Cosa impariamo dalle elezioni presidenziali americane del 2020

MATTEO SALVINI/ Donald Trump

Non intendo discutere dell’assurdo meccanismo elettorale che la Costituzione Americana impone da oltre due secoli e nemmeno della liturgia aggredita dalle menzogne strumentali e puerili di Trump, della borbonica procedura di conteggio delle schede, e della confusione delle responsabilità fra Stati e Governo Federale nella gestione della liturgia elettorale.

E nemmeno della debolezza del candidato democratico scelto.

Tutti aspetti, degni di approfondimento, ma secondari rispetto al dato pauroso che emerge dalle cronache americane di questi giorni.

Voglio affrontare il vero dato di fatto mostruoso: poco meno della metà degli elettori (credo circa 69.95 milioni) americani ha votato per un candidato dal profilo criminale, laido maschilista (“una donna basta prenderla per la figa”), sistematicamente bugiardo, evasore fiscale, stupidamente irresponsabile nella tragica gestione del Covid19, socio e complice della mafia russa in operazioni finanziarie illegali.

Sapevamo da tragedie storiche note che il processo democratico può portare al potere criminali e filosofie mostruose: ce lo ha insegnato la Germania di Hitler, l’Italia di Mussolini, per citare solo due casi a noi vicini per geografia e storia.

Ma il caso di Trump e delle elezioni della più grande democrazia occidentale attuale, quand’anche venisse concluso dalla vittoria di Biden, risicata e avventurosa (umiliante quasi come una sconfitta) per il meccanismo bacato della procedura elettorale costituzionale USA, è assolutamente senza precedenti, per il numero di elettori e per la dimensione criminale del candidato che hanno votato.

È necessaria la massima attenzione sul fenomeno perché qualcosa di molto simile sta succedendo in Italia dove un partito razzista, compromesso da posizioni di apologia del fascismo dei suoi dirigenti e dei suoi sostenitori, responsabile della sparizione di fondi pubblici per decine di milioni di euro, dalla puerile competenza politica, viene votato dal 25% degli elettori. 

Dove un “movimento” senza uno straccio di manifesto programmatico, dominato da pulsioni demagogiche vergognose, sfrangiato in decine di sette personal scatenate senza pudore nella ricerca del potere clientelare minuto, viene votato dal 30% degli elettori.

Per non parlare della grottesca, patetica mania dei vari leader di sbaciucchiare pubblicamente crocifissi e rosari, e di sbavare sulle false reliquie di santi per guadagnare il voto della più squallida bigotteria cattolica.

Dobbiamo riflettere e analizzare senza riserve come mai quote significative e politicamente determinanti dell’opinione pubblica approvano, si identificano e supportano modelli così vergognosi di rappresentanza politica.

Quali sono gli elementi nel comportamento e nell’azione di questi soggetti che sono in grado di catturare l’approvazione e il voto di percentuali significative e purtroppo  determinanti della pubblica opinione?

Come mai viene apprezzato Dimaio che sbava sulle reliquie farlocche di San Gennaro? che dichiara di “avere sconfitto la povertà” con il decreto (fallimentare) del reddito di cittadinanza? Come mai viene apprezzato Salvini quando si traveste da poliziotto, carabiniere, guardia di finanza, pompiere etc.? Quando, bevendo mojitos, balla con le cubiste di Rimini allo sconcio arrangiamento dell’inno di Mameli e chiede “i pieni poteri”? Quando manda i suoi tirapiedi a Mosca a garantire la linea di politica estera Italiana in cambio di tangenti sul petrolio russo?

Per non parlare delle sciocche, irresponsabili, dichiarazioni e battute anti Euro di Salvini e Dimaio e dei loro consulenti economici, battute che sono costate decine di milioni di Euro agli italiani?

Demagogia, bugie, denaro scomparso, arroganza di potere: il paradigma di Trump negli Stati Uniti e di Salvini-Dimaio in scala minore in Italia premiato il primo da metà degli elettori americani e premiati i secondi due dal 53% degli elettori italiani.

Sono tre le componenti di questo successo pericoloso e vergognoso, eticamente e politicamente:

  1. Il vuoto delle alternative
  2. Il logoramento dell’elettorato 
  3. La proposta politica confusa

Il vuoto delle alternative

Il Partito Democratico dopo anni di pasticciate manovre nominalistiche (PC, PDS, DS, PD…), dopo una spuria associazione con i cattolici residuali della DC, senza aver mai denunciato la sua storia stalinista, arriva stanco al governo con il movimento dei 5S, a sua volta diviso in decine di parrocchiette, correnti, sette, circoli personali, privi di identità, di motivazione politica, di progetto e di programma. 

