L’ITALIA CHE LAVORA L’ITALIA CHE RESISTE

BRUNO CACCIA

L’incubo di Kabul che denuncia la sanguinosa responsabilità del cinismo, dell’incompetenza USA e dell’avida aggressione americana negli ultimi 30 anni di politica nel Medio Oriente e nel Centro Asia (cfr l’essenziale articolo di Alberto Negri sul Manifesto 28/08/2021) suggerisce la tentazione di pensare ai Talebani come a una energia rivoluzionaria positiva: “dal loro punto di vista …hanno ragionein fondo il Corano non è poi l’orrore che gli islamofobi dicono… etc. etc.…”. 

Il ragionamento “buonista” prosegue evocando l’arroganza della finanza globale, il furto USA della GCF (Grande Crisi Finanziaria) del 2008, Big Pharma, le multinazionali del petrolio, la Nestlè, le porcherie domestiche del MPS (Monte dei Paschi di Siena) a trazione PCI, …etc. etc. Una brezza molto simile si era sentita in Italia anche negli anni ’70 a proposito delle BR (i compagni che sbagliano secondo il PCI di allora). Secondo questa analisi siamo schiavi di un sistema criminale e quindi dobbiamo liberarci…la violenza è la ovvia e necessaria conseguenza.

…….

Prima di andare avanti nel mio ragionare voglio ricordare il mio breve incontro con Bruno Caccia Giudice procuratore  di Torino ucciso dalla drangheta nel 1983. Anni prima al matrimonio della figlia Paola scambiammo qualche parola e il Procuratore mi chiese come andavano le cose in Facoltà di Architettura. Risposi accennando alla situazione critica, occupazioni, esami di gruppo, e il generale disordine della rivolta studentesca. Forse il rigoroso giudice colse nel mio racconto una vena di condiscendenza o di vaga comprensione per la “rivolta” e mi interruppe severo: “Attenzione!, disse, queste cose si sa come cominciano ma non si sa come finiscono! Gli Istituti dello Stato, sono Istituti dello Stato!”

“Sunt certi denique fines quos ultra citraque non licet hominibus ire…”

 Il giudizio di Bruno Caccia sulla sovversione violenta degli studenti e sul cedimento a quella da parte della Facoltà non lasciava margini a dubbio.

Non ho dimenticato la lezione per l’autorevolezza di chi me la impartiva e la tragica storia successiva del Procuratore Bruno Caccia me la ha confermata in modo indelebile. Gliene sarò sempre grato.

…..

Quindi, tornando a ragionare: è vero ci sono ingiustizie, errori e criminali nella società Europea “democratica laica liberale” ma i valori fondamentali sono sicuramente dominanti: quelli dell’Italia che lavora, dell’Italia che resiste. … per dirla con De Gregori.

Quelli che l’Europa ha conquistato con una storia di secoli e di rivoluzioni, di filosofi, pensatori, poeti, e di milioni di lavoratori e di normali persone civili. E non pochi morti caduti per quei valori.

Questo è  il “mainstream”…, le aberrazioni criminali  ricevono una copertura mediatica privilegiata che tradisce la realtà dove invece sono marginali.

Non bisogna generalizzare.

I valori fondanti del mainstream non possono essere venduti a chi uccide in nome di Allah o di Cristo. O di una qualunque ideologia criminale o fanatica.

Vanno indicate e denunciate le responsabilità, devono intervenire correzioni, si devono innescare iniziative e procedure politiche, giuridiche, legali…istituzionali, a questo servono la democrazia, i magistrati, il sistema giudiziario, le leggi e le Istituzioni: lo Stato.  L’informazione, l’educazione, la formazione.
Il sangue sull’asfalto delle nostre città, e la giustizia sommaria dei predicatori fanatici non sono accettabili. Mai, per nessun motivo.

Nessuna giusta causa giustifica l’arbitrio brutale, l’assassinio sui marciapiedi.

Questo è il limite ineludibile e solo questa può essere la base di qualunque transazione negoziale. Ogni negoziato fra due parti antagoniste si basa su un equilibrio di condizioni e vincoli mutui. Gli obblighi reciproci delle due parti devono essere garantiti da adeguate condizioni vincolanti. In difetto di vincoli la trattativa negoziale non funziona e non verrà rispettata.

