SUL PACIFISMO NELLA STORIA

Sul pacifista convinto, una citazione dal libro che sto traducendo (The foundations of the World Republic, 1951,  di Giuseppe Antonio Borgese):

“Storica fra le sue imprese la Risoluzione Joad (nota come The Oxford Pledge, 9 Febbraio, 1933),  con la quale all’inizio degli anni 1930 i laureandi di Oxford si impegnarono “a non combattere, per il Re e per la Patria, in nessuna circostanza,” Poi hanno combattuto. La loro promessa, fonte di ispirazione per il fascismo, fu un incentivo alla guerra, non una promozione della pace. Certo il pacifismo non è l’unica palla al piede del federalismo mondiale. È la palla al piede della pace. Consegnandola inerte alla violenza.” (GAB)

Ovvero la storia si ripete sempre: ogni volta in modo diverso.

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LA COSTITUZIONE E L’ART. 11 SUL RIFIUTO DELLA GUERRA

Forse anche questo articolo, fra i  diversi che dovrebbero essere aggiornati nella “Costituzione più bella del mondo”, ha bisogno di un emendamento.

Ma i padri costituenti chiaramente intendevano la guerra aggressiva: la Repubblica Italiana la “rifiuta”, non aggredisce, tratta, negozia, discute, aggiusta, sistema, risolve pacificamente i conflitti. Corretto.

Ma cosa fa la Repubblica Italiana se viene aggredita o se un alleato amico viene aggredito?

Subisce? Porge cristianamente l’altra guancia? Si lascia massacrare, derubare, violentare, stuprare?

Non credo proprio, con buona pace della sofisticata esegesi dell’articolo 11 della nostra Costituzione e delle intelligentissime e colte distinzioni….

Forse posto nella realtà storica anche Pezzotta avrebbe dei dubbi di fronte a moglie e figli, minacciati, nelle mani di feroci barbari.

Le Costituzioni sono documenti importanti, ma vanno messi di fronte alla Storia e con questa misurati obbiettivamente, e spesso la Storia è severa.

Ma spesso basta leggerli con un minimo di buon senso.

Nel 1941 (7 Dicembre) i Giapponesi attaccarono la base navale USA a Pearl Harbour (Hawai).

Se Gli Stati Uniti non avessero reagito entrando nella Seconda Guerra Mondiale cambiandone le sorti  oggi parleremmo Giapponese  o Tedesco.

La descrizione dell’Italia nel prossimo regime Putiniano è un esercizio interessante e non del tutto grottesco….

Salvini governatore insediato nella Reggia di Caserta ristrutturata ad hoc, Conte (oligarca italiano) patron dell’ENI…i 5 Stelle Partito Unico…Draghi in Siberia con Dimaio, Letta e altri…

Lorenzo Matteoli

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NON C’E’ UNA SOLA PACE

Es gibt keinen einzigen Frieden

VERCINGETORIGE SI ARRENDE A CESARE

C’è la pace di Sparta e quella di Atene, la pace di Serse e quella di Leonida, la pace di Roma e la pace di Cartagine, la pace di Cesare e quella di Pompeo, la pace di Cesare e quella di Vercingetorige, la pace di Hitler e quella di Eisenhower, la pace di Stalin, e quella di Trotzkij….

Non sempre facile scegliere, ma sono tutte paci e tutte diverse.

La pace, quindi, non è un valore assoluto.

Nella attuale situazione bisogna scegliere tra la pace di Putin e quella di Zelenskij.

La pace di Putin vuol dire confermare che chi aggredisce vince, vuol dire per l’Ukraina anni di schiavitù poliziesca, di KGB, di campi di concentramento e Siberia per i dissidenti.

Vuol dire che nessuno dei Paesi ex Soviet (Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia, Ceczia, Slòvakia, Moldava…) sarebbe più al sicuro da nuove aggressioni di Putin.

La pace di Zelenskij dal poco che sappiamo dovrebbe essere diversa, ma in una cosa sarebbe sicuramente diversa: non sarebbe una pace imposta da un dittatore straniero.

Si può dire la pace è un valore assoluto, ma bisogna aiutare l’Ukraina?

Bisogna fare attenzione: i “si…ma” nella politica e nella storia sono pericolosi.

