La fine vergognosa del grottesco capitano

Si sta svolgendo una surreale gara nel teatrino della politica italiana: tra Salvini e i suoi elettori. Quanto tempo ci metterà Salvini a capire che il suo “messaggio” ha perso trazione, e quanto ci metterà il suo elettorato a capire che il “capitano” è oramai, senza “denti”, non morde più. Vuoto.  Svuotato dalla sua stessa arrogante stupidità.

Ripetere continuamente le stesse frasi, false, gli stessi numeri, falsi, gli stessi slogan puerili, non serve più. 

Parlare continuamente per impedire agli interlocutori di parlare è la penosa denuncia della sua impotenza. I sorrisetti di compatimento sono l’espressione del suo imbarazzo di adulto bamboccione. Non risponde alle domande, evade, pasticcia e crede di essere furbo, non si accorge di essere patetico e “scartato” dalla realtà delle cose, che lui non riesce a vedere, tantomeno a capire.

La destra populista “ammazza-er-migrante”, che Salvini aveva artificiosamente costruito con bugie e prepotenze ministeriali, si è sciolta nelle sue letali stupidaggini sulle mascherine, e sulle misure per bloccare la pandemia che ha clamorosamente cavalcato dalla parte sbagliata con una serie di criminali flop. Che non sa come ammettere e superare. Resterà nella polvere. Giorgetti si appresta a occupare il vuoto lasciato dal mojito tett-e-ciapp, boss. Lo hanno capito tutti, meno Salvini che andrà con Dibba nei cespugli. Non senza aver fatto altri danni e altre figure di fertilizzante bovino organico.

Non basta urlare slogan demagogici, non basta indossare divise altrui, non basta smargiassare i deboli e mandare i savoini a chiedere soldi a Putin: bisogna anche essere competenti.

Per risolvere il problema epocale dei migranti è necessario avere l’autorevolezza morale di chi sa gestire civilmente l’emergenza senza strumentalizzarla per ingannare il parco buoi. Per risolvere il problema del debito pubblico catastrofico bisogna avere la credibilità (pluriennale) dei mercati finanziari, che non si acquisisce travestendosi da pompiere, da vigile urbano, da poliziotto e da carabiniere senza averne diritto, vietando di soccorrere i naufraghi in mare, o dimenticandosi di come si sono spesi 49 milioni di euro sottratti con destrezza allo Stato, o coltivando l’idea di uscire con manovre sporche dall’Europa.

I sorrisetti ebeti alla TV sono l’immagine di uno che porta a spasso il suo cadavere politico e non lo sa: speriamo che la disgustosa passeggiata non duri a lungo.

lorenzo matteoli

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Da leggere

Di Federico Butera.

Dovrebbe essere mandatory reading per tutte le giovani famiglie

lorenzo matteoli

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IL VERME INTIMO DEL GOVERNO DELLA REPUBBLICA

Ci si chiede, con buone ragioni di scetticismo, come può un movimento di opinione che rifiuta e contesta il concetto e le implicazioni della democrazia rappresentativa, partecipare al governo di un paese le cui istituzioni sono solidamente basate e istruite sul concetto di democrazia rappresentativa ovvero di democrazia dove il potere e la responsabilità di esercitarlo dei deputati derivano dalla delega che hanno ricevuto come soggetti eletti da popolo.

La ovvia contraddizione tra essere eletto per rappresentare e il negare la responsabilità e i doveri di rappresentare è macroscopica. Il conflitto con il vincolo al quale i ministri della repubblica giurano fedeltà è mostruoso.

In questa contraddizione, dirimente, si colloca la crisi del Movimento 5S: alleato in un governo di coalizione, ma latore di un non-mandato che di fatto nega il principio fondamentale sul quale si basa la responsabilità che gli è stata delegata.

Questo il motivo ineludibile della inaffidabilità dei deputati 5S in Parlamento e dei ministri 5S al governo. 

Mentre è congruente la competenza di deputati latori di progetti/manifesti rivoluzionari, che riconoscono il mandato di rappresentare chi li ha eletti, non è competente chi nega concettualmente questo mandato.

Una contraddizione sostanziale e matrice di ogni sorta di aberrazione.

Chi nega e contesta il principio sul quale si basa la sua responsabilità non può far parte di un parlamento e di un governo istruiti sulla base di questo principio.

lorenzo matteoli

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COSA VUOL DIRE AVER PERSO L’IDENTITA’

Alessandro Dibattista dichiara e documenta la catastrofe elettorale dei 5stelle, senza cercare attenuanti, senza arrampicarsi su ridicoli “sì’, ma…” senza accusare (almeno in termini espliciti) “gli altri”. Implicitamente l’accusa a Dimaio è chiarissima. La sua analisi si conclude sinteticamente con “abbiamo perso l’identità” e con la richiesta di un congresso, stati generali, assemblea ricostituente… nella quale ritrovare, ridefinire, o istituire ex novo “l’identità” perduta del movimento.

Sfugge all’appassionato boy-scout un dettaglio fondamentale: l’identità il M5Stelle non l’ha mai avuta, non è mai stato scritto un “manifesto” una “carta”, un profilo programmatico. L’unico collante sono state le tirate di Grillo, il “vaffa”, la demagogia più squallida, evidentemente non sufficienti per istituire una filosofia politica portante, “di governo”. Non bastano gli slogan demagogici, l’arroganza, i litigi e le ripicchine per istituire una “identità” di un movimento/partito politico. Il vuoto culturale e concettuale che caratterizza l’ammucchiata di bamboccioni incompetenti è tale che mancano perfino gli strumenti per comprendere le ragioni della loro catastrofe. Fino a quando questo vuoto è stato riscontrato da quello degli elettori le cose sono andate relativamente bene. Ma c’è stato un apprendimento da parte dell’elettorato che, per quanto ingenuo e catturabile dalla più vergognosa demagogia, non ha potuto ignorare la stupidaggine e l’incompetenza che erano coperte dalla spudorata arroganza dei bamboccioni al governo. 

