CRONACA QUASI SERIA DI UN EVENTO MOLTO ITALIANO

Mario Draghi

La crisi comincia lentamente nel Dicembre 2020. Il Governo Conte 2 galleggia su tutto, Pandemia, mascherine, vaccini, scuola, lockdown, rappporti con le Regioni, Recovery Fund, MES…il CdM è luogo di continue tensioni e litigi. Conte parla di una “cabina di regia” per il Recovery Fund per non parlare di crisi e di rimpasto.  Termine che già da tempo compare sulle testate dei giornali. Se vogliamo una data precisa per la storia: il 7 Dicembre 2020. Nel vertice sul Recovery Fund (Conte, Patuanelli, Gualtieri e i capigruppo) Elena Boschi ed Ettore Rosato di Italia Viva abbandonano la riunione per “dissensi sul metodo”. Ovviamente su ordine telefonico di Matteo Renzi che intuisce la possibilità di “rompere” qualcosa. Niente “task force” sui soldi Europei dice, per stroncare l’idea della “cabina di regia”.

Da quella data fino al 13 Febbraio 2021 (69 giorni) Conte tergiversa per salvare il suo governo con iniziative anche oltre il limite della dignità politica, come la ricerca di “responsabili” transfughi dai vari partiti per mettere insieme una maggioranza qualunque. Matteo Renzi continua a incalzare Conte, minacciando la crisi e illudendolo con la possibilità di sostegno ovviamente fortemente condizionata. Conte resiste e lo scontro fra i due diventa più personale che politico. Quando Matteo Renzi, che non riesce a ottenere quello che vuole da Conte, ritira le due ministre di Italia Viva Elena Bonetti e Teresa Bellanova. Giuseppe Conte, senza maggioranza, rimette il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica Mattarella che apre la crisi chiedendo al Presidente della Camera Roberto Fico di “esplorare” possibili convergenze fra i partiti della maggioranza e fuori da quel perimetro. Tutte le opzioni rimbalzano sui media: Conte 3 rimpastato, Conte 3 con vice premier affiancato a Conte, governo istituzionale con dentro tutti, governo della vecchia maggioranza con i segretari dei partiti come ministri, governicchi di Conte con transfughi vari…, stessa maggioranza con altri premier…(Franceschini? Dimaio?)

Il nome di Mario Draghi, che da tempo viene evocato dai giornali, riemerge come plausibilità meno teorica. I problemi sempre più urgenti restano irrisolti: Pandemia, Regioni, MES, Recovery Fund, Future Generation Fund… 

Il vuoto e la confusione sollecitano le ambizioni di tutti: Salvini vede la possibilità di tornare al governo in una versione istituzionale (tutti dentro) dove l’arroganza gli consentirebbe di maramaldeggiare imponendo le sue tradizionali stronzate: carognate sui migranti, flat-tax demagogica-maiala, cripto antagonismo strafottente all’Europa e all’euro, controllo dei fondi europei secondo lo stile contabile della Lega (cfr i 49 milioni spariti), etc. Il PD vede la possibilità di collocare nei ministeri un po’ dei suoi leader litigiosi frustrati e porre fine alle logoranti battaglie di corridoio che da anni lo affliggono, i 5 Stelle vedono la possibilità di risolvere la catastrofe interna con un numero di ministri sproporzionato rispetto alla loro effettiva caratura elettorale oramai crollata a percentuali da codice telefonico. Matteo Renzi, promotore dello sconquasso, secondo la sua vocazione di rottamatore permanente, cerca di governarlo, proponendo varie soluzioni finte, ma è accecato dal suo prepotente ego di Rignano, dalla voglia di far fuori Conte e non vede il rullo compressore che si avvicina. Conte è ancora convinto di venire ri-incaricato dal Presidente Mattarella e si comporta da premier in pectore, tutti gli lasciano l’illusione, anche se nessuno ci crede. L’avvocato pugliese cavalca una farfalla e crede di cavalcare un poderoso stallone. Il personaggio diventa patetico.

Roberto Fico rimette il mandato di esploratore: niente da fare, tutti i partiti vogliono un governo stabile, ma nessuno è in grado di proporre una linea politica risolvente. Regola applicata: Se l’accordo non lo vuole nessuno è inutile imporlo.

Il Presidente Mattarella consulta le varie delegazioni ed è (oggi) evidente che tutte, meno la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia, suggeriscono il nome di Mario Draghi, unico personaggio con l’autorevolezza Europea e Italiana di risolvere la situazione disperata. Regola applicata: se l’incarico è di merda meglio farlo avere ad un altro.

Salvini non propone Draghi perché è convinto che ci sarà l’ammucchiata istituzionale con un posto per lui in un Ministero di “peso”, Giorgia Meloni perché convinta che con Salvini in un governo istituzionale lei avrà il monopolio della destra, finalmente libera da un compagno di strada, inaffidabile, arrogante e politicamente rozzo. Regola applicata: meglio soli che male accompagnati.