I “ma” aggiunto al “sì” ne riduce drasticamente la forza e il significato, è una seria riserva mentale. Che apre territori equivoci che altri possono sfruttare.

Come in:

. il genocidio degli ebrei è  stato un crimine orrendo, ma il sionismo era un movimento pericoloso;

. il massacro dei mujiki di Stalin è stato un crimine orribile, ma la proprietà agraria in Russia impediva riforme fondamentali;

. le leggi razziali di Mussolini erano mostruose, ma la plutocrazia degli ebrei in Italia non era tollerabile;

….

La piccola o grande verità implicita nei vari “ma” è irrilevante, appartiene a un altro universo del discorso etico/storico, ad altri spazi ideali e tempi storici. Non ha la stessa “qualità” del “sì”.

Per questo nel dibattito corrente in Italia sugli aiuti all’Ukraina ha ragione Manconi ha torto l’ANPI: il pacifismo, che si appropria indebitamente del diritto degli Ukraini di NON ARRENDERSI, diritto che la storia ritiene sacro quando dall’altra parte c’è un dittatore straniero massacratore, nonostante i costi orrendi che può implicare, è un pacifismo avvelenato.

…è violenza.

Perché quella “resa” non porta la pace, ma una lunga sanguinosa orribile guerra.

Perché la vera assoluta priorità non è la pace, ma la libertà,

Lorenzo Matteoli

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LA MALEDIZIONE ITALIANA: LA STUPIDITA’ AL POTERE

Giuseppe Conte chiede  al governo di cassare impegni internazionali assunti (fra l’altro da lui stesso quando era premier). Impegni in questo momento più che mai significativi della posizione Europea nel supporto all’Ukraina aggredita e vergognosamente favorevoli all’aggressore massacratore Putin. 

Questo per acquisire il favore di una minoranza estremista e filorussa del suo partito e nel tentativo sciocco di ricostruire una decenza politica distrutta da mesi di futilità e vanesia insulsaggine. Se mai esistita.

Si dichiara pacifista perché vuole condannare l’Ukraina alla sanguinaria dittatura della peggiore patologica foia vetero-stalinista.

La richiesta mette in difficoltà il governo sul piano nazionale e internazionale e si configura come aperta aggressione alla linea Europeista e Atlantica di Mario Draghi, alla quale aveva aderito entrando al governo.

Un atteggiamento politicamente inqualificabile e sciocco, più che irresponsabile.

Questo è Giuseppe Conte votato online da 64 mila grillini e “pretermesso” da 70 mila.

Chiede strillando il “rispetto” degli altri partiti, dimostrando di non capire una regola fondamentale non solo della politica, ma della elementare decenza: il “rispetto” non si chiede, si merita.

Giuseppe Conte, vuoto, incapace, arrogante, sciocco e presuntuoso è l’emblema del partito che crede di presiedere, ovvero la peggiore maledizione che poteva capitare al Paese: la stupidità al potere.

Insieme a Salvini, l’altro emblema di arroganza vuota leghista-putinista, Conte è per l’Italia un rischio letale.

Lorenzo Matteoli

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Rilettura 5 anni dopo

Grazie Spazialex!

Non sono solo io che, narcisista perso, vado a rileggermi le cose che scrivevo anni fa.

Un mio lettore  “Spazialex” mi ha mandato ieri un suo apprezzamento per un mio scritto del 29 settembre 2017.  Sono andato a rileggerlo anch’io e, in queste ore cupe, l’ho trovato una buona lettura. Il messaggio, attuale,  è che molto di quello che succede oggi ha radici lontane…nelle cazzate di quelli che:

Avevano ragione ma sbagliavano

29 settembre 2017

Nothing good ever came out of revolutions…Una banalità corrente che contiene alcune apparenti banali verità, ma che è sostanzialmente falsa. Oggi viviamo nel mondo occidentale che è debitore di tre grandi rivoluzioni: quella francese, quella russa e quella americana. Possiamo piangere, deprecare e condannare i massacri delle migliaia di morti, le efferatezze degli estremismi e delle brutali generalizzazioni e semplificazioni dei rivoluzionari, possiamo condannare il prezzo pagato di vite innocenti o colpevoli, ma restano i valori delle filosofie e degli idealismi che hanno innescato quelle storie.