Così finisce l’avventura, disastrosa per l’Italia, con costi che solo i prossimi decenni consentiranno di valutare.

È facile prevedere che a poco serviranno congressi e assemblee ricostituenti dove domineranno di nuovo arroganza, incompetenza, demagogia, settarismo. Il risultato sarà una epocale frantumazione del movimento nelle 72+ anime dei vari leaderini e isterismi, gelosie, invidie e mali di pancia. Un fantastico fuoco d’artificio di stupidaggini e arroganza: quale migliore gran finale!

Il bello è che, quando anche emergesse fra di loro un fantastico, geniale leader capace di sintetizzare un melmoso pacchetto ideologico e di indicare una “via”, non servirebbe.

Infatti la base, maggioritaria e sostanzialmente insulsa del movimento lo manderebbe a fare in c…o. Secondo  il manuale.

lorenzo matteoli

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La fine dei 5S, l’inizio della fine di Salvini

I 5stelle praticamente al loro numero fisiologico del 3%. Salvini perde il 30% dei suoi voti. Dice che ha vinto perché comunque il 60% dei consiglieri regionali sono leghisti. Si dimentica di dire che il 99% di quei consiglieri non vedono l’ora di fotterlo. Perché non ha solo perso il suo elettorato, ha perso la credibilità nel suo partito. E non solo nel suo partito.

I leghisti si sono accorti che il “capitano” è “vuoto”. Culturalmente non è all’altezza è solo capace di dire smargiassate e arroganti coglionerie. Papeete e mojito, tette e culi di cubiste. Questa la sua cultura che gli ha garantito un successo effimero.

Non c’è pensiero, non c’è visione, non c’è sostanza. Incapace di concepire un programma, una strategia, un percorso, e alla fine il “vuoto” si vede e Zaia lo mette in evidenza quando dà l’ultimo prezzo a Salvini dicendo “Io governo non vado in giro a fare comizi…”.

Nemmeno un genio riuscirebbe a risalire dal buco nero nel quale si è ficcato. Salvini non è un genio ed è condannato a commettere altri errori e a sparire…fra poco comincerà il piagnisteo tipico del suo genere di mediocre. Forse è già cominciato.

Aspettiamo che il PD esca dalle nebbie e forse vedremo la luce in fondo al tunnel.

lorenzo matteoli

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I PERICOLOSI NEGAZIONISTI DEL COVID19

Ci sono milioni di persone che hanno il mal di testa e prendono panadol o cibalgina o aspirina.

Ci sono milioni di persone che hanno il raffreddore, il mal di gola, bruciori allo stomaco e prendono, aspirina, formitrol o alkaseltzer.

A nessuno viene in mente di denunciare il raffreddore, il malditesta o il bruciore di stomaco come pestilenze organizzate da un complotto di qualche strano potere finanziario, militare, subgovernativo, intergovernativo, superbancario o di qualche segreta setta, potere  finalizzato alla conquista del mondo. 

Chi lo facesse sarebbe considerato un povero cretino.

Nessuno organizza manifestazioni contro l’aspirina o contro il panadol o l’alcaseltzer, e chi lo facesse verrebbe considerato materiale da ricovero coatto.

Abbiamo una pandemia da virus diffusa in tutto il Pianeta con milioni di infetti e decine di migliaia di morti. Il virus è identificato e la sua responsabilità dei contagi e dei morti è documentata oltre ogni dubbio.

Il virus è molto più pericoloso della sua fase iniziale di febbre, tosse e difficoltà respiratorie: lascia danni seri e permanenti in tutti gli organi del corpo, ivi compreso il cervello. 

Da questo virus non si guarisce, mai completamente.

Per controllare il contagio è necessario portare mascherine che riducono del 90-95%  la diffusione del virus nell’ambiente da parte dei contagiati.

Le mascherine, riducendo drasticamente la quantità di carica virale immessa nell’ambiente da soggetti contagiati e ignari o da soggetti asintomatici, riducono la probabilità che la carica virale aggredisca gli altri soggetti presenti nell’ambiente.

Le mascherine vanno portate per proteggere gli altri e quindi, come conseguenza, noi stessi. 

Nel Western Australia, dove le misure sono state adottate e rispettate dalla gente (lockdown, mascherine, social distancing), siamo senza infezioni da quasi tre mesi, il contagio è bloccato e siamo tornati alla vita normale. Ovvero le misure servono.

Non so come sia nato e come sia documentato il movimento che sostiene che il covid19 non esiste, che le mascherine, lockdown, social distancing, quarantena…non servono e che la pandemia è una invenzione (di chi non si sa) per imporre la dittatura sanitaria, ma la cosa interessante è che, se effettivamente il complotto ci fosse, questo movimento di negazionisti anti-mascherina sembra essere il suo più potente strumento: infatti a seguito delle tesi (assurde) di questi fanatici complottisti aumentano i focolai di contagio e la diffusione del virus va fuori controllo….proprio quello che vorrebbero gli ignoti organizzatori del complotto che non esiste…., ma che i fanatici denunciano.

Una interessante nemesi: quelli che strillano e denunciano il complotto inesistente sono i più potenti strumenti di diffusione del contagio, innescano focolai, impediscono i tamponi che consentono di ricostruirne la traccia e di intervenire isolando i potenziali …”untori”.

Spesso lo slogan che questi diminuiti proclamano è quello della “libertà”, recentemente un loro noto leader Boris Johnson, lo ha citato. “Siamo liberi niente mascherina …” Bene ha sintetizzato il nostro Presidente Sergio Mattarella: “Non è libertà è quella di contagiare gli altri...”

