I conti della TAV 3×8 = 44, il segreto di Toninelli

unknownIl professor Ponti risponde alla domanda:
“Quanto costerà un litro d’acqua nel 2080?….”Dipende …”

Il ministro Toninelli non solo impedisce la pubblicazione del rapporto Costi/Benefici della TAV del prof. Ponti, ma vieta che il professore lo esponga in sede Parlamentare o ministeriale.

Quindi il formidabile documento resta inaccessibile e segreto e sulla base di un documento inaccessibile e segreto (e quindi non soggetto a verifica da parte di critici competenti)  si pretende di contrabbandare come scientifica  una decisione  di enorme importanza per il Paese. Bell’esempio di trasparenza amministrativa, tecnica e politica. Il segreto (censura) imposto sul documento giustifica ogni sorta di illazione circa le sue motivazioni, eccone un paio qualunque:

  1. La ponderosa analisi, che sicuramente il ministro Toninelli avrà fatto leggere a qualche esperto di fiducia, deve essere un tale monumento di farfuglio sia sul metodo che sulla sostanza che persino il Ministro se ne è accorto e per proteggere se stesso e i suoi professori lo ha segretato con una giustificazione puerile.
  2. L’analisi, rigorosa nel metodo, contiene  assunzioni e ipotesi numeriche strumentalmente forzate per pilotarne il risultato. La forzatura è talmente evidente da rendere il documento impresentabile. Allo scopo di evitare la denuncia del frodo e la squalificazione del committente e degli esecutori il Ministro Toninelli  lo ha segretato (censurato).

È noto che in questo genere di esercizio basta forzare la seconda cifra decimale di qualche parametro per provocare tutti i risultati che la committenza  desidera e i “numeri” danno al colpo di mano la finta apparenza “scientifica” che  piace al “popolo”.

Qualunque risposta alla domanda: “Quanto costerà un litro di acqua nel 2080?” è impugnabile con solide ragioni. Per questo le decisioni su quelle ipotesi temporali devono essere una responsabilità politica.

(lorenzo matteoli)

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L’agave del mio giardino, dopo 8 mesi

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dsc03844L’agave com’era nel Maggio 2018 (in alto) e come è oggi Gennaio 2019

Invece è vero: dopo la fioritura l’agave muore

 L’anno scorso  (Maggio 2018) l’agave nel mio giardino australiano aveva prodotto un fiore monumentale: alto quasi sei metri. La cosa non aveva mancato di stupirmi perché quell’agave da 20 anni non aveva mai prodotto un fiore, ma al suo piede erano cresciute molte nuove piante, nessuna però così grossa e pesante come la “pianta madre”. Leggendo sul web storie di agavi avevo scoperto quella che sembrava una leggenda: dopo la fioritura l’agave muore.

Avevo interpellato la pianta che pensavo fosse attendibile come “fonte diretta e primaria”.

L’agave si era un po’ seccata per la domanda che riteneva impertinente, se non decisamente offensiva. “Palle” aveva detto, “non ho nessuna intenzione di morire, anzi voglio campare ancora con il mio bellissimo fiore che ovviamente rappresenta il massimo della vitalità.”

Del mio breve scambio con l’agave, che forse sembrerà incredibile a molti di voi,  avevo raccontato la vicenda in una breve nota “L’agave del mio giardino”. Ecco il mio colloquio del Maggio scorso:

Ieri ho deciso di parlarle e le ho chiesto se era a conoscenza della sua drammatica situazione. Mi ha detto che sono tutte palle di botanici insulsi e che il fiore si staccherà seminando centinaia di nuove piante e che lei non ha nessuna intenzione di morire.
(https://matteolilorenzo.blog/?s=L%27agave+nel+mio+giardino)

Devo confessare che avevo dato retta all’agave e avevo qualificato la storia della morte dopo la fioritura come una comprensibile favola botanica: le storie che piacciono per la facile e banale morale che sembrano rappresentare…del genere il “canto del cigno” e simili. Nelle prime settimane tutto sembrava confermare l’atteggiamento orgoglioso dell’agave: il fiore monumentale era animato da migliaia di api, calabroni e vespe che si davano da fare, senza litigi, per raccogliere polline dalle migliaia di fiorellini della monumentale efflorescenza. La pianta sembrava godere ottima salute e vivere veramente la sua gloria.

Dopo qualche settimana, i fiorellini seccarono e così cessò la frenetica attività di api, vespe e calabroni. Poi a poco a poco si videro i segni della decadenza: nessuna nuova foglia e lentamente tutte le grasse foglie dell’agave cominciarono a diventare rinsecchiti avanzi dell’orgoglio verde iniziale. Oggi, quasi un anno dopo la fioritura, non ci sono dubbi su quello che sta succedendo: l’agave sta morendo, anzi forse è già morta e i suoi resti si stanno lentamente scomponendo per semplificarsi nell’elementare carbonio e tornare nel grande samsara.

