IL COMPITO DELL’INTELLETTUALE IMPEGNATO

Il compito dell’intellettuale impegnato

Di fronte alla generale catastrofe l’esercizio corrente è di cercare i responsabili: quelli con le mani nel barattolo della marmellata. L’elenco è pronto: the Italian Job, Panzeri e la sua cricca socialista/PD/CGIL, Giorgi[1], Cozzolino et al.

Si dice siano 45 o 48 persone, ma i nomi non sono ancora pubblici. La lista è destinata a crescere. Probabilmente non solo a sinistra e non solo nella comunità politica italiana di sinistra a Bruxelles. Tutto è ancora in moto.

Sul panorama devastante di alzano le voci dei maestrini moralisti che condannano e deprecano. Significativo che fra queste si distingua, per scandalo, esecrazione e condanna, la voce di Corrado Augias che quando era parlamentare a Bruxelles  (trent’anni fa) insieme al suo collega/compagno Giorgio Ruffolo pagava la segretaria (condivisa)[2] in nero e senza contributi, mentre i due soci intascavano i ricchi contributi esentasse che la Commissione erogava ai Parlamentari Europei per pagare le segretarie. Forse sarebbe più dignitoso un pudico silenzio, onorevole Augias. (la differenza di miliardi non cambia la linea di principio). Che il costume (miliardario), tangenti, commissioni illecite, favori politici e regali, fosse corrente in Italia da quaranta anni e più è cosa nota[3], che al tempo di “mani pulite” la “sinistra” abbia ricevuto particolare protezione è anche cosa nota.[4]Ma non si può ancora dire né scrivere.
Sono cambiate le cose, almeno in Belgio, e la generosa coperta politica oggi non c’è più. O forse ha cambiato letto. Per ora.

Quando l’esercizio di caccia ai mangiatori di marmellata si sarà esaurito, speriamo che inizi un altro esercizio: quello di chiedersi le vere ragioni della tenacia e della diffusione del virus. A Sinistra, a Destra e al Centro. Ovvero: quali sono i motivi della fragilità dei sistemi politico/burocratici che li espongono ai sistematici e strutturati virus corruttivi. E quali sono i rimedi, non solo morali e culturali, ma  di rigorosi strumenti giuridici e legali, preventivi. Prima. Non solo manette dopo.

Nel frattempo, si scatenino le mitraglie contro i Sumahoro e le loro donne,  contro quelli che “a loro insaputa”, contro i tenutari di appartamenti a Montecarlo, e contro la folla degli intrallazzatori nelle larghe fasce grigie dei sistemi di sottogoverno delle logore democrazie mondiali. Purtroppo, ancora l’unico fragile baluardo contro l’abisso dei Putin, degli Erdogan, e dei Mullah impiccatori e assassini, torturatori di donne e di ragazze eroiche.

Nella nostra piccola provincia italiana assistiamo preoccupati al governo che premia gli antivax, e che condanna senza riguardi il buonsenso, la legge, la complessa realtà scientifica e statistica del contrasto alla pandemia. E appoggia ciarlatani e violenti maneschi.

Allo stesso governo che per pura, assurda ideologia, rinuncia ai miliardi del MES, scaraventando l’Italia in una giungla feroce di tagli a una Sanità già strangolata da un ventennio di pauroso definanziamento. Un futuro che pagheremo con decine di migliaia di morti e penosi sacrifici.

Sul deserto politico e di visione strategica del governo balla tronfio Salvini promettendo impossibili tasse piatte e Ponti sullo Stretto.

Nessuno fa notare che il progetto del “Ponte” richiede  una competenza, uno spessore politico/culturale e una visione strategica molto diversi dalle grossolane motivazioni demagogiche salviniane. Non sono solo i “soldi” e  lo spintonamento demagogico smargiasso. Ci vuole una struttura storica, strategica e politica, che all’attuale ministro per le infrastrutture, ossessionato dal meritato calo di voti alla Lega, mancano completamente.

C’è una consistenza ineludibile tra “progetto” e “cultura” di chi lo propone.

La smania del Ponte sarà il prossimo “papeete” di Salvini ed è inutile avvertirlo perché non ha gli strumenti per capire.[5]

L’ultima cosa che in Italia è fonte di non poca preoccupazione è che il vuoto a sinistra, lasciato dallo spappolamento del logorroico PD, sia riempito dagli ex  bamboccioni puerili dei 5 Stelle e dal loro presidente sciacqua-parole.

Ci si chiede con quale visione, con quale credibilità, con quale spudorata incompetente leggerezza.

Di fronte a questo devastante deserto mi chiedo quale sia il compito dell’intellettuale politicamente impegnato. 

Me lo chiedo e scrivo… scrivo… scrivo, a voi che mi leggete.

Hugs.

Lorenzo Matteoli


[1] Apprezzabile il disperato e generoso coraggio di Giorgi per salvare la moglie Kailis: auguri!

[2] Oggi competente rigorosa funzionaria di alto livello della Commissione Europea dove ha fatto una brillante, meritata carriera, che ben ricorda nomi, date e cifre.

[3] Il governo D’Alema era noto come “l’unica banca d’affari nella quale non si parlava inglese”.

[4] C’erano quelli che “potevano non sapere” e quelli che “non potevano non sapere”. Gianni Agnelli per esempio “poteva non sapere” e portava i milioni di Euro  in Svizzera e altrove, mentre Bettino Craxi assolutamente “non poteva non sapere”.

[5] Chi non si rende conto che pagare il caffè con la carta, il telefonino o l’orologio è cento volte più comodo e rapido, rispetto a pagarlo con le monete, cercare il resto, aspettare il resto… come fa a capire problemi diecimila volte più complessi? (cfr “chi paga il caffè con la carta di credito è un rompiballe” (copyright) Salvini)

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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