elevata percentuale di evasori. Una severa campagna contro l’evasione potrebbe consentire un significativo alleggerimento, ma nessun governo è stato mai in grado di farla. Per ridurre le tasse (A) vanno ridotti gli sprechi che massacrano la spesa pubblica, (B) va aumentata l’efficienza della spesa pubblica e (C) va quindi ridotta razionalmente secondo precise priorità la spesa pubblica. Nessun governo è mai riuscito ad affrontare le tre misure a causa di un vischioso pantano di clientele e di resistenze lobbistiche, burocratiche passive. La gestione e la riforma del sistema fiscale inoltre richiedono competenza superiore alla capacità delle responsabilità politiche oggi al potere che in genere si affezionano a semplificazioni inefficaci, demagogiche e pericolose (cfr. flat tax, minibot, italexit).

La paura dell’Europa: Purtroppo l’Europa di Bruxelles e Strasburgo non è stata capace di coltivare il sogno dei fondatori e si è immiserita in una gestione burocratica riduttiva. I grandi valori europei che, opportunamente coltivati, avrebbero formato la cultura e lo spirito della Federazione, sono stati umiliati dalla “contabilità” e da una gestione grammaticale di norme e codici. La Banca Centrale non è mai diventata una vera Banca Centrale con i poteri necessari per gestire il sistema monetario comune, il Parlamento è diventato luogo di scontri settari fra diversi nazionalismi invece di diventare il luogo di legislazione sopranazionale impostata da una visione federativa dell’Unione. Le tare del sistema monetario unico conseguenti ai difetti originali dei trattati di Maastricht non risolte da opportune riforme hanno incattivito la disuguaglianza fra i paesi membri e quella sociale interna ai paesi membri e hanno alimentato l’euro-scetticismo e le velleità sovraniste. Un generico grigiore della leadership europea ha aggravato negli anni tutti i problemi. La riforma della situazione Europea richiede una revisione dei rapporti con i Paesi membri che a sua volta richiede una revisione del quadro ideologico e dei valori a livello nazionale. La soluzione implica una serie di crisi e trasformazioni radicali delle quali non si leggono ancora le premesse che la partecipazione dell’Italia dovrebbe sollecitare.

La paura della complessità: la complessità è una connotazione ineludibile del nostro attuale presente; la si può ignorare, subire passivamente oppure la si può accettare con l’atteggiamento di chi la affronta giorno per giorno, per segmenti semplificati, secondo priorità razionalmente scelte e definite. Non riconoscerla e non accettarla provoca disagio e paura. La incapacità di accettare la complessità e di comprenderne il senso politico induce soggetti incompetenti a misure semplicistiche, demagogiche e inefficaci. Si tratta di una comprensibile lacuna culturale della base popolare che diventa pericolosa e preoccupante quando qualifica le classi dirigenti politiche e di impresa.

La paura dei neri: sentiti come diversi, potenzialmente ostili, minacciosi, possono provocare disagio e paura specialmente in un contesto sociale dove si è strumentalmente creata la sindrome. Se fossero stati accolti, verificati, assistiti e avviati a un processo di integrazione ambientale, fisica, culturale e sociale, probabilmente non si registrerebbe il rigetto che oggi caratterizza la loro situazione in Italia. Vederli vagabondare, mendicare, gestire droga per conto terzi certo non aiuta a superare la sindrome e il rifiuto più o meno esplicito, sgradevole o addirittura violento. È stato criminale averli imposti con metodi polizieschi, insediandoli in alloggi che altri condomini italiani hanno dovuto pagare e pagano con grande sacrificio, come si è fatto in molte situazioni: non si poteva non sapere cosa sarebbe successo.

La paura dell’islam: l’islam come conosciuto attraverso la vulgata delle sue scritture e dei suoi comandamenti è una religione di conquista, dura e aggressiva. Molti islamici riflettono queste caratteristiche nel loro comportamento e sono quelli che connotano il giudizio sull’islam che esprime la società civile occidentale moderata, cristiana o religiosamente non qualificata. Molte regole dell’islam sono in conflitto con leggi, regole, tradizioni e culture occidentali. Nei programmi di integrazione una specifica attenzione avrebbe dovuto essere dedicata alla informazione degli islamici e alla loro educazione. Nulla si è fatto o pochissimo e questo ha generato seri problemi e spesso anche tragedie. Una politica lungimirante dovrebbe affrontare vigorosamente il problema, i soggetti radicalizzati fanatici dovrebbero essere espulsi.

