La raccolta di 8 anni di commenti sul mio blog

Sto raccogliendo i miei pensierini dal 2012 ad oggi e li pubblicherò su un website con indici vari per facilitare la consultazione. Questa è la breve prefazione che sto preparando. Saluti cordiali, Lorenzo Matteoli

Ecco la prefazione:

Ho raccolto in un unico testo html tutti i “pensierini” da Scarborough dal 2012 ad oggi. Alcuni sono ancora attuali e interessanti altri, più legati alla specifica congiuntura, valgono come memoria. La lettura, anche disordinata, della raccolta consente di percepire un significato dell’esercizio molto diverso da quello che si può ricavare dalla lettura dei singoli commenti.  Il tutto è diverso e più significativo della somma dei singoli pezzi.

Quattro sono le critiche fondamentali che ho ripetutamente espresso dalle quali derivare la linea propositiva:

  1. Il vuoto culturale
  2. La mancanza di visione sistemica
  3. Il deserto di competenza
  4. L’assenza di progetto  

Il vuoto culturale

Elemento critico ricorrente nei miei “pensierini” da Scarborough è il deserto culturale che caratterizza il personale politico del governo giallo/verde (Conte 1) e dell’attuale governo Giallo/Rosso (Conte 2).

Non ha senso pretendere da un (non) partito come il Movimento5Stelle una “cultura di governo”: non la può avere come entità politica nuova nel teatro parlamentare e non la si può pretendere. Ma è invece giusto chiedere ai suoi rappresentanti un dignitoso livello culturale e di competenza. Dove con questi termini si indica un livello di cultura generale (storia, geografia, economia, ambiente, giuridico-legale, geo-politica internazionale …) che li metta in grado di orientarsi nella complessità del mondo attuale. Nessuno dei personaggi del M5S al governo e in Parlamento supera questo esame. Quello che è peggio è che invece di riconoscere la loro lacuna, se ne vantano come di caratteristica qualificante: “… siamo liberi dal paradigma castrante della conformità culturale corrente, possiamo pensare fuori dagli schemi storici riduttivi del sapere omologo/conforme…” una posizione che può essere credibilmente assunta, e non lo è, da chi dispone di strumentazione culturale e di competenza di eccellenza e incontestabilmente superiore al livello corrente, ma che è penosamente ridicola quando viene assunta e dichiarata da personaggi che, a malapena, dispongono delle conoscenze acquisite nella scuola media italiana. Ma più che altro è pericolosa se associata a effettive responsabilità di governo della cosa pubblica.

Incolti, senza competenze professionali né di altro genere (pratica artigiana, mestiere, pratica gestionale …) operano e decidono sulla base di slogan puerili, che ricordano vagamente la cultura sessantottara deteriore (Marcuse non digerito), e con quel livello provocano disastri e bloccano decisioni politiche, legislative, gestionali vitali. O ne assumono di sciagurate. Oppure, senza decidere nulla, per sciocche battute demagogiche, provocano catastrofi finanziarie del costo di miliardi di Euro (“L’euro è un crimine contro l’umanità. Prima salta l’euro, prima posso riprendere la battaglia per l’indipendenza.“ Matteo Salvini, ANSA  15 Dicembre 2013)

Classici esempi: no-euro, no-vax, no-tav, flat tax, no Mes, no recovery fund, …

Associato a questo atteggiamento quello immediatamente conseguente che definirei della volatilità/fragilità, cioè della disinvoltura e leggerezza con la quale cambiano opinioni e posizioni (politiche, economiche, gestionali, giuridiche…), e della polverizzazione delle posizioni all’interno del loro gruppo. Caratteristica che li rende assolutamente inaffidabili come entità di governo responsabile di strategie politiche e gestionali di medio lungo termine. Tipica di questa linea comportamentale la condotta dei loro c.d. leader, Di Maio, Di Battista… che galleggiano sui sondaggi di opinione, sulla demagogia congiunturale, sul giorno per giorno. Una produzione di pensiero politico condotta da Facebook, Twitter e dall’ultima qualunque di cronaca che sembra garantire qualche migliaio di voti di pura demagogia.

