IL RITORNO DELL’ORROIRE A KABUL

NO COMMENT

I Talebani si riprendono l’Afghanistan con una blitz krieg che dimostra solo una cosa: che non l’avevano mai perso/lasciato. Durante l’occupazione internazionale (ISAF International Security Assistance Force) con la presenza anche dell’Italia a Herat i talebani erano andati “in sonno” probabilmente nascosti nella popolazione, ma sempre militarmente organizzati. Con l’abbandono degli americani anche gli altri paesi dell’ISAF si sono di fatto ritirati e l’esercito talebano si è risvegliato di colpo in tutto  il Paese (questa la ragione della rapidità che ha caratterizzato la “riconquista”).

L’Occidente fa finta di essere sorpreso, si scandalizza, depreca per un avvenimento di fatto scontato. Vengono denunciati venti anni di guerra “inutile” e migliaia di morti “per nulla”.

L’Afghanistan ritorna alle donne schiave, alla sharia brutale, ai tagliagole in nome di Allah. 

Pochi, direi nessuno, dice “cosa si sarebbe dovuto fare”, chi è responsabile per non averlo fatto e quanta responsabilità abbia la società Afghana che si è adagiata nella protezione internazionale senza preoccuparsi della sua inconsistenza. Nonostante i molti, spesso disperati, avvertimenti. Primo fra tutti quello delle donne Afghane che conoscevano la fragilità della libertà appena conquistata e la “debolezza” del regime  protetto dall’ISAF, ma sostanzialmente fondamentalista controllato dai loro maschi cripto-islamisti.

Poco sapremo di quanto abbiano fatto i medici di MSF (Medecins sans Frontrieres) e di Emergency, dentro la loro ufficiale neutralità, per avvertire e per indurre nella solida cultura militare degli eserciti ISAF un comportamento diverso dall’occupazione militare.

Notoriamente gli eserciti  fanno la guerra, (razzi, bombe, fucili etc,) e non sono attrezzati per istruire rivoluzioni culturali. Tantomeno sono in grado di istruire una rivoluzione contro un regime cupamente teocratico, dove i comportamenti criminali e l’ignoranza fanatica sono promossi, assistiti, imposti da un’interpretazione ancora più criminale di un dettato religioso che impone l’eliminazione fisica degli “infedeli”.

Il nostro ministro degli esteri in un esercizio puramente verbale assicura che “non abbandoneremo l’Afghanistan”. Affermazione che dimostra la sua siderale distanza dalla realtà che ha già travolto il Paese.

Qualcuno avverta il Ministro Dimaio: l’Afghanistan lo abbiamo già abbandonato.

Ci vorranno generazioni di decapitati, sgozzati e di donne violentate e torturate dai fanatici della sharia perché in quel paese ritorni  un minimo di civiltà.

Il prezzo che si paga quando si vuole esportare la democrazia con la guerra.

Cosa si sarebbe dovuto fare resta un problema aperto

Una formidabile battaglia di idee, educazione, informazione, assistenza sanitaria, umana e morale, per smantellare l’ignoranza fanatica dell’islam più cupo e criminale.

Una battaglia evidentemente inconcepibile per l’attuale “occidente”. 
Chiedersi perché.

lorenzo matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a IL RITORNO DELL’ORROIRE A KABUL

  1. Antonio Ripanti ha detto:

    Questa è la vera analisi oggettiva. Mi domando che futuro avremo.

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