LA RIFORMA DEL CURRICULUM DEL LICEO CLASSICO

Un curriculum studiorum di un secolo da riformare?

Premessa: C’è un interessante dibattito in corso sulla mailing list dei “Carducciani” gli ex allievi del Liceo Classico Giosuè Carducci di Milano, sulla riforma del curriculum del Liceo Classico Statale Italiano. Il problema (oggi in emergenza) ha una valenza politica sociale importante perché il Liceo Classico è stato per un secolo un “istituto” fondamentale nella formazione culturale della borghesia italiana. Di seguito il mio intervento nel dibattito e la traduzione in inglese.

Cari Carducciani e carissime Carducciane!

questo dibattito intriga e qualcuno si irrita perché mancano voci alternative alla generale nostalgia generazionale. Annamaria Testa introduce qualche appunto non conforme ed evoca, credo per prima, il “come si insegna” come elemento rilevante, oltre alla conoscenza delle materie insegnate, per una didattica efficace. Mi piace, a questo proposito, ricordare le parole di un anonimo funzionario (piemontese) del Regno d’Italia, in una delle iniziali riforme della scuola italiana (1885?), dove scrive che la scuola deve “insegnare a fare, più che a dir come si faccia”. Un bel concettino, embrione di “metodo”.

Tornando al “come” di Annamaria Testa credo che sia relativamente corretto affermare che nessun professore delle scuole superiori e dell’università italiana, me compreso che all’università ho insegnato per trent’anni, ha mai frequentato un corso nel quale gli venivano forniti i rudimenti del “come si insegna”. Ci si laurea in lettere e filosofia e si insegnano lettere e filosofia, ci si laurea in matematica e si insegna matematica, ci si laurea in storia e si insegna storia… Forse solo chi ha frequentato corsi di pedagogia ha frequentato lezioni che trattavano di “strumentazione metodologica per la didattica”. La conoscenza della materia insegnata, certificata da una laurea, è, credo ancora oggi, l’unica competenza di un professore.  Solo quella è necessaria per insegnare quello che sa. Metodo, strumenti, logistica, forme della comunicazione…nisba.
Non deve sorprendere che la “lezione frontale” svolta da molti professori sia spesso noiosa: non è facile svolgere un’ora di lezione mantenendo tensione e interesse della classe. 
Non tutti sono Vittorio Gassmann e le verifiche dei concorsi a cattedra e delle libere docenze, evidentemente, non sono mai state adeguate[1].

Sicuramente negli scritti di Giovanni Gentile[2] (Ministro della Pubblica Istruzione del Governo Mussolini dal 1922 al 1924 responsabile della riforma generale della scuola italiana del 1923) ci sono le basi teoriche del “conoscere[3], ma queste basi non sono diventate pratica caratteristica consolidata del corpo nazionale dei docenti italiani, sia nelle scuole superiori che nell’università.

È quindi probabile che nel predisporre i programmi e le materie per il Liceo Classico il Ministro Gentile abbia ritenuto che gli insegnamenti (Italiano, Latino, Greco, Storia e Filosofia…) costituissero anche “metodo”. La logica del Latino, l’intuizione comprensiva indispensabile per tradurre dal Greco, l’impostazione sistematica della filosofia di Emanuele Kant e Georg Friedrich Hegel “contenevano” (contengono) metodo e struttura di indagine e di pensiero. Non credo proprio che il filosofo idealista Gentile concepisse la storia come una cronologia di date e di eventi: troppo vicino a Hegel per non sentire la continuità complessa della storia. Ogni situazione è continuazione del passato e premessa complessa del futuro e non può essere isolata dalla continuità[4]. Addirittura la previsione del futuro modifica il presente.

Il sistema scolastico è il prodotto, lo specchio, delle istituzioni politiche che reggono il paese, e non può essere diversamente. La cosa strana del Liceo Classico Statale Italiano, in particolare registrata nel Giosuè Carducci di Milano, è la continuità di un programma concepito durante il fascismo che ha funzionato per quasi un secolo nella Repubblica, tutto sommato socialdemocratica, italiana. Forse Giovanni Gentile aveva visto più lontano della specifica congiuntura.

Se si deve riformare si affronti il problema delle connessioni tra metodologia della didattica e suoi risultati, insieme al problema dei contenuti.

La riforma è un problema che richiede solida competenza, esperienza, dati e la capacità di trasferire il tutto nei programmi e nella logistica della attuale trasmissione del sapere. Per non parlare delle implicazioni sugli organici dei docenti, formazione, integrazione, aggiornamento e sulle conseguenze finanziarie e gestionali.

Per chiudere: sull’insegnare “ad essere intelligenti”, un conto è “avere cervello”, altra cosa è “essere intelligenti”. Da non confondere, ci sarebbero volumi da scrivere.

Le assemblee degli studenti…discutano, dibattano, facciano il mestiere delle assemblee, ma per favore… “sutor, nec ultra crepidam”. Questo con tutto il rispetto per le assemblee. 

Cordiali saluti e molto affetto.