Purtroppo, bloccare la follia dei cretini è impossibile: la stupidità come sempre vince, specialmente quando si associa all’egoismo e all’arroganza, come quasi sempre accade

lorenzo matteoli

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IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI

Nell’intervista di Alessandra Ziniti su La Repubblica dell’altro ieri 13 settembre, Giuseppe De Rita alla domanda “Dove nascono questi comportamenti così violenti?”

Risponde: “Sono frutto di una cultura collettiva, a cui non è certo estranea la borghesia, che esalta la parte competitiva di ciascuno di noi. Sono figli di una grande ondata di soggettivismo che, se non è retta dall’etica, arriva a produrre questa realtà…”

Nel mio pensierino postato il 12 settembre su questo blog, scrivevo:

“C’è una responsabilità collettiva, del paese, della sua cultura sociale e, alla fine, di tutti, in quello che è successo a Colleferro…Questi episodi, e se ne sono letti molti nelle cronache italiane recenti, hanno la sconcia mano esecutiva di quattro orrendi massacratori che sono però la punta di un iceberg profondo che interessa molti strati della società italiana…Il mare nel quale nuotano i mostri…”

Non nascondo il piacere di constatare la coerenza della mia analisi con quella di Giuseppe de Rita, certamente molto più autorevole di me. 

Si tratta ora di suggerire una via di uscita da questa, che a mio avviso, è una vera catastrofe sociale o, quantomeno, di proporre una sistematica continua pesante diffusa campagna di stampa per:

l’innesco di una strategia critica, finalizzata alla denuncia e drastica punitiva censura di tutti i comportamenti incivili nei media, TV, giornali, social media, e pubblici  comportamenti della gente e dei cosiddetti testimonials. I responsabili, indicati alla  pubblica opinione dovranno vergognarsi, dove oggi sono invece esaltati e promossi a esempio positivo.

lorenzo matteoli

PS

Mi chiedo se il DNA si può raccogliere dalle scarp.
Mi chiedo se i Carabinieri di Colleferro/Artena hanno sequestrato le scarpe dei fratelli Bianchi di Artena

lorenzio matteoli

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VOTARE NO

Ecco una serie di solide ragioni per votare NO.

A queste si aggiunge la necessità di accelerare la decomposizione del M5S e loro uscita dal quadro politico italiano dopo la peggiore esperienza di 70 anni di Repubblica Democratica: faciloneria, arroganza, incompetenza, spreco, demagogia, falsificazione hanno dominato la loro azione al governo coin danni enormi per l’Italia.

Che vadano a casa!

Lorenzo Matteoli

Le ragioni del nostro NO al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari

In risposta all’appello del Direttore della testata online Huffington Post Mattia Feltri, pubblicato lo scorso 8 agosto, le sottoscritte e i sottoscritti, docenti, studiose e studiosi di diritto costituzionale, intendono spiegare le ragioni tecniche per le quali si oppongono alla riforma sulla riduzione del numero dei parlamentari, illustrando i rischi per i principi fondamentali della Costituzione che la revisione comporta.

Si precisa che il presente documento scaturisce da un’iniziativa autonoma e totalmente indipendente sia dal Coordinamento per la democrazia costituzionale (CDC), sia dal Comitato nazionale per il No al taglio del Parlamento, così come da ogni altro ente, organismo e associazione, esprimendo considerazioni frutto esclusivamente dell’elaborazione collettiva dei sottoscrittori.

Il testo di legge costituzionale sottoposto alla consultazione referendaria, introducendo una riduzione drastica del numero dei parlamentari (da 945 componenti elettivi delle due Camere si passerebbe a 600), avrebbe un impatto notevole sulla forma di Stato e sulla forma di governo del nostro ordinamento. Tanti motivi inducono a un giudizio negativo sulla riforma: qui si illustrano i principali.

1) La riforma svilisce, innanzitutto, il ruolo del Parlamento e ne riduce la rappresentatività, senza offrire vantaggi apprezzabili né sul piano dell’efficienza delle istituzioni democratiche né su quello del risparmio della spesa pubblica.

I fautori della riforma adducono, a sostegno del «SÌ» al referendum, la riduzione di spesa che la modifica della composizione delle Camere determinerebbe. Si tratta, però, di un argomento inaccettabile non soltanto per l’entità irrisoria dei tagli di cui si parla, ma anche perché gli strumenti democratici basilari (come appunto l’istituzione parlamentare) non possono essere sacrificati o depotenziati in base a mere esigenze di risparmio.

La riduzione del numero dei parlamentari non deriverebbe, inoltre, da una riforma ragionata del bicameralismo perfetto (il vigente assetto parlamentare in base al quale le due Camere si trovano nella stessa posizione e svolgono le medesime funzioni). Tale sistema non sarebbe toccato dalla legge costituzionale oggetto del referendum.

Spesso si fa riferimento agli esempi di altri Stati ma non può correttamente compararsi il numero dei componenti delle Camere italiane con quello di altre assemblee parlamentari in termini astratti, senza tenere conto del numero degli elettori (e, dunque, del rapporto eletti/elettori). Si trascura, inoltre, che in molti degli ordinamenti assunti come termini di paragone si riscontrano forme di governo e tipi di Stato diversi dai nostri.

2) La riforma presuppone che la rappresentanza nazionale possa essere assorbita nella rappresentanza di altri organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, Consigli comunali, ecc.), contro ogni evidenza storica e contro la giurisprudenza della Corte costituzionale.

