La tragica farsa delle mascherine italiane

Questa storia non è necessariamente tutta vera, ma nemmeno tutta falsa. Si basa su quanto letto sui giornali e su quanto si può sospettare dalla lettura dei giornali. 

Il governo nomina un super-commissario per far fronte all’emergenza coronavirus. Il supercommissario ha poteri eccezionali, può comprare senza gare, può sequestrare, può importare in totale esenzione da tributi doganali. In pratica legibus solutus dovrebbe essere in grado di risolvere nel modo più diretto ed efficace tutti i possibili problemi.

Prendiamone uno ad esempio: le mascherine igieniche in grado di bloccare le microgoccioline impestate e proteggere chi le porta dall’infezione per “via aerea da uomo a uomo”. Ce ne vogliono milioni, subito. In Italia nessuno le produce. A quanto pare si producono in quantità enormi solo in Cina.

Il super-commissario organizza un consorzio fra le più grandi industrie italiane del settore confezioni che dovrebbero convertire le loro linee industriali per produrre mascherine a milioni e dichiara: “ fra 96 ore saremo in grado di produrre milioni di mascherine.”

Dopo quindici giorni non si è prodotta una mascherina: manca il tessuto necessario per confezionarle…ma intanto centinaia di industrie vere e finte mandano offerte per produrre mascherine. La maggior parte delle proposte sono inattendibili, ma le offerte vanno esaminate e trattate burocraticamente … ci vuole tempo…. 

Si continua a non produrre nulla. 

Dopo 8 giorni, il Commissario dichiara che sono in produzione milioni di mascherine che vengono inviate alle Regioni. Le Regioni dichiarano di non avere ricevuto nessuna mascherina. Il Commissario organizza una indagine per sapere dove sono finite le mascherine. Non si sa.

A domanda il Commissario risponde che non intende far polemiche e che comunque la risposta non interessa più a nessuno.

Qualcuno produce quintali di mascherine di carta, assolutamente inutili sia a proteggere chi le porta sia a proteggere dal contagio gli astanti. Una vera patacca. Le mascherine vanno certificate: permeabilità, potere filtrante etc. Non si sa quale laboratorio sia in grado di fare le prove e fornire il certificato, e tantomeno quando.

Dopo 15 giorni non si è ancora prodotta una mascherina “certificata”.

Ed ecco l’intervento mafioso: Dove si producono mascherine certificate da WHO? In Cina.  Come vogliono essere pagati i Cinesi? Cash. Il nostro uomo a Shanghai.  Individuare industrie cinesi e comprare mascherine. Quante? Tutte quelle disponibili in 6 ore. Milioni. Organizzare trasporto via aerea in Romania, passaggio dogana rumena “amica”. No questions asked. Trasportare in Italia via cargo-charter in nottata. Dopo 12 ore (ora più ora meno) dalla prima telefonata: le mascherine cinesi sono pronte in Italia per consegna immediata. 

Corollario: Una analisi precisa di quello che è successo potrebbe essere un fantastico manuale per definire cosa è necessario fare in Italia per rendere il “sistema Italia” efficace e competitivo. Ovviamente evitando metodi e procedure mafiose. Che in una Itala “efficace e competitiva” non camperebbero a lungo.

Lorenzo Matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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