FORSE NON SIAMO TUTTI POETI

Mark Strand Poeta laureato 1934-2014

La mia tesi che tutti siamo poeti e qualcuno scrive, decisamente non ha incontrato il favore del pubblico e sono stato contestato severamente.

Potrai avere tutte le intuizioni poetiche che vuoi, ma se non le comunichi non sei un poeta. Punto.

Ti potrà commuovere il tramonto sul mare ma se non sei capace di descrivere: “l’ora che volge al desìo e che ai naviganti intenerisce il core…” non sei un poeta.

Nella trincea del Carso tutti vivevano l’angoscia della loro esistenza incerta, ma solo uno ha scritto “…Si sta, come d’autunno, sugli alberi, le foglie.” Un solo poeta, tutti gli altri, morti o vivi, niente poeta. 

La stessa paura, la stessa incertezza, la stessa angoscia, niente poesia. 

Forse avranno tirato un sacramento e detto “Porca merda guarda come mi tocca crepare…”  ma questo non viene calcolato come “espressione” poetica. Qualcuno gli avrà risposto: “Bocca tasi, non sta’ a rompe e’ cojoni anca ti…” e nemmeno lui passa al severo vaglio della poesia “laureata”. Il vecchio contadino guardando la quercia piantata dal bisnonno potrà avere qualche pensiero sui suoi morti, ma se non scrive: “…all’ombra dei cipressi e dentro l’urne confortate di pianto …”, resterà un vecchio bifolco pensoso, niente poeta.

Peccato.

Un vero scialo di bellissimi sentimenti. Miliardi di bellissimi pensieri e intuizioni sprecati.
Ma perché solo la scrittura e la stampa devono garantire la corona di alloro ?

La riflessione corre alle tonnellate di inchiostro investite in orrende insulse composizioni, sonetti, odi, elegie, canti di ogni genere, goffe adulazioni di principi, re e dittatori criminali, o di amorazzi sciagattati…
Mentre i milioni di anonime, bellissime, intuizioni poetiche a nulla valgono.
Sarà poi vero?
L’espressione intima, assolutamente privata, a sé stessi, non conta?
Si può essere poeti per sé stessi?
Abbiamo bisogno degli altri per essere poeti?
Una vera condanna.
Questo volevo vendicare …

lorenzo matteoli

Maybe we are not all poets

Mark Strand Poeta laureato 1934-2014

My thesis that we are all poets and some write has definitely not met with the public’s favor and I have been seriously challenged.

You can have all the poetic insights you want, but if you do not communicate them you are not a poet.  End of story.

You may be moved by the sunset over the sea but if you are unable to describe: “A sloop of amber slips away, upon an ether sea, and wrecks in peace a purple tar, the son of ecstasy…” you are not a poet.In the muddy trenches of the Western Front all experienced the anguish of their uncertain existence, but only one wrote “We are the Dead. Short days agoWe lived, felt dawn, saw sunset glow, Loved and were loved, and now we lie, In Flanders fields…”  Only one poet, all the others, dead or alive, none of them a poet.The same fear, the same uncertainty, the same anguish, no poetry. Maybe they cursed and said “Holy shit look how I have to die …” but this does not qualify as a poetic “expression“. Somebody may have quipped:  “Shut the fuck up, you bloody whinger …” and not even he passes the severe scrutiny of “laureate” poetry. 

The old farmer looking at the oak planted by his great-grandfather may have some thoughts about his dead ancestors, but if he doesn’t write: “Have you ever watched the light, The diamonds of the mind, Fade out of focus never to return? Felt your forefathers disappear, From your reality only to haunt,You in the dark of night when you, Are all alone …..”he will remain a pensive old man, not a poet.  

What a pity!

This seems to me a devastating squander of beautiful feelings.
Billions of wonderful thoughts and insights wasted.But why should only writing and printing have to guarantee the laurel wreath? 
One thinks of the the tons of ink invested in horrible compositions, sonnets, odes, elegies, songs of all kinds, shameless adulations of princes, kings and criminal dictators, or wretched lovers… while the millions of anonymous, beautiful, untold poetic intuitions remain worthless.   
Could this be true?
Doesn’t the intimate, absolutely private expression to oneself, count?
Can one be a poet for himself?
Do we need others to be poets?  
This seems abusive.  
This was my claim

lorenzo matteoli

Pubblicato in Senza categoria | 1 commento

SIAMO TUTTI POETI …QUALCUNO SA ANCHE SCRIVERE LA SUA POESIA

Lorenzo Matteoli POETA

Siamo tutti poeti…qualcuno sa anche scrivere la sua poesia.[1]

Una ventina di anni fa, in Canada, questa osservazione a una cena in presenza di un “poeta laureato” americano mi valse sarcasmo e battute salate (i.e. ero geloso del “poeta” alto e bello, biondo, abbronzato, decisamente figo: Canadian-American Pulitzer Price Mark Strand, mancato nel 2014). 

A me sembrava una banale osservazione, ma non mi è stata mai perdonata e ogni volta che si parla di poesia inevitabilmente ritorna la storia della mia banale battuta.

Mi sono sempre ripromesso di svolgere la intuitiva riflessione  (forse appunto poetica) che aveva provocato la battuta e l’occasione si presenta oggi dopo il mio post sul traduttore impossibile di Amanda Gorman. Post che, secondo la malalingua, contraddice la mia storica battuta sul “siamo tutti poeti”. 

Mentre secondo me ne è una evidente, solida conferma.

Occorre una definizione ufficiale di “poeta”, secondo la Treccani:

Chi compone o ha composto poesie o autore di opere poetiche

La definizione consegue a quella di “poesia”.

L’arte (intesa come abilità o capacità) di produrre composizioni verbali in versi, cioè secondo determinate leggi metriche o secondo altri tipi di restrizione…”

Due definizioni molto grammaticali e riduttive, superate dalla prassi poetica probabilmente fin dai tempi di Omero o subito dopo, che però stabiliscono in modo netto il fatto che “poeta è chi scrive poesie”.

Una posizione brutalmente riduttiva e ragionieresca, con tutto il rispetto per la categoria dei ragionieri, della quale è noto il rigore pragmatico-fattuale. Ma da un dizionario non ci si può aspettare molto di più.

Perché riduttiva?

Perché sicuramente il poeta della Treccani prima di “produrre” la sua composizione verbale deve di necessità averla “pensata”, “intuita”, “sentita”, “percepita”. Idealmente e fisicamente.

Ora a me sembra evidente che il soggetto quando pensava, intuiva, sentiva, percepiva era inequivocabilmente, a tutti gli effetti, Poeta.

Ed ecco il mio punto.

Come si può negare a ognuno di noi la capacità di pensare, sentire, intuire, percepire la bellezza di un raggio di sole nell’erba, del cielo azzurro, il dolore di una insopportabile perdita, la passione per un grande ideale, la dolcezza di un ricordo d’amore….

Negare questa banale realtà sarebbe un abuso insopportabile….”siamo tutti poeti, qualcuno di noi ..scrive.”

Dopo vent’anni confermo: non era una battuta  sciocca, era una fondamentale verità, irritante per il “poeta laureato”.

Mark Strand (1934-.2014)

Nota: Per informazione dei miei lettori, come tutti, anch’io sono un poeta. Ho scritto una sola poesia, ma sarei un poeta anche se non l’avessi scritta, mi qualifica l’intuizione di quel mattino di Aprile, una intuizione che chiunque avrebbe avuto in quel momento, su quel prato:

Sto con i piedi
Sul prato
Seminato in ottobre
Il sole nell’erba
Annuncia primavere
Annuncia primavere
.

Da lontano mi guardo:
Sono io
O un altro?

Cordiali saluti,
lorenzo matteoli
“poeta”


[1] Per l’esattezza storica dissi “siamo tutti poeti, qualcuno scrive…” (“we are all poets, some of us writes …”), dopo la battuta il “poeta laureato” chiaramente irritato non mi rivolse più la parola.

We are all poets…some of us can also write poems[1]

Lorenzo Matteoli POETA

About twenty years ago in Canada, this comment I made at a dinner with an American “poet laureate” earned me sarcasm and nagging jokes (i.e. I was jealous of the tall, handsome, blond, “poet”: Mark Strand, who died in 2014).It seemed to me a trivial comment, but I was never forgiven and every time we talk about poetry the story of my clumsy comment inevitably returns.

I have always promised myself to elaborate on the intuitive (perhaps poetic) thinking that caused the comment and the opportunity arises today after my post on Amanda Gorman’s impossible translator, a post that, according to the nagging gossip, contradicts my historic comment that “we are all poets…”,  whereas I am sure it is a solid confirmation of it.According to Treccani, an official definition of “poet” is “One who composes or has composed poems or is the author of poems”This definition follows that of “poetry“:“The art (understood as ability or mastery) of producing verbal compositions in verse, that is, according to certain metric laws or according to other types of restriction …”Two very schematic definitions, superseded by poetic practice probably since the time of Homer or soon after, which however clearly establish the fact that a “poet is one who writes poems”.   This is a stern accountant’s position, with all respect to accountants, whose pragmatic-factual rigor is known. 
Why reductive?
Because surely the poet defined by the dictionary before “producing” his verbal composition must necessarily have “thought”, “intuited”, “felt”, “perceived” it, both  ideally and physically.  