Matteo Renzi, regola applicata chi non c’è ha sempre torto, torna precipitosamente dall’Arabia Saudita dove era andato a vendere un brand tipicamente fiorentino: the Italian Renaissance. Come se  Mohammed bin Salman bin Abdulaziz Al Saud, quello che fece fare a pezzi il giornalista Khashoggi, fosse in grado di assumere il ruolo di novello Lorenzo dei Medici. Anche Lorenzo eliminava scomodi avversari politici, ma lo faceva in modo molto più discreto, tant’è vero che la storia lo registra come “Magnifico” e non come “macellaio”.

Il Presidente Mattarella, sulla base delle indicazioni quasi unanimi delle varie parti politiche, chiama Mario Draghi e gli dà un preciso incarico, un governo senza cifra partitica con il mandato di emergenza: salvare il Paese dal tracollo. Priorità assoluta: Soldi Europei e Pandemia.

Il nome di Mario Draghi girava fin dal Dicembre del 2020, ma tutti facevano finta di apprezzarlo molto dando per scontato che non avrebbe mai avuto l’incarico di fare il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana.

Matteo Renzi si appropria immediatamente della nomina di Mario Draghi definendola un “suo capolavoro politico”, ma è una evidente astuta forzatura. Il rottamatore ha rotto le uova pensando a una frittata sua, ma la frittata (o torta?) l’ha fatta il Presidente Mattarella chiamando Mario Draghi, d’accordo con tutte le forze politiche che lo indicavano e non solo con Matteo Renzi.

A Renzi bisogna dare atto di avere fatto quello che ha sempre fatto: nel galleggiamento inconcludente di Giuseppe Conte, nel girotondo puerile dei 5 Stelle, nella inerzia di Zingaretti, ha visto una opportunità di visibilità e forse di spazio di potere per il suo partitino personale e ha tirato il rocco in piccionaia, senza sapere esattamente cosa sarebbe successo. La regola applicata da Matteo Renzi è classica: se nessuno fa niente fai qualcosa, qualunque cosa…la strategia politica l’ha inventata …dopo.  Adesso afferma di avere sempre pensato alla soluzione Draghi.

Nella vicenda interessante il comportamento di Salvini. Inizialmente decisamente irritato dalla scelta del Presidente Mattarella che, con l’incarico a Draghi, azzerava i sogni salviniani di ammucchiata istituzionale o di nuove elezioni (il famoso tweet: “Basta perdite di tempo, fiducia e parola agli italiani!”).

Richiamato da Giorgetti (“Coglione che cazzo twitti?”)ha poi assunto un atteggiamento dialettico (“…non dico no a priori senza avere ascoltato cosa avrà da proporci Mario Draghi”) e alla fine, sempre su suggerimento di Giorgetti, ha sconvolto il campo con una giravolta totale (d’accordo con Draghi su tutto idee e fatti) che ha azzerato la stessa identità storica della Lega. Regola applicata: if you can’t beat them, join them. La Lega non è più un partito di destra: è un partito Europeista, Atlantico, progressista secondo linee dettate in modo preciso da Mario Draghi e sottoscritte senza discutere da Salvini. I camerati della base leghista si interrogano esterrefatti: siamo stati presi per il culo o no? Non c’è risposta. Il problema è se l’elettorato della Lega sarà in grado di metabolizzare il trauma e se lo stesso Salvini sarà in grado di gestire personalmente il ribaltone ideologico che ha provocato e di sopravvivere come segretario di un Partito che a questo punto ha un programma che con la vecchia Lega ha poco a che vedere. Giorgetti gli ha detto che “i voti stanno al centro” e Salvini ha deciso di andarli a prendere senza porsi problemi di logica, di continuità, e di decenza politica. Potrebbe andargli bene visto il livello culturale della base leghista, ma lo scherzo potrebbe anche costargli molto caro. 

Draghi, sente tutti, ma fa quello che gli pare, rilascia pochissime dichiarazioni e parla ancora meno, e propone un governo “senza cifra partitica, finalizzato alla soluzione dell’emergenza pandemia e fondi europei”. Legge i nomi dei ministri che ha scelto e alla fine dice “Grazie, buonasera” e se ne va.

Non resta che vedere cosa succederà al governo Draghi-Draghi, ma, se anche dovesse fallire, nulla sarà più come prima perché la nomina di Draghi ha innescato un processo di revisione politica radicale: il PD non sarà più lo stesso, la Lega non sarà più la stessa, i 5 Stelle non saranno più gli stessi, e difficilmente saranno le stesse tutte le altre parti del teatro politico italiano.

Massimo Cacciari, forse deluso per qualche motivo, prevede/augura sciagure, io no.

E gli italiani?

lorenzo matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a CRONACA QUASI SERIA DI UN EVENTO MOLTO ITALIANO

  1. Antonio Casella ha detto:

    Caro Lorenzo
    Questo post e’ un capolavoro.
    Un Caro saluto.
    Antonio

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