LA MIA SINDROME

C’è una domanda che mi assilla nelle notti semibianche di vecchiaia abbastanza avanzata. Una domanda su eventi di 32 anni (1989) fa. Ci penso la notte mentre il vento violento dall’Oceano Indiano urla e sbatacchia tutto lo sbatacchiabile e il gatto Oscar, inquieto per la bufera e in genere molto riservato e poco disponibile a confidenze, cerca il tepore del mio corpaccio arrotolandosi sul piumino. La domanda ritorna petulante e scava nella memoria e mi costringe ad affrontare antiche realtà irrisolte evocando e scartando molte possibili risposte.

Ve la propongo di seguito e cercherò di svolgerne le implicazioni non sempre gradevoli, ma comunque interessanti come è sempre interessante la storia degli errori macroscopici o banali che abbiamo fatto trascinati da contesti ai quali non abbiamo saputo resistere e che non sono, comunque, sufficienti ad assolverci. 
Avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, ma è proprio vero che avremmo potuto fare? E cosa sarebbe successo se avessimo fatto? Etc. etc.

La domanda è: perché per decidere se fare o non fare la pista per l’atletica nello Stadio delle Alpi non chiesi un voto del Consiglio Comunale?

Che la pista fosse una immane coglioneria era una limpida evidenza. Un bambino di 10 anni posto davanti alla situazione oggettiva avrebbe saputo prendere la decisione corretta.

A Torino c’era uno stadio per l’atletica al Parco Ruffini in grado di ospitare benissimo eventi internazionali con il pubblico dell’atletica che non ha mai superato i 10 mila spettatori. E comunque dopo la costruzione del nuovo stadio alla Continassa sarebbe rimasto anche il vecchio comunale che aveva la pista per l’atletica. La pretesa di Nebiolo era veramente senza senso e arrogante come il personaggio…con buona pace. Tutti argomenti che non superavano la visceralità isterica di Elda Tessore & C. affascinati dalle promesse di Tot mila voti (anche quelle farlocche).

La storia successiva ha provato oltre ogni possibile dubbio questo assunto. L’unico evento di atletica che venne forzosamente portato a Torino da Primo Nebiolo nel 1991 fu un penoso e costoso fiasco con atleti di seconda categoria ricattati da Nebiolo e con qualcuno pagato sottobanco fior di milioni (Bubka USSR salto con l’asta), pochissimo pubblico nello stadio da 50 mila.

Primo Nebiolo è indubbiamente responsabile di molti misfatti, non solo del famoso salto in lungo truccato da record di Evangelisti che segnò anche la fine della sua carriera quando venne sputtanato a livello mondiale. A quel tempo (fine anni 80) era però potentissimo in un ambiente che non è mai stato verificato, e che ospitava corruzione di elite per colpi da miliardi (pensare solo ai soldi spostati dai contratti pubblicitari).

Ma non si può condannare Nebiolo più di tanto: era il suo mestiere promuovere l’atletica e nel CONI disponeva di voti determinanti per fare o disfare presidenti e consiglieri (nella fattispecie Carraro & C. a quel tempo). È logico che per il presidente della Associazione Italiana di Atletica Leggera uno stadio senza pista è una bestemmia intollerabile e Nebiolo si era assicurato a livello governativo per evitare il vulnus: la legge Capria che istituiva i finanziamenti del Governo per i Mondiali di Calcio del 1990 chiedeva il parere del CONI sui progetti dei nuovi stadi. Il Presidente del CONI era Franco Carraro potentissimo ma fragile perché le sue conferme come presidente dipendevano dai voti controllati da Primo Nebiolo.

In altre parole Nebiolo teneva Carraro per le palle.

Ecco un primo luogo di stortura legislativa: il CONI può avere competenza sugli impianti sportivi ma la decisione pista o non pista è una decisione di strategia urbanistica sulla quale il CONI non deve avere nessuna autorità. 

Nella mia responsabilità di assessore per gli impianti sportivi dissi immediatamente che lo stadio avrebbe dovuto essere per il calcio e senza pista in considerazione della esistenza di una ottima e valida struttura per l’atletica al Parco Ruffini…e si scatenò il putiferio pilotato in particolare con vigore viscerale da Elda Tessore che era stata assessore allo sport prima di me e che era stata dimissionata da La Ganga per “esaurimento nervoso” di matrice politica.

Primo Nebiolo nella sua missione “atletica” aveva provveduto a seminare anche nella politica locale e non nascondeva nelle varie segreterie di partito che i suoi Tot mila atleti schedati avrebbero votato secondo precise indicazioni etc. etc. Ora tot mila voti in una città come Torino, fanno assessori e sindaci: sono una realtà che non poteva essere ignorata da nessun segretario di partito. Questo è però vero solo se uno pensa agli atleti di Nebiolo come a un esercito di pecori semianalfabeti. La realtà è ben diversa, ma non si può chiedere a un segretario di partito locale di ragionare lucidamente quando gli si fanno balenare Tot mila voti.