Lorenzo Matteoli

matteolilorenzo.blog

English translation:

The debate among the alumni of the Liceo Giosuè Carducci in Milano on the possible reform of the curriculum of the Italian Liceo Classico Statale (State Classical High School)

Foreword: There is an interesting debate on a mailing list of former students of the Liceo Classico Statale Giosuè Carducci  (Milano) about the possible updating of the one hundred years old “curriculum” (five years of Italian, Latin, ancient Greek, History, Philosophy, Natural Sciences, Mathematics and Physics). The Italian Liceo Classico has always been an elite high school, highly demanding standards, tough records. The problem of the reform has political and social relevance since the Liceo Classico has been an Institution of the education of the Italian “well-off” class flor a century. Those who favour a reform claim that after one century the radically changed social, political, economic, environmental and technological context of the country and of the world would make the update mandatory, but some are not so sure.

Here is my position on the matter.

Dear Carducciani and dearest Ladies Carducciane!

This debate intrigues and Marzio is pissed because there is a lack of alternative voices to the general generational nostalgia.  Annamaria Testa introduces some non-conformist notes and evokes, (I believe the first to do that), the “how to teach” as a relevant issue, along with the knowledge of the subjects taught, for effective up-to-date teaching. On the specific matter, I would like to recall the words of an anonymous (Piedmontese) officer of the Kingdom of Italy, in one of the initial reforms of the Italian public education system (1885?), where he writes that the school must “teach how to do things, rather than tell how to do them“. The embryo of a “method”.

Going back to Annamaria Testa’s “how” I think it is relatively correct to state that no Italian high school teacher or university professor, (myself included, as a university professor for thirty years), has ever had a course on the basics of “how to teach”. One graduates in literature and philosophy and teaches literature and philosophy;   one graduates in mathematics and teaches mathematics;  one graduates in history and teaches history… Perhaps only those who have attended pedagogy courses had courses dealing with the “methodology for teaching“.I believe that knowledge of the subject taught is, still today, the only required competence of a professor. That alone is needed to teach what he knows. Method, tools, logistics, forms of communication…not at all.

It should come as no surprise that the “lecture” given by many teachers is often an extremely boring practice: it is not easy to talk for one hour keeping the attention and interest of the class.

Not everybody is Laurence Olivier and the competitive exams for tenure have obviously never been adequate.

Surely in the works of Giovanni Gentile as a philosopher (Minister of Public Education in the Mussolini Government from 1922 to 1924 responsible for the 1923 general reform of the Italian public school system) the methods of “knowledge” communication are discussed, but these foundations never  became a practice of the national body of Italian teachers, either in high schools or universities.

It is therefore possible that in preparing the curricula and the subjects for the Liceo Classico Statale, Minister Gentile considered that the subjects (Italian, Latin, Greek, History and Philosophy…) were also “methodology means“.

The logic of the Latin, the comprehensive intuition required when translating from ancient Greek, the systematic setting of Emmanuel Kant and Georg Friedrich Hegel’s philosophy “contained” (do they still contain?) the investigative thinking method and structure. I really do not think that Giovanni Gentile, the philosopher of idealism, conceived history as a chronology of dates and events: too close to Hegel not to feel the complex continuity of history. Every situation is a continuation of the past and a complex foreground of the future and cannot be abstracted from continuity. Even forecasting the future has a feed-back on the present.

A school system is the necessary outcome;  the mirror, of the political institutions that rule a country. The strange thing about the Liceo Classico Statale Giosuè Carducci in Milano, is the continuity of a curriculum conceived during fascism that lasted for almost a century, seventy years of which in the Italian social democratic Republic. Perhaps Giovanni Gentile was able to see much further into the future than the situation of his time.

If it is necessary to reform the curriculum.   The problem of the connections between teaching methodology and its results must be addressed, together with the problem of the contents of subjects.

Reform requires solid technical knowledge, experience, data, and the ability to transfer everything into the programs and the logistics of current knowledge communication. Not to consider the staff implications, formation, integration, updating, nor about the financial and logistics consequences.

On the specific topic of teaching “to be intelligent“: one thing is to “have a brain“, another thing is “to be intelligent”;  two very different things.

Student assemblies…discuss, debate, do the job of assemblies, but please… “Sutor, ne ultra crepidam” with all due respect to student assemblies.

Best regards, hugs

Lorenzo Matteoli

matteolilorenzo.blog


[1] Dove si chiedeva ai candidati di svolgere una lezione di fronte alla Commissione su un tema da loro scelto.

[2] Giovanni Gentile pagò caro il suo impegno ideologico con il PNF e la successiva, conseguente, adesione alla Repubblica Sociale. Il 15 Aprile 1944 venne ucciso da Bruno Fanciullacci del Gruppo di Azione Patriottica (GAP) di Firenze come rappresaglia per la fucilazione di 5 giovani partigiani il 22 Marzo 1944.

[3] La riforma dell’educazioneSistema di logica come teoria del conoscere, I e II, editore Le Lettere.

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...