L’aggressione all’Europa di Vladimir Putin e le possibili conclusioni

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L’invasione dell’esercito di Putin

Non occorre essere un polemologo per capire che la guerra di Putin contro l’Ukraina non è una semplice operazione tattica né un limitato intervento di polizia. 

La giustificazione ridicola data: la tutela delle minoranze russe, nasconde strategie e politiche di portata molto diversa che la qualifica di “operazione straordinaria” non spiega, ma che sono ovvie per gli analisti specializzati del ”russian desk” del Dipartimento di Stato USA, del Foreign Office inglese a Londra, dell’ Auswärtiges Amt, della Repubblica Federale tedesca a Bonn, del Ministère de l’Europe et des Affaires étrangères, di Parigi,  o della Farnesina  Italiana.

L’aggressione di Putin, che vede l’impiego di centinaia di migliaia di soldati russi, l’invio di migliaia di carri armati, centinaia di aerei ed elicotteri, una flotta, è stata meditata e predisposta da mesi/anni: la dimensione logistica implica tempi lunghi, uno studio strategico di mesi oltre che la predisposizione di adeguato finanziamento, e l’ingaggio e la preparazione di una potente struttura clandestina locale. Quella che probabilmente hai insospettito il governo Ukraino e provocato le tensioni.

Per non parlare del quadro concettuale, della visione storica  “imperiale”, della comunicazione alla dirigenza e alla burocrazia che deve essersi svolto sull’arco di diversi anni.

Il tutto ha un quadro generale ampio e preciso noto con il nome di Ruskiy Mir: Mondo Russo.

Lo sviluppo “ukraino” della dialettica verbale sul Ruskiy Mir, inquadrato nei discorsi, nel comportamento, negli atteggiamenti di Putin e del suo  ristretto entourage, nei recenti riferimenti impliciti, indiretti, o espliciti ad armi “mai viste” e al “nucleare”, si configura in una dimensione molto più sinistra e terrificante della vendetta/rappresaglia nei confronti dell’Ukraina per le tensioni con minoranze etniche nel Donbas a Luhansk e in Crimea.

L’idea, in realtà il progetto, di Putin, che ha mosso l’aggressione è stata la “visione imperiale” che Putin è arrivato a coltivare nei suoi anni di potere assoluto, isolato e solitario. La sua informazione sul mondo, limitata alle comunicazioni servili e settarie di cortigiani e generali dell’esercito corrotto, ha aumentato il suo patologico distacco dalla realtà delle cose.

Realtà che i primi 80 giorni di guerra hanno rivelato in modo crudo: l’esercito russo è una tigre di carta: carri armati che si spappolano, informatica goffa, navi esposte (tre affondate o rese inutili) per la fragilità dei sistemi di protezione elettronica, artiglieria imprecisa, etica della truppa criminale. Strategie logisticamente insostenibili, generali incompetenti, quadri intermedi rozzi, livello tecnologico generale obsoleto e  vuoto pauroso di competenze operative.

Da sottolineare  queste ultime lacune perché mentre le carenze materiali si possono colmare in tempi ragionevoli, il vuoto di competenza e di capacità tecnica richiede decine di anni per essere risolto (if ever).

Sintesi: l’esercito russo dopo 80 giorni di guerra è in seria difficoltà di fronte a un esercito Ukraino inferiore per numero e mezzi nel rapporto di 1 a 5, ma superiore per competenza e abilità tecnica operativa e tecnologica per un rapporto di 8 a 1.).

Di fronte a un esercito NATO l’esercito russo sarebbe stato annullato in 7 giorni. Azzerati i carri armati, azzerati i mezzi di trasporto, azzerata l’aviazione: sarebbe rimasto un esercito appiedato e privo di rifornimenti. Costretto alla resa per …fame.[1]

Questi sono i motivi per i quali i comandi dell’esercito russo autorizzano operazioni di strage di civili, donne stuprate, bambini  e vecchi uccisi a sangue freddo,  tortura dei prigionieri, bombardamento di asili, ospedali e scuole. Comportamenti che non sono comprensibili se non in un quadro di autorizzazione da parte del comando supremo: cioè Vladimir Putin stesso che spera di stroncare la resistenza Ukraina con una guerra criminale di terrorismo e stragi di civili.