Di fronte al M5S, e alla sua puerilità culturale, si trova il Partito Democratico. Erede di una secolare tradizione politica e di mezzo secolo di esperienza al governo che però, dopo la sua lunga crisi identitaria (iniziata con il crollo del muro di Berlino, il nove novembre   1989), non riesce oggi a sintetizzare in una linea politica chiara, leggibile, operabile. Sostenuta da tutto il Partito. Incapace di riconoscere i molti errori del passato e di superarli, incapace di riqualificarsi come moderno partito socialdemocratico, incapace di identificare e definire il “luogo” attuale di un partito progressista di sinistra in Italia e in Europa, il PD “galleggia” su una minestra ideologica confusa, ineffabile e inespressa, diviso in decine di parrocchiette, sette, e conventi senza un vero autorevole riferimento culturale, politico, sociale, economico. Insegue ora la demagogia peggiore dei 5Stelle, ora qualche vecchia visione storica del PCI, ora qualche nuova coraggiosa posizione liberal/socialdemocratica. Questa immediatamente aggredita dai vari fondamentalismi interni o, peggio, dalle varie gelosie dei vecchi inossidabili dinosauri (uno solo a dire il vero Massimo Dalema).

Una minestra composita che non consente effettiva operatività politica in un momento che invece richiederebbe vigore e innovazione ideologica per subentrare al fallimento del capitalismo da rapina da una parte e del comunismo reale dall’altra.

Il “capitalismo decente”, capace di rimediare alla catastrofe della diseguaglianza generata da 30 anni di capitalismo da rapina e di brutalità del comunismo reale, sta ancora aspettando una leadership politica e gestionale, un interprete attuale.

Aspettando un Godot in tragico ritardo, ma chiarissimo nella sua identità politica, economica, sociale. Gualtieri ci prova, Renzi ci prova, Conte ci prova, ma al momento nessuno dei tre sembra avere le carte in regola e in particolare la carta della popolarità e della connessione con il pubblico italiano. Pubblico che guarda e aspetta rifugiandosi nel disinteresse e nell’assenza di fronte a messaggi confusi e incerti. Quando non si lascia attirare dalle sirene della destra, che non è mai stata così squallida come nella versione proposta dalla Lega di Matteo Salvini: demagogia, razzismo esplicito, antisemitismo, arroganza (datemi i pieni poteri), nostalgie totalitarie, adiacenze ideologiche vergognose (Casa Pound), volgarità e qualunquismo. Per non parlare del pericoloso e suicida rifiuto dell’Europa. Emblema quest’ultimo dell’inadeguatezza culturale del capitano travestito da poliziotto.

La mancanza di visione sistemica

Associata alla continua protesta e agli attacchi all’incultura e alla volgarità leghista nei commenti da Scarborough c’è una domanda seria: come ha fatto l’Italia, che ha votato DC e PCI per mezzo secolo, a votare Lega e 5Stelle.  Sapere perché e come è successo  è utile per cercare una via di uscita dalla palude.

La corruzione? Mani Pulite? L’evasione fiscale? L’ineguaglianza economica? La volgarità di Berlusconi? Il conflitto di interessi? La mafia? Falcone e Borsellino? L’Europa incompiuta e astratta? I migranti? I barconi e i barchini? La schifezza delle decisioni Alitalia? Delle Concessioni Autostradali? Delle decisioni ILVA?

Tutti i problemi della connivenza politica emi-secolare DC/PCI e della confusione decisionale conseguente, oppure, più profondi e radicati, i problemi connessi con una lunga storia di incapacità congenita della cultura politica italiana di vivere nel rispetto dell’istituto della democrazia? Forse una confezione sintetica dei motivi del fallimento è la hybris del potere che ha connotato i 50 e + anni di regime DC/PCI: senza verifica, senza opposizione effettiva, il regime si esprimeva nella occupazione e nella gestione di tutti gli spazi disponibili nel sistema: scuola, università, magistratura, media, sindacati, banche, parastato, cultura, arte, spettacolo. Il pensiero unico.

L’hic et nunc, era l’unica occupazione: niente visione del futuro, niente sistema di obbiettivi, niente progetto. Il sonno della ragione. È poi diventato hic et nunc… forever. 

Ma il mondo cambia continuamente e la filosofia di governo della complessità sistemica del Pianeta esige continuo aggiornamento, continua elaborazione, continua proposta. Se questa continuità viene a mancare subentra il vuoto di pensiero e il vuoto culturale. Alla fine l’immobilità gestionale. Mentre gli intelligentissimi argomentano su sé stessi o dormono chi non dorme ne approfitta, cresce la forbice fra gli have e gli havenot,affonda nel barocco la burocrazia, cresce la corruzione sistemica, cresce il disagio, cresce l’insofferenza che diventa incazzatura. Il brodo dove coagula il populismo, que vayan todos, le sue ricette demagogiche e la pericolosa adiacenza a filosofie totalitarie (la puerile richiesta dei pieni poteri per far funzionare le cose).

