Esserci o farci

Salvini e la gnoccaCi fa o c’è? decisamente c’è

 

Quando di una persona in Toscana si dice che non si sa “se c’è o se ci fa” vuol dire che non si capisce se sia veramente cretino e se faccia finta di esserlo…per furbizia, vigliaccheria o  per vera crassa lacuna culturale o di cervello. Salvini è un bell’esempio di personaggio di questo tipo perché sono talmente marchiane certe sue finzioni, furbizie, vere frane culturali o solida debolezza mentale da provocare l’onesta domanda “se ci sia o se ci faccia”.
Lascerei a lui o ai suoi segretari di dirimere il dubbio: cosa preferiscono.
Farò di nuovo alcuni esempi per chiarire il concettino.

Esempio numero 1: Savoini? Mai conosciuto!”
Quando lo dice, con provocatoria, sicumera, crede veramente che non sia possibile smentirlo con centinaia di foto dichiarazioni, registrazioni, testimonianze?
Impossibile che non lo sappia, impossibile che non ricordi. Quindi sa e ricorda.
Ci si chiede quindi perché la puerile bugia.
Salvini non risponderà mai a questa domanda che peraltro nessuno gli fa. E sarebbe interessante sapere perché i nostri intelligentissimi giornalisti e conduttori di Talk shows (Gruber, Giletti ad esempio) la domanda semplice, semplice non gliela fanno e lo lasciano sguazzare impunito (l‘ho detto mille volte non ho preso un rublo…non è quello il problema! perché hai mentito  su Savoini? perché hai mentito  su Savoini? perché hai mentito  su Savoini? perché hai mentito  su Savoini?) Anche loro: ci sono o ci fanno?
Ma non c’è bisogno della sua risposta esplicita: la sua non risposta è già una chiara indicazione: Savoini è il “suo” uomo al tavolo con i mercanti russi, le cose che Savoini dice ai mercanti sono il pensiero e il mandato ufficioso di Salvini: uscita dall’Europa, uscita dall’euro, adesione al blocco di Visegrad e alla Russia di Putin. Quelle sono le cose gravissime e importanti, non i rubli che non ha preso (ma ha chiesto).

Questo è il programma di Salvini, quello che non può dichiarare, che non ha il coraggio di dichiarare perché a quel traguardo vuole arrivare in modo sicuro e senza responsabilità: comportandosi in modo che a quel traguardo risulti come spinto, obbligato da comportamenti altrui che lui si riserva di provocare in modo capzioso.

Esempio numero 2: “Non ho mai detto che voglio uscire dall’Europa, o che voglio uscire dall’Euro.”
Lui non lo avrà mai detto (in pubblico, certamente lo dice in privato) ma i suoi due consiglieri economici Bagnai e Borghi lo dicono, scrivono ripetutamente e pubblicamente, e Salvini non li ha mai smentiti.
Quindi o Bagnai e Borghi non sono consiglieri di Salvini, non rappresentano la linea della Lega e parlano a vanvera, oppure c’è una pavimentale contraddizione tra quello che dicono loro e quello che dice Salvini. Ma c’è coerenza fra quello che Salvini fa e quello che dicono i suoi consiglieri economici. Salvini insiste in provocazioni pesanti nei confronti dell’Europa e dei suoi vertici, supporta l’idea dei Minibot: un chiarissimo strumento di sovversione contro la moneta unica europea, proposte economiche di bilancio di voluta rottura nei confronti delle regole Europee e dell’Euro. Domanda: “Ci fa o c’è?”…è stupido o imbroglia?

Esempio numero 3: “Non ho preso un rublo.”
Ha incaricato il suo uomo di proporre ai mercanti russi l’ipotesi che la Lega cambi la politica europea nei confronti della Russia di Putin! Nessuno gli chiede conto dei rubli che non ha chiesto (peraltro richiesti dal suo uomo a tutt’oggi non smentito né ricusato) nell’Italia che si è già dimenticata di 49 milioni di euro spariti sotto i suoi occhi di segretario della Lega chi vuoi che si preoccupi di uno o due rubli, o di seimilioni e mezzo di dollari.
Ma della sua iniziativa personale di cambiare la collocazione dell’Italia nel Pianeta geopolitico mandando in avanscoperta un mediatore di tangenti a vendere l’Italia per 6.5 milioni di dollari è giusto chiedergli conto! Salvini non sembra capire la gravità di aver mandato un mezzano di denaro sporco a trattare messaggi di importanza immane per l’Italia. Messaggi che valgono qualche migliaio di miliardi di Euro e qualche decennio di sudditanza alle strategie mondiali di Vladimir Vladimirovic Putin per dirla in soldoni. Alla faccia dell’Italia sovrana.
E la butta in caciara. Di nuovo ci si chiede se “Ci fa o se c’è”.
La mia personale risposta alla domanda è che Salvini NON CI FA. Salvini c’è. Proprio non ci sta di mente.
Tutta l’azione politica di Salvini è improntata a questa distanza fra la complessità del mondo reale per lui inesistente o inafferrabile e gli schemi semplificati che lui è in grado di comprendere. Può sembrare disonesto, ma è onesto e solo banalmente ignorante. Purtroppo, il suo popolo apprezza le sue semplificazioni e come lui ignora o non è in grado di comprendere la complessità.

Lui  offende il rosario, si affida al Sacro Cuore della Madonna Vergine, abbraccia i bambini sbagliati, costringe a lasciare affogare i naufraghi, vuole “i pieni poteri”.
Dice: “Son fatto così, che ci volete fare?” come se questo fosse una giustificazione sufficiente e non una penosa ammissione di incompetenza.
Di qui la sua pericolosità.

Di fronte a lui una coalizione di:

  1. di improbabili urlatori di slogan come se bastasse urlare slogan per risolvere problemi No questo, No quello, No quest’altro guidati da un bambolo qualunquista aideologico né destro né sinistro che cambia idea ogni tre giorni che ogni volta che parla costa al Paese decine di milioni (o miliardi di Euro), giustamente contestato dalla sua base che oramai lo malsopporta;
  2. con un PD polverizzato in piccoli ego sinistrato da stanchezza concettuale ventennale, sterilizzato da una parte dalla paura di non sembrare di sinistra e dall’altra dalla paura di sembrare di destra;
  3. da un nuovo partito di Renzi che cerca spazio in tutte le possibili direzioni di antagonismo congiunturale.

Se le cose vanno avanti cosi  sarà difficile impedire a Salvini di sgovernare l’Italia per venti anni.
È forte la sensazione che debba succedere qualcosa: si chiama wishful thinking.

Lorenzo Matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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