Now it seems clear to me that when the subject thought, sensed, felt, perceived he was unequivocally, to all intents and purposes, a Poet.

And here’s my point.How can each of us be denied the ability to think, feel, intuit, perceive the beauty of a ray of sunshine darting through the grass, of the blue sky, the pain of an unbearable loss, the passion for a great ideal, the sweetness of a love memory ….To deny this simple truth would be an abuse …. “We are all poets, some of us … write.”After twenty years I must confirm: it was not a clumsy comment, it was a basic truth, irritating for the “poet laureate“.

Mark Strand, 1999 Pulitzer poet laureate
(1934-.2014)

 Note: For the information of my readers, like everyone else, I am a poet too. I wrote only one poem, but I would be a poet even if I hadn’t written it, the intuition of that early morning in April qualifies me, an intuition that anyone would have had at that moment, on that lawn: 

 I stand with my feet
On the lawn
Sown in October
The sun through the grass
Announces coming Spring
Announces coming Spring
Far away I look at myself:
Is it me
Or somebody else?  

Cheers,
lorenzo matteoli
“Poet” ;))

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

SULLA IMPOSSIBILITA’ DELLA TRADUZIONE

Amanda Gorman (L.A. Times)

Benedetto Croce aveva scritto un breve saggio sulla “impossibilità” della traduzione di testi da una lingua ad un’altra e non credo si possa aggiungere molto alla riflessione di un filosofo così autorevole. Sul problema è disponibile una vasta letteratura dove fra i nomi illustri compare anche il pensiero di Giacomo Leopardi.

Vale la pena notare che, nonostante la conclamata impossibilità, milioni di libri vengono quotidianamente tradotti da tutte le lingue in tutte le lingue e sono personalmente responsabile, da diversi anni a questa parte, di molti di questi delitti.

Se è “impossibile” tradurre testi di prosa, tradurre poesie  non dovrebbe essere nemmeno concepibile perché nella Poesia il significato, il senso, la passione, il sentimento e l’intuizione  ineffabile del poeta sono rappresentati (provocati?) sia dal significato delle parole che dal loro suono o assonanza, e da molte altre cose che non si possono esprimere se non poeticamente.

Si potrebbe anche sostenere, con buone ragioni che lascio ad altri di elaborare, che in alcuni testi poetici il significato delle parole è l’essenza del componimento poetico e le assonanze verbali non contano. Con la affabile comprensione di Benedetto Croce.

Se questo fosse vero, come io credo che sia, per la poesia di Amanda Gorman The Hill We Climb, il problema di farla tradurre da un traduttore che abbia il “profilo culturale corretto” non si pone. Senza approfondire il commento su una diatriba che ritengo ridicola, probabilmente unicamente finalizzata a suscitare attenzione sul componimento di Amanda per motivi di mercato.

Suggerirei agli attori della sghemba speculazione di tradurre il componimento di Amanda con Google Translate con le necessarie minime correzioni redazionali. 

Affiderei il compito a un giovinetto di 8 anni per mantenere la eventuale caratura poetica.

lorenzo matteoli

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

LA QUESTIONE DEI BREVETTI SUI VACCINI COVID

URSULA VON DER LEYEN PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Ho seguito la trasmissione sui Brevetti dei Vaccini a “Tutta la città ne parla” di Rai 3, il 10 marzo, 2021 e queste sono le mie conclusioni.

Vanno tenuti presenti tre assiomi fondamentali:

  1. Finché c’è contagio in Africa, in Asia o in Sudamerica, Europa e Nord America sono a rischio.
  2. Il costo dei brevetti (proprietà intellettuale) è determinante per la strategia di investimento, perché è l’unica voce che, allo stato attuale, garantisce margine all’impresa.
  3. La concorrenza sui costi industriali, fiscali, ambientali e gestionali della produzione è troppo rischiosa e non consente margini oggettivamente valutabili per compensare il rischio dell’investimento. Questo allo stato attuale.

Da questi tre assiomi deriva che:

  • È indispensabile sostenere in linea prioritaria la vaccinazione nei paesi poveri e del terzo/quarto mondo;
  • Eliminare solo il costo dei brevetti non promuove investimenti industriali per la produzione di vaccini;
  • È necessaria una strategia politica, finanziaria e processuale diversa per promuovere investimenti e interventi di impresa nella produzione di vaccini;

Quando Moderna nell’ottobre del 2020 ha rinunciato ad esigere il costo dei suoi brevetti nessuna impresa ha colto l’occasione per investire nella produzione del vaccino Moderna.

Motivo: I costi necessari per strutturare una produzione industriale sono troppo elevati e sono soggetti a condizioni locali sulle quali non c’è controllo da parte degli investitori. Non basta eliminare il costo della proprietà intellettuale.

Per memoria: costo delle aree fabbricabili, costo della progettazione, costo permanente della ricerca, costo del know-how di processo, formazione organici competenti ai vari livelli, costo delle tecnologie di processo/hardware, fisco, costi ambientali, costi della commercializzazione…costi della burocrazia ai vari livelli…

Il mercato futuro dei vaccini, per questa specifica pandemia, sarà immane e per tempi indefiniti, ma per poterne agguantare aliquote significative mancano oggi il quadro politico, la strategia giuridico finanziaria, la visione imprenditoriale.

Significativa per questi aspetti e diversa da ogni esempio contestuale, l’azione (molto spregiudicata) impostata per la promozione del vaccino russo Sputnik V.

L’iniziativa della Commissione Europea di un centro Europeo per gli acquisti di vaccini è stata utile e determinante, sono mancate clausole contrattuali robuste per garantire gli adempimenti di consegna da parte delle aziende produttrici (cfr la vertenza italiana con Astra Zeneka). Una lacuna da correggere.

La Commissione dovrebbe continuare istituzionalmente l’iniziativa per risolvere la complessità dei problemi, senza limitarsi alla fase di acquisto collegiale dei vaccini.

lorenzo matteoli

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

GUSTAVO ZAGREBELSKY: DOG BARKING UP THE WRONG TREE**

Spunta sul Fatto Quotidiano di Travaglio, con il manifesto di Libertà e Giustizia, “l’opposizione” al governo Draghi, firmato dai “benpensanti” soi disant della sinistra comoda e garantita (leader indiscusso Gustavo Zagrebelsky).

I firmatari si autoproclamano autentici (e secondo loro unici) portatori di un “orientamento progressista”. Qualificano come “imboscata” l’inevitabile fallimento dell’ipotesi Conte 3 (4, 5, 6 …) e definiscono “grancassa mediatica” i giornali che hanno accolto positivamente la decisione del Presidente Mattarella di chiamare Mario Draghi.

Ignorano la ambiguità e le contraddizioni del personaggio Conte “firmatutto”, ignorano la documentata inesistenza di un quadro politico capace di esprimere una qualunque maggioranza, ignorano lo sfascio dei 5Stelle e il trasformismo inaffidabile della Lega e lanciano allarme e preoccupazione per il pericolo per la democrazia rappresentato dal Governo Draghi evocando la figura dell’”uomo forte”… etc. etc.

Questo gruppo appartiene a una finta “sinistra”, in realtà da sempre vera base di potere ufficioso, che si potrebbe definire come “la vera democrazia siamo noi tutti gli altri sono fascisti”. 

Ignorano la loro responsabilità di qualunquisti e garantiti intellettuali “organici” sullo sfascio del quadro culturale-politico italiano degli ultimi 30 anni e si arrogano il ruolo di supponenti moralisti che “denunciano con forza” (sic!) la deriva della cultura politica (che loro da sempre rappresentano, informano e strutturano).

Tutto il documento pubblicato (e molto probabilmente sollecitato) da Travaglio, è un luogo comune di banalità assolutamente astratto dalla realtà di quello che sta avvenendo e di quello che sta facendo Mario Draghi (pandemia, ristori, accordi con i sindacati, riorganizzazione strutturale della Protezione Civile etc). Azioni dalle quali sono, giustamente, tagliati fuori in quando primi responsabili centrali del degrado culturale, ideologico che ne è la matrice.

Preoccupa l’allineamento di questo manifesto dei benpensanti soi disant di sinistra con l’articolo di Marco Revelli sul Manifesto del 7 Marzo che ho commentato giorni fa: esiste un diffuso qualunquismo nella “sinistra” marginale ciecamente convinta del suo ruolo da non rendersi conto di non saper leggere la realtà dei fatti.

Mario Draghi non fa parte del “paradigma”, è “altro” e Zagrebelsky e i suoi amici non se ne sono o accorti, e continuano a cantare la loro canzone vecchia e storicamente irrilevante.

lorenzo matteoli

** traduzione: cane che abbaia sotto l’albero sbagliato

Pubblicato in Senza categoria | 2 commenti

Rievocazione 2010-2021

Lorenzo Matteoli autoritratto 2010

Rileggendo cose scritte anni fa sono capitato su questo scritto del 27 dicembre 2010 nel quale mi ponevo la difficile domanda “Allora cosa devo fare?“. Nel lungo saggetto (15 pagine di riflessioni storiche) non credo di avere dato una risposta precisa alla domandaccia. Forse una risposta la si può trovare nelle 3000 pagine di pensierini scritte nei successivi 10, quasi undici anni.

La domanda era dettata dalla necessità di rispondere a preoccupazioni e implicite ed esplicite accuse dei miei amici di essere un “berlusconiano“, accusa alla quale rispondo citando, fra molte altre cose, un importante articolo del Financial Times (si trova in chiusura del saggetto nell’ultima pagina).