In quelle condizioni il governo PD-5S non riesce ad esprimere una “linea” con la quale affrontare uno dei momenti più difficili della nostra storia, la crisi, culturale, sociale, economica e finanziaria che oramai da dodici e più anni logora tutta l’economia occidentale. E in modo più critico l’Italia. Il PD naviga a vista, indeciso e incerto, rintronato dalle contraddizioni interne, ma comunque ancora capace di raccogliere il 20-22% degli elettori: uno zoccolo veramente solido di fedelissimi frustrati che ancora spera in una società più giusta e solidale, nel superamento liberal del capitalismo finanziario, ineguale, da rapina.

Dopo l’irresponsabile massacro della socialdemocrazia eseguito dalla magistratura poliziesca degli anni ’70…il vuoto di proposta. Si dica cosa è stata l’essenza di “mani pulite” superando l’ipocrisia della soi disant sinistra.  Il sonno della ragione. Il moralismo più squallido elevato a formula giustizialista. Senza distinguere: il sistema dei partiti è stato azzerato, ma la corruzione patologica è ancora fiorente.

Nel vuoto sguazza il qualunquismo puerile (né destra né sinistra) dei Dimaio,  Dibattista, il nulla concettuale di Crimi, Lezzi, Casaleggio et al. Più pericolosamente dilaga la destra criptofascista, picchiatrice della Lega.

Il problema dei migranti, che sarà probabilmente emi-secolare, viene affrontato con visione e atteggiamenti di emergenza settimanale. I disgraziati sopravvissuti al Canale di Siciulia, ai quali viene vietato di lavorare, sono forzosamente collocati in condomini sequestrati, insieme a chi paga con i risparmi di una vita la “casa” sognata da generazioni. Tutte le misure di assistenza embrionalmente impostate dai deboli governi Monti, Letta, Renzi, vengono azzerate scaraventando sulle strade e nelle piazze delle provincie italiane decine di migliaia di migranti disoccupati e obbligati alla piccola criminalità urbana, droga, prostituzione, lavoro nero da schiavi agricoli del caporalato mafioso. 

Con incredibile successo, una potenziale soluzione del catastrofico problema del calo demografico italiano viene trasformata in tragico immane problema. Provocando nella gente rabbia, frustrazione, razzismo, odio. Il fertile humus per l’affermarsi di futuri orribili svolgimenti.

Ci volevano visione di lungo termine, formazione, educazione, assistenza, comprensione, investimenti culturali e sociali adeguati per gestire con autorevolezza selezione, rimpatri, giusto controllo sociale.

Si è risposto con segregazione, razzismo, esclusione, isolamento, astio quando non esplicito odio sociale: la ricetta di Salvini che tanto piace alla cultura della frustrazione.

 La cosa peggiore: si è cassata nella pubblica opinione la capacità di concepire alternative meno grossolane e obbrobriose di quelle proposte da Salvini. Al punto che oggi molte persone, civili e per bene ti chiedono “che alternativa c’è?”.

Se si vede Salvini per quello che è, un trumpettino provinciale patetico italiano, razzista, adiacente ai picchiatori fascisti antisemiti di Casa Pound, con suoi tirapiedi che cercano mance russe, goffo nei suoi travestimenti da pompiere, ridicolo quando non risponde alle domande sui 49 milioni spariti (credendo di essere furbo), penoso lecchino quando sbaciucchia cristi in croce e rosari… di alternative ce ne sono centinaia. [1]

Con soggetti del calibro di Dimaio e Salvini l’opposizione non dovrebbe avere problemi ad argomentare una linea di radicale azzeramento: invece balbetta, cincischia, abbozza. 

Il vuoto di alternative.

Qualcuno ha dormito al volante negli ultimi trenta anni al governo, sguazzando nell’autocompiacimento di una finta sinistra progressista. 

Come sono intelligente io che capisco quanto sei intelligente tu…

E il Paese gli cambiava sotto il culo. Tutti intenti a distruggere Berlusconi e le sue gnocche mentre il Paese coltivava Dimaio e Salvini.

La differenza fra capire la storia e leggere la cronaca.

Il logoramento dell’elettorato

Nella confusione del mare politico internazionale, nella catastrofe finanziaria del 2008, nella crisi dell’export italiano, unica fondamentale risorsa del Paese, la gente si aspetta dal Governo una guida competente, autorevole, riconosciuta in sede internazionale. Misure tattiche e strategiche efficaci sul breve e lungo termine.

Si è avuto il vuoto di proposta. Dialettica con i sindacati sorda, controllo sull’arroganza avida del banchieri zero, nessun intervento sull’abbuffata di derivati/furto  USA (pagheremo caro pagheremo tutto). Il Paese alla completa deriva di qualunque prepotenza nazionale e internazionale. Presenza nelle sedi internazionali Europee e mondiali assolutamente subalterna, demandata a funzionari privi di direttive, obbiettivi, strategie.

L’opinione pubblica e di impresa assiste sbigottita, mentre i capitali esteri saccheggiano il nostro parco industriale più qualificato portandosi via, mercati, know-how, tecnologie, sapere scientifico e competenze gestionali.

Sulla distanza scoramento e frustrazione. Nel vuoto di autorevolezza e competenza anche il più arrogante incapace che bercia la qualunque sembra “uno che fa”. Mentre è ”uno che distrugge”.

