RIPARTIRE

Aldous Huxley (1894-1963) autore di Brave New World (Mondo Nuovo)
scritto nel 1931 pubblicato nel 1932

La domanda

La domanda che tutti si fanno dal singolo individuale consumatore al grande capitano di industria e al super-banchiere mondiale, e a tutti livelli della responsabilità politica è: quando e come si riparte? Da dove si ricomincia? Quasi tutti i governi hanno istituito commissioni speciali, gruppi di consulenza, comitati ad hoc per progettare, guidare, organizzare la ri-partenza, dopo il planetario, globale “a rimorta” imposto dal malefico virus.

Una situazione senza precedenti: nemmeno le due guerre mondiali possono essere un riferimento: non si era fermata la grande macchina planetaria durante i due conflitti, anzi in molti settori era stata spinta al massimo. Grande accelerazione che aveva anche caratterizzato le dinamiche macroeconomiche, finanziarie, industriali dei due dopoguerra. Sotto molti aspetti in modo rivoluzionario. Le guerre uccidono milioni di persone e provocano violente innovazioni in tutti i settori d’impresa.

Con la corona-pestilenza invece si è fermato tutto, quasi di colpo. Meno la macchina sanitaria che, se non è collassata ha salvato milioni di vite, con enorme sacrificio dei suoi organici, medici, paramedici, servizi: never so few made so much for so many
Sacrificio con pesanti responsabilità politiche e amministrative. 139 medici morti ad oggi e molte centinaia di paramedici e personale dei servizi. Tutti per mancanza di protezione individuale e quindi con precise responsabilità amministrative e di gestione.

Per capire si possono fare metafore. Quando una enorme, complicata macchina si blocca per farla ripartire ci sono in genere precise procedure. Vanno analizzati eventuali guasti, o rotture provocate dal “blocco”, parti o sistemi accessori danneggiati. Questo è necessario perché far ripartire la macchina nella quale ci siano componenti danneggiati potrebbe provocare guai peggiori, rotture irreparabili. Tutti i circuiti vanno verificati, tutti i collegamenti funzionali, vanno controllati e dove necessario ripristinati. 

Nella grande macchina (motore) sono circuiti idraulici, elettrici, connessioni meccaniche, guarnizioni, giunti, catene e cinghie di trasmissione. 

Nel sistema macroeconomico, economico, finanziario, industriale, commerciale e dei consumi ci saranno i dispositivi omologhi nella metafora: desideri, volontà, comunicazione, comando, gerarchia, procedure, responsabilità, verifiche, controlli, norme, assicurazioni…feedback, progetto, resistenze, viscosità, attriti, opacità, ombre…

 Due elementi sono particolarmente interessanti sia nella metafora meccanica che nella realtà storico-antropologica-imprenditoriale: il combustibile e il lubrificante. 

Il combustibile nella realtà storica è chiaramente la moneta nelle sue svariatissime forme: liquido, credito, attuale, futuro e nella dimensione quantitativa: cento, mille, un milione, un miliardo, decine di miliardi, centinaia di miliardi, migliaia di miliardi…

Il lubrificante nella realtà storica è il sistema di comunicazione che struttura tutto il processo che collega il desiderio, la volontà, il progetto alla realizzazione concreta delle “cose”.

La differenza fondamentale tra la “macchina” metaforica e la macchina storica-antropologica-imprenditoriale è che mentre le parti e i componenti della macchina metaforica (motore) non hanno volontà e intelligenza individuale, nell’immane sistema storico-antropologico ogni dispositivo, ogni componente e particella ha intelligenza e volontà propria, autonoma, individuale.

Di fronte a questo problema si danno due atteggiamenti della responsabilità “guida”:  

  1. controllare e costringere le diverse intelligenze e volontà su una linea unificata strategica imposta.
  2. progettare la strategia per sfruttare in modo adattivo le diverse intelligenze e volontà specifiche e individuali.

Due atteggiamenti profondamente diversi. Nessuno dei due assolutamente giusto e da privilegiare: è più opportuna una terza via che imponga la strategia di guida in determinate aree e in determinati tempi e che sfrutti e utilizzi le specifiche volontà e intelligenze in determinate aree e in determinati tempi.

Il combustibile/moneta
Senza combustibile nessuna macchina può muoversi/partire. Mentre la macchina-motore ha bisogno di un solo combustibile che nelle specifiche condizioni si espande o esplode: legna, carbone, benzina, kerosene, diesel, gas, idrogeno … a seconda della tecnologia, la macchina storica-antropologica ha bisogno di moneta attuale liquida, credito futuro a breve, a lungo o lunghissimo termine, in quantità che possono variare dalle centinaia di unità ai molti miliardi. 

La moneta ha quindi diverse dimensioni: qualità, quantità, tempo. 

Ma ce ne sono anche altre meno evidenti: credibilità, fiducia, rischio, margini di profitto, garanzie. Alcune di queste dimensioni sono di connotazione politica, sociale, culturale.