Se non avete voglia di rileggere tutto il malloppo vi segnalo una strana profezia che faccio nell’ultima pagina del componimento.
Andate a vedere: “Per finire…Certo sarebbe bello …”

E allora cosa devo fare?

27 Dicembre 2010

We’d all like to vote for the best man,
but he’s never a candidate.  
Frank McKinney “Kin” Hubbard

Mi scrivono amici e persone che stimo o persone alle quali voglio molto bene, molti approvano e commentano positivamente. Ma molti no. Sono preoccupati. Imbarazzati.  Qualcuno è anche arrabbiato. Non nascondono la loro seria (in qualche caso severa) disapprovazione. Amici, che da anni leggono le cose che scrivo, i miei “pensierini” e i “componimenti” su argomenti vari, politica, fatti, incidenti, energia, ambiente e che hanno sempre (più o meno) apprezzato, oggi non sono contenti:

“Ho 46 anni lavoro da 22 … Anch’io mi ritrovo con rabbia a pensare al futuro. E mi sento un po’ alla frutta. Qual è la parte politica che mi rappresenta? Che cosa, al di là del vivere civilmente ogni minuscolo atto quotidiano, posso fare come cittadino di questo paese (di cui a volte mi vergogno)? Qual è la mia manifestazione? Perché anch’io vorrei manifestare contro tutti, ma non sono studente, non sono leghista, non sono black block. E spero che i miei figli vivano brillantemente all’estero.Alla fine la risata che ci ha seppellito è quella di Berlusconi, ecco.” (FM)

“Concludendo, non mi piace la piega che stanno prendendo le tue ultime mail etuoi articoli su LS, che leggo sempre accuratamente, ma ti voglio bene lostesso perché, non ostante tutto, sei simpatico e intelligente e perché èNatale. Preferisco però quando parli dottamente del solstizio.” (CdM)

“…leggo sempre i tuoi interventi, ma si sente che sei lontano, o meglio vivi lontano e non senti  “la risata di Berlusconi” [che ci ha seppellito]” (PL)

“Poi il parto della Mossa del Cavallo… che dire? La tua storia politica è quella come molti ex socialisti, perciò lì stai e su Legno Storto scrivi, coerentemente. Mi dispiace perché per convincere e star convinto anche tu triti il ritrito con abbondante retorica e un infinito discorso che ripete e ricoglie, con il pci e i compagni che ancora ti si fantasmano e poi, non c’è niente da fare, sarà che ti mancano le sfumature, ‘immersione nella realtà della quale parli da lontano ma si sente, appunto, che sei lontano…” (RF)”

“…credo proprio che ti manchi quella permanenza quotidiana che ti faccia percepire la folle realtà di questi […]…”(RF)…E alla fine giustificando questo e giustificando l’altro, ci troviamoseppelliti dalle risate dei veri briganti, mafiosi e governanti, i maestridell’illegalità, con nome e cognome, eletti dal popolo (sovrano??) e noi conil culo a terra, con poco guadagno e ancor meno da dare ai miglioricollaboratori per tenerli legati. Chi ci tutela? non saprei proprio. Steve Jobs? Larry Page? I figli vivranno all’estero perché, almeno questo, l’estero non è più tale.” (AK)

Un rimprovero ricorrente è che non posso capire perché non vivo in Italia, …sei lontano,… ti mancano le sfumature… se tu vivessi qui,… bello fantasticare sulla spiaggia…si sente che sei lontano, etc.

L’accusa che mi viene fatta in modo più o meno esplicito è di essere “berlusconiano”, di farmi deviare dal giudizio obiettivo da un “viscerale odio per il PCI”. Di rovesciare nella mia attuale posizione critica: “la frustrazione accumulata nella mia negativa esperienza politica”[1].

Nei miei scritti e articoli, dicono o mi fanno capire, non condanno Berlusconi con sufficiente vigore, le riserve che esprimo su di lui sono “blande”, e anche quando esprimo critiche si capisce benissimo che il mio pensiero conclusivo è positivo.

Dove invece, oggi, ogni persona con un minimo di dignità intellettuale e conoscenza  delle cose, dovrebbe condannare senza se e senza ma.

Di fronte a queste osservazioni e commenti è chiaro che devo fare una seria riflessione: non posso permettermi una rottura così grave di rapporti di stima e amicizia. Oggi è quanto mai vero che “il personale è politico”. Anche perché ho la sensazione che questo non sia un problema solo mio.

Devo anche dire che molti di questi amici quando chiedo: Ma allora cosa si fa? Dimmi un alternativa… Mi rispondono con molta franchezza: alternative non ce ne sono.

Lo stato del dibattito politico in Italia.

Una prima riflessione va fatta sullo “stato” del dibattito politico oggi in Italia. La cultura politica italiana, a mia memoria, non è mai stata serena. 

L’Italia ha sofferto più degli altri Paesi di cultura occidentale del degrado dell’istituto della democrazia: la “delega” del potere ai rappresentanti eletti in Italia è risentita come un “abuso” del potere mentre è invece la condizione fondamentale per una gestione civile ed efficace della democrazia rappresentativa.  Questa è forse una delle eredità più disgraziate della cultura del 1968: l’assemblearismo acefalo e beota, che pochi ancora oggi hanno il coraggio di denunciare

Il paese è sempre stato luogo di scontro politico duro, radicale, estremo. L’opinione “moderata” non ha campo.  Non ha mai avuto campo. Ma negli ultimi anni la situazione è decisamente peggiorata. Il confronto politico ha raggiunto livelli di asprezza estremi e spesso sfocia nello scontro fisico.   

Si possono fare molte analisi per capire come mai si è arrivati a questo e lascerei perdere tutte quelle di notazione storica che immancabilmente citano i guelfi e i ghibellini di memoria dantesca. Guarderei con maggiore attenzione alla storia degli ultimi cinquanta anni. L’Italia esce dalla seconda guerra mondiale divisa da una guerra civile che si sovrappone alla sconfitta e in qualche modo la nasconde.  Questo fatto ha impedito di metabolizzare la sconfitta e ha reso permanente la connotazione di “lotta” fra la sinistra, allora e fino ai nostri giorni, dominata in modo egemone dal PCI+ nipoti, e “gli altri”. La dialettica del PCI con il resto della politica italiana non è mai stata quella del confronto fra diverse visioni della società, ma è sempre stata quella della lotta, spesso anche fisica, in Parlamento e sulle piazze. Giustificata dal fatto che compagni erano convinti di essere “diversi” e di essere depositari della “verità”. Anche nel quadro geopolitico internazionale l’Italia era la linea del fronte fra i due blocchi EST/OVEST e questa notazione caratterizzava in modo ancora più duro il confronto. Lo scontro, dopo molti anni, provocò una strana metamorfosi delle due parti che trovarono un modus vivendi ambiguo nella “consociazione”.  Per attenuare lo stallo e l’immobilità gestionale e amministrativa che risultava dallo scontro si formò una specie di “collusione” fra i due attori principali del confronto Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano. Un compromesso storico strisciante operativo per molti anni e molto prima che il termine venisse inventato al tempo di Moro e Berlinguer. Di fatto la consociazione fu un vero e proprio “regime” e del regime aveva tutte le caratteristiche: privilegi, esclusione, arroganza, prevaricazione, strapotere. L’Italia venne “lottizzata” in modo sistematico: pubblica amministrazione, scuola, università, banche, industria del parastato, giornali, radio televisione. E le migliaia di enti fino alla lontana periferia della pubblica amministrazione. Forse, ma non sono sicuro, sfuggì al processo pervasivo l’esercito e le sue varie “armi”. Il confronto/lotta venne assorbito dalle liturgie della consociazione, all’ombra della quale ogni posizione diversa visse in modo marginale. Al limite dell’estinzione: ricordo la vita stentata dei partiti dell’area liberale e liberal (PLI, PRI, PSDI, PSI, Partito Radicale) oggi infatti scomparsi o in via di estinzione.

Ci furono molti episodi che videro il “regime” consociativo disturbato da ritorni di fiamma della cultura dello scontro, più o meno armato, gli scioperi generali degli anni 50, l’autunno caldo del 1969, il decennio del terrorismo nel 1970. Quando una parte della sinistra interna del PCI o la frangia a sinistra del PCI aveva ritenuto, con incredibile simplismo, che fossero maturi i tempi per la rivoluzione armata. Solo  troppo tardi, dopo qualche centinaio di assurde condanne a morte, denunciati come “i compagni che sbagliavano”.

La fine di Craxi l’arrivo di Berlusconi.

Il quadro cambia nel novembre del 1989 con la caduta del muro di Berlino e il crollo del regime comunista  nell’Unione Sovietica. Prima il PCI e poi i suoi postumi entrano in una crisi dalla quale non sono ancora usciti. Il PCI sulla sinistra estrema si spacca in diverse frange, mentre la sua area moderata e socialdemocratica migra verso la zona di centro-sinistra, o resta senza riferimenti. Cambiano diverse sigle (DS, PdS, PD), ma la chiarezza del manifesto ideologico non si ritrova, il drammatico messaggio del 1989 non viene mai formalmente riconosciuto né riscontrato: nessuno nell’area del PCI o delle sue frange postume ha il coraggio di una chiara autocritica e di una chiara denuncia dello stalinismo e degli errori di quel periodo. Togliatti resta “il migliore” anche per i nipotini.  Evocare la sua subalternità a Stalin e il tradimento dei suoi compagni in Russia è proibito.

