IL PROBLEMA

Il problema di chi commenta e segue la politica è capire cosa sta succedendo. Ascoltare i segnali scomposti, le urla e i sussurri, leggere la cronaca sui giornali talvolta chiara e precisa, spesso fumosa e oscura, interrogare i tassisti, ricordare la Storia  e cercare la “sintesi” attuale.

In questo momento complicato, non solo in Italia, il problema è ancora più difficile perché il campo dei protagonisti, di quelli che hanno la responsabilità di decidere “dove si va”, è nel marasma totale: anche i c.d. leader “brancolano” cercando la formula magica che risolva il problema e porti milioni di voti. Dove, in genere, le formule che portano milioni di voti i problemi non solo non li risolvono ma li fanno diventare catastrofici.

Ed ecco il panorama del “teatrino”, come lo vedo io, dove i termini sinistra, centro e destra sono “di comodo” perché da tempo svuotati, dalla realtà delle cose in atto, di un comprensibile significato ideologico. Di comodo, ma sempre comunque utili in mancanza di categorie nuove, più corrette e attuali.

Nella sinistra-sinistra troviamo Liberi ed Uguali (LeU) (gruppo parlamentare) con Dalema e i suoi amici Bersani e Grasso. Partiti nel 2017 come  Articolo Uno, Possibile, Sinistra Italiana, sciolti nel 2019 e sostituiti da La Sinistra  ed Europa Verde.

Si tratta di un magnifico esempio della malattia cronica della soi disant sinistra italiana nella quale ogni leaderino frustrato (i.e. Civati)  e ogni leaderone decotto (Dalema, Bersani) deve formare il suo gruppettino, partitino, movimentino nel quale esercitare la funzione e il ruolo di “capo” di quattro altri pellegrini disposti a subire le sue angherie e i suoi capricci.

Un’area da sempre irrilevante, con poche eccezioni, originata dalla terza scissione cossuttiana del PCI:  Rifondazione Comunista (1995). La prima fu quella di Livorno quando  dal Partito Socialista uscì la fazione che divenne poi il PCI (21 Gennaio 1921) e la seconda fu quella del Manifesto (24 Novembre 1969 radiazione di Natoli, Pintor, Rossanda.[1] Molte non sono conosciute.

Si tratta in genere di una minestra ideologica minore alimentata dalla gelosia, ripicca, presunzione, incazzatura dei tagliati fuori. La vita media dei gruppettini è di 9-12 mesi circa dopo di che finiscono nel nulla e i loro 4 pellegrini vengono riassorbiti senza rumore dal metabolismo del sistema. A parte le occasionali interviste “di colore”, “non contano nulla”, nemmeno come indicatori di “tendenza” perché producono sempre “in seconda o terza battuta”.

Spostandosi verso il centro della geografia di comodo troviamo “quello che resta del PCI” che oggi si chiama PD Partito Democratico.  La caratteristica fondamentale del PD è che rappresenta al 20% quello che la minestra dei gruppettini rappresenta al 2,5%. 

Il PD continua la tradizione del “dopo Bologna” ovvero la eterna ricerca di una identità: sappiamo di rappresentare qualcosa, ma non sappiamo esattamente cosa. Su questa scivolosa piattaforma si scatena la dialettica interna che si esprime in genere nel tentativo continuo di far fuori il segretario del momento. La condizione è tale per cui il PD non riesce mai ad esprimere una “linea” perché chiunque proponga una “linea” viene immediatamente impallinato dalla frastagliata fronda interna. La “vocazione maggioritaria” della quale vuole titolo è una vocazione polverosa, dal messaggio illeggibile anche agli elettori graniticamente fedeli (fisiologicamente mai meno del 20% dell’elettorato italiano). A qualunque costo.

Molti pensano che quando il PD riuscirà a risolvere la crisi permanente interna le cose potranno andare meglio in Italia. Peccato che questa responsabile sensazione sia totalmente esterna al PD, nel quale il privilegio è per la bagarre continua rispetto alla responsabilità del mandato elettorale.

Continuando l’analisi verso il centro troviamo il Partito Radicale. Un partito con una storia gloriosa che Emma Bonino rappresenta bene con la sua storia personale, di passione, coerente e lineare. Il messaggio socialdemocratico, “liberal“, sempre chiaro e spesso scomodo, richiede una maturità che l’elettorato italiano non ha. Marco Pannella cercava di risolvere  il “gap” di comunicazione con le sue manifestazioni di “politica da marciapiede”, ma  senza la sua interpretazione quella linea è impraticabile e i tempi sono cambiati.

La scarsa maturità dell’elettorato è il problema di tutti i partiti “seri” e andrebbe affrontato da responsabilità centrali nel sistema dei “media” dominato purtroppo dagli indici di ascolto che dettano le entrate pubblicitarie e che impongono sputtanamento demagogico.

Nella stessa area del Partito Radicale si trovano i resti del Partito Socialista Italiano che fatica a uscire dal marchio di infamia stampato nella sua storia da “mani pulite”. Un prezzo caro pagato per quella campagna. Va recuperata la funzione di guida attiva e critica dei partiti che oggi sono appiattiti su una linea “follower” dequalificata e umiliante. Cercano di capire quello che pensano gli elettori invece di elaborare quello che gli elettori dovrebbero pensare. 

