Calenda cosa è successo veramente con Letta

Carlo Calenda

Ci vuole molto coraggio dopo aver firmato un accordo per denunciarlo e cambiare idea. 

Il conto è molto difficile da fare

Così ho scritto nella prima edizione di questo post, ma l’informazione che avevo era sbagliata: Carlo Calenda in una intervista alla televisione ieri sera ha spiegato cosa è successo:

 Si è ritirato perchè Letta voleva fare un altro accordo con Fratoianni e quindi lo scenario era cambiato. Letta non può fare un accordo con Calenda e 2 giorni dopo  farne un altro con Fratoianni cambiando la condizione che aveva convinto Calenda ad associarsi. Questo è il motivo del ritiro del tutto legittimo di Calenda, non si tratta di una voltafaccia 3 giorni dopo

Ora si tratta di valutare:

Quanti voti (di centro un po’ destra) può prendere in più Calenda se viaggia senza il PD che ospita anche Fratoianni e Bonelli? Quanti voti perde (di centro un po’ sinistra)? Quanti voti (di centro un po’ sinistra) potrebbe prendere viaggiando adiacente a Fratoianni e Bonelli?….mmmmhh… I maghi dei sondaggi non sanno rispondere e anch’io non saprei proprio cosa dire.

C’è un solo punto positivo: la pulizia del profilo culturale e politico. Calenda, senza il sapore guasto di Fratoianni e Bonelli, è più “chiaro” come messaggio politico culturale. Chiarezza che è sicuramente un fattore positivo per molti elettori, ma che nel sistema elettorale “maggioritario” serve a poco se non hai “un voto in più”.

Personalmente capisco l’irritazione di dividere la barca con uno che dice no al termovalorizzatore di Roma.

Sull’opzione nucleare, io che sono stato antinucleare ferocissimo al tempo delle 14 centrali di Donat Cattin e più tardi con i radicali di Pannella, oggi avrei dei dubbi perché le centrali 2022 sono molto più sicure di quelle 1970 e perché il verde dell’eolico e del fotovoltaico è a termine per il dirimente contenuto energetico del ciclo chiuso di quelle tecnologie. Che nessuno considera, ma che le rende veramente marginali.

Il nucleare si propone anche come opzione climate friendly (niente CO2 durante ul funzionamento) e quindi impone riflessione più seria del verdismo senza se e senza ma. Una linea che comincia ad avere un sapore un po’ bigotto.

Solare ed eolico  vanno bene per la transizione al “dopo petrolio”, ma sono a termine.

Anche alla luce dei tormenti di Calenda e delle acrobazie di Matteo Renzi, a 56 giorni dal voto resta solidamente accertato che non bisogna votare per Salvini che con  Berlusconi dà i numeri a vanvera sulla idea puerile di Flat Tax  (tutti 15%, tutti 23%, un po’ 15% un po’ 23%…quanti e chi 15% e quanti e chi 23%…boh?). Comunque sbagliati dice Boeri, che se ne intende.

E non bisogna votare nemmeno per Giorgia che fa finta di essere  centrodestra, ma ha troppi amici e creditori che sono in una zona buia estrema, ed è la più pericolosa di tutti.

Restano due opzioni: ammucchiata PD + cespugli oppure Calenda con o senza Renzi.

Ma come la mettiamo con il maggioritario e i collegi uninominali?

Cosa può succedere nei prossimi 56 giorni? E dopo?

Lorenzo Matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Calenda cosa è successo veramente con Letta

  1. Gianvi Fracastoro ha detto:

    Ciao Lorenzo, ma che vuol dire “per il dirimente contenuto energetico del ciclo chiuso di quelle tecnologie [eolico e fotovoltaico] (…) che le rende veramente marginali”?
    Se parli di tempo di ritorno energetico, le celle fotovoltaiche in silicio policristallino (di gran lunga le più usate), grazie all’aumento dell’efficienza e alla riduzione dello spessore di silicio hanno tempi di ritorno che vanno da 1,2 anni (Sud Europa) a 2,1 anni (Nord Europa), secondo uno studio del Fraunhofer (https://it.dsnsolar.com/info/energy-payback-time-of-solar-pv-systems-64900597.html). Il che vuol dire che restituiscono nell’arco di 20 anni (ma possono durare molto di più) da 10 a 17 volte l’energia necessaria per la loro fabbricazione.
    Le turbine eoliche hanno un tempo di ritorno che varia fra i 6 e i 9 mesi, ovviamente se le piazzi in zone ventose (>2000 ore equivalenti). Producono dunque da 20 a 40 volte l’energia usata per produrle.

  2. matteolilorenzo ha detto:

    Caro Gianvi, mi fa veramente piacere la tua correzione. Ti dirò da dove arriva la mia posizione sulla marginalità del solare fotovoltaico e delle turbine: non si sa mai a quali fonti affidarsi e la tua competenza è convincente. Ma ci sono opinioni diverse.
    Nel tuo ragionamento manca qualche numero sulle tecnologie di “accumulo” indispensabili per un 100% di solare/eolico: quale durata, quanta energia per produrle e per ricostituirle? Basterà il software, il dispatching sofisticato, la gestione delle reti? Non credo.
    L “transizione” (20 o 30 anni) sarà garantita da gas naturale e petrolio e alla fine darà il nucleare di 3a 4a o 5a generazione.
    Questo per la parte privilegiata del mondo. E il resto?

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