IL PENSIERO EUROPEO

Federico II

Tutto il contesto corrente è cupo:  l’anniversario tragico dell’attacco alle Torri di New York, la sua orrenda celebrazione con la fuga da Kabul, la rifondazione del Califfato del terrorismo islamico in Afghanistan. Il Pianeta sconvolto dalla peste pandemica fuori controllo, l’irresponsabile demagogia della feccia politica che incoraggia la demenza no-vax. Migliaia di morti affogati nel Canale di Sicilia nel disperato tentativo di fuggire dalla fame e dalle guerre africane…Populismo gretto e sovranismo nazionalista, qualunquismo anti-storico “no cancel” affascinano la superficialità dominante. L’Italia rischia di cadere nelle mani di una destra reazionaria, razzista, arrogante e violenta a causa del vuoto litigioso di una sinistra senza visione e senza iniziativa, e di un “centro” asfittico e assente.

A settanta anni dal primo embrione di Unione Europea (la CECA Comunità Europea Carbone e Acciao, 1951), a 64 anni dal Trattato di Roma (Comunità Economica Europa) a 29 anni da Trattato di Maastricht ( istituzione della Moneta Unica Europea), il sogno e il progetto dell’Europa Unita sembra, nella deprimente attuale congiuntura, destinato all’archivio della Storia. Due generazioni di cittadini Europei, educati e cresciuti in quel sogno in quel progetto, si pongono serie domande.

Federico II di Svevia, ideale fondatore dell’Europa unita e patrono del Pensiero Europeo si rivolta nel suo sarcofago di pesante porfido rosso nella Cattedrale di Palermo.

Il mandato e la continuità del Pensiero Europeo.

Il futuro consegue alla volontà collettiva e questa emerge dal gioco complesso delle volontà singole e della loro capacità di diffondersi e di convincere e, come sempre, l’azione occupa lo spazio lasciato libero dalla inazione.

L’Europa ha una storia di guerre, di imperi, regni, di rivoluzioni, di divisioni, di roghi, forche, purghe, di massacri, di conflitti sociali, di fascismo, nazismo comunismo che abbiamo subito, metabolizzato, superato. Una storia che ci ha lasciato una cultura laica, scettica, democratica e progressista, una competenza umanistica e scientifica vincente, originale e unica nel Pianeta: il Pensiero Europeo. Un mandato pagato da milioni di morti.

Un mandato che non possiamo tradire.

Per questo mandato populismo, sovranismo, nazionalismo e la linea di oscena demagogia che  supporta queste condotte sono una intollerabile blasfemia civile. 

È tempo di riprendere il percorso, è tempo di occupare lo spazio dialettico e di azione per costruire gli Istituti e il Governo di quel Pensiero Europeo che ci è stato delegato da 20 secoli di Storia.

Di seguito uno schematico elenco di  5 priorità da affrontare: tutte possibili e tutte condizioni di futura equità, sicurezza, stabilità, successo. Un debito ineludibile nei confronti dei 447 milioni di abitanti dei 27 Paesi della Unione Europea.

  1. La moneta unica richiede una Banca Centrale con i poteri di una Banca centrale (valutare, svalutare, comprare sui mercati finanziari, vendere sui mercati finanziari con una strategia di difesa attiva della moneta unica (whatever it takes strategy). L’Euro gestito e assistito da una Banca Centrale dotata del mandato e dei poteri di una vera Banca Centrale diventerebbe una delle monete forti nel sistema globale di scambi, attirando investimenti, iniziative, imprese. Le ricadute evidenti sarebbero occupazione, qualificazione industriale, ricerca di avanguardia, potere negoziale nella soluzione dei grandi problemi globali attuali: ambiente, clima, migrazioni.
  2. La moneta unica richiede un sistema fiscale unificato Europeo che abbia  i meccanismi monetari per tenere conto dei diversi debiti sovrani e delle altre condizioni specifiche regionali. La moneta rappresenta il “valore” complessivo di una economia. Una moneta unica su un territorio vasto come quello dei 27 paesi membri con differenze fisiche, ambientali, geografiche, territoriali, di infrastruttura, di capitale umano deve essere assistita da dinamiche di compensazione, re-investimento, riequilibrio finanziario per evitare cicli involutivi e di anomalo privilegio. L’attuale situazione dell’Euro non prevede nulla di questo complesso catalogo di accessori. Ragione delle attuali debolezze e di future serie crisi.  Una situazione che richiede immediata  attenzione politica normativa.
  3. I punti 1 e 2 richiedono una armonizzazione dei salari che tenga conto delle diverse condizioni ambientali e del diverso livello dei servizi sociali (sanità, educazione, previdenza sociale, trasporti, energia etc.) un problema complesso che va almeno affrontato per non lasciarlo all’aggressione dei mercati del lavoro come adesso avviene. (cfr punto 2)
  4. L’immigrazione dall’Africa e dal terzo e quarto mondo richiede una strategia di visione secolare europea, investimenti sistematici strutturali nei paesi di origine, politica Europea coordinata nei confronti dei paesi di origine, consistentemente dotata di strumenti di implementazione, finanziari, assistenza tecnica, di controllo giuridico, militari. Assunto fondamentale: l’Europa è oggi il complesso, fantastico risultato di 20 secoli di immigrazioni e il suo futuro dipende da futuri secoli di immigrazioni. Bloccare in modo indiscriminato è suicida. Punire e reprimere è criminale.
  5. Un’Europa politica unita richiede politiche sociali coordinate (cultura, ricerca, educazione, informazione, welfare, etc.) Deve essere impostata una strategia complessa e di lungo termine per la formazione  del“senso di vivere in Europa dal 2020 al 2300”.

lorenzo matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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