UN PRESENTE INTERESSANTE

Galline senza testa

Gli scontri negoziali servono e danno risultati quando chi si siede al tavolo delle trattative ha un mandato solido, legittimo, chiaro da parte del potere che rappresenta a quel tavolo.

Nello strano negoziato in corso in Italia, delocalizzato, affidato ai media, ai salotti televisivi, alle interviste informali, alle dichiarazioni di soggetti “vicini a”, ma dall’identità nascosta, si può dire che nessuno dei rappresentanti al virtuale tavolo negoziale, ufficiali, ufficiosi, anonimi, presunti, sospetti o certi, può vantarsi di avere “un mandato solido, legittimo, chiaro” da parte del potere che si presume rappresenti.

Non ce lo ha Zingaretti segretario di un partito sfilacciato da correnti e da parrocchiette personali che se non lo smentiscono in modo diretto, implicitamente dichiarano cose diverse da quelle che dichiara (o lascia capire) lui. 

Non lo ha nessuno dei 5Stelle, partito che rappresenta un 32% di elettori che non ci sono più. Dimaio rilascia interviste che sono un intrico di non detto, contraddizioni, frasi oscure e trivalenti, ingenuità banali. Dichiara intenzioni e volontà quasi sempre doppie, confuse, diagonali a nome di una base che non si capisce quale sia e “quanta” sia. Dibattista, da fuori, guida una fronda interna che vorrebbe controllare il partito in nome dei “valori” originali del Movimento, valori che si sono persi nell’esperienza fangosa di due governi di segno culturale, ideologico politico, economico diversi. Sostanzialmente strutturati sulla demagogia più che su qualunque altra comprensibile ratio (lasciando perdere storia, economia e politica, categorie lontane dalla competenza grillina).

Il premier Conte non ha mandato chiaro dai ministri che presiede, si trova inchiodato a una serie di iniziative personali discutibili il cui necessario disconoscimento comporterà ampio consumo di quella che gli inglesi chiamano “humble pie” (torta umile), e un serio spappolamento di credibilità.

Lo stesso Matteo Renzi, che parla e dichiara cose come se avesse un enorme potere al tavolo negoziale, in realtà rappresenta un partito del 3%, già molto sopravalutato nella compagine ministeriale. Fino a che punto è credibile la sua minaccia di “far saltare” il governo? Chi andasse a vedergli le carte scoprirebbe che non ha nemmeno una coppia di 2 in mano. La grande sicurezza di Renzi è sostanzialmente basata sull’incertezza di tutti gli altri, e lui la gioca al massimo, ma al dunque (al quale non vuole arrivare) sarebbe un flop.

La sua forza sta tutta nella fase delle “intenzioni”: dopo e dietro quella fase non c’è nulla.

Quindi a questo tavolo dove sono seduti delegati senza potere e senza mandato, all’ordine del giorno c’è il futuro del Paese, della nostra posizione in Europa, della nostra credibilità sui mercati finanziari, del valore del nostro debito pubblico, della possibilità di spendere la futura cascata di miliardi Europei in modo efficace, razionale, giusto, competitivo, possibilmente non controllato dalle varie mafie

Con una struttura gestionale diversa da quella della burocrazia esistente nei ministeri, da sempre storicamente incapace di spendere i finanziamenti europei (quindi sistematicamente persi). 

Questo ultimo il vero oggetto del confronto in corso: Conte aveva cercato di predisporre una struttura di gestione “sua”, suoi “managers” suoi i “tecnici”. Ma il “colpo” alla Salvini non gli è riuscito. Renzi ha rotto le uova nel paniere manageriale di Conte.

Vedremo se nella confusione generata qualcun riuscirà a produrre una frittata migliore con le uova rotte di Giuseppe Conte, o se sarà Giuseppe Conte stesso a rimettere a posto la frittata.

La caratteristica interessante dei negoziati nei quali i vari partiti non hanno chiaro mandato è che sono assolutamente imprevedibili.

Mentre questo si gioca a Roma, in Italia e nel Mondo imperversa con potenza radicale sovversiva il Covid19, l’America deve risolvere una difficile transizione alla nuova Amministrazione Biden in condizioni a dir poco di “guerra fredda civile” imposte dall’ex presidente criminale Trump. L’Europa subisce il ricatto di Polonia e Ungheria con un equivoco documento che in pratica accoglie la loro imposizione, la Cina impone condizioni sui trattati commerciali che rischiamo di penalizzare la macroeconomia del Pianeta. Putin si allarga nel NordAfrica e nel Mediterraneo, la Turchia di Erdogan aggredisce i vicini mediorientali ridisegnando la geopolitica del “Grande Gioco”.

La geopolitica del Pianeta è in una fase di rapida evoluzione e la nostra politica estera è nelle mani di Luigi Dimaio e della sua capricciosa simpatia per Putin.

lorenzo matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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