I fautori della riforma sostengono ancora che la riduzione del numero dei parlamentari non arrecherebbe alcun danno alle esigenze della rappresentatività perché sarebbero già tanti gli organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, consigli comunali, ecc.) la cui formazione dipenderebbe dal voto dei cittadini. La rappresentanza nazionale, secondo questa tesi, potrebbe trovare un’espressione parcellizzata in altri luoghi istituzionali. A prescindere, però, da ogni altra considerazione sul ruolo e sulle competenze degli organi elettivi richiamati (ad esempio, i Consigli regionali italiani non sono paragonabili ai parlamenti degli Stati membri di una federazione), si può ricordare che la Corte costituzionale ha chiarito che «solo il Parlamento è sede della rappresentanza politica nazionale, la quale imprime alle sue funzioni una caratterizzazione tipica ed infungibile». Basta leggere, del resto, le materie attribuite dalla Costituzione alla competenza esclusiva del legislatore statale (e considerare l’interpretazione estensiva che di molte di queste materie ha dato la stessa Corte costituzionale nella sua giurisprudenza) per avere un’idea dell’importanza delle Camere.

3) La riforma riduce in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori.

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Per quanto riguarda la nuova composizione del Senato, alcune Regioni finirebbero con l’essere sottorappresentate rispetto ad altre. Così, ad esempio, l’Abruzzo, con un milione e trecentomila abitanti, avrebbe diritto a quattro senatori, mentre il Trentino-Alto Adige, con le sue due province autonome e con una popolazione complessiva di un milione di abitanti, avrebbe in tutto sei senatori; e ancora la Liguria, con cinque seggi, avrebbe una rappresentanza al Senato, in sostanza, della sola area genovese.

4) La riforma non eliminerebbe ma, al contrario, aggraverebbe i problemi del bicameralismo perfetto (anche se è spesso presentata dai suoi sostenitori come un intervento volto a raggiungere gli stessi obiettivi di precedenti progetti di riforma, diretti a rendere più efficiente l’istituzione parlamentare).

Come si è già detto, l’attuale riforma non introduce alcuna differenziazione tra le due Camere ma si limita semplicemente a ridurne i componenti, il cui elevato numero costituisce una caratteristica del Parlamento e non del bicameralismo perfetto. Tale assetto, in teoria, potrebbe anche essere modificato senza alterare in modo così incisivo il numero dei parlamentari, anche solo per il tramite di una contestuale riforma dei regolamenti parlamentari di Camera e Senato. Al contrario, se si considerano i problemi di rappresentanza di alcuni territori regionali che la riforma comporterebbe, risulta che paradossalmente la legge in questione finirebbe con l’aggravare, anziché ridurre, i problemi del bicameralismo perfetto.

5) La riforma appare ispirata da una logica “punitiva” nei confronti dei parlamentari, confondendo la qualità dei rappresentanti con il ruolo stesso dell’istituzione rappresentativa.

La revisione costituzionale sembra essere espressione di un intento “punitivo” nei confronti dei parlamentari – visti come esponenti di una “casta” parassitaria da combattere con ogni mezzo – ed è il segno di una diffusa confusione del problema della qualità dei rappresentanti con il ruolo dell’organo parlamentare. Non è dato riscontrare, tuttavia, un rapporto inversamente proporzionale tra il numero dei parlamentari e il livello qualitativo degli stessi. Una simile riduzione dei componenti delle Camere penalizzerebbe soltanto la rappresentanza delle minoranze e il pluralismo politico e potrebbe paradossalmente produrre un potenziamento della capacità di controllo dei parlamentari da parte dei leader dei partiti di riferimento, facilitato dal numero ridotto degli stessi componenti delle Camere.

Non può trascurarsi, inoltre, lo squilibrio che si verrebbe a determinare qualora, entrata in vigore la modifica costituzionale, non si avesse anche una modifica della disciplina elettorale, con essa coerente, tale da assicurare – nei limiti del possibile – la rappresentatività delle Camere e, allo stesso tempo, agevolare la formazione di una maggioranza (sia pur relativamente) stabile di governo.

È illusorio, in conclusione, pensare alle riforme costituzionali come ad azioni dirette a causare shock a un sistema politico-partitico incapace di autoriformarsi, nella speranza che l’evento traumatico possa innescare reazioni benefiche. Una cattiva riforma non è meglio di nessuna riforma. Semmai è vero il contrario. Respingendo questa riforma perché monca e destabilizzante, ci sarebbe spazio per proposte equilibrate che mantengano intatti i principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale; al contrario sarebbe più difficile mettere in discussione una riforma appena avallata dal corpo elettorale. Occorrono, in definitiva, interventi idonei ad apportare miglioramenti al sistema nel rispetto della democraticità e della rappresentatività delle istituzioni.

Per queste ragioni i sottoscritti voteranno convintamente «NO»!

Promotori

Alessandro Morelli, Professore ordinario di diritto pubblico, Università degli Studi di Messina

Fiammetta Salmoni, Professoressa ordinaria di diritto pubblico, Università Telematica degli Studi di Roma Guglielmo Marconi

Michele Della Morte, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi del Molise

2

Marina Calamo Specchia, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale comparato, Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Vincenzo Casamassima, Professore associato di diritto costituzionale, Università del Sannio di Benevento

Firmano (in ordine alfabetico):

