PERCHE’ SI PUO’ GIA’ AFFERMARE CHE PUTIN HA PERSO LA GUERRA

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Non è vero che le guerre si vincono o si perdono. Troppo semplice. Ci sono molti modi di vincere e molti modi di perdere le guerre. Ci sono sconfitte pesanti che non si riscattano come ci sono sconfitte che invece nel tempo si dimostrano clamorose vittorie. Come ci sono vittorie esaltanti proclamate che in realtà sono o si trasformano in catastrofiche sconfitte.

Per questo è necessaria molta prudenza sia nel “cantare vittoria,” che nel “piangere sconfitta”. Come la Storia insegna.

La guerra di Putin contro l’Europa (solo accidentalmente combattuta in Ukraina), già oggi, dopo 80 giorni di combattimenti e battaglie, può essere dichiarata disastrosamente persa da Putin e dal suo sgangherato, criminale esercito. Questo indipendentemente dall’esito finale sul terreno, quando sarà registrato, se mai lo sarà.

Gli 80 giorni di guerra hanno dimostrato la assoluta fragilità dell’esercito di Putin: catena di comando aleatoria e irresponsabile, tecnologie inadeguate, male impiegate e fallimentari, quadri intermedi incompetenti, truppa tendenzialmente portata all’ammutinamento, al saccheggio e alla criminalità terroristica, corruzione  pervasiva (miliardaria) dei vertici e della truppa (per poche decine di rubli).

Gli errori clamorosi: sottovalutazione degli avversari, auto-sopravalutazione. Strategie avventurose, volatili, insostenibili, intelligence goffa, catena di comando aleatoria, de-responsabilizzazione dei quadri intermedi, verticismo burocratico della catena di comando, opacità delle responsabilità operative, contrordini, contraddizioni, equivoci.

Questi errori, tutti puntualmente riscontrabili nell’analisi dettagliata della cronaca delle operazioni sul terreno, hanno comportato la mostruosa carneficina dei caduti russi (un terzo degli effettivi in campo circa 20-25 mila morti), contrordini e confusione delle operazioni, la perdita di mezzi (navi, carri armati, aerei, elicotteri, droni, mezzi di trasporto, centrali della rete elettronica etc.).

Il disastro militare è relativo rispetto al disastro politico, diplomatico, finanziario: la Russia di Putin ha perso qualunque credibilità internazionale, il regime ha perso statura nell’opinione pubblica nazionale russa e questa disistima diventerà catastrofica quando l’opinione pubblica russa acquisirà contezza di cosa è veramente successo. La realtà che è stata rigorosamente censurata finora, ma che non sarà possibile negare o eludere nei prossimi mesi (settimane).

Terzo e pesante qualificatore della sconfitta: il costo economico e sociale delle “sanzioni”: un disastro finanziario difficilmente recuperabile attraverso la vendita di gas e petrolio. L’economia russa sarà azzoppata per anni prima di ritrovare una decente normalità- (investimenti, sviluppo, sanità, assistenza sociale, educazione, manutenzione del territorio): praticamente la Russia sarà ridotta al rango di un paese terzo-mondiale.

Qualunque cosa succeda sul terreno  da ora in poi, la sconfitta di Putin e del suo esercito è già un fatto acquisito, manca la sua presa d’atto  che, quanto più tarderà, tanto più costosa sarà in termini di vite massacrate e di catastrofe ambientale, politica e sociale prodotta.

Né la Russia, né l’Ukraina saranno in grado di sostenere i costi della ricostruzione anche marginale, a guerra conclusa. 
Dovrà intervenire l’Europa e sarà un impegno enorme in termini finanziari e tecnici e difficile in termini politici: uno dei probabili articoli negoziali. 

Corollario: la guerra, oggi già persa da Putin, proseguirà con massacri e crimini per poco o molto tempo, ma non ci sarà spazio negoziale fino a quando Putin non prenderà atto della sua sconfitta. Questo potrà avvenire solo quando la catastrofe del suo esercito sarà tragicamente evidente anche alla sua mente malata. Perché questo avvenga è necessario che la resistenza Ukraina si concluda con la sua assoluta indiscutibile vittoria.

Ovvero la pace può essere raggiunta solo sostenendo in tutti i modi possibili, diplomazia, sanzioni, guerra di finanza e armi, ora soprattutto armi, la battaglia dell’Ukraina contro l’esercito invasore russo: questa la vera linea strategica e tattica di chi vuole veramente la pace. Coloro che si proclamano pacifisti e vogliono il disarmo della resistenza Ukraina, sono in realtà scientemente complici della criminalità di Putin e vogliono esporre l’Europa alla conseguente catastrofe. Per loro non esiste nemmeno l’alternativa della stupidità. 

Per essere esplicito ed evitare indiretta ipocrisia: per l’Italia mi riferisco a Matteo Salvini e a Giuseppe Conte, esempi di vergognosa strumentalità demagogica di pacifismo peloso, al servizio della criminalità di Putin.

Sulla differenza fra armi difensive e offensive: non esiste. Si poteva pensare per le lance e gli scudi, già discutibile per gli archi e le frecce. Ridicolo argomento per carri armati, obici, missili, droni, elicotteri, intelligence elettronica e informatica. Tutto quello che distrugge le armi del nemico è automaticamente difensivo e difficilmente può evitare di essere anche offensivo.