Questo è successo. Questo ha avuto il momento più alto nello sculettamento “tette e culi” al Papeete di Rimini con la richiesta dei pieni poteri (inesistenti anche concettualmente nell’ordinamento italiano). Una richiesta dettata dall’esaltazione grossolana di un personaggio che concepisce la democrazia istituzionale con la cultura di un boss di bassifondi.

Di qui la stanchezza della pubblica opinione dove la parte più debole e disponibile ha seguito lo sproloquio del “capitano” non riuscendo a vederne il buffone, la parte più saggia e competente si è ritirata su un ipotetico Aventino.

Ecco una chiave di lettura dell’incredibile seguito leghista: l’elettorato ha confuso arroganza per “leadership”, ciance superficiali e simpliste da Bar Sport per “competenza”, prepotenza per “decisione”, vuoto presenzialismo per “presenza”, goffi travestimenti per “partecipazione”.

Ecco la stanchezza e il logoramento dell’elettorato. La seconda chiave di lettura dell’attuale successo, eticamente e politicamente, obbrobrioso di Trump/Salvini.

La proposta politica confusa

La terza chiave di lettura, in parte già evocata nelle due precedenti, è la confusa proposta politica, se non inesistente. Su nessuno dei solidi problemi italiani: giustizia, educazione/ricerca, politica industriale, debito pubblico, dissesto idrogeologico, gli ultimi due governi hanno espresso solo conati di iniziativa e spesso nulla.

Grande spreco di politica parlata, nessuna visione di lungo termine, nessuna posizione sul le dinamiche del quadro internazionale a dir poco sconvolgente. Assenza sistematica dei nostri rappresentanti dai tavoli competenti in sede Europea, Salvini per dichiarata strafottenza ma in realtà per effettiva deficienza personale e culturale: impresentabile, non credibile, mal sopportato per l’atteggiamento di costante provocazione difensiva. Ha perso per assenteismo innumerevoli occasioni di difendere gli interessi del paese sulla questione centrale dell’immigrazione. Coprendo in Italia con dichiarazioni smargiasse la sua inadeguatezza.

Anche in questo campo la proposta inesistente e confusa lascia campo all’arroganza, all’ignoranza e alla falsificazione.

Il risultato di questa generica cultura è che L’Italia è oggi marginale o assente in tutti i consessi, istituti e luoghi dove si decidono questioni determinanti, interessi finanziari e investimenti multimiliardari per i prossimi 50 anni. Interessi culturali e di identità politica nodali per l’Italia ci vedono assenti o rappresentati in modo dilettantesco da un governo assorbito da litigi e bisticci di “ringhiera”.

Per concludere: cosa possiamo imparare dalle elezioni presidenziali USA 2020

Le elezioni presidenziali 2020 negli Stati Uniti dimostrano quanto sia fragile oggi L’istituto della democrazia e come sia facile aggredire la sua liturgia fondamentale: il voto dei cittadini. Bastano le bugie e le calunnie di Trump per distruggere la credibilità dei risultati e minare con il dubbio la legittimità della vittoria.

Questo possiamo imparare dalle elezioni presidenziali 2020 USA e dalla adiacenza dei percorsi politico culturali e dei comportamenti caratteriali Trump/Salvini: L’Italia sta correndo un enorme rischio nella attuale congiuntura, molto simile a quello che sta correndo l’America post-Trump.

È urgente nei due Paesi la necessità di impostare un progetto politico alternativo, portante capace di restaurare valori, comportamenti, programmi e progetti sul medio e lungo termine da affidare a istituzioni democratiche solide e non aggredibili da soggetti criminali, dalla storia personale equivoca e dalle alleanze/frequentazioni inaccettabili.

Dopo lo scempio di queste elezioni sarà necessario affrontare il problema senza riserve ricostruire la dignità dell’Italia e degli Stati Uniti in ambito internazionale affidarla a rappresentanti dal solido profilo istituzionale, credibili e competenti, filtrare rigorosamente l’accesso a luoghi di rappresentanza di avventurieri dilettanti compromessi da storie equivoche e da amicizie criminali.

Un assunto fondamentale dell’istituto della democrazia è che il voto del popolo è sempre giusto. È legittimo chiedersi se il voto di decine di milioni di soggetti possa essere sbagliato.

La manipolazione delle informazioni, la falsificazione demagogica, la leva sulle ombre negative del pregiudizio ignorante, la memoria di precedenti storici orribili impongono una sola risposta: Sì il voto popolare può essere sbagliato. Intere popolazioni di milioni di persone possono essere condotte all’errore e votare per personaggi criminali e programmi obbrobriosi. È successo nella nostra storia e può succedere ancora. Il rischio di ogni democrazia.

lorenzo matteoli


[1] Come chi si è abituato a mangiare merda e non riesce più a vedere i ricchi piatti di sana pastasciutta con sugo di pomodoro fresco e parmigiano.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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