FORSE NON SIAMO TUTTI POETI

Mark Strand Poeta laureato 1934-2014

La mia tesi che tutti siamo poeti e qualcuno scrive, decisamente non ha incontrato il favore del pubblico e sono stato contestato severamente.

Potrai avere tutte le intuizioni poetiche che vuoi, ma se non le comunichi non sei un poeta. Punto.

Ti potrà commuovere il tramonto sul mare ma se non sei capace di descrivere: “l’ora che volge al desìo e che ai naviganti intenerisce il core…” non sei un poeta.

Nella trincea del Carso tutti vivevano l’angoscia della loro esistenza incerta, ma solo uno ha scritto “…Si sta, come d’autunno, sugli alberi, le foglie.” Un solo poeta, tutti gli altri, morti o vivi, niente poeta. 

La stessa paura, la stessa incertezza, la stessa angoscia, niente poesia. 

Forse avranno tirato un sacramento e detto “Porca merda guarda come mi tocca crepare…”  ma questo non viene calcolato come “espressione” poetica. Qualcuno gli avrà risposto: “Bocca tasi, non sta’ a rompe e’ cojoni anca ti…” e nemmeno lui passa al severo vaglio della poesia “laureata”. Il vecchio contadino guardando la quercia piantata dal bisnonno potrà avere qualche pensiero sui suoi morti, ma se non scrive: “…all’ombra dei cipressi e dentro l’urne confortate di pianto …”, resterà un vecchio bifolco pensoso, niente poeta.

Peccato.

Un vero scialo di bellissimi sentimenti. Miliardi di bellissimi pensieri e intuizioni sprecati.
Ma perché solo la scrittura e la stampa devono garantire la corona di alloro ?

La riflessione corre alle tonnellate di inchiostro investite in orrende insulse composizioni, sonetti, odi, elegie, canti di ogni genere, goffe adulazioni di principi, re e dittatori criminali, o di amorazzi sciagattati…
Mentre i milioni di anonime, bellissime, intuizioni poetiche a nulla valgono.
Sarà poi vero?
L’espressione intima, assolutamente privata, a sé stessi, non conta?
Si può essere poeti per sé stessi?
Abbiamo bisogno degli altri per essere poeti?
Una vera condanna.
Questo volevo vendicare …

lorenzo matteoli

Maybe we are not all poets

Mark Strand Poeta laureato 1934-2014

My thesis that we are all poets and some write has definitely not met with the public’s favor and I have been seriously challenged.

You can have all the poetic insights you want, but if you do not communicate them you are not a poet.  End of story.

You may be moved by the sunset over the sea but if you are unable to describe: “A sloop of amber slips away, upon an ether sea, and wrecks in peace a purple tar, the son of ecstasy…” you are not a poet.In the muddy trenches of the Western Front all experienced the anguish of their uncertain existence, but only one wrote “We are the Dead. Short days agoWe lived, felt dawn, saw sunset glow, Loved and were loved, and now we lie, In Flanders fields…”  Only one poet, all the others, dead or alive, none of them a poet.The same fear, the same uncertainty, the same anguish, no poetry. Maybe they cursed and said “Holy shit look how I have to die …” but this does not qualify as a poetic “expression“. Somebody may have quipped:  “Shut the fuck up, you bloody whinger …” and not even he passes the severe scrutiny of “laureate” poetry. 

The old farmer looking at the oak planted by his great-grandfather may have some thoughts about his dead ancestors, but if he doesn’t write: “Have you ever watched the light, The diamonds of the mind, Fade out of focus never to return? Felt your forefathers disappear, From your reality only to haunt,You in the dark of night when you, Are all alone …..”he will remain a pensive old man, not a poet.  

What a pity!

This seems to me a devastating squander of beautiful feelings.
Billions of wonderful thoughts and insights wasted.But why should only writing and printing have to guarantee the laurel wreath? 
One thinks of the the tons of ink invested in horrible compositions, sonnets, odes, elegies, songs of all kinds, shameless adulations of princes, kings and criminal dictators, or wretched lovers… while the millions of anonymous, beautiful, untold poetic intuitions remain worthless.   
Could this be true?
Doesn’t the intimate, absolutely private expression to oneself, count?
Can one be a poet for himself?
Do we need others to be poets?  
This seems abusive.  
This was my claim

lorenzo matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a FORSE NON SIAMO TUTTI POETI

  1. Elisabetta Picco ha detto:

    “Siamo tutti poeti e qualcuno scrive”.
    Si è vero, le emozioni appartengono a ciascuno di noi quindi mi sento di dire che in un certo qual modo tutti possiamo essere poeti.
    Ma c’è chi ha più immaginazione e fantasia, chi vive le emozioni più intensamente di altri e quindi si sente maggiormente spinto dai moti dell’anima a descriverle e c’è anche chi ha più capacità di altri di raccontarle e di tradurle in versi.
    Come dire che poeti si nasce.
    Si può comporre liriche magnifiche e non essere “poeti laureati” o viceversa, circostanza questa che dipende non soltanto dalle capacità personali ma anche dalle congiunture fortunate o meno della vita che ti portano a scrivere e ad essere conosciuto.
    È possibile che nelle trincee del Carso dove tutti vivevano la loro esistenza incerta molti ispirati poeticamente abbiano scritto versi bellissimi ma di Ungaretti ce n’è stato uno solo.
    Forse perché la sua esigenza di essenzialità lo ha portato al rifiuto del linguaggio poetico tradizionale proprio quando “andava di moda”l’ermetismo mentre altri si cullavano ancora nelle strofe romantiche e barocche ormai sorpassate che non interessavano più a nessuno o molto più semplicemente perché in quelle trincee alcuni poeti “in fieri” sono morti prima di potersi completamente esprimere.
    Poi si può anche “essere poeti per se stessi e non abbiamo bisogno degli altri per esserlo”. Penso che in mezzo all’orrore di quelle trincee per molti giovani raccontare più o meno liricamente secondo le proprie capacità su fogli finiti nel fango, calpestati dagli scarponi o imbrattati di sangue sia stato un conforto a prescindere.
    Io dico sempre che “la solitudine fa tesoro dei pensieri più belli” e intendo in particolare “la solitudine dell’anima”.
    Viceversa credo che a volte si conceda ad alcuni poeti l’immortalità ad abundantiam.
    Cioè quando sei diventato immortale e universale lo sei non solo per le odi, i sonetti, e le poesie stupende ma anche per quelle un po’ meno ben riuscite.
    Magari davvero brutte.
    Non voglio essere blasfema ma anche i grandi come Dante, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Pascoli, Carducci, Montale, Ungaretti…hanno composto alcune opere che personalmente non trovo all’altezza della loro grandezza ma poi le studiamo ugualmente.
    Dopo tutto questo contorto ragionamento mi viene da affermare che forse si può definire Poeta (laureato o con la P maiuscola) chi resta ai posteri nell’universo mondo.
    Chi scrive per se stesso nutre la propria anima.
    Ed è un sentire altrettanto bello.

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