Whatever it takes 2

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I video di quello che è successo ieri a Pontida si impongono tre riflessioni:

  1. La rabbia della destra leghista ha buone ragioni di essere perché è vero che il governo PD+5Stelle è sostanzialmente stato una scelta contro il voto anticipato e quindi contro la quasi certezza di una vittoria della Lega. Scelta peraltro legittima sul piano dei numeri: la maggioranza parlamentare PD+5Stelle non è molto diversa da quella Lega+5Stelle. La scelta è forse più fragile su quello dei programmi e della cultura di governo, meno fragile comunque di com’era il “contratto di governo” Lega/5Stelle e  quella cultura di governo, come poi si è visto. Infine, scelta politicamente solidamente giustificata dagli eccessi della hybris papeetiana di Salvini (la richiesta dei pieni poteri e l’invito volgare ai membri del Parlamento di “alzare il culo” e andare in Parlamento a votare per le elezioni subito, denunciano la vera deviazione democratica che ci aspetterebbe) e dalla disinvoltura anticostituzionale dimostrata nei suoi 15 mesi da ministro degli interni. Mattarella non poteva mandare il Paese nelle mani di una leadership esplicitamente antidemocratica, con forti tentazioni anticostituzionali (i decreti Sicurezza 1 e 2 sono anticostituzionali e criminogeni), dichiaratamente contraria alle posizioni storiche dell’Italia Atlantica ed Europea: Salvini la voleva invece fuori dall’Europa, fuori dall’Euro e vicina a Putin e ai paesi del blocco Visegrad. La rabbia dei fanatici leghisti ha anche un altro motivo che gli stessi non possono confessare: quello che è successo è sostanzialmente responsabilità dello stesso Salvini che travolto dalla hybris per il risultato alle Europee non si è reso conto di quello che faceva sottovalutando praticamente tutto: Berlusconi, Renzi, PD, Europa, mercati, 5Stelle, Vaticano, Confindustria, Sindacati e quant’altro poteva ignorare. Classico errore da uomo solo al comando, poco avvezzo all’azione di concerto, insicuro nelle valutazioni complesse tipiche della realtà politica economica e sociale attuale. Mal consigliato da consiglieri male scelti.

 

  1. Di fronte a questa rabbia e alla violenta sete di vendetta Leghista (Torneremo presto!) c’è un governo con molti problemi di consistenza culturale prima che politica. Di Maio continua a seguire una sua personale rotta antagonista e provocatoria nei confronti del partner di governo: dichiarazioni non concordate, riunioni settarie, una resistenza viscosa chiaramente leggibile negli atti nelle parole, nei comportamenti e nella prossemica. Fa molto poco per nascondere la sua nostalgia per la cultura di governo leghista e la delusione del posto di Premier promesso da Salvini al quale ha dovuto rinunciare dopo tutti i tentativi fatti per far saltare l’accordo con il PD compresa la richiesta perentoria di voto sulla sgangherata piattaforma Rousseau, richiesta che dopo l’accordo e l’incarico esplorativo a Giuseppe Conte si qualifica chiaramente come un tentato colpo di stato. Renzi continua la sua fronda para-scissionista e non si contano i mali di pancia e le varie scie della base né di sinistra né di destra del PD e dei 5 Stelle…e si potrebbe continuare. C’è di che preoccuparsi e ci si domanda se PD e 5Stelle sono veramente coscienti del pericolo che sta correndo il Paese e delle immani responsabilità che questo governo deve affrontare.

 

  1. La terza osservazione è la eccezionale sovrapposizione della cultura politica di Salvini con quella della sua base elettorale: non si sa se sia lui un interprete perfetto o se sia la identità della sua base elettorale che si sovrappone perfettamente alla cultura del “capitano”.La assoluta sinergia della volgare ignoranza demagogica di Salvini con le aspettative della pancia laida del suo elettorato è un altro elemento di preoccupazione. Il messaggio illiberale, dispotico, antidemocratico, viene colto immediatamente e moltiplicato nel suo contenuto estremo e radicale. Salvini ha tirato fuori il peggio dal profilo popolare italiano.

Alla luce di queste osservazioni è lecito chiedersi quale sia la responsabilità della pubblica opinione responsabile del paese, della stampa democratica, degli intellettuali, dei professionisti e degli imprenditori. Non ci sono molte scelte alternative: è necessario che questo governo e i partiti che lo supportano si rendano conto al più presto delle responsabilità che il momento impone e operino di conseguenza, rinunciando agli sgambetti, ai capricci puerili, ai doppio giochini di corridoio, alle lotte di parrocchie e dei “cerchi magici” per fare… whatever it takes….per portare a termine la legislatura. Cioè:

  1. Una legge elettorale decente e rappresentativa della volontà degli italiani,
  2. una politica di bilancio finalizzata alla riduzione del debito e agli investimenti, nei limiti del possibile e del rispetto di un negoziato con l’Europa,
  3. una strategia civile per il problema dei migranti concordata con l’Europa, l’apertura dei tavoli necessari per la riforma della Unione Europea in senso federale,
  4. il recupero al voto dei milioni di assenti,
  5. la condanna severa della demagogia e dell’accanimento settario della cultura politica del paese e dei media,
  6. una politica fiscale finalizzata alla riduzione della diseguaglianza economica e sociale,
  7. una politica dell’istruzione e della ricerca coerente con le esigenze di lungo termine del Paese… e molto altro su queste linee.

Auguri a noi.

Lorenzo Matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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3 risposte a Whatever it takes 2

  1. ca.zelf@libero.it ha detto:

    Posso condividere sulla mia pagina  FB?
    Certo! Lusingato! Lm

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