La catena di comando

Se si controllano le cronache della vicenda Coronavirus si incrociano diverse contraddizioni. La più evidente è la differenza fra alcune date fondamentali.

Il 31 Dicembre 2019 funzionari del Governo cinese informano il WHO (World Health Organization) di un focolaio di 41 pazienti con una “strana forma di polmonite” a Wuhan (Wubei) nelle adiacenze del mercato “umido” di Huanan. Un facile conto consente di collocare alla fine di novembre 2019 il possibile inizio della diffusione del virus: la “fuga” del virus dalla sua fonte prima intorno ai primi di novembre 2019.

In Italia, secondo “voci” apparse sulla stampa, erano state segnalate in Lombardia (Bergamo?) “strane polmoniti” fin dal mese di novembre 2019.

L’11 gennaio 2020 si registra il primo decesso in Cina.

Il 30 gennaio 2020 il WHO dichiara l’emergenza sanitaria globale.

Il 21 di febbraio ”inizia” ufficialmente l’epidemia in Italia.

L’8 di marzo l’Italia viene “chiusa”.

L’11 di marzo il WHO dichiara la situazione “pandemica”.

Leggeremo nei prossimi mesi/anni ampia documentazione su diverse versioni di questa “cronologia” e forse ci sarà qualche chiarimento su quelle che allo stato attuale sembrano ovvie incongruenze.

Avremo anche molte informazioni su tutte le contraddizioni, incertezze, errori delle diverse autorità italiane (e internazionali) alle diverse scale: internazionali, nazionali, regionali, provinciali, comunali. Dal quadro complessivo risulterà una sola cosa in modo chiaro e non eludibile: il clamoroso e colpevole fallimento del sistema di governo, la latitanza di una qualunque autorità credibile, gli atteggiamenti dilettanteschi e irresponsabili di coloro che avrebbero dovuto invece dare informazioni e direttive certe, chiare, ferme e farle rispettare. Il vuoto di competenza e di autorità. Il Paese abbandonato al caos dell’assurdo ottimismo e dell’assurdo rigore.

La bagarre sulle responsabilità sarà la solita storia infinita così tipica delle cose italiane e insistere sulla questione non è solo inutile è anche inutile nella sua inutilità. Se esiste questo concetto.

Il problema interessante è invece un altro: siccome è prevedibile (e previsto) che nel prossimo futuro situazioni di questo genere si ripeteranno, cosa sarà necessario fare per evitare che si ripeta anche il carnevale dei dilettanti responsabili italiani?

 Va istruita e definita una “catena di comando” capace di identificare in tempi rapidi le possibili emergenze, verificarne la portata e la plausibilità, dare l’allarme con le istruzioni per la reazione preventiva e difensiva di breve, medio e lungo termine. Istruire il feed back di controllo e gestione degli avvenimenti.

Ogni presidio territoriale della rete sanitaria nazionale dovrà essere dotato del materiale per la tutela degli operatori e dei cittadini esposti in qualità e quantità adeguate. La catena di comando, verticale, dovrà essere autonoma e indipendente da qualunque livello amministrativo periferico (regioni, province, comuni) e da qualunque altro potere esecutivo (polizia, carabinieri, esercito). I tempi di reazione dal vertice all’estrema periferia della rete non dovranno essere superiori ai pochi minuti.

La rete dovrà avere una autonomia economica verificata su diverse ipotesi di gravità.

Che probabilità ci sono che venga istruita una struttura di questo genere in Italia? 
Nessuna
.

I boy-scout del potere litigheranno fra di loro, l’arroganza e l’incompetenza si scateneranno nella consueta danza della irresponsabile stupidità e alla prossima tragica emergenza si verificherà esattamente quello che si è verificato dal novembre del 2019 all’aprile del 2020 con il Covid19.

…e piangeremo di nuovo quando Bocelli canterà nel Duomo della Milano deserta.
…nella Repubblica dei calicchi.

lorenzo matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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