Si passa poi al centro dove troviamo di nuovo pezzi del PD (cfr) con Italia Viva il partitino-ino di Renzi, che non si sa ancora cosa sia, per ora solo uno strumento di manovra tattica personale per Matteo Renzi che sta ancora pagando (e forse non finirà mai di pagare) gli errori con i quali ha distrutto la sua potenziale carriera.

Da qui in poi si aprono le praterie della destra: in estinzione quella di Berlusconi (Forza Italia), in crisi quella della Lega di Salvini/Giorgetti, in crescita quella di Meloni (FdI).

A destra di questa destra c’è solo una palude semi criminale di picchiatori razzisti nostalgici di storie delle quali ogni cultura civile si vergogna. Preoccupante la loro presenza, non solo di frangia, nella Lega implicitamente tollerata se non incoraggiata dai comportamenti di squallida connivenza di Salvini. Più intelligente la Meloni che protegge il suo partito dal tristo inquinamento.

I 5Stelle non compaiono in questa analisi perché in realtà si collocano in modo disperso su tutto l’arco ideologico dalla sinistra demagogica al revanscismo fascista: forse si estingueranno prima di riuscire a capire cosa sono evitando l’attuale scelta qualunquista. La loro unica vera qualità: l’incompetenza arrogante.

I chiarimenti possibili in questo quadro sono i seguenti:

  1. Estinzione di Forza Italia (sei mesi)
  2. Estinzione dei 5Stelle (da tre a 8 mesi)
  3. Chiarimento nel PD (??)
  4. Estinzione della fase Salviniana della Lega (da sei a 8 mesi)

Estinzione di Forza Italia: praticamente in corso con il tentativo Carfagna-Totti. Se i due riusciranno a superare i loro limiti caratteriali ci potrebbe essere una entità politica fortemente centro, priva dell’ingombrante presenza del Berlusconi e dei suoi cagnolini e fidanzate, in grado di recuperare parte della frantumazione post scissioni dei 5Stelle e della Lega. Avrà forte concorrenza nella resurrezione leghista provocata dalla discesa in campo di Giorgetti e della sua “mossa al centro”, a condizione che questa linea riesca a liberarsi del provincialismo ex padano e della stupidità salviniana, uno svolgimento difficile vista l’ottusità e la presunzione del soggetto. Ineludibile perché in una Lega “intelligente” non avrebbe spazio, per l’evidente contraddizione.

Estinzione dei 5Stelle: quando l’attuale caotica fase dei 5Stelle si sarà risolta, la linea movimentista tornerà al fisiologico 3% (Dibba) e il resto dei grillini si dividerà fra Lega di Giorgetti, PD e FdI, con una possibile forte prevalenza del PD.

Chiarimento nel PD: quando tutto l’attuale caravanserraglio maturerà alla socialdemocrazia, sarà in grado di tornare ad essere un Partito, assorbire i fuoriusciti dei 5 Stelle e riscontrare in modo credibile il titolo di “vocazione maggioritaria”. 

Estinzione della fase Salviniana della Lega: ancora oggi Salvini conferma la sua incapacità di percepire quello che gli sta accadendo sotto le chiappe. Ha dichiarato che una “mossa al centro” come quella suggerita da Giorgetti non sarebbe capita dalla base del Partito. Dichiarazione che conferma l’incapacità di Salvini di percepire le responsabilità di leadership che non sono quelle di appiattirsi sulla pancia più squallida e dequalificata dell’elettorato, ma di fornire linee strategiche, idee, proposte, capaci di aggregare senza demagogia nuove aree di consenso e di voti. Ovvero preferisce restare seduto sulla stupidità dei suoi peggiori elettori piuttosto che vedere un territorio nuovo e più evoluto di consensi. Chi si contenta gode…Non poteva essere diversamente dati i limiti culturali del soggetto.

Dobbiamo solo aspettare

C’è un fattore di incentivazione degli svolgimenti descritti: sono chiarimenti necessari per governare gestendo le centinaia di miliardi dei fondi Europei in arrivo.

Se tutto succede fra meno di un anno potremmo avere una nuova Italia. Spes ultima Dea.

Se no, andrà ancora peggio.

lorenzo matteoli


[1] «Radiati» voleva essere meno grave che «espulsi», come negli altri partiti comunisti, con l’accusa di tradimento o comunque di indegnità morale. Noi eravamo accusati di aver costituito una «frazione»; in realtà non avevamo costituito nessuna frazione, non eravamo per nulla clandestini né avevamo cercato sotterranei contatti con altri gruppi di compagni; ma avevamo fatto forse di peggio: pubblicavamo dal giugno precedente un mensile di cultura politica che al primo numero aveva venduto oltre cinquantamila copie, era diretto da Lucio Magri e da me (Rossana Rossanda), e firmato da Luigi Pintor, Vittorio Foa, Ninetta Zandegiacomi, Daniel Singer, Enrica Collotti Pischel, Edgar Snow e K.S.Karol, Michele Rago e Lucio Colletti. Ci era stato richiesto di chiuderlo o modificarne la direzione, e avevamo rifiutato. (Rossana Rossanda)

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a IL PROBLEMA

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