  1. Fulvia Abbondante, Ricercatrice di diritto pubblico, Università degli Studi di Napoli Federico II
  2. Ugo Adamo, Assegnista di ricerca di diritto costituzionale, Università degli Studi Magna Græcia di Catanzaro
  3. Cristiano Aliberti, Ricercatore di diritto pubblico, Università degli Studi Roma Tre
  4. Umberto Allegretti, già Professore ordinario di diritto pubblico, Università degli Studi diFirenze
  5. Carlo Amirante, già Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studidi Napoli Federico II
  6. Adele Anzon, già Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli StudiTor Vergata di Roma
  7. Antonio Arena, Assegnista di ricerca di diritto costituzionale, Università degli Studi diMessina
  8. Marco Armanno, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi diPalermo
  9. Paolo Armaroli, già Professore ordinario di diritto pubblico comparato, Università degliStudi di Genova
  10. Francesca Bailo, Ricercatrice a tempo determinato. Università degli Studi di Genova
  11. Enzo Balboni, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università Cattolica diMilano
  12. Vincenzo Baldini, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi diCassino e del Lazio Meridionale
  13. Rosa Basile, Ricercatrice di diritto costituzionale, Università degli Studi di Messina
  14. Francesco Saverio Bertolini, Professore ordinario di diritto costituzionale, Universitàdegli Studi di Teramo
  15. Cristina Bertolino, Professoressa associata di diritto pubblico, Università degli Studi diTorino
  16. Marco Betzu, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi diCagliari
  17. Raffaele Bifulco, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli StudiLuiss Guido Carli
  18. Felice Blando, Ricercatore di diritto pubblico, Università degli Studi di Palermo
  19. Salvatore Bonfiglio, Professore associato di diritto pubblico comparato, Università degliStudi di Roma Tre
  20. Monica Bonini, Professoressa associata di diritto pubblico, Università degli Studi diMilano-Bicocca
  21. Andrea Bonomi, Ricercatore a tempo determinato, Università degli Studi di Bari AldoMoro
  22. Roberto Borrello, Professore ordinario di diritto pubblico comparato, Università degliStudi di Siena

3

  1. Giuditta Brunelli, Professoressa ordinaria di diritto pubblico, Università degli Studi di Ferrara
  2. Fernanda Bruno, già Professoressa ordinaria di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
  3. Gaetano Bucci, Ricercatore di diritto pubblico, Università degli Studi di Bari Aldo Moro
  4. Camilla Buzzacchi, Professoressa ordinaria di diritto pubblico, Università degli Studi diMilano-Bicocca
  5. Giulia Caravale, Professoressa associata di diritto pubblico comparato, Università degliStudi di Roma “La Sapienza”
  6. Maria Cristina Cabiddu, Professoressa ordinaria di diritto pubblico, Politecnico diMilano
  7. Mia Caielli, Professoressa associata di diritto pubblico comparato, Università degli studidi Torino
  8. Marina Calamo Specchia, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale comparato,Università degli Studi di Bari Aldo Moro
  9. Quirino Camerlengo, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studidi Pavia
  10. Laura Cappuccio, Professoressa associata di diritto costituzionale, Università degli Studidi Napoli Federico II
  11. Giuliana Giuseppina Carboni, Professoressa associata di diritto pubblico comparato,Università degli Studi di Sassari
  12. Paolo Caretti, Professore emerito di diritto costituzionale, Università degli Studi diFirenze
  13. Rossana Caridà, Professoressa associata di diritto pubblico, Università degli StudiMagna Græcia di Catanzaro
  14. Sara Carnovali, Dottoressa di ricerca in diritto costituzionale, Università degli Studi diMilano
  15. Vincenzo Casamassima, Professore associato di diritto costituzionale, Università delSannio di Benevento
  16. Rino Casella, Professore associato di diritto pubblico comparato, Università degli Studidi Pisa
  17. Fabrizio Cassella, Professore ordinario di diritto pubblico comparato, Università degliStudi di Torino
  18. Massimo Cavino, Professore ordinario di diritto pubblico, Università degli Studi delPiemonte Orientale Amedeo Avogadro
  19. Eleonora Ceccherini, Professoressa associata di diritto costituzionale, Università degliStudi di Genova
  20. Marcello Cecchetti, Professore ordinario di diritto pubblico, Università degli Studi diSassari
  21. Alfonso Celotto, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi diRoma “La Sapienza”
  22. Omar Chessa, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi diSassari
  23. Anna Ciammariconi, Ricercatrice di diritto pubblico comparato. Università degli Studi diTeramo
  24. Pietro Ciarlo, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi diCagliari
  25. Ines Ciolli, Professoressa associata di diritto costituzionale, Università degli Studi diRoma “La Sapienza”
  26. Anna Maria Citrigno, Ricercatrice di diritto pubblico, Università degli Studi di Messina

4

  1. Giovanni Coinu, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi di Cagliari
  2. Gian Luca Conti, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di Pisa
  3. Giovanni Cordini, Professore ordinario di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Pavia
  4. Pasquale Costanzo, Professore emerito di diritto costituzionale, Università degli Studi di Genova
  5. Matteo Cosulich, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi di Trento
  6. Entela Cukani, Assegnista di ricerca di diritto pubblico comparato, Università degli Studi del Salento
  7. Giovanni D’Alessandro, Professore ordinario di diritto pubblico, Università Telematica degli Studi di Roma Niccolò Cusano
  8. Maria Elisa D’Amico, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano
  9. Luigi D’Andrea, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di Messina
  10. Marco Dani, Professore associato di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Trento
  11. Antonio D’Atena, Professore emerito di diritto costituzionale, Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  12. Luciana De Grazia, Professoressa associata di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Palermo
  13. Michele Della Morte, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi del Molise
  14. Bruno De Maria, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi di Napoli Federico II
  15. Francesco Raffaello De Martino, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi del Molise
  16. Giovanna De Minico, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli Studi di Napoli Federico II
  17. Gianmario Demuro, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di Cagliari
  18. Andrea De Petris, Ricercatore di diritto costituzionale, Università Giustino Fortunato di Benevento
  19. Valeria De Santis, Ricercatrice di diritto pubblico, Università degli Studi Parthenope di Napoli
  20. Giovanni Di Cosimo, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di Macerata
  21. Maria Dicosola, Professoressa associata di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Bari Aldo Moro
  22. Alfonso Di Giovine, Professore emerito di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Torino
  23. Angela Di Gregorio, Professoressa ordinaria di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Milano
  24. Enzo Di Salvatore, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi di Teramo
  25. Mario Esposito, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi del Salento