Resta anche il rimpianto per il danno, sempre irrecuperabile, che gli errori rivoluzionari hanno provocato su quegli ideali. Resta la domanda: si potevano evitare? Si potevano conquistare la libertà, la democrazia, l’uguaglianza sociale senza i milioni di morti e senza la criminalità spuria del ‘collateral damage’?

Questo è uno spartiacque ideologico drammatico. Certo che si sarebbe potuto, ma ci sarebbe voluta molta più intelligenza, cultura e conoscenza.
Caratteristiche che è puerile chiedere da una parte a chi è schiavo o muore di fame e dall’altra a chi è assatanato di potere.
Ci sarebbero voluti molti più ’no’ scomodi detti e fatti’ … molti meno ‘sì’ comodi, estorti o concessi per debolezza colpevole o peggio…
Un tema che occupa tonnellate di carta scritta, milioni di ore di pensiero e riflessione che mi serve solo per provocare un’altra riflessione.
Non sulle rivoluzioni storicamente vittoriose, ma su quelle abortite, tentate, e morte per repressione o per esaurimento della spinta iniziale degli ‘illuminati’ ideologi o teorici.
Sulle rivoluzioni ‘sbagliate’, tradite o represse.

Su una in particolare mi interessa riflettere, quella che abbiamo vissuto in Italia negli anni 1970: le Brigate Rosse. Anche su questo episodio sono stati scritti volumi, biografie, cronache, analisi, elenchi, ma poco approfondimento sul manifesto ideologico. Che non c’era. Il ‘pensiero’ dei brigatisti rossi, che traspare dai loro comunicati, è schematico. Citazioni grezze dei testi sacri dei pensatori marxisti e leninisti, qualche riferimento a Herbert Marcuse, ma nessuna elaborazione originale, nessun approfondimento sulla società Italiana di quegli anni, sulla economia, sulle condizioni della media piccola borghesia e sulla società operaia. Solo battute conformi e slogan da bar sport.
Questo in Italia patria di Gramsci, dei fratelli Rosselli, Filippo Turati. Tutti o sconosciuti o rifiutati in blocco con il PCI, il PSI e la sinistra cattolica: battagliera questa e sempre sospettata dal Vaticano, ma non priva di pensiero e azione se si ricordano Dossetti, La Pira e, a Torino, sconosciuto a molti ma non ai veri cultori del cattolicesimo francescano, Giorgio Ceragioli, professore ingegnere.
I BR non erano ‘pensatori’, ma la loro intuizione viscerale che le cose andassero molto male in Italia e che ci volevano cambiamenti radicali era sostanzialmente giusta.
Era giusta l’insofferenza per il PCI reso bolso dalla consociazione, era giusta la denuncia della Democrazia Cristiana asservita al potere spurio delle banche vaticane o vaticaneggianti era giusto il sospetto sui socialisti …’da bere’…
E che fossero giuste queste intuizioni lo dimostra, dopo quasi mezzo secolo la situazione attuale del Paese: il dominio diffuso e pervasivo di affinità mafiose, la confusione demagogica del populismo, la debolezza imprenditoriale, l’evasione sindacale…il degrado dei valori che ha raggiunto vertici incredibili quando chi se ne vantava padrino è risultato essere anche lui un opaco pasticcione con strane scatole di scarpe (cfr. intervista Gabbanelli/Di Pietro su Report).
Ma quella giusta intuizione venne tradita dalla grossolanità pragmatica di chi pensò che poteva essere rappresentata ammazzando magistrati, poliziotti sindacalisti e giornalisti.
La generale stanchezza dei talk show televisivi affollati da irritanti insulsi vocianti battibeccatori …
Ma la cosa più preoccupante è il vuoto progettuale e di tensione ideale della giovane generazione, contenti di chattare sui loro telefonini e di tagliuzzarsi le brache perché così lo detta ‘la moda’.
Non ci vuole molta riflessione per capire che quello che oggi ci soffoca è proprio il fallimento dei nostri anni di piombo quando intuizioni giuste, vere e solide non sono state elaborate in un pensiero maturo e in una visione di lungo termine e sono state tradite in qualche centinaio di omicidi assurdi, inutili.
I morti ammazzati degli anni ’70 meritano oggi dopo 50 anni il rispetto di una vera rivoluzione culturale epocale dove l’unico massacro sia quello della ottusa, arrogante, stupidità.
Se avessi venti anni il progetto mi affascinerebbe.

