ANCORA SU ISRAELE PALESTINA E GLORIA

Cara Gloria, 

Ebrea, sionista, di sinistra, ho comprato su Amazon Kindle The Memory Monster  di Yishai Sarid (traduzione in inglese di Yardenne Greenspan) e ti ringrazio del consiglio.  L’ho letto.

È il racconto/rapporto in prima persona di un esperto storico dei campi di sterminio tedeschi in Polonia, Auschwitz, Treblinka, Majdanek, Sobibor, Belzec, Chelmno. 
Il relatore, ex pilota di carri armati nell’esercito Israeliano, dopo un dottorato di ricerca sull’Olocausto e studi approfonditi sull’organizzazione dei campi, sulle tecnologie, logistica,  metodi e procedure dello sterminio, è diventato, per conto di Yad Vashem[1], una guida per i visitatori dei campi: giovani liceali israeliani accompagnati dai loro professori, turisti, ministri e alti funzionari ospiti del governo Israeliano.

Molto apprezzato per la eccezionale competenza descrive ai visitatori, con grafica precisione, quello che avveniva nei diversi campi dal momento dell’arrivo dei prigionieri/vittime fino alla loro fine.

Nel corso della sua esperienza le sue descrizioni diventano e sempre più crudeli e precise, il suo rapporto con gli utenti cambia e la sua prestazione di guida diventa sempre più antagonista il suo servizio di guida, da obiettivo, diventa risentita provocazione.
La descrizione dei metodi, dei comportamenti e delle procedure è fotografica e crudele: la “memoria” diventa gradualmente un orribile mostro. Un mostro che poco a poco lo domina e con lui domina anche i lettori del suo rapporto.

Chi vorrà comprare il libro, disponibile anche in italiano, potrà apprezzare nel dettaglio il testo e non svolgo ulteriormente la sintesi. Voglio però illustrare alcune “figure” della narrazione di Yishai Sarid, per arrivare al corollario e rispondere al disaccordo espresso da Gloria nei confronti del mio post sulla correttezza della denuncia della attuale brutalità israeliana nei confronti degli arabi Palestinesi. Disaccordo che, come ho detto nella mia prima risposta, mi è difficile comprendere.

L’enormità storica epocale del delitto nazista
Pochi testi sull’Olocausto trasmettono la spaventosa dimensione del crimine nazista come le 130 pagine di Sarid: la strage immane di un intero popolo voluta, progettata, organizzata e realizzata da un governo e da un dittatore democraticamente eletto, con strumentazione, logistica predisposta alla scala di impresa nazionale. Mai nella storia si era registrata una impresa criminale  di questa portata.

La crudeltà efferata.
Nei metodi, nelle procedure, nell’organizzazione, nelle tecnologie, nei confronti  della moltitudine e dei singoli: uomini, donne, vecchi e bambini. Sarid fotografa i dettagli senza nessuna riserva e senza nessuna reticenza o pudore. Senza lunghe descrizioni ma con dettagli istantanei di terribile efficacia.

I personaggi
I comandanti nazisti, i pochi militari esecutori, le centinaia/migliaia di collaboratori ebrei (Sonder Kommando) addetti nei campi alle operazioni più orribili, pesanti e disgustose, i Kapò illustrati anche  in modo positivo: mantenendo la disciplina  hanno evitato ritorsioni crudeli degli esecutori militari e protetto nei limiti del possibile le vittime dal peggio.
Hanno ceduto per la speranza di un giorno di vita in più, chi non l’avrebbe fatto? si chiede Sarid. Molti si sono suicidati.

