LETTER FROM THE OTHER SIDE OF HISTORY

La Bandiera degli Aborigeni Australiani

Published by the West Australian

September 21st, 2022

In occasione del funerale della Regina Elisabetta giusto e doveroso sentire la voce di chi ha subìto il pugno di ferro nel guanto di velluto dell’Impero Britannico

As a female Ballardong Noongar elder, I mourn the death of Queen Elizabeth in the context of our shared humanity, but not as a “subject” of the British crown. Because our people have never given up our supreme power over the boodja (country) we have owned since the Koondarm (Dreaming). I cannot and do not recognize any British monarch as my sovereign. Distinguished Wirandjuri journalist Stan Grant has written a powerful opinion piece in which he declared Indigenous Australia cannot be expected to shut up in this period of official mourning. He points out the fact that people on “the other side of history”, Indigenous people being controlled by the Crown “from India to Africa to Ireland, the Pacific and the Carribbean and of course here, Australia” have felt the iron fist within the British Empire’s velvet glove. So, so true.

Under the Crown, including during the Queen’s reign, my Ballardong Noongar family was subject to apartheid-like laws and forced to live in squalid reserves on crown land that had been stolen from our people, as was our entire boodja. Our family was splintered as the kids, myself included, were sent to boarding schools where many of us were physically and sexually abused. We lived in state-imposed poverty and were denied a proper education (I attended night classes at a technical school as an adult to become literate).

The pomp at the royal funeral on Monday only adds to my anger at the ongoing injustice inflicted by white people who acted under the authority of the Crown. It was compounded for me by seeing Prince Andrew, a man who knowingly formed a friendship with a later convicted pedophile. Royal privilege seems to have no limits or bounds (or shame). I cannot see how Australia can maintain constitutional ties with such a stained institution into the future, one that has still not apologized for its past crimes or made any reparations to the Indigenous peoples it brutally exploited. But with or without a republic, there must be a great reckoning in this country. The Voice, Truth-telling and Treaty, as proposed in the Uluru Statement of the Heart, would be a very good start.

Dallas Phillips, Goomalling

Traduzione in Italiano

Come anziana della tribù Ballardong Noongar, piango la morte della regina Elisabetta nel contesto della nostra condivisa umanità, ma non come “suddito” della corona britannica. Perché la nostra gente non ha mai rinunciato al potere assoluto sul boodja (paese) nostro sin dal Koondam (Sogno). Non posso e non riconosco nessun monarca britannico come mio sovrano. Il distinto giornalista Wirandjuri Stan Grant ha scritto un forte articolo in cui ha dichiarato che non si può pretendere che l’Australia indigena taccia in questo periodo di lutto ufficiale. Ricorda di nuovo la realtà storica che le persone “dall’altra parte della storia”, gli indigeni controllati dalla Corona “dall’India all’Africa, all’Irlanda, al Pacifico e ai Caraibi e, naturalmente, qui, in Australia” hanno sentito il pugno di ferro nel Guanto di velluto dell’Impero Britannico. Una cruda realtà.

Sotto la corona, anche durante il regno della regina Elisabetta, la mia famiglia Ballardong Noongar ha subìto l’apartheid ed è stata costretta a vivere in squallide riserve sulla terra della Corona che era stata rubata al nostro popolo, così come tutta il nostra boodja. La nostra famiglia è stata divisa, i bambini, me compresa, sono stati mandati in collegi dove molti di noi hanno subito abusi fisici e sessuali. Vivevamo nella povertà imposta dallo stato e ci veniva negata un’adeguata istruzione (ho frequentato i corsi serali in una scuola tecnica da adulta per imparare a leggere e scrivere).

Lo sfarzo al funerale reale di lunedì non fa che aumentare la mia rabbia per l’ingiustizia inflitta dai bianchi che hanno agito sotto l’autorità della Corona. Per me la rabbia è stata aggravata dal vedere il principe Andrea, un uomo che consapevolmente è stato amico di un pedofilo condannato. Il privilegio reale sembra non avere limiti né pudore. E’ inconcepibile che l’Australia possa mantenere nel futuro legami costituzionali con un’istituzione così compromessa, che non si è ancora scusata per i crimini del passato e non ha compensato i popoli indigeni che ha brutalmente sfruttato. Ma con o senza repubblica, ci deve essere una grande resa dei conti in questo paese. La Voce, la Verità e il Trattato, come proposto nella Dichiarazione di Uluru, sarebbero un ottimo inizio.

Dallas Phillips, Goomalling

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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