Non scrivo poesie…

Non scrivo poesie
L’alloro non premia
Il silenzio

Dante e Cecco Angiolieri

Tutti poeti

Nella giornata mondiale della poesia (21 di Marzo), e nel 700esimo anniversario di Dante mi è sembrato quasi obbligatorio verificare le definizioni di poesia correnti sui dizionari italiani e inglesi.  Tutte privilegiano l’aspetto grammaticale della “espressione scritta”. La poesia viene definita sempre come versione scritta di emozioni o sensazioni. Mai come “sensazione o sentimento, passione, memoria, dolore, nostalgia…”.Tutti poeti

Questo forse per effetto traslato della confusione provocata da altre “arti”: la pittura è il dipinto, la scultura è la statua, la musica è il suono, il canto, l’arpeggio…così la poesia sono le parole, i versi le strofe, i sonetti, i poemi, le odi…scritte.

Una strana confusione o identificazione fra contenitore e contenuto che non è facile smontare, decostruire, come si dice oggi …

Fa riflettere la famosa battuta di Michelangelo che affermava di “Ogni blocco di marmo ha una statua dentro di sé ed è compito dello scultore scoprirla”. L’arte dello scultore è “vedere” la statua dentro il blocco, il processo successivo è solo “meccanico”, abilità manuale, l’intuizione emotiva è avvenuta prima. 

Si potrebbe anche affermare che “la versione scritta tradisce l’intuizione poetica originale”, come la scultura “eseguita”  potrebbe essere  una brutta versione della scultura “immaginata”. Sicuramente questo succede spesso. Si potrebbe quasi concludere che la “vera” poesia non è quella scritta, ma solo quella immaginata.

Esiste, tra l’opera d’arte e l’emozione che la ispira e motiva, una continuità che comprende necessariamente l’idea, la passione o il sentire iniziale, che non è soggetto alla operazione (meccanica) necessaria alla sua espressione, questa, al limite, potrebbe anche tradire la bellezza dell’intuizione originale. Come sicuramente spesso avviene.

Per questo ha senso e si dice: la poesia del dolore, la poesia del ricordo, la poesia della morte. E non sono “scritti”, sono emozioni, passioni e sentimenti.

Claudio Magris riferendosi al poeta vietnamita recentemente scomparso parla della “poesia del territorio”, come di una precisa intima entità. 

Il poeta è un suo interprete, ma la “poesia”, fatto, essenza, entità modalità virtuale, esiste prima del suo interprete ed è quella che provoca l’emozione che poi viene trascritta. Quella è poesia ed è patrimonio del sentire di ognuno di noi. 

Alcuni sono in grado di “scrivere”, ma questo non vuol dire che chi non è in grado di scrivere non sia poeta.

Corollario: ogni intuizione artistica esiste “prima” della sua espressione scolpita, scritta o musicata. Un fatto incontestabile.

Dante

Nell’immane Commedia dantesca non tutto è “La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator forbendola a i capelli del capo c’havea di retro guasto…” oppure: “Biondo era e bello…, o, ancora: “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza…”. 

Infatti la quantità di grammatica politica e didascalica nell’opera di Dante è molto più greve dei momenti di poesia, sia consentito dirlo nel coro apologetico del settecentenario: il vate italico evade spesso in politica o in criptiche dissertazioni teologiche che con l’intuizione poetica hanno poco a che vedere, quasi sempre sono noiose.

Non ha tutti i torti il critico tedesco Arno Widmann (traduttore di Umberto Eco e di Curzio Malaparte) che sul Frankfurter Rundschau di ieri ha “stroncato” Dante, peccato che nella foga polemica abbia “sbracato” perché una robusta moderazione della fanfara eulogetica Dantesca del settecentenario ci sta tutta.

lorenzo matteoli

All poets

On World Poetry Day (March 21st), and on Dante’s 700th anniversary, it seemed almost obligatory to check the current definitions of poetry in Italian and English dictionaries. All favor the grammatical aspect of the “written expression”. Poetry is always defined as a written version of emotions or sensations, never as “sensation or feeling, passion, memory, pain or nostalgia …”.

This is perhaps due to the shifted effect of the confusion caused by other “arts”:  Painting is the painting, the sculpture is the statue, the music is the sound, the song, the arpeggio … so the poetry is the words, the verses, the stanzas, sonnets, poems, odes … written.

This is a strange confusion or identification between container and content that is not easy to disassemble, or deconstruct as they say today …

The famous line by Michelangelo who stated “Each block of marble has a statue inside it and it is up to the sculptor to discover it” makes us think. The sculptor’s art is to “see” the statue inside the block, the subsequent process is only “mechanical”, manual skill, the emotional intuition came first

It could also be said that “the written version betrays the original poetic intuition”, just as the “executed” sculpture could be a bad version of the “imagined” sculpture, which must not be, and is not, subject to the procedure of its expression, (i.e. writing, sculpting, painting).

There exists, between the work of art and the emotion that inspires and motivates it, a continuity that necessarily includes the idea, the passion or the initial feeling, which is not subject to the operation necessary for its expression, which eventually could even betray the original beauty of the intuition, as certainly often happens. 

This is why it makes sense and is said: the poetry of pain, the poetry of memory, the poetry of death. And they are not “written”, they are emotions, passions and feelings.

Claudio Magris (author of the famous “The Danube”), referring to the recently deceased Vietnamese poet, speaks of the “poetry of the territory”, as of a precise intimate entity.

The poet is the interpreter, but the “poetry”, fact, essence, entity, virtual mode, exists before its interpreter and is what causes the emotion which is then transcribed. That is the poem, the heritage of the feeling that anyone may have had.

Some are able to “write”, but this does not mean that those who are unable to write are not poets.

Corollary: artistic intuition exists “before” it is sculpted, written or composed as music – an indisputable fact.

Dante

In the immense Dante’s Comedy, not everything is “La bocca sollevò dal fiero pasto …” or: “Biondo era e bello e di gentile aspetto…, or, again: “Fatti non foste a viver come bruti…”.

In fact, the quantity of political and petty grammar in Dante’s work is much heavier than the moments of true poetry, let us say it in the apologetic chorus of the seventh centennial: the Italic “bard” often runs into politics or into complex theological dissertations that has little to do with poetic intuition.

The German critic Arno  Widmann (translator of Umberto Eco and Curzio Malaparte) is not entirely wrong when, in the Frankfurter Rundschau yesterday, he “savages” Dante, a pity that in the heat of the controversy he “overdid it“, because a healthy moderation of the eulogetic Dante fanfare of the seventh centennial would be reasonably appropriate.

lorenzo matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Non scrivo poesie…

  1. Marco Romano ha detto:

    Non ha l’ottimo artista alcun concetto

    Che un marmo sol non circoscriva

    Col suo soverchio

  2. Marco Romano ha detto:

    Non ha stroncato Dante ma la nostra pretesa di farne il genio universale sovrastante a tutti i poeti, sicché il recensore ha ricordato Shakespeare,e io suggerirei cecco angiolieri

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