5

  1. Laura Fabiano, Professoressa associata di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Bari Aldo Moro
  2. Gianluca Famiglietti, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi di Pisa
  3. Gennaro Ferraiuolo, Ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di Napoli Federico II
  4. Gianni Ferrara, Professore emerito di diritto costituzionale, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
  5. Daniele Ferrari, Dottore di ricerca in diritto costituzionale, Università degli Studi di Genova
  6. Justin Frosini, Professore associato di diritto pubblico comparato, Università Luigi Bocconi di Milano
  7. Davide Galliani, Professore associato di diritto pubblico, Università degli Studi di Milano
  8. Silvio Gambino, Professore emerito di diritto pubblico comparato Università dellaCalabria
  9. Paolo Giangaspero, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studidi Trieste
  10. Federico Girelli, Professore associato di diritto costituzionale, Università Telematicadegli Studi di Roma Niccolò Cusano
  11. Daniele Granara, Ricercatore di diritto costituzionale, Università degli Studi di Genova
  12. Andrea Gratteri, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi diPavia
  13. Maria Cristina Grisolia, già Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Universitàdegli Studi di Firenze
  14. Enrico Grosso, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi diTorino
  15. Cosimo Pietro Guarini, Professore associato di diritto pubblico, Università degli Studi diBari Aldo Moro
  16. Carlo Iannello, Professore associato di diritto pubblico, Università degli Studi dellaCampania Luigi Vanvitelli
  17. Antonio Iannuzzi, Professore associato di diritto pubblico, Università degli Studi RomaTre
  18. Emma A. Imparato, Professoressa associata di diritto pubblico, Università degli Studi diNapoli L’Orientale
  19. Giuseppe Laneve, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi diMacerata
  20. Salvatore La Porta, Ricercatore di diritto pubblico, Università degli Studi di Milano-Bicocca
  21. Eva Lehner, Ricercatrice di diritto costituzionale, Università degli Studi di Siena
  22. Sara Lieto, ricercatrice a tempo determinato di diritto pubblico, Università degli StudiParthenope di Napoli
  23. Aldo Loiodice, Professore emerito di diritto costituzionale, Università degli Studi di BariAldo Moro
  24. Andrea Lollo, ricercatore a tempo determinato di diritto costituzionale, Università MagnaGraecia di Catanzaro
  25. Fabio Longo, Ricercatore universitario di diritto pubblico comparato, Università degliStudi di Torino
  26. Donatella Loprieno, Ricercatrice di diritto pubblico, Università della Calabria

100. Laura Lorello, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli Studi

di Palermo

6

101. Federico Losurdo, Ricercatore a tempo determinato di diritto pubblico, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo

102. Alberto Lucarelli, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di Napoli Federico II

103. Giovanni Luchena, Professore associato di diritto pubblico dell’economia, Università degli Studi di Bari Aldo Moro

104. Patrizia Macchia, Professoressa associata di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Torino

105. Gianfranco Macrì, Professore associato di diritto pubblico, Università degli Studi di Salerno

106. Gabriele Maestri, Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Scienze politiche, Università degli Studi Roma Tre

107. Patrizia Magarò, Professoressa associata di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Genova

108. Maurizio Malo, Professore associato di diritto pubblico, Università degli Studi di Padova

109. Michela Manetti, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli Studi di Siena

110. Raffaele Manfrellotti, Professore ordinario di diritto pubblico, Università degli Studi di Napoli Federico II

111. Giuseppe Marazzita, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di Teramo

112. Gianluca Marolda, Dottore di ricerca in diritto costituzionale, Università degli Studi di Bologna Alma Mater Studiorum

113. Francesco Marone, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli

114. Pamela Martino, Professoressa associata di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Bari Aldo Moro

  1. Pietro Masala, Ricercatore a tempo determinato, Università degli Studi di Siena
  2. Ilenia Massa Pinto, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli

Studi di Torino
117. Anna Mastromarino, Professoressa associata di diritto pubblico comparato,

Università degli Studi di Torino

  1. Giuditta Matucci, Ricercatrice di diritto costituzionale, Università degli Studi di Pavia
  2. Alessandro Mazzitelli, Professore associato di diritto pubblico, Università degli Studi

della Calabria
120. Luigi Melica, Professore ordinario di diritto pubblico comparato, Università degli

Studi del Salento
121. Luca Mezzetti, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di

Bologna Alma Mater Studiorum
122. Roberto Miccù, Professore ordinario di diritto pubblico, Università degli Studi di

Roma “La Sapienza”
123. Giovanna Montella, Ricercatrice di diritto pubblico comparato, Università degli Studi

di Roma “La Sapienza”
124. Alessandro Morelli, Professore ordinario di diritto pubblico, Università degli Studi di

Messina
125. Giovanni Moschella, Professore ordinario di diritto pubblico, Università degli Studi

di Messina
126. Angela Musumeci, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli

Studi di Teramo

7

127. Ilario Nasso, Dottore di ricerca in diritto costituzionale, Università degli Studi di Bologna, e magistrato

128. Anna Maria Nico, Professoressa ordinaria di diritto pubblico, Università degli Studi di Bari Aldo Moro

129. Raffaella Niro, Professoressa associata di diritto pubblico, Università degli Studi di Macerata

  1. Walter Nocito, Ricercatore di diritto pubblico, Università della Calabria
  2. Alessandro Pace, Professore emerito di diritto costituzionale, Università degli Studi

di Roma “La Sapienza”
132. Saulle Panizza, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi

di Pisa
133. Claudio Panzera, Professore associato di diritto costituzionale, Università

Mediterranea di Reggio Calabria
134. Stefania Parisi, Professoressa associata di diritto costituzionale, Università degli