Nel 1989 crollato il “comunismo” crollano anche le ideologie e i partiti che si erano strutturati in modo polarizzato sull’”anticomunismo”: la Democrazia Cristiana, i Liberali, i Repubblicani, i Socialisti. Questi ultimi poi definitivamente eliminati dal “teatro” con il ciclone di “mani pulite” dal quale si salvò solo l’ex PCI nelle varie successive accezioni. Non certo perché non ci fosse corruzione in quell’area, ma per la evidente cura della magistratura di parte.

Nel “vuoto” si inserisce Berlusconi che in pochi mesi, con una geniale intuizione aziendale riesce a raccogliere intorno a Forza Italia una grande massa di elettori del centro-centrodestra. Con Forza Italia Berlusconi rompe il regime consociativo PCI/DC e dopo alterne vicende elettorali va al potere insieme alla vera novità politica del quadro italiano la Lega Nord.

1994 Berlusconi è paracadutato nella politica 

Totalmente estraneo alle regole dei giochi parlamentari, diventa oggetto di sistematica aggressione da parte dell’ex PCI e di tutto il sistema di sottopotere lottizzato dal quale è risentito come un “usurpatore”. Particolarmente attiva l’ala sinistra della magistratura che si sente deputata allo smantellamento di Berlusconi e dei suoi governi. Una sacra missione.

L’aggressione della sinistra ex PCI diventa velenosa anche per effetto della frustrazione derivante dagli smacchi elettorali e per la estromissione dal potere: una esperienza sempre traumatizzante.

Nel 1994 la Lega Nord si ritira dalla maggioranza e provoca la caduta del primo Governo Berlusconi al quale seguirono una serie di governi genericamente di sinistra o centro sinistra (Dini, Prodi 1, Dalema, Dalema, Amato,) poi un ritorno a Berlusconi 2, Berlusconi 3, Prodi 2. Alla fine nel 2008, dopo la sconfitta a sorpresa della coalizione di sinistra, l’attuale Berlusconi 4.

Il dibattito politico degrada ulteriormente verso lo scontro personale, Berlusconi reagisce come aggredito, ma anche come chi si deve difendere a tutti i costi. La sua cultura “aziendale”  fa fatica a salire al livello di “cultura dello Stato”, e le sue abitudini personali non lo aiutano, creando sconcerto e disappunto nella pubblica opinione anche a lui vicina. Si innesca un ciclo perverso dal quale non  sembra possibile uscire.

Il Tiranno e il profittatore

John Locke

Due Trattati sul Governo, Libro II, capitolo 18

§ 199. As usurpation is the exercise of power which another hath a right to, so tyranny is the exercise of power beyond right, which nobody can have a right to; and this is making use of the power any one has in his hands, not for the good of those who are under it, but for his own private, separate advantage. When the governor, however entitled, makes not the law, but his will, the rule, and his commands and actions are not directed to the preservation of the properties of his people, but the satisfaction of his own ambition, revenge, covetousness, or any other irregular passion.

Traduzione: Usurpatore è chi esercita indebitamente il potere  del quale altri hanno diritto. Mentre la tirannia è l’esercizio del potere oltre il diritto, a cui nessuno può avere diritto; e questo vuol dire usare il potere di cui uno dispone, non per il bene di coloro che vi sono sottoposti, ma per il suo personale privato vantaggio. Quando chi governa, a qualunque titolo, non applica la legge, ma esercita la sua volontà, le regole, i suoi ordini e le sue azioni non sono finalizzate a conservare le proprietà della sua gente, ma la soddisfazione delle sue personali ambizioni, vendette, mire o qualunque altra indebita passione.

Molto risentimento e molta rabbia  nei confronti di Berlusconi nascono dalla sensazione, fortemente promossa dall’opposizione, del “conflitto di interessi”.  Gli elenchi delle leggi “ad personam” oppure “ad aziendam” disponibili  sulla rete giustificano questa sensazione, ma una analisi più attenta, rivela una realtà molto più complessa. Molte leggi comportano vantaggi generali per l’occupazione e per l’intera economia italiana e, in quel quadro, anche vantaggi per aziende che fanno capo a Berlusconi. Molte leggi, anche se indicate dall’opposizione come di interesse specifico di aziende  dell’area Berlusconi in realtà non lo sono affatto (decoder). Molte sono state indicate come finalizzate ad avvantaggiare Berlusconi, ma l’indicazione non è corretta (depenalizzazione falso in bilancio). 

Vengono correntemente elencate dalla campagna antagonista 37 “leggi ad personam” proposte dai Governi Berlusconi tra il 1994 e il 2010 (fonte Travaglio Il Fatto quotidiano) nelle quali viene individuato un interesse personale o un interesse delle aziende del Berlusconi stesso. Alcune di queste leggi non sono per nulla  “ad personam”, alcune non sono state approvate, alcune (o parte di alcune) sono state dichiarate incostituzionali. Il che significa che una dinamica di controllo esiste e funziona. Alcune non comportano specifico interesse personale o aziendale per Berlusconi: come quella sui decoder che nella vulgata dovrebbe favorire la Società Solaris di Paolo Berlusconi mentre invece ci sono ben 20 società che vendono decoder in Italia. Alcune sono state proposte dai Governi Dalema e Prodi e non da governi Berlusconi e per motivi che non potevano certamente avvantaggiare Berlusconi (Leggi Maccanico 1996 e 1997, Legge Dalema 1999, incompatibilità GIP-GUP Dalema 1999). Per altre leggi si è diffusa  l’informazione scorretta sulla loro effettiva portata. Esempio quella sul falso in bilancio: il reato di falso in bilancio non solo è stato mantenuto, ma si può ancora oggi, dopo un regolare processo, finire in galera per molti anni. L’abolizione del falso in bilancio, quindi, non c’è stata. Il falso è proprio che sia stato abolito il falso in bilancio.

Molte leggi qualificate come di interesse specifico di Società collegate a Berlusconi  hanno invece interesse generale per tutta una categoria di aziende fra le quali si trova anche una società di Berlusconi (esempio la riforma della previdenza integrativa e complementare dl 252/2005).  L’aumento dell’IVA per Sky TV dal 10 al 20% venne indicato come scandalosamente settario essendo Sky diretta concorrente di Mediaset, ma la realtà era che  Sky godeva di un indebito privilegio rispetto a tutta la concorrenza (compresa Mediaset).

Alcune leggi, o interpretazioni di leggi hanno invece concretamente avvantaggiato Mediaset come  la circolare intepretativa del decreto Tremonti (decreto n.357 10 giugno 1994, circolare del 24 ottobre 1994) che ha consentito a Mediaset di risparmiare 243 miliardi di lire di tasse sugli utili re-investiti per l’acquisto di diritti su film d’annata) il decreto peraltro aveva dispositivi di interesse generale che avevano come scopo l’aumento dell’occupazione e l’accelerazione della ripresa economica.

Diverso è il caso dei ripetuti tentativi di legiferare allo scopo di  di “salvare” Berlusconi dai processi (Lodo Schifani, Lodo Alfano, Processo Breve, Legittimo Impedimento) rimandandone la celebrazione alla fine del suo mandato e ristabilendo l’immunità delle alte cariche dello Stato. Quando con un referendum in Italia si eliminò l’istituto della “immunità dei parlamentari” vinse una linea irresponsabilmente demagogica. L’immunità dei rappresentanti eletti è un istituto fondamentale di tutela il cui scopo è quello di impedire l’aggressione strumentale alle istituzione democratiche da parte della magistratura. È un prezzo che si deve pagare per evitare uno svolgimento anomalo dei rapporti tra i diversi poteri dello stato democratico: di fatto si è istruito un potere abnorme e incontrollabile della magistratura. Un potere che negli ultimi anni è stato usato con forte strumentalità politica. La perdita di credibilità nella Giustizia provocata dall’uso strumentale del potere della Magistratura è oggi uno dei più gravi problemi della Repubblica per unanime riconoscimento di tutte le parti politiche.

È comunque vero che da alcune delle leggi correntemente elencate come “ad personam” o “ad aziendam” sono derivati vantaggi anche per la “corporazione”  berlusconiana, ed è anche vero che Berlusconi avrebbe dovuto, all’inizio della sua impresa politica, “staccarsi” in modo rigoroso e netto dai suoi interessi aziendali. 

Che questo non fosse un dovere del solo Berlusconi è peraltro documentato dalla inadempienza clamorosa dei Governi Prodi e Dalema che avrebbero avuto tutti gli strumenti di legge e di potere per regolare in modo molto preciso e ineludibile la complessa materia e non lo hanno fatto o non lo hanno voluto fare. 

Anche in questo campo una posizione “moderata” suggerisce equilibrio: non è tutta fogna quella che puzza e non è tutto puro cristallo quello che brilla nel campo dell’antagonismo.  C’è spazio per chiedere con serietà a Berlusconi di chiarire e correggere posizioni e strategie, c’è ragione per chiedere che di questo argomento non si faccia uso settario e strumentale per aggredire l’istituzione della democrazia in Italia. 

Purtroppo una aggressione all’istituto avrebbe conseguenze più gravi dell’avallo dell’interesse collaterale di una azienda collegata a Berlusconi. 