Sul piano personale  la delusione di Putin per il  clamoroso fallimento militare è atroce. Vede vicina la sconfitta e il pericolo del suo disperato ricorso al nucleare è una realtà orrenda perché il soggetto disperato opera in condizioni di seria patologia mentale. 

Condizioni che gli impediscono di accogliere e riscontrare un atteggiamento negoziale: l’unica cosa che potrebbe recepire è l’ammutinamento dei suoi generali, ammutinamento sulla cui plausibilità nessuno è in grado di speculare.

Prima di procedere nell’analisi un cenno sul “progetto” di Putin prima della delusione militare: nulla di meno se non la riconquista della “sfera di influenza” negoziata da Stalin a Yalta con Roosevelt e Churchill. Probabilmente allargata, all’Italia (Salviniana come promesso al Metropol da Savoini), alla fascia Baltica e alla Finlandia e Svezia. Quindi l’aggressione all’Ukraina era, nell’intenzione di Putin, il primo passo di quel progetto.

In questa prospettiva vanno inquadrate due situazioni oggi all’ordine del giorno e legate da ineludibile consequenzialità: la soluzione negoziale  e il pacifismo.

Il negoziato: la condizione attuale di Putin non, è favorevole all’apertura di un tavolo negoziale. Il soggetto è frustrato e vendicativo, non ha ancora metabolizzato la sconfitta e in qualche modo coltiva ipotesi di vittoria. Negoziare, ovvero cercare un compromesso, con chi crede di poter vincere “tutto” è, per definizione di negoziato,  impossibile.

Quindi la resistenza ukraina deve venire sostenuta senza riserve fino a quando i generali russi non saranno costretti ad affrontare le realtà e a farla affrontare, in un modo o in un altro, a Putin. Questo perché, va ribadito, prima di quella presa d’atto da parte di Putin non ci sarà negoziato possibile.

Il pacifismo: il pacifismo che vuole il disarmo della resistenza ukraina in realtà vuole la sua sconfitta da parte dell’esercito criminale russo, non vuole nessuna pace: di fatto vuole la catastrofe terminale del popolo ukraino, il saccheggio delle risorse del paese e la sua schiavitù staliniana a Mosca. In questo senso non si tratta di pacifismo, ma di complicità con l’aggressione e la condotta criminale dell’esercito russo in Ukraina. Come se  Francia Inghilterra e Stati Uniti nel 1938 avessero negoziato con Hitler.

Salvini che si qualifica “pacifista” conferma la mia ipotesi di sua complicità con Putin con la sua recente dichiarazione di essere contrario all’ingresso nella NATO di Finlandia e Svezia. Con Salvini sono contro l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato anche Putin ed Erdogan.

Conclusione

Questa guerra orrenda e il sacrificio di decine di migliaia di cittadini ukraini, la distruzione quasi totale  del paese e delle sue infrastrutture, le decine di migliaia di soldati russi e ukraini caduti, i crimini commessi, dovrà venire registrata storicamente e politicamente come aggressione di Putin all’Europa, il negoziato, reso possibile dalla resistenza ukraina, dovrà essere condotto sotto il patrocinio dell’Europa e nella tutela dei suoi valori fondanti.

Non è da escludere che, con questa guerra e con la sua conclusione, in modo non immediato, ma conseguente, avvenga in Russia un cambio di regime e si apra per la prima volta nella storia di quel paese una vera opzione per la democrazia: una prima assoluta storica per la Russia. Va considerato il problema di una plausibile  lacuna culturale del popolo russo per accogliere ed esprimere una gestione democratica del paese.