Riletto il 26 marzo 2022, lm

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IL MEMORANDUM DEL 5DICEMBRE 1994

Il memorandum di Budapest del 5 Dicembre 1994

Il passato o il futuro?

Premessa

Il memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza è un accordo, firmato il 5 dicembre 1994, con il quale l’Ucraina accettò di smaltire l’enorme scorta di armi nucleari che aveva ereditato in seguito alla dissoluzione dell’URSS, aderendo al trattato di non proliferazione delle armi nucleari. Le testate nucleari (1.900) furono di conseguenza inviate in Russia per lo smantellamento nei successivi due anni.

Svolgimento

SE l’Ucraina non avesse sottoscritto quel memorandum firmato sotto la pressione USA/URSS nel 1994, oggi Putin sarebbe meno arrogante.

Tutta la gestione diplomatica della sicurezza nucleare a valle dei comportamenti criminali di Putin 2022 va riveduta e radicalmente corretta.

Chi possiede testate nucleari accetta e sottoscrive il rischio di essere oggetto di attacco nucleare, chi “minaccia” direttamente o indirettamente, esplicitamente o implicitamente di impiegare armi nucleari, autorizza automaticamente i soggetti minacciati, e i loro alleati, a reagire preventivamente senza preavviso.

La minaccia dell’impiego equivale a tutti gli effetti e conseguenze all’impiego e implica/autorizza la possibile immediata reazione preventiva dei soggetti minacciati o dei loro alleati.

La presunzione ineludibile è che “chi minaccia eseguirà”.

Questa è la logica conseguenza dell’impossibilità per il paese minacciato di reagire “dopo”, quando in pratica non esisterà più.

Lorenzo Matteoli

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L’inalienabile diritto di non arrendersi

Di fronte alla stupidità e alla presunzione dei soi disant pacifisti in conto terzi italioti che  vogliono appropriarsi del diritto degli Ucraini di non arrendersi alla barbarie di Putin si resta allibiti.

Il diritto inalienabile di non arrendersi alla criminale ferocia stalinista di Putin va rispettato come sacro e la vergogna dei pagliacci che cercano di appropriarsene va denunciata per quella che è: stupida arroganza di presuntuosi cialtroni.

Per quanto tragico sarà il costo.

E tu onore di pianti Ettore avrai
ove fia santo  e lacrimato il sangue
per la Patria versato e finchè il sole
risplenderà sulle sciagure umane.

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Omaggio a Wojciech Bakun

Wojciech Bakun Sindaco di Przemysł

Capisco che sia poco signorile accanirsi su Salvini in questi frangenti post Przemysl, ma è anche vero che la signorilità spesa per Salvini è come offrire champagne millesimato a un tifoso ubriaco di birra dell’Arsenal o dell’Ajax, inoltre le sue vicende sono interessanti ben oltre il suo specifico miserio (femminile abolito per rispetto).

Il tema è quando la fedeltà beota al manifesto ideologico sommata alla deficienza di autonomia critica porta al disastro etico e culturale, e, alla fine, anche a quello politico proprio o altrui.

Il percorso politico di Salvini è una sequenza di clamorosi errori coronati da incredibili successi. Difficile ascrivere i successi alla sua abilità, una lettura più corretta dovrebbe implicare il basso profilo critico e l’incazzatura dei suoi elettori e le gravi colpe dei partiti concorrenti.

Sopravvivere e anzi crescere per fattori dopo cantonate come No Euro, No Europa,  Papeete, Trump e Putin non è un caso, né abilità politica, né fortuna: è il monumento al disastro politico/culturale conseguente a 50 anni di consociazione DC/PCI. Di suo Salvini ci ha messo la perfetta identificazione con tutti gli aspetti e le caratteristiche deteriori dell’elettore qualunque italiano: ignoranza, arroganza, presunzione, volgarità, cinismo egoista, furbizia ciabattona.

Milioni di voti senza collare che aspettavano solo un interprete omologo e Salvini, demagogo e populista, reazionario, parafascio, sistematico bugiardo, millantatore, sponsor di Morisi e della Bestia se li è trovati già pronti e confezionati. Bastava salire sul tram, dire le cose che i poveretti volevano sentirsi dire. Così ha fatto e la Lega Padana è diventata la Lega per Salvini ed è passata in pochi mesi dal 6% al 30%.

Cosa faceva  nello stesso tempo il PD? I compagni giocavano a chi è più intelligente, organizzati per bande, impegnati nel tiro al segretario. Dopo il 40% preso da Matteo Renzi si sono autorottamati passando al 14%, costruendo con i loro transfughi la fortuna  politica di Salvini nonostante NO Euro, No Europa, No Fornero, Papeete, Io Voto Trump, Putin è un genio, Savoini al Metropol …Morisi, Karola Rakete e quant’altro.

Chi gli ha dato il giusto prezzo dicendogli “Non sei degno di rispetto”?

Il sindaco di Przemysl in Polonia Wojciech Bakun.

Lorenzo Matteoli

Wojciech Consegna a Salvini la maglia con la faccia di Putin, Salvini interpreta la faccia di quello che mangia il noto piatto di …subito dopo Wojciech gli dice “Non sei degno di rispetto“…per facilitargli la masticazione…

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Salvini trattato come si merita in Polonia

Il sindaco di Prezemysl in Polonia ha detto con fermezza e dignità al senatore Salvini quello che gli dovrebbe dire ogni italiano: non ho rispetto per  te, e gli ha regalato una maglietta con la faccia di Putin come quella a suo tempo indossata da Salvini fan di Putin.

L’amico di Putin quello che stava meglio a Mosca che a Roma, quello che avrebbe cambiato mezzo Putin con due Mattarella, senza un grammo di pudore, senza uno straccio di dignità, va in Polonia al confine con l’Ucraina massacrata dai carri armati di Putin dove decine di migliaia di Ucraini sono stati uccisi nella assurda guerra personale di Putin, senza vergognarsi, senza una parola di autocritica, senza una parola di condanna del suo amico criminale di guerra Vladimir Vladimirovic Putin.

La figura repellente di Salvini di fronte alla ferma dignità del giovane sindaco è emblematica della miseria morale del segretario della Lega: se  la Lega non è in grado di liberarsi da questa vergogna non è degna di rappresentare i suoi elettori nel Parlamento della Repubblica.

Giustamente gli italiani presenti a Prezemysl lo hanno chiamato: buffone, pagliaccio, vergognati…

Fino a quando saremo costretti a tollerare questa schifezza?

lorenzo matteoli

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AFFRONTARE LA REALTA’

Nessuna previsione certa con un cervello malato

L’unica speranza che abbiamo perché sia evitata una conclusione ancora più mostruosa all’orrore della guerra di Putin è che i suoi generali o, almeno uno dei suoi generali, sia ancora in grado di ragionare.

Putin è mentale: di fronte alla sicura sconfitta, se non a Kiev, sul campo di battaglia del denaro, non sarà capace di “tornare indietro”, nel buio cupo del suo cervello malato non sarà capace di vedere una soluzione al suo disastro politico e alla vergogna personale, se non l’ultima ratio: muoia Sansone…

La minaccia nucleare è tanto seria quanto è vera la patologia del suo cervello malato: quindi attuale, reale, effettiva. 

Tutto il resto ha poco significato.

Ma rispetto alla drammatica ineludibile realtà di questa opzione non c’è nulla da fare.

Nessuno, nel marasma delle democrazie occidentali, potrebbe mai decidere di fare l’unica cosa che si dovrebbe fare: colpire prima.

In una ipotesi nucleare non esiste altra opzione e questa non è sui tavoli di Bruxelles, Parigi, Londra, Washington.

Per essere chiari: l’opzione della “risposta” all’attacco nucleare non esiste, e la stessa minaccia è un gesto “terminale”.

A valle di questa, che a me sembra una analisi dirimente, la solidarietà Europea, l’unità di intenti, la riscoperta di un terreno di forti interessi comuni, la stessa unità del nostro governo, sono tutte indicazioni positive per l’Europa che dovesse sopravvivere.

Tutte confortano l’affermazione che “nulla sarà mai più come prima”.

La situazione tragica si pone come “metro” di misura della statura morale dei personaggi nella farsa politica italiana in corso.

lorenzo matteoli

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