Dopo la fioritura l’agave muore: non è una favola, è proprio vero.

È difficile rinunciare alla semantizzazione (i.e. dare un significato) di questo racconto fattuale: il sistema organico della pianta, dopo aver raggiunto il massimo della sua vitalità, e dopo aver prodotto lo strumento della sua continuità di specie o soggettiva, dopo aver esaurito il suo mandato esistenziale come individuo… muore. Diventato inutile alla continuità della specie, nella forma di sistema organico attivo, si estingue e inizia la lenta trasformazione per diventare una “risorsa” energetica e materiale e per giocare nuovi ruoli nel “sistema ambientale” più ampio.

Non si tratta di una semantizzazione completamente priva di interesse e lascio lo svolgimento ulteriore del pensierino  a chi abbia voglia di farlo.
(lorenzo matteoli)

 

P.S. non dimenticare i significato e il ruolo dei numerosi polloni e getti cresciuti ai piedi della pianta principale.

P.P.S. Il mio colloquio con l’agave nel maggio 2018: ho fatto la domanda ma la sua risposta me la sono inventata, non proprio inventata… le agavi parlano un linguaggio a noi sconosciuto a base di vibrazioni  e di enzimi, mi sono dovuto concentrare per intuire la risposta e con qualche attenzione ci sono riuscito.

Oggi (29 gennaio 2019) ho provato di nuovo a interrogarla, ma non c’è stata nessuna reazione, né strane frequenze né enzimi di sorta che io potessi interpretare.

 

 

 

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Ancora su SITAV e NOTAV

 

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la manifestazione SITAV a Torino

 

Sul sito:

https://volerelaluna.it/tav/2019/01/16/lettera-aperta-alle-madamine-si-tav/

Trovo una lettera alle “madamine” scritta da un gruppo di docenti notav. Ecco 10 punti per una risposta.

