Cesare Romiti: un coccodrillo diverso

L’articolo di Ezio Mauro per la morte di Cesare Romiti, che sembra, a un lettore distratto, un agiografico coccodrillo per il capo della più importante industria italiana: “l’uomo forte della FIAT fra la famiglia Agnelli e il potere di Cuccia”, letto con attenzione, è una dura condanna e riduce il soggetto alla sua vera, modesta dimensione di prepotente cialtrone. 

Un personaggio imbarazzante, di quelli bene interpretati da Alberto Sordi, cresciuto fuori dalla sua giusta misura. Non per i suoi meriti, ma per la banale modestia culturale del contesto aziendale e della famiglia, più calcistica che di grande impresa: Luciano Moggi il riferimento forse più giusto. Per definire la dimensione culturale di Gianni Agnelli basta ricordare i milioni di Euro trafugati in Svizzera, come un ricco bottegaio di barriera. Il resto, principe e grande viveur, è tutto in quella scala. Come lo giudicò Luigi Einaudi: per il nome che porta Lei si dovrebbe vergognare.

Romiti esce dall’articolo di Ezio Mauro come un boss arrogante, assolutamente incompetente sui problemi dell’azienda, corruttore, manipolatore e sobillatore a suo uso di faide fra le varie cordate di manager interni, calunniatore e falsificatore, faide alle quali dedicava tutto il suo tempo invece di occuparsi della strategia aziendale che lasciava a soggetti minori (Cesare Annibaldi e Carlo Callieri) più capaci di lui ma comunque non all’altezza e senza specifica responsabilità o delega.

Sotto la sua gestione la FIAT rischia varie volte la bancarotta, salvata dai ricatti aziendali ai vari governi con rottamazioni di favore, finanziamenti libici squalificanti e pericolosi, gestione ricattuale, iugulatoria dei fornitori e del sistema di credito italiano. Il tutto elevato a metodo amministrativo gestionale: si trattava di volgare racket svolto con metodi quasi mafiosi. Spesso del tutto mafiosi. Protetto dall’arroganza di Romiti, dalla silenziosa connivente subalternità della stampa di servizio, e dalla paura dei quadri dirigenti, sempre tenuti sotto schiaffo dalle faide strumentali fra le cordate Gianni e Umberto. Gianni Agnelli, pigro, debole e disinteressato, principe vuoto, non interviene e subisce, un classico torinese, la sistematica ingiuria del cafone romano che gli viene imposto da Cuccia, e non solo da Cuccia.

Se la Fiat avesse avuto un vero, capace manager in quei venti anni invece di un arrogante pasticcione incompetente, avrebbe potuto crescere alla dimensione di polo industriale mondiale invece di rimanere Fix IAgain Toni come è rimasta con tecnologie obsolete, logistica interna affannosa, schemi gestionali provinciali ereditati dal Senatore Giovanni e da Vittorio Valletta, rating qualitativi da sottosviluppo.

Una sola “perla” Romitiana: sullo Stadio delle Alpi fece scrivere al suo biografo (G.P. Pansa) “ordinai ai miei di uscire dalla gara quando seppi che i membri della commissione giudicatrice erano stati tutti pagati”. Per la storia l’unico commissario pagato fu l’Assessore all’Urbanistica PSDI Ricciotti-Lerro, pagato 50 milioni di vecchie lire dalla Fiat di Romiti. Regolarmente denunciato e processato …fu assolto perché alla fine, pur essendo stato pagato dai centurioni di Romiti non votò per il progetto Fiat Engineering. Ovvero non commise il fatto. Saggiamente. Sempre per la precisione dei fatti la Fiat Engineering non uscì dalla gara: venne scartata per la scorrettezza (voluta) della proposta: non presentazione del programma economico finanziario richiesto per legge e dal bando. (vedi la storia completa alla voce “bastino” su “matteoli.iinet.net.au/html/Articles/Diziostadio3.html“) non poteva farlo per motivi di precedente corruzione. Romiti era corruttore sistematico come le successive sue vicende con “mani pulite” confermarono: era la sua natura, la sua cultura, il suo modus operandi, di prepotente cialtrone. “Comando non leadership“, come scrive Ezio Mauro. Fuori dall’eufemismo: arroganza incompetente. Spesso anche stupida per la caratterialità del soggetto.

E’ incredibile come per oltre venti anni una intera classe dirigente FIAT e la stessa famiglia Agnelli sua stata azzerata, intimidita, ridotta a totale subalternità da un arrogante, ignorante caporale. Romiti aveva capito che bastava la tracotanza e la usava in modo volgare e grossolano. Gli altri credevano che dietro il comando ci fosse competenza: c’era il vuoto. Tranciava giudizi e dava ordini a cazzo di cane e gli altri subivano, primo fra tutti il principe vuoto Gianni. Un tragico esempio di come l’archetipo torinese possa essere massacrato da un ignorante cafone.

Ancora oggi nei vari coccodrilli Torino subisce la maledizione di Romiti…postuma, nessuno si azzarda a dire la verità. Le grandi “penne” de La Stampa tacciono o scrivono pezzetti servili, anche se sanno benissimo come stavano le cose.

Il coccodrillo di Ezio Mauro, magistrale, ha il difetto di richiedere un lettore molto attento al “sottinteso.

Se nel 1974 (mezzo secolo fa) ci fosse stato un vero manager alla Fiat del calibro di Marchionne e non l’arrogante cafone incompetente romano la Fiat sarebbe oggi una potenza industriale mondiale e non una media piccola industria del settore auto sempre ai margini del mercato. E’ mancata la visione nella famiglia Agnelli, il principe vuoto troppo attento a se stesso e alle sue piccole manie, debole e subalterno ha sempre scelto manager di secondo ordine e qualcuno anche furbetto (Debenedetti).

Marchionne l’eccezione, troppo tardi.

Il disastro amministrativo gestionale di Romiti, profondo, terminale, non venne risarcito da Marchionne, che comunque non ebbe il tempo per farlo. Il sistema industriale italiano sta ancora pagando la catastrofe Fiat di Romiti.

Per concludere in chiarezza: solo un altro arrogante cialtrone.

Si capisce bene se si legge l’articolo di Ezio Mauro con la dovuta attenzione agli eufemismi.

Lorenzo Matteoli

PS non sono mai andato d’accordo con Novelli, ma in questa occasione è l’unico che ha scritto (grazie a Il Manifesto) cose dignitose senza l’ipocrita adulazione che ha sconciato la stampa quotidiana conforme.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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