LO SCONTRO DI IDEE

IL TIMONIERE NELLA TEMPESTA

Su La Repubblica di oggi (11 Aprile 2021) Eugenio Scalfari, con la sua saggezza antica e storicamente fondata, dichiara, non senza irritazione, “inaccettabile” il comportamento di Matteo Salvini il quale, mentre il partito del quale è segretario partecipa al governo di Mario Draghi, si comporta a tutti gli effetti come il capo dell’opposizione, abusando della libertà che il “contesto” italiano gli consente. Scalfari si chiede anche fino a quando Mario Draghi potrà tollerare questo comportamento.

La strampalata situazione richiede una lettura attenta e di seguito cerco di elaborare una interpretazione che tenga conto della dimensione antropologica culturale, o etologica culturale, del confronto.

L’idea di Salvini. Con la sua adesione al governo Draghi, Salvini ha perso o rischia di perdere (una buona quota) della base populista/sovranista/fascio-nazi della Lega e ha ceduto il territorio del voto di destra alla sua amica/nemica Giorgia Meloni. In cambio guadagna una certa credibilità nel centro “governista” dove rischiava di essere azzerato dal Governatore istituzionale Zaia e dal ragionevole competente  Ministro Roberto Giorgetti.

Quantitativamente il bilancio fra i due “flussi” è difficile da quantificare e certamente Salvini avrà commissionato indagini finalizzate a valutare il problema. La cosa importante però non è tanto questa valutazione quanto capire quale comportamento sia più remunerativo in termini di voti futuri: la linea governista istituzionale, o la linea populista/sovranista/fascio-nazi. Salvini decide di tenere aperte le due opzioni sapendo che lo zoccolo duro sovranista della Lega non è culturalmente attrezzato per valutare criticamente le alternative: legge solo i comportamenti che gli sono omologhi e ignora/dimentica gli altri. La conclusione è che nel breve termine la sbracatura sovranista/populista/ungherese conviene e Salvini si comporta di conseguenza. Lo scontro con Draghi gli procura visibilità e approvazione della base ungherese e sembra sicuro che le conseguenze negative si possano ignorare.

L’idea di Mario Draghi. Accogliendo la Lega nel governo Draghi si è assicurato una maggioranza parlamentare “bulgara”. Le condizioni dettate, e accettate da Salvini nella sua conversione fulminea, (linea europea, dall’Euro non si esce, migranti da gestire nel rispetto degli accordi con Bruxelles, pandemia da gestire nel rispetto delle indicazioni, peraltro confuse, dei competenti immunologi etc.) sono una garanzia sufficiente.  La Lega si purificherà delle scorie populiste/sovraniste/ungheresii e diventerà “istituzionale-governativa”. Sulla base di queste condizioni e di questi assunti Draghi ignora le sbracature di Salvini nella sua linea di lotta e di governo e si limita a ribadire sistematicamente la linea di governo in modo chiaro ed esplicito (se non duro). Se una cosa si può notare nel comportamento di Draghi è un netto incremento della drasticità nelle risposte ai comportamenti salviniani. Tanto più Salvini sbraca, tanto più secche sono le risposte di Draghi, sempre controllate nella correttezza politica. Ma quando contrappone all’”impensabilità” di Salvini “i numeri e i dati” solo chi non vuol capire ignora la semantica: si tratta di una severa bacchettata.

Questa la mia analisi. Quale delle due idee vincerà? Il confronto è fra autorevolezza competente e sbracatura demagogica. “Whatever it takes” contro “ mojito e Papeete”.

Eugenio Scalfari si è pronunciato e con lui si muovono i 3 milioni di lettori de La Repubblica online.

La mia linea per i lettori di questo blog non ha bisogno di essere dichiarata.

Tempi interessanti…

lorenzo matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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