Il vuoto culturale è la matrice fondante dell’incapacità di leggere e interpretare il contesto geopolitico ai diversi livelli sistemici: Italia, Europa, Pianeta. Contesto che rappresenta il mare, tormentato e pericoloso, nel quale un governo deve navigare per raggiungere i suoi obbiettivi di breve, medio e lungo termine.

La condizione prima per raggiungere obbiettivi e scopi è che questi siano chiari, definiti, proposti e partecipati.

La seconda condizione è che per raggiungerli e realizzarli siano definiti percorsi programmatici, strumenti, metodi, tempi e fasi. 

La terza condizione, che si aggancia circolarmente alla prima, è che sia definita e scelta una linea ideologica in base alla quale formulare obbiettivi, programmi e strumenti.

La gente vuole sapere dove si vuole arrivare, come ci si vuole arrivare e con quali condizioni ideologiche. Nella chiarezza di obbiettivi e programmi si fonda la partecipazione e il consenso della gente. Nella confusione, nell’opacità e nell’ambiguità nascono disinteresse, qualunquismo, disaffezione, resistenza, rifiuto e opposizione.


Ma chi non sa leggere la storia, il contesto, la complessità sistemica non ha interesse per gli “obbiettivi”, si occupa solo della demagogia a scadenza immediata: basta eurobasta Europabasta immigrati, (è finita la pacchia), flat tax, chopper money, sicurezza manganellara… La filosofia di governo del populismo è sostanzialmente una filosofia reazionaria, gretta, assoluta (…non sei d’accordo? Fatti eleggere …).

Gli obbiettivi di medio lungo termine impongono condizioni a scadenza immediata e non sono difficili da definire: eguali opportunità, sostenibilità ambientale, istruzione pubblica qualificata, sicurezza, rispetto degli individui, rispetto degli istituti, carico fiscale giusto e proporzionale, sicurezza sociale, sanità pubblica, infrastrutture private o pubbliche ma efficaci (energia, comunicazioni, trasporti, acqua, rifiuti) …burocrazia efficiente, trasparenza, responsabilità (accountability), e specialmente competenza.

Sono gli obbiettivi che qualsiasi partito dichiara, da destra e da sinistra.

Quello che cambia sono i programmi, gli strumenti e le prioritàLa cultura di governo. La competenza di chi propone.

Non si tratta di utopie impossibili. Sono obbiettivi possibili, con programmi fattibili, con strumenti economici che non impongono carico fiscale intollerabile. Lo dimostrano i paesi scandinavi, l’Australia, il Canada e la Nuova Zelanda. Richiedono governi competenti, efficienti, non corrotti, senza privilegi per classi o minoranze di qualunque genere. Pragmatismo e buon senso. Zero demagogia. 

Tattiche amministrative e strategie economiche non sempre popolari, sacrifici a breve, vantaggi a lungo termine. Il bene comune comporta vantaggi e sacrifici comuni.

Il deserto di competenza

La guida di un sistema-paese di decine di milioni di abitanti su programmi che rendano possibile il raggiungimento degli obbiettivi sinteticamente elencati richiede visione sistemica, strategica e tattica, competenza in tutte le discipline, volontà e partecipazione politica del sociale, degli individui, delle comunità ai vari livelli, dell’apparato industriale produttivo e del terziario dei servizi.

Sono necessarie autorevolezza, credibilità, chiarezza nella comunicazione, umiltà e, soprattutto, sapere e competenza.

Il disprezzo per la competenza, a tutti i livelli e in tutti i campi, che è diventato la marca dell’attuale classe politica, lascia poche speranze per un rapido svolgimento delle cose italiane nel senso descritto.

La tragedia italiana attuale è il degrado della scuola e della università iniziato nel 1968 e diventato sempre più grave nei successivi 50 anni.

La scuola e l’università italiana producono vertici di eccellenza di livello mondiale (lo 0,1% degli autodidatti), ma la massa dei diplomati e laureati è molto sotto la mediocrità. I vertici in genere emigrano, la massa rimane.

Il recupero della meritocrazia disprezzata e distrutta dall’ideologia della pseudo sinistra post-68 è difficilissimo nel sistema della Pubblica Istruzione dominato dai rappresentanti e dal successivo prodotto di quella ideologia, che non può fare altro che riprodurre sé stessa. La configurazione politica capace di affrontarla e smantellarla non è oggi prevedibile. 
Questa banale realtà è una solida evidenza e la sua semplice evocazione è pericolosa.