2008-2009 La CFG

La Crisi Finanziaria Globale inizia nel 2008 e porta tutte le economie occidentali , a partire da quella degli Stati Uniti sull’orlo della bancarotta. La crisi ha dimensioni planetarie, epocali, dai limiti e dalle implicazione ancora oggi oscuri. La CFG nonostante pesanti interventi sulla politica monetaria, sul credito e sul regime fiscale, sia da parte degli Stati Uniti che da parte della Comunità Europea non solo non è superata nel 2010,  ma non se ne vede ancora la fine. Le sue conseguenze sono ancora oggetto di continua emergenza. L’Italia sembra relativamente meno colpita rispetto alle altre economie Europee. Ma solo relativamente: il peso del debito sovrano dello Stato (116% del PIL il più alto in Europa) impedisce una ripresa rapida, il pessimismo diffuso aggrava le dinamiche di mercato, l’evasione fiscale consolidata da decenni, di dimensioni catastrofiche, riduce se non annulla lo spazio di manovra finanziaria e macroeconomica del governo. I vincoli della moneta comune Europea salvano, a caro prezzo, l’Italia. La svalutazione effettiva (valutata nel 30% circa) seguita al passaggio alla moneta unica strozza i redditi medio bassi e le pensioni. Molte piccole imprese  devono arrendersi, la disoccupazione, specie quella dei giovani[2] a livelli critici. L’azione del Governo è accusata di debolezza, per effetto della conflittualità politica interna alla maggioranza, dell’aggressione strumentale della stampa e della magistratura, ma anche per effetto della obbiettiva difficoltà di individuare una efficace strategia di uscita. La tattica “wait and see” di Tremonti si rivela una buona tattica. Navigare a vista quando non c’è visibilità, né strumenti è l’unica scelta, si opera solo tatticamente, e ci si attrezza per la gestione di ogni probabile emergenza. Il quadro viene peggiorato da eventi catastrofici naturali (terremoti e alluvioni) e da eventi catastrofici di origine antropica (la crisi della nettezza urbana di Napoli e Palermo). La vicenda personale di Berlusconi (processi, scandali rosa) lo distrae dalla cosa pubblica e ne indebolisce ulteriormente la credibilità. La legislazione di emergenza per tenere il Presidente del Consiglio fuori dall’abbraccio della magistratura distrae il Governo da funzioni di guida più importanti e lo espone a un attacco pesante da parte dell’opposizione. Anche i fedeli sono in dubbio.

2010 La spaccatura della maggioranza.

In un momento di grande emergenza nel quale sarebbe necessaria la massima coesione del potere esecutivo del Governo, una parte della maggioranza che fa capo all’onorevole Fini, decide di modificare la sua posizione e assume una linea praticamente di contrasto e di denuncia al Governo stesso. L’azione  assolutamente anomala, con motivazioni di sospettabile moralismo e presunzione di purismo legalitario, è aggravata dalla responsabilità dell’Onorevole Fini che è  Presidente della Camera dei Deputati e che pur passando all’opposizione non intende dimettersi dalla carica compromettendone gravemente la “terzietà”.

L’opposizione: l’opposizione del PD nel corso delle ultime tre tornate elettorali, perde voti sistematicamente, si sfrangia, si lascia strumentalizzare da una dialettica ideologicamente volgare come quella di Dipietro. Insiste su un attacco a Berlusconi specificamente mirato alla sua persona e non riesce a trovare un modulo di attacco politico. Il PD “non produce politica”.  La proposta programmatica del PD è inconsistente e inafferrabile nella sostanza. Oltre alla segreteria di Bersani il messaggio  politico esce da una pluralità di fonti spesso in contrasto fra di loro (Dalema, Franceschini, Bindi, Veltroni, Finocchiaro). Unico tema dominante e continuamente ribadito: Berlusconi e le donne. Si sente l’età ideologica e il limite moralista e un po’ bigotto della sua dirigenza.

L’opposizione di Dipietro non ha dignità politica che possa essere oggetto di considerazione. 

Le frange ex DC (UDC, API)  galleggiano sul desiderio di tornare al potere o con Berlusconi o con un improbabile Terzo Polo che vedrebbe una strana ammucchiata di ex  sia di sinistra che di destra.

La compagine dell’opposizione associata alla secessione finiana il 14 Dicembre perde un voto di sfiducia per un margine  di tre voti. Se la votazione fosse stata segreta in voti sarebbero stati probabilmente molti di più. I tre voti vengono declassati secondo l’opposizione a “voti comprati”, ma loro valenza è comunque politica.  Lo spazio che separa promesse di “potere”, di denaro, onesta convinzione ideologica, disonesta scelta ideologica, è uno spazio oscuro e pieno di ombre grigie.

La piazza: il 14 dicembre in occasione del voto di fiducia la protesta degli studenti viene strumentalizzata da soggetti estranei (centri sociali) e diventa violenta. Per miracolo negli scontri fra dimostranti e polizia si evitano incidenti gravissimi.

La senatrice Anna Finocchiaro (capogruppo PD al Senato) accusa quasi esplicitamente la polizia di avere infiltrato i provocatori. L’accusa si rivela destituita di qualunque fondamento e l’uscita della senatrice si ritorce contro il PD, costretto a una imbarazzante, non dichiarata, ritirata. Anna Finocchiaro non ritiene di rettificare le sue dichiarazioni. La sinistra ufficiale, letteraria, intellettuale, soi disant e perbenista, sulla violenza della piazza è comunque ambigua: “….si…ma…”. Si ripete la storia dei “compagni che sbagliano…” quarantanni dopo.

Per andare avanti: ho tracciato questo quadro ampio e forse anche impreciso della situazione del dibattito politico italiano per qualificare la mia posizione e quella che credo sia la posizione di molti “moderati” come me. Gente che vuole un governo stabile, socialmente orientato, con un progetto amministrativo decente, con una visione di lungo termine e con la competenza per legare l’azione strategica  con la gestione contingente. Con una maggioranza in grado di supportare e produrre legislazione importante, riforme fondamentali per il rilancio dell’economia e della vita civile del Paese: Costituzione, Giustizia, Scuola, Università, Ambiente, Credito, Fisco.

Un personale politico giovane, competente, nuovo, entusiasta e positivo che non abbia nella sua storia le ombre della connivenza con regimi totalitari o la responsabilità in un regime consociativo che ha soffocato per mezzo secolo l’Italia.  Una “finestra” molto stretta sulle opzioni disponibili oggi in Italia.

Dove potrei collocarmi dunque con questa idea di “governo”?

a.) Non con questo PD, dominato ancora egemonicamente dalla cultura vecchia dell’ex PCI, peggiorata dall’inquinamento cattolico di Rosy Bindi e sodali. I pochi socialisti che vi sono finiti sono ai margini e politicamente insignificanti. I radicali che ci sono cascati sono vittime di un errore di Emma Bonino, condizionata dal “fattore B” e ci si trovano malissimo. La tara storica degli ex PCI è che al 2010 non sono ancora riusciti a denunciare con franchezza esplicita lo stalinismo del PCI. Questa, che per molti potrebbe essere una ombra irrilevante, è per me un pesante macigno ideologico. Una contraddizione etica profonda e inaccettabile: questo partito che chiede  sempre autocritiche a tutti, non ha mai avuto l’onestà e il coraggio di fare la sua autocritica per un passato mostruoso del quale i suoi capi storici  (Togliatti, Longo, Secchia, Pajetta, Cossutta, Ingrao, Napolitano) hanno avuto responsabilità diretta e concreta. Una “marca” che impedisce a questo partito di essere un credibile operatore democratico.

Il PD dovrebbe anche denunciare con altrettanta chiarezza gli errori  commessi dai governi di centrosinistra del “dopo muro” (Dalema, Prodi) i governi che hanno creato le premesse dell’attuale situazione di degrado della sinistra in Italia (come diceva Nanni Moretti con questi dirigenti non vinceremo mai). Ma non sembra in grado di farlo. La socialdemocrazia che il PCI ha brutalmente soffocato in Italia da Livorno (1921) in poi, ci avrebbe forse salvato dall’imbarbarimento consociativo delle ultime Repubbliche.

b.) Certamente non con Dipietro che ritengo soggetto indegno di sedere in Parlamento e obbiettivamente irresponsabile. Emblema di tutto quello che si può detestare in un soggetto politico: arroganza, doppiezza, strumentalità, demagogia e profonda ignoranza. L’epurazione che condusse a suo tempo con l’uso strumentale e settario della magistratura verrà ricordata nella storia come una delle peggiori vergogne della vicenda politica italiana. La responsabilità fu anche “politica”: la corruzione pervasiva, sistematica e dominante avrebbe dovuto essere affrontata “politicamente” e non dalla magistratura. Ma la “politica”  fu latitante e Dipietro si prese uno spazio indebito.

c.) Impossibile con la frangia ex DC di Casini che ha tutti i difetti della vecchia “balena bianca” e nessuno dei suoi pregi.

