NUMERI DESIDERI E SPERANZE: LA “PAROLA”

questi sono i numeri dell’IPSOS di Pagnoncelli a due settimane dal voto

A due settimane dal voto i numeri dei sondaggi non lasciano molto spazio ai desideri e alle speranze di chi vorrebbe un’Italia civile, giusta, progressista, atlantica ed europea.

Il Paese che per 60 anni ha votato l’ibrida consociazione DC/PCI si scopre dominato da un elettorato che vota una coalizione che si qualifica di destra, ma che, analizzata nei programmi, nella patologia caratteriale e nelle pericolose dichiarazioni correnti dei leader è una compagine politicamente e storicamente poco affidabile. Sono il 45,8%.

Si oppone a questa marea, sul versante  di sinistra il 27,9% del PD di Letta con qualche cespuglio. Una differenza punitiva.

Fuori dai due poli destra e sinistra abbiamo il 14,8% dei residuali 5Stelle guidati dall’ avvocato Conte, eticamente ambiguo e politicamente opaco che abbiamo visto nella sua breve esperienza nel teatro politico italiano disponibile alla “qualunque”: il suo destino è l’irrilevanza.

Sempre fuori dai due poli  c’è il 6,5% di Azione (Calenda e Renzi) a mio avviso questo l’unico voto possibile.

Per cambiare questi numeri da oggi al 25 settembre dovrebbero avvenire cose sconvolgenti, poco probabili nella viscosità della densa, stabile minestra dell’elettorato italiano. 
Ma ci si devono fare domande.

Forse i numeri di IPSOS non rappresentano una montagna di solido granito e sono in realtà una leggera schiuma su un mare insidioso attraversato da correnti e mosso da onde increspate dal vento caotico di informazioni in costante evolutiva contraddizione: guerre, “protocolli” Lega-Russia Unita, alleanze, massacri, bugie, silenzi, connivenze e complicità, 6 Gennaio 2022…

C’è l’incognita del 40% di assenti al voto da risolvere e quella ancora più difficile degli scontenti ai margini di tutte le coalizioni, partiti e gruppi. C’è l’incognita di una legge elettorale con meccanismi automatici che impediscono di fatto le previsioni “surprise free”.

Ci sono i precedenti: Calenda aveva avuto il 20% dei voti alle amministrative romane, Renzi addirittura il 40% alle europee del 2014.

C’è una forte insofferenza per il more of the same, la gente vuole proposte serie, credibili, è stufa di demagogia e di mistificazioni. Bisogna sconfiggere il motto dell’assenteismo (è inutile votare tanto non cambia nulla). 
La pandemia ha cambiato il paradigma fondamentale: ha fatto intravedere futuri inconcepibili prima d’ora (il futuro non è più quello di una volta), la guerra in Ukraina del criminale Putin e del suo sodale in Italia Salvini sta sconvolgendo la geopolitica del Pianeta, le crisi dell’energia e del clima destabilizzano le certezze consolidate dell’economia di mercato, sta emergendo il benevolent capitalism (di Riccardo Illy et al), la disuguaglianza economica sistemica sta entrando nell’agenda politica. Marianna Mazzuccato  e Lucrezia Reichlin scrivono cose importanti.…

Come in tutti gli equilibri basati su dinamiche caotiche c’è sempre lo spostamento minimo, il dettaglio, “la parola”, che sconvolge di colpo la montagna di finto granito.

Qual è la parola che può cambiare tutto prima del 25 settembre?

Lorenzo Matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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