Ultima possibile conseguenza: la guerra in Ukraina e la sua conclusione, il successivo possibile cambio di regime a Mosca con la fine del potere di Putin, potrebbero innescare il processo per un radicale cambiamento della Carta delle Nazioni Unite e della trasformazione di quell’Istituzione in un Governo Mondiale fondato sull’Utopia dell’Unione Europea e sull’Utopia della Costituzione per una Repubblica Mondiale proposta nel 1945 dal Comitato per la definizione di una Costituzione per la Repubblica Mondiale presieduto da Giuseppe Antonio Borgese con i suoi colleghi:

Adler, Jerome, Mortimer, 1902-2001; Stringfellow, Barr, 1897; Borgese, Giuseppe Antonio, 1882-1952; Cousins, Norman; Cranston, Alan, MacGregor; Guérard, Albert Joseph, 1914; Hutchins, Robert, Maynard, 1899; McKeon, Richard, Peter, 1900; Mann, Thomas, 1875-1955; Mayer, Milton, Sanford, 1908; Mumford, Lewis, 1895; Nef, John, Ulric, 1899; Redfield, Robert, 1897; Tugwell, Rexford, Guy, 1891; Wright, Quincy, 1890-1970. 

Segretaria ed editor: Borgese, Elisabeth, Mann. 


[1]  le fonti delle mie informazioni sono ovviamente segrete.

Putin’s aggression against Europe and its

possible conclusions

You don’t need to be a polemologist to understand that Putin’s war against Ukraine is neither a simple tactical operation nor a limited police intervention.

The ridiculous justification given: the protection of Russian minorities hides strategies and policies of very different scope that the qualification of “extraordinary operation” does not explain, but which are obvious to the specialized analysts of the “Russian desk” of the US State Department, of the English Foreign Office in London, the Auswärtiges Amt, the Federal Republic of Germany in Bonn, the Ministère de l’Europe et des Affaires étrangères, Paris, or the Italian Farnesina.

Putin’s aggression, which sees the use of hundreds of thousands of Russian soldiers, the dispatch of thousands of tanks, hundreds of planes and helicopters, a fleet, has been pondered and prepared for months/years: the logistical dimension implies a long timeframe, a strategic study of months as well as the preparation of adequate funding, and the hiring and preparation of a powerful local clandestine structure. The one that probably made the Ukrainian government suspicious and caused tensions.

Not to mention the conceptual framework, the “imperial” historical vision, the communication to management and bureaucracy that must have taken place over several years.

The whole has a broad and precise general picture known as Ruskiy Mir: Russian World.

The “Ukrainian” development of the verbal dialectic on Ruskiy Mir, framed in the speeches, behavior, attitudes of Putin and his small entourage, in the recent implicit, indirect, or explicit references to “never seen” weapons and “nuclear”, it takes the form of a much more sinister and terrifying dimension of revenge / retaliation against Ukraine for the tensions with ethnic minorities in Donbas, Luhansk and Crimea.

Putin’s idea, actually his project, which triggered the aggression was the “imperial vision” that Putin has come to cultivate in his years of absolute, isolated and solitary power. His information on the world, limited to the servile and sectarian communications of courtiers and generals of the corrupt army, increased his pathological distance from the reality of things.

Reality that the first 80 days of the war crudely revealed: the Russian army is a paper tiger: tanks that fall apart, clumsy IT, ships exposed (three sunk or rendered useless) due to the fragility of electronic protection systems , imprecise artillery, criminal ethics of the troops. Logistically unsustainable strategies, incompetent generals, crude middle managers, an obsolete general technological level and a fearful void of operational skills.

These last gaps should be underlined because while the material gaps can be filled in a reasonable time, the lack of competence and technical capacity takes tens of years to be resolved (if ever).

In brief: the Russian army after 80 days of war is in serious difficulty in the face of a Ukrainian army inferior in number and means in the ratio of 1 to 5, but superior in competence and technical operational and technological ability for a ratio of 8 to 1 .

Faced with a NATO army, the Russian army would have been canceled in 7 days. Once the tanks were cleared, the means of transport were cleared, the aviation was cleared: an army would remain on foot and without supplies. Forced to surrender for … hunger.

These are the reasons why the Russian army top brass authorize operations of massacres of civilians, rape, children and old people killed in cold blood, torture of prisoners, bombing of kindergartens, hospitals and schools. Behavior that is not understandable if not authorised by the highest level in the chain of command: which is, Vladimir Putin himself who hopes to crush the Ukrainian resistance with a criminal war of terrorism and massacres of civilians.

On a personal level, Putin’s disappointment over the resounding military failure is dire. He sees a looming defeat and the danger of his desperate recourse to nuclear power is a horrendous reality because the desperate subject operates in conditions of serious mental pathology. 

Conditions that prevent him from accepting and finding a negotiating attitude: the only thing he could understand is the mutiny of his generals, a mutiny on whose plausibility no one is able to speculate.

Before proceeding with the analysis, a mention of Putin’s “project” before the military disappointment: nothing less than the regaining of the “sphere of influence” negotiated by Stalin in Yalta with Roosevelt and Churchill. Probably enlarged to Italy (Salviniana as promised to Metropol by Savoini), to the Baltic belt and to Finland and Sweden. So the attack on Ukraine was, in Putin’s intention, the first step of that project.

Two situations on the agenda today and linked by unavoidable consequentiality must be framed in this perspective: the negotiated solution and pacifism.

The negotiation: Putin’s current condition is not conducive to opening a negotiating table. The subject is frustrated and vindictive, he has not yet metabolized the defeat and somehow cultivates the hypothesis of victory. Negotiating, or seeking a compromise, with those who believe they can win “everything” is, by definition of negotiation, impossible.

So the Ukrainian resistance must be unreservedly supported until the Russian generals are forced to face the realities and have Putin face it in one way or another. This is because, it must be reiterated, before Putin takes note there will be no possible negotiation.

Pacifism: pacifism that wants the disarmament of the Ukrainian resistance actually wants its defeat by the Russian criminal army, does not want any peace: in fact it wants the terminal catastrophe of the Ukrainian people, the plundering of the country’s resources and its Stalinist slavery in Moscow. In this sense, it is not a question of pacifism, but of complicity with the aggression and criminal conduct of the Russian army in Ukraine. As if France, England and the United States in 1938 had negotiated with Hitler.
Salvini who qualifies himself as a “pacifist” confirms his complicity with Putin with his recent statement against the acceptance of Sweden and Finland as NATO member countries a position shared by Putin and Erdogan.

Conclusion
This horrendous war and the sacrifice of tens of thousands of Ukrainian citizens, the almost total destruction of the country and its infrastructure, the tens of thousands of fallen Russian and Ukrainian soldiers, the crimes committed, will have to be historically and politically recorded as Putin’s aggression of Europe, the negotiations, made possible by the Ukrainian resistance, must be conducted under the patronage of Europe and in the protection of its founding values.

It cannot be excluded that, with this war and its conclusion, not immediately, but consequently, a regime change  will take place in Russia and for the first time in the history of that country a real option for democracy iwill be available: a historical first for Russia. We must consider the problem of a plausible cultural gap of the Russian people to welcome and express a democratic management of the country.

Last possible consequence: the war in Ukraine and its conclusion, the subsequent possible regime change in Moscow with the end of Putin’s power, could trigger the process for a radical change of the United Nations Charter and the transformation of that institution into a World Government founded on the Utopia of the European Union and on the Utopia of the Constitution for a World Republic proposed in 1945 by the Committee for the definition of a Constitution for the World Republic chaired by Giuseppe Antonio Borgese with his colleagues:

Adler, Jerome, Mortimer, 1902-2001; Stringfellow, Barr, 1897; Borgese, Giuseppe Antonio, 1882-1952; Cousins, Norman; Cranston, Alan, MacGregor; Guérard, Albert Joseph, 1914; Hutchins, Robert, Maynard, 1899; McKeon, Richard, Peter, 1900; Mann, Thomas, 1875-1955; Mayer, Milton, Sanford, 1908; Mumford, Lewis, 1895; Nef, John, Ulric, 1899; Redfield, Robert, 1897; Tugwell, Rexford, Guy, 1891; Wright, Quincy, 1890-1970.

Secretary and editor: Borgese, Elisabeth, Mann.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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