Questa brutale realtà mi fu chiara quando in una riunione dei capigruppo della maggioranza (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI) fui l’unico a votare per il no alla pista. Da notare che il capogruppo per il PLI era l’Avvocato Vittorio Chiusano al tempo anche presidente della Juventus F.C. lo stesso che mesi prima aveva mandato una lettera al Sindaco Cardetti firmata con il suo collega avvocato Nizzola del Torino F.C. assicurando che se la Città avesse disdetto l’aggiudicazione alla SAPAM (Società dell’Acqua Pia Antica Marcia) le due squadre avrebbero fatto lo stadio con la pista alla Continassa.

Incredibile la leggerezza di due potenti avvocati con la quale chiedevano alla Città di pagare una penale miliardaria per riappropriarsi del contratto che per madornali (non innocenti) errori nell’offerta avevano perso. Nessuna preoccupazione per la stupidaggine della pretesa, probabilmente in imbarazzo per la incazzatura del Principe Gianni che aveva licenziato in tronco l’ing. Mosconi di Fiat Engineering che, peraltro, non aveva nessuna responsabilità nell’errore (non innocente cfr diziostadio alla voce “pubblicità“) della offerta FIAT.

Non mi diedi ancora per vinto e chiesi un appuntamento a Franco Carraro per discutere del problema ed esporgli l’errore che stavamo per fare e chiedere il suo aiuto per evitarlo. Carraro mi ricevette e seduto al suo fianco c’era Primo Nebiolo che fece a tutti e due una severissima ramanzina: come se avessimo rubato la marmellata Carraro non disse parola. E la riunione finì sulle parole indignate di Nebiolo.

A quel punto non mi sarebbe restato altro da fare che chiedere un voto al Consiglio, magari segreto. Ma non lo chiesi. Non solo non lo chiesi: non ci pensai nemmeno.

Ed ecco il motivo della mia domanda notturna attuale. Perché non ci pensai nemmeno.

Nella volta della Sala Rossa sono scritte in latino le fondamentali parole: Sapientia habitat in Consilio. Ma tale era la condizione contestuale che nemmeno esclusi l’opzione: non la considerai proprio. 

Cosa sarebbe successo se l’avessi chiesto?

La storia non si fa con i se, ma le riflessioni ex post sono sostanzialmente una elaborazione basata sui se.

La mia richiesta in Consiglio sarebbe stata messa ai voti come la richiesta del voto segreto.

Se fossero passate tutte e due le richieste sono sicuro che lo Stadio sarebbe stato costruito senza pista. Ma non è certo che l’assatanamento contro la “calcisteria” non avrebbe combattuto ferocemente per bloccare quel voto. Un risultato ci sarebbe stato comunque: si sarebbero identificate e contate le responsabilità. Non un risultato da poco. E la mia responsabilità personale sarebbe stata assorbita da quella del Consiglio.

Sul problema “tecnico” e “urbanistico” i sostenitori della pista avevano spalmato la “cultura”, un ingrediente che torna sempre utile e che spesso è l’ultima ratio dei politici di viscero: l’atletica era pura e limpida culturalmente inattaccabile il calcio era la “calcisteria”, gli hooligani, le tifoserie di merda, calciopoli, Recchi, Moggi, Montezemolo, Carraro, Samaranch, ladri, ladruncoli e ladroni, …etc.

Non escludo che la cultura politica dei consiglieri comunali molto più attenta alle furbizie tattiche aveva capito che era meglio lasciare solo l’assessore con la decisione.

Quindi il voto, informale e non protocollato della riunione dei capigruppo della maggioranza fu l’unica cosa che riuscii a ottenere.

Per mia esclusiva responsabilità quindi lo stadio delle Alpi venne costruito con la pista per l’atletica. Un errore macroscopico. Della sciocca viscerale battaglia di Elda Tessore per la pista, non c’è memoria, del voto dei capigruppo non c’è memoria, della posizione altrettanto viscerale del Sindaco Maria Magnani Noja non c’è memoria.

Ma la storia non è finita dopo alterne vicende e vari passaggi  non tutti chiari anzi alcuni molto oscuri (Caltagirone, Istituto Bancario San Paolo, SOGEALPI, Città di Torino) il 19 Giugno 2002, la concessione originariamente della SAPAM dello Stadio delle Alpi venne ceduta in enfiteusi di 99 anni dalla Città di Torino (Sindaco Chiamparino) alla Juventus FC insieme a tutto il grande territorio della Continassa per una cifra che secondo me era un sesto del valore di mercato reale (per 24 milioni di Euro: valore di mercato circa 150/160 milioni di Euro).