Studi di Napoli Federico II

135. Fulvio Pastore, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

136. Barbara Pezzini, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli Studi di Bergamo

137. Paola Piciacchia, Professoressa associata di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

138. Roberto Pinardi, Professore ordinario di diritto pubblico, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

139. Andrea Pisaneschi, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di Siena

140. Marco Plutino, Professore associato di diritto costituzionale, Università di Cassino e del Lazio Meridionale

141. Giovanni Poggeschi, Professore associato di diritto pubblico comparato, Università degli Studi del Salento

142. Anna Maria Poggi, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli Studi di Torino

143. Daniele Porena, Professore associato di diritto pubblico, Università degli Studi di Perugia

144. Salvatore Prisco, Professore ordinario di diritto pubblico, Università degli Studi di Napoli Federico II

145. Andrea Pugiotto, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di Ferrara

  1. Fernando Puzzo, Ricercatore di diritto pubblico, Università della Calabria
  2. Maria Letteria Quattrocchi, Ricercatrice di diritto costituzionale, Università degli

Studi di Messina
148. Alberto Randazzo, Ricercatore a tempo determinato di diritto pubblico, Università

degli Studi di Messina
149. Francesca Rescigno, Professoressa associata di Istituzioni di diritto pubblico,

Università degli Studi di Bologna Alma Mater Studiorum
150. Giuseppe Ugo Rescigno, Professore emerito di diritto pubblico, Università degli Studi

di Roma “La Sapienza”
151. Antonio Riviezzo, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi

di Siena
152. Raffaele Guido Rodio, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli

studi di Bari Aldo Moro

8

153. Maria Grazia Rodomonte, Professoressa associata di diritto pubblico, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

154. Graziella Romeo, Ricercatrice a tempo determinato di diritto pubblico, Università degli Studi Bocconi di Milano

155. Laura Ronchetti, Ricercatrice a tempo determinato di diritto costituzionale, Università degli Studi del Molise

156. Monica Rosini, Ricercatrice a tempo determinato di diritto pubblico, Libera Università di Bolzano

157. Antonio Ruggeri, Professore emerito di diritto costituzionale, Università degli Studi di Messina

158. Fiammetta Salmoni, Professoressa ordinaria di diritto pubblico, Università Telematica degli Studi di Roma Guglielmo Marconi

159. Lucia Scaffardi, Professoressa associata di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Parma

160. Simone Scagliarini, Professore associato di diritto pubblico, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

161. Lucia Sciannella, Professoressa associata di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Teramo

162. Vincenzo Sciarabba, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi di Genova

163. Michele Scudiero, Professore emerito di diritto costituzionale, Università degli Studi di Napoli Federico II

164. Massimo Siclari, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi Roma Tre

165. Giorgio Sobrino, Ricercatore a tempo determinato di diritto costituzionale, Università degli Studi di Torino

166. Giusi Sorrenti, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli Studi di Messina

167. Giovanni Tarli Barbieri, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di Firenze

  1. Giuseppe Tesauro, Presidente emerito della Corte costituzionale
  2. Massimo Togna, Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e istituzioni politiche

comparate, professore a contratto di Information Law and Ethics, Università degli Studi

dell’Aquila
170. Roberto Toniatti, Professore ordinario di diritto pubblico comparato, Università degli

Studi di Trento
171. Vincenzo Tondi della Mura, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università

del Salento
172. Alessandro Torre, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi

di Bari Aldo Moro
173. Dario Elia Tosi, Professore associato di diritto pubblico comparato, Università degli

Studi di Torino
174. Michele Troisi, Professore associato di diritto pubblico, Università degli Studi del

Salento
175. Lara Trucco, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli Studi

di Genova
176. Luigi Ventura, Professore emerito di diritto costituzionale, Università degli Studi

Magna Græcia di Catanzaro
177. Paolo Veronesi, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi

di Ferrara

9

178. Luca Vespignani, Professore associato di diritto costituzionale, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

179. Massimo Villone, Professore emerito di diritto costituzionale, Università degli Studi di Napoli Federico II

180. Lorenza Violini, Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano

181. Maria Paola Viviani Schlein, Professoressa ordinaria di diritto pubblico comparato, Università dell’Insubria

182. Luigi Volpe, già Professore ordinario di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Bari Aldo Moro

183. Jens Woelk, Professore ordinario di diritto pubblico comparato, Università degli Studi di Trento

I numeri del referendum Domenico Gallo – 4.09.2020

E’ molto interessante la copertina del Fatto quotidiano di ieri (3 settembre). Sotto il titolo: questi votano No, vengono pubblicate le facce in formato gigante di politici di lungo corso, provenienti da storie diverse (uno dei quali sta scontando una condanna per corruzione) ma accomunati dal No al taglio del Parlamento.Il concetto è: sono i mostri della vecchia politica che si oppongono, come meglio specificato nelle pagine interne, dove compare anche la foto di Di Maio che strappa
con soddisfazione una fila di poltrone di carta per festeggiare la storica riforma voluta dai 5 Stelle.Non ci scandalizza che l’organo di stampa della campagna per il Si ricorra a questa scenografia. In realtà l’unico motivo che può spingere la gente ad approvare la riforma è la profonda antipatia popolare verso il ceto dei “politici”, percepiti come una casta a cui la riduzione dei seggi in Parlamento infligge una severa punizione.Man mano che si sta sgretolando l’argomento del risparmio dei costi per il bilancio dello Stato, poiché lo 0,007 per cento (calcolato dall’Osservatorio dei conti pubblici di Cottarelli) mette a nudo l’inconsistenza della motivazione formalmente posta a fondamento della riforma, l’unica strada per assicurarsi il consenso è quella di soffiare sul fuoco dell’antipolitica. E’ un gioco pericoloso perché in fondo c’è la delegittimazione delle istituzioni rappresentative, dal disprezzo del Parlamento si arriva facilmente alla richiesta dell’uomo forte.Perché si arrivi ad una scelta consapevole da parte del corpo elettorale occorre riportare il dibattito alla nuda concretezza dei dati reali. Poiché la riforma ci parla di numeri è dai numeri che bisogna partire.A cominciare dall’Assemblea costituente, che non stabilì un numero fisso di seggi, ma indicò il rapporto ideale fra la popolazione ed i suoi rappresentanti in Parlamento, fissando questo rapporto in un seggio di Deputato ogni 80.000 abitanti ed un seggio
di senatore ogni 200.000 abitanti.Con la riforma costituzionale del 1963 il numero dei parlamentari venne cristallizzato in 630 Deputati e 315 Senatori. All’epoca il Senato prevedeva 237 seggi, questo numero fu giudicato insufficiente per assicurare la funzionalità dell’istituzione, di qui la scelta di incrementare in modo significativo i seggi, mentre per la Camera, che
all’epoca contava 590 seggi, l’incremento non di scostava dal rapporto previsto dall’Assemblea costituente.Attualmente il rapporto fra abitanti e Parlamentari è di un seggio di deputato ogni 96.000 abitanti ed un seggio di Senatore ogni 192.000 abitanti. Con la riforma avremo un Deputato ogni 151.000 abitanti ed un Senatore ogni 303.000 abitanti. Se si fa il raffronto fra il numero dei deputati e la popolazione negli Stati membri dell’Unione Europea, l’Italia, con un rapporto di 0,7 ogni centomila abitanti finisce all’ultimo posto, superando la Spagna, che prevede un seggio ogni 133.000 abitanti (0,8).Gli inconvenienti della riforma si concentrano soprattutto sul Senato dove la
distribuzione dei seggi in proporzione alla popolazione deve fare i conti col principio che l’elezione dei senatori avviene su base regionale.Nel testo vigente della Costituzione, nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a 7, tranne la Valle d’Aosta (1) ed il Molise (2). Con la riforma si stabilisce che nessuna Regione o Provincia autonoma può avere un numero di Senatori inferiori a tre.La conseguenza sarà che l’Umbria e la Basilicata passano da 7 a 3 senatori, subendo una riduzione della rappresentanza del 57,1%.Abbiamo visto che per eleggere un Senatore occorrono in media 303.000 abitanti per collegio, ma il voto non è uguale per tutti. Grazie al privilegio concesso al Trentino Alto Adige (che subisce una riduzione della rappresentanza solo del 14,3%), il voto di un calabrese o di un sardo vale la metà del voto di un abitante del Trentino-Alto Adige.Infatti la Calabria con una popolazione di quasi due milioni di abitanti (1.959.050), elegge 6 senatori, quanti ne elegge il Trentino con una popolazione di circa un milione di abitanti (1.029.475). Per essere più precisi in Calabria occorrono 326.508 voti (in Sardegna 327.872) per eleggere un Senatore, mentre in Trentino ne bastano
171.579.A questa situazione bisogna aggiungere gli effetti distorsivi che derivano dalla legge elettorale vigente (approvata proprio in vista della riforma costituzionale) che ha fissato in 3/8 il rapporto fra i collegi uninominali ed i seggi da eleggere nei collegi plurinominali.
Per effetto di questa legge i collegi uninominali al Senato passano da 116 a 74. Di conseguenza i nuovi collegi uninominali avranno una dimensione amplissima. Per ogni seggio la popolazione media sarà di circa 800.000 abitanti. Con delle significative differenze, in Friuli Venezia Giulia, l’unico collegio elettorale contiene una popolazione di 1.220.291 persone. In Abruzzo il collegio elettorale è formato da 1.307.309 abitanti. In Calabria, essendovi 404 Comuni, ognuno due collegi uninominali dovrà comprendere circa 200 comuni.I numeri nello loro incontrastabile oggettività smascherano la grande menzogna del taglio dei privilegi della casta, quando, al contrario, l’oggetto di questa drastica riduzione è il diritto dei cittadini italiani ad essere rappresentati e a far giungere la
loro voce in Parlamento.Allontanando sempre di più i rappresentanti dai cittadini e dal territorio, si accrescerà, anziché diminuire, il senso di sfiducia nei confronti del Parlamento e della democrazia costituzionale, favorendo la deriva verso una democrazia illiberale sul modello dell’Ungheria o della Polonia.
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Perché ho votato NO (in Australia)

A parte la motivazione fondamentale che un taglio dei parlamentari senza le riforme del sistema elettorale, è destinato a provocare il blocco della macchina legislativa, il referendum è diventato una scelta politica: il SI sarebbe una approvazione e un avallo dei 5stelle, dell’incompetenza puerile al governo, dell’arroganza ignorante che è costata migliaia di miliardi di euro al Paese. La peggiore sciagura capitata all’Italia in 70 anni di Repubblica democratica. Il SI prolungherebbe l’agonia di un partito già cadavere, la cui prolungata decomposizione provocherebbe altri danni al paese.

Votare NO per porre fine a questa orribile esperienza e mandare a casa i pericolosi bamboccioni del potere.

lorenzo matteoli

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Quando il sonno della ragione genera mostri

Bergamo, Colleferro, Matera, Circeo etc.

Ragioni di buon gusto e decenza dovrebbero impedire di commentare e infierire sul quadro fetido che sta emergendo dalle inchieste sui commercialisti bergamaschi: aspettiamo le prossime puntate e lasciamo che Salvini “garantisca” e “metta le mani sul fuoco”.

Continua a dire che “è tutto finito in niente” e che non è stato trovato nulla…

Ha ragione nulla è stato trovato dei famosi 49 milioni spariti.

L’estate non porta bene a Salvini i “pieni poteri” al Mojito lo scorso anno e la contabilità alla bergamasca quest’anno. Aspettiamo la prossima estate, e poi forse ritornerà alla sua dimensione di arrogante incompetente amico di Savoini.

Chissà se gli eroi di Colleferro sono Leghisti.

Colleferro, Matera, Circeo etc.: possibile che nessuno si renda conto che tutti questi episodi hanno una sola matrice nello sfacelo valoriale dell’Italia. Non è un iceberg è un altopiano.

lorenzo matteoli

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