I visitatori
All’inizio i visitatori (liceali israeliani accompagnati dai loro professori) sono assistiti e compresi dall’esperto-guida, anche se in modo distaccato e distante, nel corso dell’esperienza vengono sempre più risentiti come “antagonisti”, perché “altri” rispetto alla tragedia, indifferenti, o partecipi solo liturgicamente. Alla fine, addirittura fisicamente aggrediti, come il sofisticato regista cinematografico quando l’esperto-guida intuisce (è proprio così ?) l’intenzione meramente intellettuale di utilizzare la tragedia e le vicende dello sterminio come “contesto” per una storia d’amore (è proprio così ?)[2]. Vago e ineffabile,  ma percepibile se io l’ho percepito, il riferimento a “La vita è bella” di Benigni, dove la favola raccontata al bambino nasconde l’orrore del campo.

Il figlio Ido dell’esperto-guida
Il figlio Ido, all’asilo a Tel Aviv, è vittima dei compagni bulli, perchè non vuole a sua volta picchiare per difendersi.

Alcune citazioni significative
A pagina 17 : …. L’esperto-guida coglie il frammento di conversazione fra due liceali avvolti nella bandiera israeliana: “…gli Arabi, questo è quello che dovremmo fare agli arabi.”
A pagina 49 del kindle book  all’esperto-guida che protesta  perché i liceali israeliani ballano prima di lasciare Auschwitz, il preside della scuola risponde: “Siamo vivi e la nostra Torah è viva, siamo tornati nella nostra terra  e per questo balliamo per celebrare la grazia di Dio. Alla fine, abbiamo vinto noi. Su questo puoi discutere con me per il resto della tua vita, ma sarà inutile, amico mio. Di questo siamo convinti. Non c’è posto per la disperazione. Noi siamo il futuro e la speranza. Vieni con noi e unisciti alla danza. ”
A pagina 91 del kindle book : … uno dei liceali, dopo la visita, alla domanda “Cosa avete imparato?” risponde “Che per sopravvivere bisogna essere un po’ nazisti…”
Cosa vuoi dire?” “Che dobbiamo essere capaci di uccidere senza pietà, non abbiamo speranze se siamo molli.
A pagina 123 del kindle book. A Treblinka l’esperto-guida chiede al regista che lo vuole fotografare mentre cammina nel bosco, mano nella mano con la bellissima segretaria: “Cosa c’entra questo con l’Olocausto?”  e il regista risponde: “Oh, ha molto a che vedere. Se non l’hai ancora capito, non hai capito nulla, e ora per favore prendile la mano…” a quel punto l’esperto-guida lo ha preso a pugni in faccia spaccandogli il naso.

Corollario
L’eccesso di “holocaust culture” può provocare reazioni avvelenate o mostruose (Il Mostro della Memoria).
Per secoli non sarà dimenticato l’orrore del nazismo di Hitler e del fascismo di Mussolini e la loro responsabilità nel genocidio degli ebrei. La storia non cancellerà dai suoi libri l’orrore, il disgusto, la condanna senza riscatto. Ma il tempo cambierà la durezza della narrativa. Come oggi non ricordiamo più i massacri in Gallia di Caio Giulio Cesare e il tragico destino di Vercingetorix capo degli Arverni strangolato a Roma nel 46 a.C

La domanda alla quale è necessario rispondere è se  la attuale brutalità israeliana nei confronti dei Palestinesi può essere giustificata, compresa, approvata come corretta risposta a quell’orrore, oppure se è invece giusto denunciarla.

È ovvio che, per una deformazione pato-logica, la brutalità attuale è correlata al crimine nazista e fascista, ma è questo il modo, come dice Gloria e suppongo non solo lei, per evitare che gli Ebrei vengano di nuovo “fatti fuori come pecore al macello?”

Lorenzo Matteoli


[1] Yad Vashem  Istituto ufficiale israeliano per la memoria delle vittime dell’Olocausto

[2] Sarid non spiega. Questa è un mia intuizione/presuntiva per questo l’interrogativo.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a ANCORA SU ISRAELE PALESTINA E GLORIA

  1. Gloria ha detto:

    Ovviamente no: le questioni complesse non hanno una soluzione semplice.

  2. matteolilorenzo ha detto:

    Grazie del riscontro. Big hugs.
    Lorenzo

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