La dimensione essenziale del denaro che va messo nella macchina storica-antropologica è la sopravvivenza dei soggetti: perché la macchina riparta bisogna che i soggetti individuali sopravvivano al suo arresto, possibilmente tutti. Primum vivere.

Fuori dalla metafora è necessario che tutti quelli che nel blocco sono rimasti disoccupati abbiano il denaro necessario per sopravvivere, per pagare i generi di prima necessità, fino a quando non potranno di nuovo lavorare e mantenersi.

Il lubrificante
Nella macchina metaforica gli strumenti che riducono o eliminano attriti meccanici, usura di ingranaggi, parti in movimento sono i lubrificanti: olii, grassi, grafite, talco e quant’altro inserito tra superfici a contatto di parti in movimento relativo riduce attrito, impedisce il surriscaldamento e consente il funzionamento del tutto. Nella macchina antropologica economica fuori dalla metafora il “lubrificante” è il sistema/rete di comunicazione e i suoi linguaggi. Le regole, le norme, le istruzioni, il sapere, l’informazione, la conoscenza, i rapporti interpersonali, le responsabilità gerarchiche… il progetto. Senza questo complesso sistema la grande macchina antropologica non può funzionare: priva di telos, senza istruzioni, fuori da un sistema culturale la grande macchina antropologico-economica è inerte o funziona in modo scontrollato e potenzialmente pericoloso.

La grande macchina storica-antropologica
Perché gli individui particelle ultime della grande macchina possano lavorare e mantenersi sono necessarie attività, imprese, scambi, processi produttivi o di servizio. Una chiara situazione tipo uovo/gallina o cane/coda, che richiede decisione vuoi tecnica, vuoi politica.

Infatti, in questa che sembra una svolta banale ci sono problemi di strategia e di priorità nodali. Non tutte le industrie e non tutti i servizi che rappresentano posti di lavoro sono in grado di ripartire senza un mercato di domanda. Non tutti i mercati di domanda si innescano solo con il denaro investito nella sopravvivenza. Sarà quindi necessaria una strategia di investimento che consenta la ricostruzione dei mercati di domanda per necessità che non sono di sola sopravvivenza: in questa area le due strategie di guida A e B devono combinarsi in modo sinergico: desiderio e volontà devono trovare la disponibilità di crediti a breve e medio termine che sostituisca i naturali mercati di domanda che alimentano la macchina storica quando funziona a regime.

Vanno individuati i luoghi di massima leva occupazionale e di massima potenziale domanda a breve e medio termine. In questa area nulla può sostituire l’intelligenza di impresa dei soggetti individuali, con il rischio associato di errori e contraddizioni.

Una area che sembra delinearsi con relativa chiarezza è quella delle lacune disastrose messe in drammatica evidenza dalla crisi pandemica: materiali, accessori, impianti, dispositivi, servizi necessari in linea tattica, in linea strategica, in linea di continuità periodica di breve o medio termine.

Sui tempi medio, lunghi ripartiranno le grandi attività di struttura industriale di base: minerario estrattivo, chimica, siderurgia, e poi metalmeccanica, manifatturiero, tessile, confezioni. Queste attività potranno essere anticipate con investimenti ad hoc capaci di innescare le opportune sacche di domanda. Molte sono in grado di autofinanziarsi e quindi di decidere in modo autonomo come e quando ripartire. Ammesso che si siano mai completamente fermate.

La cosa interessante della “chiusura” provocata dal virus è che ha rivelato una serie di “inutilità”, di accessori, dispositivi, attività delle quali si può fare a meno, o che si possono fare in modo affatto diverso. Ha illuminato una serie di aree a foite contenuto di potenziale innovazione. In questa macro-griglia ci sono molte opportunità di rinnovamento dell’esistente e di innovazione radicale, per recuperare quella che qualcuno ha chiamato una “nuova normalità”.

Muoversi, insegnare, studiare e lavorare, divertirsi…vivere nella nuova normalità vedrà molti cambiamenti di abitudini, comportamenti. 

Un’area del tutto nuova (e pericolosa) saranno le misure per garantire la sicurezza sanitaria individuale e sociale in una società esposta al pericolo di fenomeni pandemici. Una garanzia che dovrebbe essere gestita senza comportare un controllo rigido della vita individuale: c’è il pericolo di drastiche limitazioni alla libertà dei singoli e dei gruppi con un conseguente impoverimento della qualità della vita e della cultura esistenziale (come non pensare a Brave New World di Aldous Huxley?). La regola fondamentale è che ognuno dovrà essere in grado di garantire tutti gli altri di non costituire un pericolo. Quindi certificazione individuale continuamente aggiornata e verificabile in modo sicuro semplice e non invasivo. Ognuno avrà la sua piastrina elettronica al polso che dovrà essere aggiornata in modo pressocchè automatico e continuo.

Quali limiti sulla libertà individuale? Quali pericoli di controllo da parte di un supergrandefratello orwelliano?

Saranno tempi interessanti.

lorenzo matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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