La Juventus decise subitodi demolire le sovrastrutture del Delle Alpi e di ricostruire uno stadio senza pista per 40 mila spettatori: nel 2009 venne inaugurato il nuovo Stadio Allianz Grande Torino e la Juventus FC è oggi l’unica squadra italiana che possiede l’impianto nel quale gioca.  Una plusvalenza di molti milioni di Euro nelle sue azioni in borsa. Lo stadio FIAT sanava una ferita sanguinosa nella protervia del principato torinese.

Quindi il mio errore di Assessore che “lasciò” costruire lo stadio con la pista per l’atletica ha innescato una serie di eventi che alla fine hanno portato alla costruzione di un altro stadio a Torino. Da notare che né il Delle Alpi né il Grande Torino Allianz sono costati un euro ai Torinesi: il primo pagato dal Governo e dalla concessionaria e il secondo pagato dalla Juventus FC di certo speculando con la plusvalenza del valore della concessione acquisita per una miseria dalla Amministrazione Comunale.

La città ha guadagnato dall’affare i soldi della cessione della concessione, che avrebbero potuto essere 6 volte di più non fosse stato per il regalo fatto alla Juventus/FIAT/Agnelli, dai sindaci PdS/PD (Castellani, Chiamparino, Fassino), e l’aumento di valore delle proprietà edilizie circostanti alla Continassa con la permanente ricaduta fiscale relativa.

Altro guadagno difficilmente calcolabile ma cospicuo sono stati i circa 250 milioni  e + di Euro per la costruzione di due stadi che sono andati ai fornitori torinesi e alle imprese torinesi coinvolte nei due eventi. Soldi che sono sicuramente serviti anche per salvare Torino e la sua economia dalla Grande Crisi Finanziaria del 2008.

Il mio sicuro errore è valso alla FIAT/Juventus la possibilità di acquisire lo Stadio alla Continassa più tutti i vantaggi della proprietà di quell’area (alberghi, ristoranti, centri commerciali, servizi etc.) e la mia idea di rompere il monopolio FIAT sui LLPP di Torino grazie al noto “Sistema Torino” è andato ugualmente in fumo, anzi il potere monopolistico del gruppo FIAT è aumentato di non poco come lo strapotere della Juventus nella “calcisteria” italiana.

Io rimango con la mia sindrome per l’errore commesso e con le molte domande su cosa sarebbe potuto succedere se non l’avessi commesso. Non volevo regalare lo stadio alla Juventus nel 1989, glie ne ho regalati due con l’enorme margine della speculazione alla Continassa.

Siccome nessun foglio torinese ha mai pubblicato questa storia (per il noto coraggio dei giornalisti locali per i quali la FIAT è sacra e intoccabile) mi resta anche il marchio dell’assessore che chissà che casino ha combinato con lo stadio…e l’implicita (per molti non tanto implicita) insinuazione che mi ci sia arricchito. Mentre ho solo fatto guadagnare/arricchire un sacco di altra gente e imprese. Niente di speciale: un dovere per un amministratore di città.

Mi chiedo se verrò mai riscattato dalla prossima generazione di giornalisti torinesi.

Magari …“alla memoria”.

lorenzo matteoli

Qui una informazione completa:

http://matteoli.iinet.net.au/html/Articles/Diziostadio3.html

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a LA MIA SINDROME

  1. C De Michelis ha detto:

    Caro compagno Nicchio,

    ho letto con attenzione e partecipazione l’articolo sulla tua sindrome ricco di dettagli che ovviamente ignoravo e mi sono
    sentito coinvolto nei tuoi ripensamenti su come avrebbero potuto andare le cose se tu avessi chiesto il voto del Consiglio.
    Così non è stato e tutti i rimuginamenti e sindromi relative, oltre tutto nelle notti insonni squassate dal vento dell’Oceano
    Indiano, ti fanno solo del male.

    Chi ti conosce e ti vuol bene sa che sei una persona per bene e pazienza se i giornali torinesi non hanno mai raccontato la
    verità sulla storia dello stadio. Comunque è storia passata.

    E poi smettila con questa storia della vecchiaia abbastanza avanzata. Sono a Santa Caterina dove da anni aspetto di vederti
    con Laura e domani vado a pranzo con Carlo e Chicca Smuraglia, 189 anni in due. Loro cominciano ad essere un po’ anziani.

    Continua a tenermi nella tua mailing list. I tuoi articoli sui 5stelle e in particolare su Conte mi fanno letteralmente godere.

    Ad majora

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