La rabbia della disuguaglianza: il capitalismo aggressivo, da rapina che si è consolidato negli ultimi 60-70 anni nel mondo occidentale ha deformato la società civile con una marcata patologica disuguaglianza economica. La forbice tra chi ha e chi non ha è diventata sempre più ampia e, a meno di radicali revisioni del modello, non si vede la fine della letale dinamica. È urgente e indispensabile intervenire sui regimi fiscali e sulle pratiche finanziarie per correggere la tendenza e impostare un “capitalismo decente” senza ingiusto privilegio, senza intollerabile indigenza con i giusti incentivi di crescita. Riforme che richiederanno visione e forza politica, educazione e cultura sociale e che devono essere impostate in tempi brevissimi. La riduzione delle tasse prevista dagli schemi “flat tax” è il contrario di quello che sarebbe necessario fare e cioè un regime fiscale fortemente progressivo, dove chi guadagna di più paga di più e chi guadagna molto di più paga molto di più. Alla fine, l’unico modo di abbassare le tasse è fare seriamente in modo che le paghino tutti, nella giusta ed equa proporzione per riscontrare un bilancio dello Stato senza sprechi e senza indebiti privilegi.

Molte altre sono le paure della nostra società (della vecchiaia, delle malattie, della burocrazia, del potere, della stampa, delle informazioni, della politica, della mafia…), la regola generale per affrontarle è che la paura è la condizione necessaria alla prudenza e alla intelligente gestione di ogni situazione pericolosa. In altre parole, bisogna sospettare di chi “non ha paura” e, ancora di più, di chi inventa paure fittizie per nascondere quelle reali. Sapere di aver paura è necessario. La responsabilità della leadership politica, culturale, scientifica, religiosa, militare è sostanzialmente quella di non negare, o nascondere, la paura, ma di esprimerla dicendo la verità. Con le parole di Franklin Delano Roosevelt: … to speak the truth, the whole truth, frankly and boldly[4] (dire la verità, tutta la verità, con franchezza e coraggio…). Anche la verità più sgradevole va conosciuta per essere affrontata, e anche per decidere di ignorarla.

Un governo responsabile dovrà dire agli italiani alcune verità fondamentali, la più importante è che il debito pubblico italiano deve essere abbattuto drasticamente e con urgenza, se necessario con misure eccezionali, “una tantum”. Per quanto severe queste misure saranno sempre e meno gravose e meno costose di quello che costa finanziariamente e in termini di credibilità finanziaria, il debito servito secondo i normali canoni, oggi con circa 65 miliardi di euro all’anno (nel 2018). La riduzione di questo onere consentirà di aumentare gli investimenti indispensabili alla ripresa della crescita e al consolidamento della economia italiana.

 

Dopo Salvini, scenari plausibili

  • Scenario more of the same: il governo gialloverde dura fino alla fine della legislatura. Più o meno sulla linea di quello che sta succedendo oggi: continui litigi, battibecchi, sfottò di Salvini, dispetti reciproci, degrado sistematico del Paese. Il governo gialloverde riesce a trovare i 50 milioni di Euro per il bilancio 2020 e salvarsi dalla procedura di infrazione UE, imponendo pesanti sacrifici a i contribuenti italiani. Continua la guerra di logoramento tra la Lega e 5Stell con sostanziale blocco legislativo e lenta rovina economica del Paese. Si logorano anche i due partiti del “contratto di governo”, scissione dei 5Stelle nei due filoni Di Battista e Fico scompare Di Maio travolto dalla futilità, mentre lentamente si forma un blocco progressista “liberal” di centro sinistra in grado di convincere il 50% dei voti e innescare il cambiamento. Forse.
  • Scenario rottura provocata da Salvini elezioni anticipate: si va alle elezioni anticipate prima della fine del 2019. A sinistra e nel centro sinistra si cerca affannosamente di mettere insieme un manifesto in grado di raccogliere una percentuale di voti capace di battere la coalizione Salvini-Meloni-Berlusconi. A meno di radicali cambiamenti nella leadership del PD il cartello di destra è dato per vincente. I 5Stelle diventano irrilevanti, probabile la loro scissione nelle due ali movimentista (Di Battista) e governista (Fico). Di Maio sparisce.
  • Scenario rottura Salvini/Conte, elezioni anticipate: Conte cerca di farsi leader di una ipotesi alternativa. Forse riesce a mettere insieme qualcosa PD + Conte (senza i 5S). Se non ce la fa prevale il pacchetto di destra (Salvini-Meloni-Berlusconi). Il Movimento 5 Stelle diventa irrilevante. Con il cartello di destra l’Italia farà in modo di farsi estromettere dall’euro e si avvierà al default e alla sequenza catastrofica descritta.[5]
  • Scenario rottura Salvini/Conte: niente elezioni anticipate Salvini scaccia Conte e si fa dare l’incarico da Mattarella per formare un governo con la stessa coalizione Lega+5Stelle. I problemi non sono pochi: convincere Mattarella, convincere i 5Stelle promettendo il terzo e quarto mandato, o comperarne un numero adeguato, governare con i voti dei “traditori” (chi tradisce una volta tradisce ancora). Se andasse a buon fine questo obbrobrio (al quale peraltro pare che Salvini stia seriamente pensando) avremo un premier sistematicamente reticente, bugiardo, bigotto, gradasso, maschilista, misogino, anti-Europa, colluso con Putin, che governa con il supporto di una banda di voltagabbana venduti. Forse il livello di degrado politico massimo mai raggiunto dalla Repubblica Italiana. L’Italia esce dall’Europa e si avvia verso il catastrofico default. L’unica nota positiva che dopo la catastrofe Salvini andrà a casa perché anche i suoi più feroci sostenitori lo abbandoneranno.
  • Scenario rottura provocata da 5S (il meno probabile): elezioni anticipate. In questo scenario si salverebbero politicamente i 5S dalla rovina attualmente in corso e si provocherebbe la probabile scissione (già in fieri) tra movimentisti 5S (Di Battista) contro governisti 5S (Fico). Alle elezioni possibile coalizione PD + governativi ex 5S. Sul filo di lana con Lega/Meloni. Se vince il pacchetto di destra: l’Italia esce dall’Europa e si avvia verso il catastrofico default. L’unica nota positiva che dopo la catastrofe Salvini andrà a casa perché anche i suoi più feroci sostenitori lo abbandoneranno.
  • Scenario catastrofe con l’Europa: procedura di infrazione, crisi di governo. Il Presidente Mattarella scioglie il Parlamento e chiama Cottarelli per formare un governo di salute pubblica per salvare l’Italia dalla catastrofe troika UE. Tutto il sistema politico viene sconvolto. Lega e 5Stelle spariscono dal teatro. Dopo tormentato svolgimento potrebbe verificarsi uno storico chiarimento del caotico mare politico italiano con la formazione di un sistema bipolare di alternanze.
  • Scenario Salvini imputato e poi condannato per gravi reati di corruzione si deve dimettere. Il Presidente Mattarella incarica Giorgetti di formare un governo con la stessa maggioranza Lega M5S. Lega logorata e 5Stelle allo sbando …si consolida un manifesto di centro sinistra progressista, alla prima crisi grande svolta.
  • Scenario Evento imprevedibile (Black Swan): moti di piazza fuori controllo, attentato, colpo di mano di Salvini, aggressione della speculazione sui titoli italiani e default dell’Italia…sospensione dalla UE…

 

Molte cose impreviste eseguono gli Dei…
quel che si attende non giunge a compimento,
quel che è inatteso, invece, un dio può realizzare.
Euripide (Le Baccanti)

 

Breve bibliografia di riferimento

Brian Caplan, The Myth of the Rational Voter: Why Democracies Choose Bad Policies, Princeton University Press,Princeton, 2008.

Paul Collier, The Future of Capitalism, Penguin Random House, London, 2018.

Anthony Crosland, The Future of Socialism, Constable, London, 1956.

Euripide, Baccanti, (edizione a cura di Giulio Guidorizzi), Marsilio, Venezia, 2003.

Domenico Giannone, Michele Lenza, Lucrezia Reichlin, Money, Credit, Monetary Policy and the Business Cycle in the Euro Area, ECB Working Paper Series No 2226, January 2019.

Felix Guattari, Le tre ecologie (1989), tr. it. Edizioni Sonda, Torino, 1991.

Michael Jacobs, Marianna Mazzucato, Rethinking Capitalism: Economics and Policy for Sustainable and Inclusive Growth, John Wiley and Sons, Hoboken, 2016.

Niccolò Machiavelli , Discorsi sulla prima deca di Tito Livio (1531), Le Monnier, Firenze, 1893.

Mariana Mazzucato, The Value of Everything: Making and Taking in the Global Economy, Penguin Random House, London, 2018.

Thomas Piketty, Le capital au XXI siècle, Éditions du Seuil, Paris, 2013.

Thomas Piketty et al., Inequality World Report 2018, paper on line, 2018; ora pubblicato con il titolo Rapport sur les inégalités mondiales, Éditions du Seuil, Paris, 2018.

Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo, Bompiani, Milano, 2018.

Carlo Stagnaro (a cura di), Cosa succede se usciamo dall’Euro, IBL Istituto Bruno Leoni,  Milano, 2019.

Yanis Varoufakis, Adulti nella stanza (2017), tr. it. La Nave di Teseo, Milano, 2018.

Yanis Varoufakis, E i deboli soffriranno…(2014), tr. It. La Nave di Teseo, Milano 2015.

 

[1]la bestia” ©di Luca Morisi;  https://www.youtube.com/watch?v=fkCNU1Rtqws;

[2] www.ilpost.it/stefanonazzi/2019/07/22/e-allora-meglio-essere-zecche/,

[3] discorso di inizio mandato presidenziale, 4 marzo 1933

[4] discorso di inizio mandato presidenziale, 4 marzo 1933

[5] https://wordpress.com/read/feeds/68033038/posts/2351626141

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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