La difficoltà dell’Europa, dopo il disastro trentennale degli USA, è proprio quella di trovare e imporre condizioni che costringano la controparte Talebana a rispettare gli accordi.

Per questo sono necessari fermezza, impegno responsabile e costoso di lungo termine, unità multinazionale.

Saranno in grado in leader europei di esprimere una posizione, ferma, credibile, responsabile di lungo termine, con la quale costringere alla condotta decente la controparte Talebana?

Senza questa condizione è inutile aprire trattative.

lorenzo matteoli

L’architetto Luca Deabate mi scrive e io condivido:

ho letto la tua nota su Kabul:

 …ovviamente é (quasi) completamente condivisibile, ma, mentre ci sono  (e in via eccezionale poichè l’argomento non è tra quelli che compongono il mio “sapere” ) ti appunto qualche  cosina tra quelle che penso:  l’errore più grande che ha fatto l’occidente (e che nella sua spocchia continuerà a fare ) secondo me consiste  nel voler “esportare” il proprio  concetto di democrazia e quindi anche , di organizzazione sociale in paesi profondamente differenti per geografia, storia, “filosofia”questo non esime certo un giudizio anche morale sulle nefandezze e sugli orrori che vengono compiuti per esempio dai talebani : senza se e senza ma Voler però organizzare una società su un modello che si ritiene essere l’unico possibile, quello giusto , quello tramandato dalla nostra storia, dalla nostra cultura e dalla nostra religione, voler organizzare i popoli a noi estranei con i  nostri modelli di società, di partiti politici, di scuola, di eserciti, di città, di architettura, di vestiti …. è’ un vecchio vizio dell’occidente in genere e, tra l’altro, delle culture religiose occidentali: siamo così sicuri che, per esempio, i missionari cattolici abbiano portato la civiltà nel sud america o in africa ? Guardiamo Kabul : in pochi anni è stata trasformata in una orrida città a nostra distorta immagine con enormi condomini, forse progettati da “geometri” istruiti in loco   Guardiamo le scuole dell’IRAN ; sembrano orrende copie delle nostreGuardiamo l’esercito messo in piedi dagli occidentali:  organizzato a copia dei nostri si é ovviamente dissolto come neve al sole Perfino i vestiti  abbiamo cercato di occidentalizzare; persino i giocattoli per i bambini; le trasmissioni televisive, i social ….Perchè ?Perchè  noi occidentali abbiamo la superbia di ritenere  di possedere la cultura eletta, la cultura giusta,  e quindi pensiamo che il mondo debba essere forgiato a nostra immagine e somiglianzaIntendiamoci bene nulla comunque a mio avviso giustifica i delitti, le assurdità, le  intollerabili pretese di interpretare  nel unico modo – nell’unico giusto possibile – una religione che , forse  poco centra con i talebani 
Credo che l’occidente però debba profondamente rimeditare se stesso per poter  offrire ad altri i modi e i mezzi per uscire dalla tragedia  che sta subendo  il popolo iraniano (ma quantialtri popoli ? ) Penso che soprattutto sia un problema culturale, sia l’arretratezza del nostro pensiero ad  avere impedito che l’operazione in Afghanistan tentata degli Stati Uniti con l’appoggio di tanti alleati  europei sia miseramente fallita. Gli inglesi , i russi, prima degli americani hanno in Afghanistan fallito per gli stessi motivi occorre forse chiarire a quel popolo che le “terre rare” ed il petrolio dei quali il loro paese e così ricco sono “beni” loro e loro debbono utilizzarli occorre chiarire che i terroristi che in quel paese hanno terreno così fertile vanno combattuti innanzi tutto con la formazione di una “loro” identità culturale nazionale, che devono costruire a loro immagine e somiglianza e non alla nostra immagine 
Fino a quando l’occidente non accetterà di assumere un ruolo  di “fratello” e non più di “padre”, di collaborazione e non di padronanza ,; fino a quando  non studierà  la “loro” cultura invece di voler imporre la propria, fino ad allora dovremo aspettarci terrorismo, donne velate, talebani sciamanti per le strade, lotte fra tribù ….. o -al peggio- un Nord Vietnam 


Nulla può giustificare certi orrori, ma poco può giustificare certi errori commessi. 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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