Rutelli è un galleggiante ideologico evanescente: lui stesso alla ricerca di una collocazione è destinato a dissolversi e a sparpagliare i suoi pochi fedeli su tutto l’arco delle disponibilità ideologiche in un futuro di breve termine.

d.) Impossibile andare con Fini e con i suoi grezzi centurioni: falsi moralisti privi di un reale progetto politico solo capaci di manovrismo parlamentare deteriore. Malamente toccati dall’ombra del “tradimento”. Inaffidabili anche sul piano delle loro presunte caratteristiche di tutori della legalità. 

e.) Anche l’associazione con Berlusconi presenta non pochi problemi. Si vorrebbe una condotta personale meno estemporanea e colorita, una scelta più severa delle frequentazioni e delle amicizie, un controllo più rigoroso delle battute sia in sede pubblica che in sede privata (spazio oggi inesistente per un primo ministro). Si vorrebbe una storia aziendale più chiara e senza il pesante bagaglio di problemi con la giustizia. Si vorrebbe una maggiore attenzione alle strategie sostanziali di medio lungo termine e una minore disponibilità alla politica/show delle dichiarazioni.  Si vorrebbe un filtro molto più severo nei confronti dei “clientes” e un taglio severo alla occupazione del potere da parte di costoro. Un punto sul quale però nessuna delle opposizioni disponibili può lanciare la prima pietra: essendo tutte indistintamente e spudoratamente versate nell’uso nepotistico e clientelare del potere.

A Berlusconi si deve dare credito di diverse cose importanti nella storia della politica  Italiana recente. L’avere di fatto rotto il regime della consociazione PCI/DC e accelerato l’inizio del percorso faticoso del PCI verso la socialdemocrazia non è cosa da poco. Prima di lui non c’era riuscito nessuno. L’avere individuato e organizzato per la prima volta un “centro” politico di opinione pubblica (risorsa che ha poi sprecato). L’avere sdoganato la destra missina portandola verso un centro destra senza nostalgie pericolose.

Qualche commento si può fare anche sugli aspetti più negativi delle sue abitudini: gli viene spesso rinfacciato di fare dichiarazioni “azzardate” e poi di smentirle. Io non credo sia un “errore”, credo che questo sia un “metodo” volutamente scelto per recuperare uno spazio dialettico altrimenti interdetto dalla ipocrisia politica dominante in Italia e dal servile timore  nei confronti della magistratura. Dice le cose che non si possono dire e poi ritratta o smentisce. Scorretto, irritante, ma efficace. Un metodo che aumenta la connotazione di arroganza che lo caratterizza.

La vicenda dei suoi rapporti con la magistratura ha due temi fondamentali:  da una parte non ci sono dubbi sul fatto che sia oggetto di attenzioni particolari e strumentali, dall’altra sarebbe bene che su una serie di episodi venisse fatta definitiva chiarezza. Il logoramento della credibilità delle due parti non aiuta ad uscire dal ciclo.

Allo stesso modo è evidente l’aggressione nei suoi confronti della grande stampa padronale italiana (Corriere della Sera. La Stampa, La Repubblica) e di ampi settori del giornalismo televisivo (Annozero, L’infedele, Report, Che tempo che fa, Ballarò). Berlusconi è stato immediatamente risentito  dai “poteri forti” italiani come un estraneo, uno che non doveva entrare nel “salotto buono” e la stampa di servizio ha operato di conseguenza. Costruendo l’immagine del mostro. Una costruzione che Berlusconi, con i suoi problemi personali e i suoi comportamenti estemporanei, ha brillantemente contribuito a disegnare e a realizzare.

Molte delle connotazioni negative del soggetto sono anche state  gli strumenti del suo successo politico e di questo non possiamo che rammaricarcene, ma è un problema della cultura generale italiana più che della persona di Berlusconi.

Nel complesso.

Un primo ministro non si giudica solo ed esclusivamente sulla sua persona. Lo si giudica anche sulla base del suo governo e dei suoi ministri. Il gabinetto  dell’attuale governo Berlusconi non è da buttare: Tremonti è un buon ministro delle finanze che finora ha gestito efficacemente un dicastero difficilissimo nel turbine della CFG, Maroni è il Ministro degli Interni che nella intera storia della Repubblica Italiana ha operato con maggiore successo nei confronti del crimine organizzato, Gelmini è un bravo Ministro della P. I. la cui riforma è un primo passo verso la ricostruzione dell’Istituto della Scuola Italiana dopo 30 anni di gestione consociata PCI/DC dominati dalla demagogia e dal lassismo. Gli studenti che protestano e i docenti che li fanno protestare probabilmente non hanno letto né capito la legge e le sue implicazioni. 

Nel complesso una compagine governativa che, nelle enormi difficoltà del contesto geopolitico internazionale degli ultimi tre anni, ha operato decentemente. Certo potrebbero fare molto meglio e molto di più, ma hanno già fatto meglio e di più dei  quattro governi  Dalema e Prodi. Una sola citazione a supporto di questa dichiarazione moltopericolosa: quella di un recente articolo del Financial Times che con Berlusconi è sempre stato durissimo (al limite e oltre l’insulto):

Berlusconi

Published: December 14 2010 09:46 | Last updated: December 14 2010 17:49

Give Silvio Berlusconi some credit. The Italian prime minister, who survived a close confidence vote on Tuesday, has done less badly than his many detractors have feared. On the contrary: the country has held together, Italian banks avoided the worst of the credit bubble, growth of gross domestic product has remained slow but fairly steady, inflation has been moderate, the ratio of government debt to GDP has increased less than in most rich countries and Italians are still buying almost all of the government’s debt (although the spread over Germany has widened sharply).  Mr Berlusconi’s moral failings, dubious business dealing and political idiosyncrasies are unattractive. But while a less self-interested and self-indulgent prime minister might have made more progress in dealing with Italy’s great institutional problems – political corruption, the permanently weak south, too much tax evasion and organized crime – none of these have worsened much since mid-2001, when Berlusconi started his second period as prime minister. It now looks like he will be in the job for all but two years of the subsequent decade.

Traduzione: Bisogna dare al signor Berlusconi qualche credito. Il primo ministro Italiano che è sopravvissuto a un voto di fiducia martedì scorso ha fatto meno male di quanto non abbiano temuto i suoi molti detrattori (tra i quali il FT ndt). Al contrario: il paese ha tenuto, le banche Italiane hanno evitato il peggio della crisi del credito, la crescita del prodotto lordo è rimasta lenta, ma abbadstanza costante, l’inflazione è stata moderata, il rapoporto tra debito dello stato e PIL è cresciuto meno rispetto a quello della maggior parte dei paesi ricchi e gli Italiani continuano a comperare quasi tutto il debito dello Stato (anche se lo spread con i buoni del tesoro tedeschi è nettamente aumentato). Le carenze morali del signor Berlusconi, e i suoi ambigui affari e idiosincrasie politiche non sono affascinanti. Ma mentre un primo ministrio meno interessato a se stesso e meno indulgente con se stesso avrebbe potuto fare meglio nel gestire i grandi problemi istituzionali dell’Italia . la corruzione politica, il Sud cronicamente debole, eccessiva evasione fiscale e crimine organizzato – nessuno di questi problemi è peggiorato dalla metà del 2001, quando Berlusconi ha iniziato il suo secondo mandato come primo ministro. Sembra che adesso resterà al suo posto per tutti i rimanenti due anni della prossima decade.

La più grave responsabilità di Berlusconi, quella per la quale viene correntemente indicato come il peggior nemico di se stesso, è quella di avere  fornito, con il suo comportamento personale alla stampa antagonista e alle opposizioni, interne ed esterne alla maggioranza, gli strumenti per costruire l’immagine del “Caimano”. Una maggiore attenzione da parte sua e un atteggiamento meno finalizzato al pettegolezzo moralistico e strumentalmente scandalistico della stampa antagonista forse avrebbero moderato l’attuale sindrome di rigetto. Una critica strana da rivolgere a un grande esperto in “comunicazione”: forse il soggetto è molto più ingenuo di come viene correntemente considerato, o, al contrario, molto più diabolico.

La scelta: una scelta non facile è quindi quella di avere nei confronti di Berlusconi un atteggiamento di non rifiuto, chiamiamolo così. Una scelta dettata anche da altre considerazioni. Se vogliamo definire che genere di governo vorremmo in futuro in Italia direi che  potremmo essere tutti d’accordo su una organica alternanza di governi fra centro destra e centro sinistra. Un modulo corrente nelle democrazie occidentali e di relativa garanzia nei limiti della democrazia parlamentare. Ci si chiede quindi quale sia la ipotesi attuale che più probabilmente ci può traghettare verso  quel genere di futuro? Di nuovo la scelta  cade sull’ipotesi PDL/Lega, essendo tutte gli altri attori del teatro attuale tendenzialmente portati verso un ritorno alla gestione senza premio di maggioranza e quindi verso la minestra ingovernabile che ha significato la rovina dell’Italia negli ultimi 50 anni. In attesa che il PD rinasca sotto spoglie socialdemocratiche e possa diventare una opzione praticabile diversa dalla triste condizione nella quale ora si trova. 

Berlusconi e Bossi, per quanto incredibile possa sembrare, sono oggi i più credibili traghettatori delle prossime Repubbliche verso un sistema bipolare relativamente sano. Certamente non Casini, certamente non Fini, certamente non Rutelli e men che meno Dipietro. Forse il PD, ma non quello di Bersani ancora pericolosamente incerto fra il suo passato e il probabile futuro.