Sul rapporto Europa Stati Uniti
Molto correttamente Mario Draghi ha fatto presente al Presidente degli Stati Uniti Biden la differenza fra gli interessi dell’Europa e gli interessi degli Stati Uniti nella gestione dei rapporti con la Russia. Galli della Loggia sul Corriere di oggi (16 Maggio) stigmatizza la denuncia di questa differenza in una nota che si pone come critica della linea dichiarata da Mario Draghi. È strano come a Galli della Loggia sfugga l’elementare ovvio nesso consequenziale: cioè che è proprio per l’identità di valori che ci unisce agli Stati Uniti che questi devono riconoscere la differenza di interessi  con l’Europa nella attuale critica congiuntura e operare di conseguenza.

lorenzo matteoli

16, maggio 2022

Why we can already say that Putin has lost the war

It is not true that wars are won or lost. Too easy. There are many ways to win and many ways to lose wars. There are irredeemable defeats but there are also defeats that over time turn out to be sensational victories. Just as there are glorious victories which are, or turn into, catastrophic defeats. That is why one must be very careful both in “hailing victory,” and in “crying defeat”, as history teaches.Putin’s war against Europe (only accidentally in Ukraine), already after 80 days of fighting and battles, can be declared disastrously lost by Putin and his criminal army. This regardless of the final outcome on the ground, when it will be recorded, if ever. The 80 days of war showed the vulnerability of Putin’s army: random and irresponsible chain of command, inadequate, badly used and unsuccessful technologies, incompetent middle cadres, mutinous troops, prone to looting and terrorist crime, pervasively corrupt from the top (for billions) to the lowest ranks (for a few rubles).The basic profile: underestimation of opponents, self-overestimation.  Adventurous, volatile, unsustainable strategies, clumsy intelligence, random chain of command, unaccountability of middle cadres, bureaucratic chain of command, blurred operational responsibilities, counter-orders, contradictions, misunderstandings. These mistakes or patterns, clearly shown by the detailed analysis of field operation, led to the horrific number of  Russian casualties (a third of the personnel in the field, about 20-25 thousand dead), cancellations and messy operations, the loss of equipment (ships, tanks, airplanes, helicopters, drones, means of transport, electronic network centers, etc.).The military disaster is minor compared to the political, diplomatic and financial disaster: Putin’s Russia has lost all international credibility, the regime has lost stature in Russian national public opinion, and this disdain will become catastrophic when Russian public opinion becomes aware of what really happened. The reality that has been rigorously censored so far, but that will be impossible to deny or evade in the coming months (weeks). The Russian Army is good in the parades on the Red Square but a total failure in action. Third and heavy qualifier of defeat: the economic and social cost of the “sanctions”: a financial disaster that is difficult to recover from even through the sale of gas and oil. The Russian economy will be crippled for years before regaining decent normality – (investments, development, health care, social assistance, education, land maintenance): practically Russia will be reduced to the ranking of a third-world country.Whatever will happen on the ground from now on,  Putin’s defeat  is already a fact, only his acknowledgment is missing,  the longer it will be delayed, the more expensive it will be in terms of casualties and military, political and social catastrophe.Neither Russia nor Ukraine will be able to bear the cost of even marginal reconstruction once the war is over.Europe will have to take over and it will be an enormous financial and technical commitment and also very difficult in political terms:  one of the possible items for the negotiating table.
Corollary: the war, now already lost by Putin, will continue with massacres and crimes for a short or long time, but there will be no room for negotiation until Putin acknowledges defeat. This can only happen when the catastrophe of his army is tragically evident even to his sick mind. For this to happen the Ukrainian resistance must end with an indisputable victory.That is, peace can only be achieved by supporting in all possible ways, diplomacy, sanctions, financial warfare and weapons, the battle of Ukraine against the invading Russian army: this is the true strategic and tactical line for those who truly want peace. Those who claim to be pacifists and want the disarmament of the Ukrainian resistance are actually willing accessories to Putin’s crime and want to push Europe into the resulting catastrophe. For them there is not even the alternative of stupidity. As far as Italy is concerned I refer to Mr. Matteo Salvini and Mr. Giuseppe Conte, two examples of shameful demagogic pacifism, paying their tribute to Putin’s criminality.
On the difference between defensive and offensive weapons: It does not exist. One could think of the difference between spears and shields, already questionable for bows and arrows. Ridiculous argument for tanks, howitzers, missiles, drones, helicopters, electronic and computer intelligence. Anything that destroys the enemy’s weapons is automatically defensive and can hardly avoid being offensive as well.
On the Europe-United States relationshipQuite frankly Mario Draghi pointed out to the President of the United States the difference between the interests of Europe and the interests of the United States in managing relations with Russia. Galli della Loggia in today’s Corriere della Sera (May 16) comments in a note that is a criticism of the statement by Mr. Mario Draghi. Mr. Galli della Loggia seems to ignore the elementary obvious consequential link: i.e.  it is precisely because of the identity of US/European values that the United States must acknowledge the difference of European interests in the current critical situation and operate consistently.Which was the point Mr Draghi made with the President of the Uniter States.

lorenzo matteoli
May, 16th 2022

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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