IL RICATTO ORRENDO

E’ NECESSARIO UN CHIARIMENTO DRASTICO

La vittoria della destra si sente forte, anche se pericolosamente divisa nella sua coalizione dove la vecchiaia rancorosa del vecchio capo incapricciato e la stupidità arrogante si scontrano con la leadership tosta e furba del Presidente Giorgia Meloni.
Berlusconi non vuole rendersi conto di aver perso e cerca pateticamente la visibilità di altri tempi con iniziative puerili. Salvini non ha capito che ha perso a causa del suo infantilismo papeetaro e continua a dimenarsi come il flaccido fantoccio di un ex capitano, fuori dai suoi ruoli, arrogandosi, in modo provocatorio, competenze indebite.
Basterà aspettare qualche ora per vedere la rude reazione con la quale verrà richiamato all’ordine da chi non è ricattabile e nemmeno intende essere impastata dal bullo sgonfio. Ma non la leggeremo sui giornali: ce la racconteranno le nostre fonti autorevoli e ufficiose, per la nota regola italiana sui panni sporchi.
Ma non sono questi pettegolezzi che connotano la dimensione storica del  momento: è invece il dramma della fine del lungo viaggio al potere della sinistra stalinista/cristiana/consociata/balcanizzata/decadente che dopo 70 anni ha perso l’ubi consistam, di fronte a una destra pragmatica, risoluta e chiara nella sua identità. Attuale o meno. Che piaccia o meno.
Presto le “foglie morte” Salvini e Berlusconi cadranno per stupidità e suicidio ideologico, insieme agli ultimi bagliori della fiamma di Salò. Resterà un partito conservatore di destra relativamente moderata che dovrà ricorrere  a ideologi di 50 anni, o qualche secolo,  fa per farsi una base culturale (Roger Scruton, Thinkers of the New Left, 1985, Montesquieu, De l’esprit des lois, 1748, Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium Vitae, 1995).
Il PD deve analizzare la sua sconfitta ideologica e culturale di fronte a una opposizione di destra con questo tessuto ideologico. 
La realtà non si può eludere: il “pensiero conservatore” di destra ha vinto sul “pensiero unico” della recente soi disant sinistra italiana blah-blah. Evidentemente per attualità e consenso diffuso.
Se un partito al potere (direttamente o indirettamente) da 70 anni non intercetta il pensiero e il consenso diffuso si deve chiedere severamente perché: chi ha dormito al volante, chi ha pensato che il bisticcio fra parrocchie e correnti potesse sostituire la dialettica storica della realtà fattuale. Chi ha pensato che la supponenza della “verità in tasca”  potesse vincere il pragmatismo ruspante delle piazze e delle loro adiacenze ideologiche. Chi non ha elaborato di conseguenza una linea vincente.
Una enorme muccona nei corridoi dei palazzi è passata ignorata e invisibile per i latori della “verità in tasca”, e adesso ci troviamo Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana come seconda e terza carica della Repubblica, un redivivo del Fascio Littorio e un cattolico da Inquisizione Spagnola. Per non parlare dei vice premiers il bullo affogatore di migranti e l’europeista nel gessato che odora di naftalina.
Tanto che la fermezza/astuzia popolare del Presidente Giorgia Meloni è l’ultima spiaggia e rappresenta l’ultima dea. Che è tutto dire.

Ci sono problemi immani sul tavolo del Governo: Guerra in Ukraina, Energia, Debito pubblico, riforma fiscale, riforma del sistema Giudiziario, PNRR…
Ma c’è un problema a monte che va risolto con dura, limpida trasparenza e rigore: la morchia laida dell’antagonismo ricattuale di Salvini e della Lega.
Nessuno degli immani problemi del Paese può essere affrontato se il Presidente Giorgia Meloni non chiarisce in modo brutale l’ambiguità e l’equivoco della posizione di Matteo Salvini nell’esecutivo.
Senza quel chiarimento il nuovo governo non potrà mai operare.

Lorenzo Matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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