Questo atteggiamento di non rifiuto associato a tutte le riserve espresse e alle denunce delle non poche lacune nel “profilo” di Berlusconi, motivato con la considerazione del governo più credibile “traghettatore” dell’Italia a un sistema bipolare alternato è peraltro sufficiente a suscitare indignazione e severa censura da parte dell’antagonismo, consolidato, obbligatorio. L’unica idea accettabile e ammessa è la condanna senza riserve, anche in assenza di alternative proponibili. Ed è allora che mi chiedo, non senza qualche preoccupazione: E allora cosa devo fare?  Anzi Cosa si deve fare?

Il futuro.

La nozione più sciocca che si sta promuovendo è quella del “furto di futuro”.  Da questa insulsa battuta viene il nichilismo beota dei massacratori di vetrine e dei picchiatori. Oggi è vero esattamente il contrario: nella situazione fluida, nelle condizioni incerte,  nel territorio di progetto inesplorato c’è invece la massima potenzialità, per chi sa che il futuro c’è e che è proprio nel presente che trova le sue radici e le sue premesse.  Come da sempre nella storia.  Un grande vuoto? Grande opportunità per riempirlo. Certo non sarà un futuro semplice: la transizione delle economie occidentali a moduli completamente diversi per effetto della pressione competitiva di  Cina e India sarà impegnativa e drammatica, richiederà progetto, innovazione tecnologica, di pensiero e di costumi. Le risorse che strutturano l’attuale benessere e predominio occidentale (energia e metalli rari) e che ne sono anche condizione di dipendenza non saranno più disponibili con l’attuale abbondanza. La loro localizzazione in Asia sovvertirà equilibri geopolitici che oggi ci sembrano consolidati: un problema completamente assente dalle agende  del nostro governo e della sua opposizione.

Ecco un diagramma (fonte La Stampa 14 Dicembre, 2010) che indica la situazione nel campo dei metalli rari, indispensabili accessori per tutte le tecnologie di avanguardia. Non è difficile trarre qualche conclusione.

metalli

L’epocale cambiamento richiederà strategie finanziarie, intelligenza e competenza per la sua gestione e controllo: i paesi che saranno in grado di attrezzarsi strategicamente potranno sperare di cavarsela meglio. L’investimento nella formazione e nella ricerca non può seguire i criteri di lassismo demagogico che hanno caratterizzato negli ultimi 40 anni la scuola e l’università in Italia. Un disastro peggiorato dall’arrivo sulle cattedre delle scuole di ogni ordine e grado dei prodotti della cultura del 1968.

Le cose da fare

a. Aggredire l’evasione fiscale in modo sistematico, robusto e credibile, operare sul versante della “cultura fiscale”: Tommaso Padoa Schioppa esprimeva un concetto fondamentale quando diceva che pagare le tasse è bello. Sicuramente nei suoi scritti avrà elaborato la nozione. Pagare le tasse è l’espressione concreta e alta della responsabile appartenenza a un corpo sociale civile. Questo concetto deve essere promosso sistematicamente e deve fare parte della educazione civica che si insegna nelle scuole fin dalle elementari. Evadere le tasse è socialmente vergognoso. L’evasione  nel 2010 in Italia è stata pari circa a un sesto del debito pubblico totale (300 miliardi di Euro l’evasione, 1800 miliardi il debito pubblico, il 16%).

b. Promuovere una tassazione equa: il carico fiscale sbilanciato sul lavoro dipendente è un ingiusto privilegio degli alti redditi. Le imprese  di giovani devono essere consistentemente agevolate per consentire il loro consolidamento e la loro crescita. Il carico fiscale  sul lavoro dipendente in Italia è di circa il 44% rispetto a una media Europea del 34%.

c. Istruire una struttura permanente di emanazione governativa, non giudiziaria, con il compito di combattere la corruzione e i fenomeni di criminalità organizzata, mafia e camorra. O rafforzare e dotare di nuovi strumenti politici e normativi le strutture esistenti.

d. Promuovere  l’equità salariale: è assurdo e socialmente insostenibile che un “top manager” guadagni 100-200 volte di più di un impiegato. 

e. Promuovere e finanziare una campagna di eliminazione degli sprechi di energia:  la riduzione di pochi punti percentuali dell’attuale immane spreco strutturale (degli impianti e delle reti) rende inutile la costruzione di nuove centrali, aumenta l’occupazione, riduce il carico ambientale e il debito energetico con l’estero.

f. Istruire e finanziare un progetto di breve, medio e lungo termine per affrontare il problema della immigrazione dal Nord Africa e dal Medio oriente (Iraq, Afghanistan): accoglienza, selezione, alloggio, educazione, qualificazione e inserimento nella vita civile del Paese, o rinvio ai paesi di origine in caso di non qualificazione. Investimenti concordati con i paesi d’origine per filtrare i criminali, contenere i flussi e costruire opportunità di impiego locale.

g. Aumentare gli stipendi dei maestri della scuola elementare e selezionarli severamente, predisporre corsi per la loro continua qualificazione, verificare la qualità dei quadri esistenti ed eliminare i soggetti inadeguati.

h. Togliere il valore legale alle lauree, promuovere sistematicamente la qualità dei docenti universitari, verificare i quadri della docenza attuale e riqualificare i soggetti inadeguati. Non è vero che l’Italia spende poco per la ricerca universitaria: se il 20% dello stipendio dei docenti/ricercatori venisse computato in un bilancio consolidato della ricerca, insieme a una ragionevole quota parte delle spese strutturali e correnti per l’università (edilizia, manutenzione, telefoni fax, pulizie, biblioteche, informatica), si scoprirebbe che il bilancio effettivo di spesa per la ricerca è pari, se non superiore, ai più elevati standard mondiali.

i. Verificare istituzionalmente per mezzo di operatori “terzi” la qualità del servizio pubblico, applicare criteri di competente qualificazione nella selezione e nella promozione del personale, riqualificare gli inadeguati.

l. Verificare i servizi del credito bancario, verificare i costi del credito palesi e nascosti, istruire un servizio di tutela dei risparmiatori nei confronti di prodotti finanziarii ambigui o eccessivamente pericolosi. È gravissimo che solo dopo tre mesi si venga a sapere della associazione di Unicredit con Bank Austria  a sua volta implicata nelle manovre finanziarie criminali del signor Maddoff. È gravissimo che la Banca d’Italia non fosse al corrente ed è gravissimo che, se al corrente, non sia intervenuta. Si è invece lasciato credere agli azionisti di Unicredit che il licenziamento in tronco del presidente Profumo sia  stata una manovra equivoca dei “tedeschi” nel CdA.

Queste 10 azioni non richiedono legislazione emergenziale o grandi maggioranze: si tratta praticamente di Ordinaria Amministrazione sulla quale nei parlamenti non avvelenati dal settarismo il voto è di solito “bipartisan” essendo chiaro il vantaggio per la comunità dei citttadini. Su queste azioni va giudicato il Governo Berlusconi e vanno giudicati comparativamente i precedenti Governi (Prodi, Dalema).

Su un altro piano invece sono le grandi riforme strutturali: Costituzione, Giustizia, Fisco, Lavoro, Ambiente, Istruzione, Sanità, Welfare…

Per finire.

Certo sarebbe bello avere un premier alto, magro, viso ascetico, occhi grigio azzurri, con una bella chioma brizzolata (Paul Newman per esempio), capace di parlare inglese, francese e tedesco in modo impeccabile, con due lauree in economia specializzazione energo-economia (una presa alla London School of Economics & Political Science e una presa all’Ecole National de Administration di Parigi) e una laurea in Letteratura Romanza o Storia Medievale. Eletto con una significativa maggioranza su un ticket che si rifà alla più aperta concezione socialdemocratica-liberalEuropea. Uno che quando parla alle Nazioni Unite o al Parlamento Europeo viene ascoltato in religioso silenzio. Trattato dalla stampa nazionale e internazionale con rispetto e massima dignità. La moglie una elegante, distinta e côlta signora, insegna filosofia contemporanea alla Sorbona,  presidente della Croce Rossa Internazionale, di Amnesty  e Greenpeace. 

Non credo che un soggetto di questo genere potrebbe mai vincere le elezioni in Italia. Almeno per i prossimi 15-20 anni. Soggetti di questo genere non ce ne sono molti in giro in Italia e quelli che ci sono si guardano bene dal candidarsi. Comunque, se ce ne fosse uno e se fosse eletto, sarebbe immediatamente aggredito da Dipietro, Franceschini e Rosy Bindi che ne denuncerebbero vergognose incompetenze.

Resta la curiosità di sapere, per esempio, quale riforma della scuola, della giustizia, del fisco …etc.  potrebbe proporre un premier di questo tipo?


[1] Candidato nelle Regionali Amministrative del 1978 con i Radicali in Sardegna, Assessore a Torino dal 1986 al 1992 per il Partito Socialista Italiano, Preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino dal 1981 al 1986.

[2] La disoccupazione giovanile dovrebbe essere disaggregata per fasce di età e per background formativo allo scopo di comprenderne la matrice cfr

http://www.italiafutura.it/allegatidef/Rapporto_Occupazione_Giovanile111076.pdf

In particolare risulta forte per l’italia la responsabilità delle strutture di formazione che sono “scarsamente professionalizzanti” rispetto agli standard Europei;

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

COMMENTO A Marco Revelli 7 MARZO SU MANIFESTO

Un commento all’articolo di Marco Revelli sul 
Manifesto del 7 Marzo 2021
Le macerie nel passaggio di consegne
 tra l’Avvocato e il Banchiere.