L’assenza di progetto

Senza visione senza competenza non c’è progetto. Non solo manca la funzione progettuale: manca anche la capacità e la cultura necessaria a riconoscerne e ad ammetterne la necessità, quindi ad esserne committenza. Una società civile senza progetto, senza telos, è come un dinosauro cieco, affamato. Si muove in modo scomposto, violento e catastrofico, distruggendo le stesse risorse che lo dovrebbero salvare.

Quando in circostanze accidentali e fortuite vien proposto un progetto si scatenano mille opposizioni strumentali, congiunturali, settarie. Tutte solo interessate a ricattare l’operazione per ottenerne una specifica garanzia, oppure a procurare ai loro latori un momento di visibilità.

Un drammatico esempio: le attuali proposte (2020-06-15) quella del Presidente del Consiglio dei Ministri Conte e quello della Commissione Vittorio Colao per il rilancio dell’economia italiana post COVID19. Non sono ancora di dominio pubblico e sono già attaccate da un fuoco di sbarramento da parte di partiti, enti, associazioni, singoli parlamentari e membri del governo. Ognuno con la sua agenda personale.

Per le competenze che hanno predisposto i due programmi è molto probabile che i progetti siano tutti e due qualificati, ma questo non li ha salvati dal fuoco di sbarramento aggressivo. Molti attacchi si basano solo su riserve procedurali e di forma.

Per evitare che questi progetti diventino patetici libri dei sogni dovrebbero essere supportati da una compatta maggioranza politica e di opinione pubblica e così non è.

L’occasione era troppo bella per non agguantare un attimo di visibilità con l’aggressione e ne hanno approfittato tutti i cespugli del bosco politico italiano.

Ci salverà l’Europa?  L’Europa chiede progetti esecutivi dettagliati e impegni precisi dei governi, per dare accesso ai suoi finanziamenti (con grosse quote a fondo perduto). 

Quale affidabile impegno può dare il governo italiano quando il Movimento 5Stelle di maggioranza relativa al governo è dilaniato da lotte intestine fra capi, centurioni, sette e bande corsare, e quando il Partito Democratico, secondo partito della coalizione governativa, è bloccato dalla viscosità della inarrestabile e insidiosa dialettica interna.

Conclusione

Le prossime elezioni non risolveranno la situazione e molto probabilmente porranno il Paese in una situazione ancora peggiore. Una destra ignorante e pericolosa al governo, populismo e demagogia porteranno al disastro economico, tensioni con l’Europa, possibile default italiano, anni di miseria fuori dall’Euro, l’Italia ridotta a colonia dei creditori internazionali.

Di fronte alla vastità dello squallore poche proposte sono credibili.
Forse l’unica possibilità è una iniziativa del Presidente della Repubblica Mattarella, che sulla base della Costituzione, istituisca il previsto Comitato per la gestione delle emergenze e prenda in mano la situazione.
L’altra Italia dovrà mobilitarsi per promuovere la formazione di una cultura progressista “liberal” in grado di prosciugare la palude populista e ripristinare una dialettica politica civile nel Paese.
In quel nuovo contesto dovrà svolgersi una stagione di radicali riforme: scuola, giustizia, banche, sicurezza, informazione…10…15 anni a venire.

Il problema è se la generazione degli attuali 30-50enni sarà capace di esprimere una classe dirigente in grado di affrontare questa impresa.

Non vorrei che i miei lettori mi pensassero così ingenuo.
Questa proposta è chiaramente senza futuro: non verrà mai tollerata dal caranvanserraglio di ignoranti puerili e arroganti che Conte non controlla. La patetica, irresponsabile, criminale farsa della attuale minestra di governo è in effetti la garanzia che alle prossime elezioni Salvini e la destra vinceranno a mani basse e da lì in poi sarà solo tragedia.

Uscita dall’Euro pilotata dal trio Savona/Borghi/Bagnai, default italiano, vendita infrastrutture, colonizzazione dell’Italia, collasso sanitario, collasso dei servizi, città invivibili, disoccupazione, miseria…criminalità  fuori controllo

“I pieni poteri a Salvini”, che, travestito da Generale di Corpo d’Armata….farà funzionare le cose.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a La raccolta di 8 anni di commenti sul mio blog

  1. Alba Chiavassa ha detto:

    Prefazione……breve!!!!ciao

    Inviato da iPhone

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