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…è questo il Capitano?

Giovanni Diamanti nel suo libro “Fenomeno Salvini” scritto con Lorenzo Pregliasco (Castelvecchi Editore) analizza i motivi del successo di Salvini.

Forse Letta dovrebbe studiare il libro di Diamanti-Pregliasco e in particolare riflettere sulle cinque ragioni che i due autori indicano come struttura del successo di Salvini.

Analizzate e riscontrate con la realtà le cinque ragioni possono dare utili indicazioni su come affrontare e smontare la piattaforma di bugie, falsificazioni, vuota demagogia, e vergognose sceneggiate che, nel vuoto di confronto critico, Salvini è riuscito a costruire e che oggi gli consente lo spazio politico che occupa e che, obbiettivamente, rappresenta un enorme pericolo per l’Italia. Ecco le cinque ragioni citate da Diamanti-Pregliasco e di seguito la mia analisi.

Primo: è un leaderSalvini ha tutte le caratteristiche del leader moderno: carismatico, efficace, pop. Comunica in modo disintermediato con i cittadini. 

Secondo: ha incorniciato proposte di destra dentro la narrazione del buon senso.  Richiama costantemente i concetti di normalità e buon senso.

Terzo: ha gestito in modo graduale la transizione da partito territoriale a movimento nazionale. 

Quarto: ha creato un nuovo brand per la Lega. In cinque anni la Lega ha cambiato leader, posizionamento, nome, logo e colore politico, abbandonando lo storico verde. Salvini ha fatto la sua rivoluzione in silenzio, programmando il nuovo progetto politico come il manager di un’azienda: elaborando una strategia nel lungo periodo e seguendo una stringente tabella di marcia

Quinto: è il migliore a usare i social network.  È dal 2012 che il leader della Lega usa con coerenza Facebook e Twitter in modo intenso, sopra le righe e disintermediato. Lo fa con testi brevi, brevissimi. 

Commento:

Salvini non è un leader: è un “galleggiatore”. Nessuna delle sue iniziative costituisce strategia originale o progetto politico critico. Salvini si basa sui sondaggi di opinione e sceglie la linea che gli garantisce la massima attenzione congiunturale tattica: gli sbarchi, i migranti, a suo tempo e oggi la apertura di luoghi pubblici e (negozi, ristoranti, cinema, impianti sportivi…) e il ritorno alla “normalità”. Assolutamente disinteressato a qualunque problema di contagio o di consolidamento della pandemia, preoccupato solo di conquistare i voti delle categorie che la pandemia e i lockdown hanno sacrificato. Pura demagogia e negazione assoluta, irresponsabile della pericolosità sociale dell’atteggiamento.

In questa linea si inquadrano anche i gesti vergognosi dello sbaciucchiamento di rosari e crocifissi per catturare la fiducia di vecchietti e vecchiette accecati dalla bigotteria catto-medievale: dove sta la “modernità” decantata da Diamanti? Il leader carismatico moderno sbava sui crocifissi e sui rosari?  Mai vista una vergogna del genere in Italia, sulla quale il silenzio appiccicoso della gerarchia cattolica è motivo di seria preoccupazione.

Il “buon senso” di Salvini: non si tratta di “buon senso” l’atteggiamento nei confronti dei migranti è il risultato della pericolosa gretta ignoranza populista della realtà: L’Italia in calo demagogico catastrofico ha bisogno (disperato) dei migranti. Non respingimenti e lager libici, mitra della guardia costiera libica, affogati a migliaia nel Canale di Sicilia, ma una strategia di accoglienza critica e selettiva con visione di lungo termine. Integrazione, educazione, formazione, cose che Salvini non riesce nemmeno a concepire accecato da una xenofobia razzista viscerale che purtroppo piace agli italiani che sono stati esposti all’aggressione dell’immigrazione selvaggia non gestita da tutti i governi degli ultimi 30 anni.

La transizione della Lega Padana a Partito Nazionale è avvenuta nella assoluta incapacità del PD e della sinistra italiana di occupare i territori. La nostra sinistra, elegante, sofisticata, intellettuale, salottiera e televisiva ha dormito al volante. Troppo impegnata a compiacersi (come sono intelligente io che capisco quanto sei figo tu) si è fatta sfilare da sotto il culo il ruolo fondamentale di interprete della gente e la Lega ha semplicemente riempito il vuoto lasciato a disposizione. Non è stata una grande intelligente strategia-leadership di Salvini: è stata l’incapacità colpevole della sinistra che ha regalato su un piatto d’argento lo spazio politico nel quale Salvini è cascato senza fare il minimo sforzo. Anzi ha rischiato di “toppare” con la scemenza alcolico sexy del Papeete.

Il nuovo Brand della lega, strategia di lungo periodo, stringente tabella di marcia…tutte palle: Salvini ha semplicemente riempito del suo ego farfuglione, arrogante e bullesco spazi di immagine che la Lega prima di lui aveva ignorato. La sua “visione” è stata quella di mettersi le giacche dei poliziotti e dei carabinieri (fra l’altro un reato) per guadagnare indebita “immagine” da “capitano”. Gesti puerili e penosi incredibilmente perdonati dai media italiani e dai responsabili del teatrino politico romano che non li hanno denunciati per quello che erano.

Uso dei “social media”, vero: Salvini li usa con efficacia, non essendo in grado di svolgere un pensiero articolato e complesso si limita agli slogan di 10 parole o poco più: costretto dalla sua limitata abilità dialettica a fare la cosa più efficace.

Conclusione

Il PD si dia da fare, Letta esca dal canone intellettuale salottiero della nostra gauche capalbio, affronti la demagogia populista del leccatore di rosari come va affrontata con rude, solido pragmatismo fattuale. Impari da Landini che conosce il mestiere.

Un solo esempio: a Roma contro la Raggi Calenda avrebbe vinto a mani salve, Gualtieri è un rischio. Non ci voleva un genio della politica per capirlo.

lorenzo matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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