Lorenzo Matteoli
8 Marzo 2021

In questi due paragrafi, che cito riordinando il testo, la sintesi dell’analisi di Marco Revelli sul passaggio di consegne da Conte a Draghi:

La vittoria del blocco di potere che costituisce il baricentro di un capitalismo fattosi in quasi un trentennio di declino arrogante e straccione. Sono loro i vincitori del 13 febbraio.[1]
Ci stanno dentro gli avvelenatori dell’Ilva, i pessimi manutentori del ponte Morandi, i tradizionali vincitori degli appalti di tutte le “grandi opere” devastatrici del paesaggio, gli immobiliaristi romani e i robber baron del capitalismo delle reti oltre che, sotto, molto sotto, il reticolo pulviscolare dell’economia molecolare padana, galleggiante solo grazie ai bassi salari e all’assenza di resistenza sindacale.

A mio avviso Marco Revelli rimane solidamente ancorato alla logica manichea che ha caratterizzato la sinistra italiana negli ultimi 40 anni.
Associare Mario Draghi con:

° gli avvelenatori dell’ILVA, 
° i pessimi manutentori del Ponte Morandi, 
°i tradizionali vincitori di tutte le opere devastatrici del paesaggio, 
° gli immobiliaristi romani, 
° i robber baron del capitalismo delle reti

e accreditare la banda puerile demagogica dei 5 Stelle di una ”debole spinta anti-establishment”, oltre ad essere una truffa dialettica, sono gli atti di un classico esercizio dell’evasione irresponsabile qualunquista che ha caratterizzato la critica di quella che io chiamo soi disant[2]sinistra negli ultimi venti/trenta anni. Matteo Renzi sarà un avventuriero, ma bisognerebbe almeno chiedersi come mai ebbe a suo tempo il 40% dei voti nelle Europee del 2014.

Giuseppe Conte, capace di sottoscrivere tutto e il suo contrario, senza una virgola di responsabile riflessione autocritica, è l’emblema della “liquefazione” qualunquista del sistema politico. Con la sua uscita dal perimetro delle decisioni di governo si prevengono sicuri futuri guasti di etica liquidità: giusta la sua collocazione alla leadership dei 5 Stelle altra sciagura liquido-etica del sistema. Che la sinistra-sinistra del Manifesto rimpianga Conte è un segno preoccupante della perdita dei grundrisse di quello che io ritenevo un riferimento certo della sinistra moderna italiana.

Mario Draghi rappresenta il ritorno del governo italiano a criteri di competenza e responsabilità e le sue decisioni nelle prime tre settimane dal suo insediamento sono qualificanti della svolta. Che non è affatto uno spostamento a destra di nessun inesistente baricentro: perché il vuoto non ha baricentri.

La nostalgia del Manifesto per le macerie del Conte2 è un documento della profonda assuefazione della sinistra-sinistra alla liquefazione etica che ha connotato l’Italia degli ultimi 40 anni. Tanto profonda da non rendersene conto.

Lorenzo Matteoli


[1] data del passaggio delle consegne da Conte a Draghi.

[2] https://matteolilorenzo.blog/2021/03/03/il-risveglio-just-a-feeling/

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

IL BLOCCO SUI VACCINI ESPORTATI DA ASTRA ZENEKA VISTO DALL’AUSTRALIA

Mario Draghi

Mario Draghi d’accordo con von der Leyen blocca l’export di 250.000 vaccini Astra Zeneka  dall’Italia all’Australia.

Preoccupante il fatto che tutti i media australiani riportino come motivazione della decisione di Draghi il fatto che l’Australia non sia in una situazione Covid drammatica.

Nessuno, ribadisco nessuno, dei media Australiani, The AustralianThe West Australian, i canali TV  7 e 9, le TV minori locali ha riportato la motivazione fondamentale del blocco: Astra Zeneka non può esportare vaccini dall’Italia quando è inadempiente per milioni di dosi sul contratto stipulato con l’Italia.

Una motivazione che avrebbe trovato la totale comprensione della pubblica opinione australiana tradizionalmente ”fair”.

Forse una nota ufficiale del MAE sulll’argomento sarebbe opportuna.

The block of Astra-Zeneka vaccine export from Italy to Australia: the true reason.

The Italian Premier, Mario Draghi, in agreement with EU Commission President, Ursula von der Leyen, blocks the export of 250,000 Astra Zeneka vaccines from Italy to Australia.

It is disturbingly significant that all the Australian media report, as the motivation for Draghi’s decision, the fact that Australia is not in a dramatic Covid situation.

None, I repeat none, of the Australian media, The Australian, The West Australian, TV channels 7 and 9, or the local minor TV channels, reported the true reason for the blockade, which is that Astra-Zeneka cannot export vaccines from Italy when Astra-Zeneka is defaulting on the delivery of millions of vaccines that, by contract, they should deliver to Italy.  If known, this fact would receive total understanding by the “fair” Australian public. 

I believe an official note of clarification from the Italian Ministry of Foreign Affairs on the subject would be appropriate.

Lorenzo Matteoli

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

LE DIMISSIONI DI ZINGARETTI

Le dimissioni di Zingaretti, che vengano accolte o meno, che siano confermate o meno, sono una tappa del tormentato percorso tra l’attuale exPD e qualunque cosa possa avvenire nel futuro a breve e medio termine della burrascosa minestra della sinistra, vera, soi disant, cartacea o metaforica italiana. Con le sue dimissioni Zingaretti certifica la correttezza del qualificativo “ex” di fronte alla sigla PD. Zingaretti era infatti il segretario di un vero non partitoEsistente sulla carta, ma in realtà allo stato gassoso e correntizio.

L’altra area liquida o fangosa di questa incerta fase dei partiti politici italiani è quella che sta cagliando (o meno) nel complicato brodo degli ex 5Stelle, e la terza è quella che disturba i celoduristi della Lega dopo il salto mortale carpiato di Salvini 1-2 

1. Visegrad-Putiniano-Moscaomorte-bastaeuro-merkelmerda-draghicriminale;

2. Europa-linea Atlantica-Draghi al 150%;

senza peraltro dismettere le magliette da cazzone.

Allo stato attuale le previsioni sono impossibili e definire esattamente come sarà il budino parlamentare è inutile. Quanti ex5S nell’’exPD, quanti exPD nei 5S, quanti exleghisti in FdI, quanti exFI nella exLega, quanti ex Leghisti nell’exPD, quanti exrenziani negli exrenziani, etc…

Tanto c’è Draghi che manda avanti le cose e consente ai bamboccioni della super sofisticata dialettica di giocare al giocone delle correnti, degli epurati, degli epuratori, degli scissionisti, dei transfughi e dei voltagabbana. 
Nel Paese rosso/arancio dai 20 mila contagi e dei 300 morti al giorno.

lorenzo matteoli

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

IL RISVEGLIO: JUST A FEELING

ICEBERG: nove decimi sono sott’acqua

C’è una differenza molto importante tra “essere di sinistra” e “voler essere ritenuti di sinistra”. Una differenza sostanziale anche se difficile da definire e qualificare. In qualche modo è a questa differenza che mi riferisco quando uso il termine “soi disant sinistra” per indicare una certa modalità di essere di molti nostri comodi intellettuali “verbalmente impegnati”, ma sostanzialmente qualunquisti, se non banalmente reazionari.[1] Non me ne sono mai reso pienamente conto, e la cosa mi viene in mente solo ora.

Me ne rendo conto ora, confusamente, e non per caso, ma perché sollecitato dal fenomeno “Draghi”, dalla crisi drammatica del PD, dall’orrore culturale del Festival di Sanremo. 

Bisogna stare (molto) attenti quando si percepiscono in modo confuso “sintomi” di qualcosa che non si riesce bene a qualificare, ma che si sente come potenzialmente “diverso”. Il rischio è di prendere formidabili cantonate. La tenue probabilità premiante è di colpire nel segno.

Le poche parole, la competenza, le decisioni rapide, una forte dose di scetticismo cinico, la forte tendenza per l’essenziale pragmatico: mi sembrano le caratteristiche del passaggio da una cultura preoccupata di venire ritenuta di sinistra a una cultura di sinistra.

Ma la realtà è ambigua e complicata, bisogna ripulire, filtrare eliminare ingombranti cianfrusaglie dialettiche, andare oltre, ammettere che quelli che realizzano qualcosa di buono possono anche commettere errori.

Se la mia sensazione ha qualche valenza, “draghi” è la punta di un iceberg che è rimasto a lungo immerso in acque gelide. Qualcosa negli anni si è sciolto[2] e il centro di galleggiamento è salito al punto che l’enorme massa di ghiaccio di colpo si rivolta e si instaura un nuovo equilibrio.

lorenzo matteoli


[1] Come i ricchi magistrati o accademici soi disant di sinistra che non pagano le marchette alla donna di servizio filippina o honduregna, o pagano il dentista “duecento senza fattura”, o Augias che, quando era a Bruxelles,  pagava la sua segretaria (che condivideva con il suo amico e collega Giorgio Ruffolo) in nero, intascando la ricca dotazione per la segretaria passata dal Parlamento Europeo: un classico, con Ruffolo,  soi disant, per una vita.

[2] …nei nove decimi di iceberg che stanno sott’acqua

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento