L’ONDA LUNGA DEL 68 NELLA CRISI DEL PD

Gli effetti pericolosi dell’onda lunga

In un recente commento sulla tragedia in atto nel campo della pubblica istruzione italiana[1] (impoverimento dei programmi, provincializzazione della didattica, progressiva deviazione funzionale orwelliana dell’istituto) ho avuto una intuizione sulla quale vorrei svolgere qualche ulteriore riflessione. Magari la premessa di futuri approfondimenti e dialettica.

L’intuizione indicava, molto schematicamente, la crisi identitaria che sta massacrando il PD come una conseguenza (l’onda lunga direbbe Guido Bodrato) della ubriacatura demagogica del ’68.

Non vorrei disturbare le entusiastiche nostalgie dei 70enni memori della vivace “primavera” sessantottara, fermentata poi nell’incubo del terrore 1970, ma quel movimento aveva in sé oltre ai germi dell’entusiasmo utopico e ingenuo, anche alcuni orrendi virus di intolleranza, settarismo e chiusura arrogante, che sono poi diventati prevalenti e nefasti nei successivi 50 anni (1970+50=2020).

La tesi proposta è che nelle “rivoluzioni” (vere o finte) ci sono molte energie interagenti, non tutte chiare, esplicite e leggibili. Alcune sono nefaste e nascoste, percepite (sospettate) da critici scomodi e impopolari. Nei tempi lunghi emergono e svolgono il loro effetto letale.

Eccoli oggi questi virus leggibili nella attuale crisi del PD: parrocchiette, sette, ideologismi, verbosità assembleare, inconcludenza strategica…ma, specialmente, l’arroganza supponente di quelli che hanno la verità in tasca storicamente garantita da Karl Marx. Arroganza che li rende incapaci di leggere la realtà, gli altri, il contesto. 

Tratti fondamentali della professione “politica”.

Ci sarà fra poco il “congresso” del PD, faticosamente partorito dalla stanca segreteria di Letta: vedremo fino a che punto l’onda lunga è passata o, se invece, continua a logorare il corpo di quello che dovrebbe essere il partito interprete di ciò che significa sinistra di governo oggi. 

E che invece non sembra proprio in grado di capirlo.

Lorenzo Matteoli

  1. https://laletteraturaenoi.it/2021/03/04/nello-specchio-deformato-della-scuola-economia-della-conoscenza-autonomia-e-costituzione-sul-libro-del-nuovo-ministro-allistruzione-2/

The long wave of ’68 in the current crisis of the Democratic Party

In a recent comment on the tragedy of Italian public education,[1] (impoverishment of programs, provincialization of teaching, progressive Orwellian functional deviation of the institute), I had an intuition on which I would like to make some further reflections – perhaps the premise for future insights and dialectics.

My intuition qualified the identity crisis plaguing the Democratic Party as a consequence (the long wave) of the 1968 student movement.

I don’t want to disturb the enthusiastic nostalgia of the 70-year-olds mindful of the lively 1968 “spring”, which then fermented into the 1970 nightmare of terror, but that movement contained, in addition to the germs of utopian and naive enthusiasm, also some horrendous viruses of intolerance, sectarianism and arrogance, which then prevailed and became nefarious over the next 50 years (1970+50=2020).

The proposed thesis is that in the complex structure of “revolutions” (real or fake) there are many interacting energies, not all of which are clear and readable. Some are nefarious and hidden, suspected by unpopular critics. In the long run they emerge and carry out their lethal effects.

These viruses are here today in the ongoing crisis of the Democratic Party:  parochial sects, petty ideologies, assembly verbosity, strategic inconclusiveness… but, most dangerous, the assertive arrogance of those who have the truth in their pocket historically guaranteed by Karl Marx;  arrogance that makes them incapable of understanding the real world – an essential feature of the “political” profession.

There will soon be the “congress” of the Democratic Party, laboriously delivered by Letta’s tired secretariat:  We will see how far the long wave has passed or if it continues to corrupt the body of the party that should be the interpreter of what a ruling progressive left should be today.

Lorenzo Matteoli


 

[2] https://laletteraturaenoi.it/2021/03/04/nello-specchio-deformato-della-scuola-economia-della-conoscenza-autonomia-e-costituzione-sul-libro-del-nuovo-ministro-allistruzione-2/

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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