  1. Accusate le madamine di “aspettative generiche” di non avere elementi “tecnici basati su realtà fisiche”, ma tutti io vostri argomenti sono poi puramente ideologici (come l’utopia astratta dell’economia circolare, e lo slogan vuoto di “internet of things”: le merci e i prodotti non si muovono come elettroni, chi ha fame deve mangiare e non mangia Megabites), e le vostre previsioni analitiche sono basate sulla grammaticale proiezione al futuro di tendenze attuali che saranno però radicalmente modificate/stravolte  dalla nuova infrastruttura.
  2. L’isolamento di Torino è di carattere imprenditoriale: le imprese se ne vanno per l’effetto “cul de sac” della collocazione geografica di Torino e per effetto della mancata sostituzione di manifatturiero diversificato dopo l’abbandono della monocultura FIAT. La mobilità veloce ferroviaria lungo l’asse della macroregione Veneto-Lombardia-Piemonte- Hautes Alpes-Delfinato-Savoia è l’elemento nuovo che l’infrastruttura innescherà e che viene sistematicamente ignorato dalla reazionaria conservazione no-tav. Il futuro è lo svolgimento in avanti del presente non la sua brutta copia guardando al passato.
  3. Sostenibilità: sono le infrastrutture che generano i flussi non il contrario. Bisogna spostare i trasporti dalla gomma alla ferrovia per aumentare l’efficienza e diminuire l’inquinamento ambientale dei TIR in Val di Susa. L’economia circolareè oggi ancora una astrazione utopica (basta guardare i numeri della raccolta differenziata per rendersene conto)  ma certamente diminuire energia e inquinamento della mobilità di persone e cose va nella direzione di una economia più efficiente a livello sistemico. Stranamente nel vostro discorso vetero marxista la massimizzazione del profitto e lo sfruttamento capitalista sono caratteristiche del trasporto efficiente ferroviario e guarda caso non del trasporto su gomma che ha goduto di mezzo secolo di sistematico privilegio proprio da quella ideologia di rapina ambientale che voi attribuite (???) alla TAV. Chissà perché non alla gomma, che piace tanto alla SITAF.
  4. La disuguaglianza economica è figlia di sistemi fiscali basati sul privilegio (cfr Piketty, World Inequality Report 2018) e un sistema di mobilità di persone e cose più efficiente e meno inquinante si inquadra positivamente nella transizione verso una economia più “uguale”. Non si capisce la vostra logica per cui più TIR più inquinamento, più costi ambientali e morbilità, più rischi di incidenti, eliminano il problema della massimizzazione dei profitti e della minimizzazione delle retribuzioni che sostenete sia caratteristica esclusiva del trasporto veloce su ferro. Una associazione chiaramente strumentale.
  5. L’ipotesi del trasporto su ferro veloce per distanze dell’ordine di 900 km notoriamente competitiva su altri sistemi di mobilità di persone e cose ambientalmente molto più pulita del trasporto su gomma non impedisce la chimica verde, la  biomimicry, e il quantum computing, che  c’entrano poco con il problema dei trasporti e sono più attinenti con la classica sindrome  dei docenti universitari.
  6. I “vecchi modelli” che hanno portato alla attuale situazione di insostenibilità sono precisamente l’enorme privilegio dato al trasporto su gomma negli ultimi 80 anni in Italia e altrove. L’intelligenza e l’immateriale in un Pianeta abitato da 12-14 miliardi di umani dovranno gestire milioni di tonnellate di merci in più da muovere e milioni di TEP in più da bruciare e la mobilità su gomma avrà dei problemi nei confronti di sistemi integrati di confezione, raccolta, dispatching, distribuzione e conferimento integrati ferro, aria, acqua, gomma. La vostra qualificazione di “impossibile aumento delle tonnellate da spostare” la dice lunga sulla vostra presunzione di “ragionare in termini concreti saldamente ancorati a elementi di realtà valutabili”. È vero piuttosto che credete di vivere su un altro Pianeta. Sarà forse “impossibile” spostare le tonnellate, ma nel pianeta con 14 miliardi di umani quella impossibilità sarà “necessaria”. Quindi voi che “ragionate in termini concreti” datevi da fare e raccontateci come risolverete il problema aumentando del 400% il traffico su gomma. Altre ipotesi, fattibili e attuali, da voi non se ne sono sentite (a parte il quantum computing, e la green chemistry). Oppure raccontateci come farete a evitare che nascano 5 o 6 miliardi di umani. In termini concreti, senza rischiare di raccontare scemenze.
  7. È bene anche sconfessare il ragionamento che siccome una cosa richiede troppo tempo per farla non la si fa. (non sarebbe stato mai scavato il Canale di Suez né quello di Panama, mai costruito il Golden Gate e nemmeno il da Verrazzano, niente te Autostrada del Sole…) Ed ecco la domanda rivelatrice: E nel frattempo? Chi ha mai detto che se non si fa la TAV non si fa altro? Nel frattempo, si fanno un sacco di altre cose, come la razionalizzazione sistemica della mobilità, biomimicry, quantum computing, chimica verde, tassazione progressiva, environmental costing, normativa del packaging, ottimazione/superamento del motcapitaslismo ecologicamente coerenteore diesel,  manutenzione delle reti ferroviarie, integrazione dei migranti, ripopolazione degli Appennini, sviluppo del modello Riace, manutenzione idrogeologica del territorio,   etc. Potremmo anche impegnarci a modificare il capitalismo da rapina con un capitalismo ambientalmente e socialmente coerente per strutturare una economia di crescita felice e superare l’incubo della decrescita che ci viene proposto dai flagellanti neo-savonaroliani.
  8. Ma prima di tutto e come iniziativa strutturante di tutti i complementi intermedi di medio e lungo termine si fa la TAV!
  9. L’attribuzione alla controparte di una opinione o piattaforma debole, sciocca o assurda  è un classico della dialettica insegnata all’ex Istituto Gramsci alle Frattocchie. Un trucco dialettico di poco prezzo. Faccio passare l’altro per cretino, così io sembro intelligente.
  10. Piuttosto pensate seriamente a un sistema di mobilità di persone e cose integrato geograficamente, sui tempi sulle velocità e sulle distanze (packaging, collection, dispatching, transfer and delivery)  e non insistete sulla monocultura della gomma forever. Questa sì che è una illusione…

        (lorenzo matteoli)

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La lettera aperta di Mauro Berruto al governo giallo verde.

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Più volte la Storia ha dimostrato che il voto popolare può essere tragicamente sbagliato e portare a catastrofi orrende. La lettera al governo di Mauro Berruto è un serio invito alla riflessione. Arroganza, incompetenza, cinismo criminale sono stati ampiamente dimostrati da questo governo negli otto mesi di irresponsabile demagogia, e la loro presunzione non consente di sperare in un improbabile apprendimento. Non ci possono essere dubbi sul futuro che ci aspetta se il Paese non si scuote dal “sonno della ragione”….e saremo tutti responsabili. (lorenzo matteoli)

Ecco la lettera di Mauro Berruto:

Cialtroni.
Il vostro difetto non è l’incapacità, ma l’arroganza.
La vostra colpa non è di non aver idea di come si governi un Paese, ma quello di credere di saperlo fare e di aver fatto credere di saperlo fare.
Vi siete smentiti su tutto. Avete dimostrato un’incompetenza abissale, tipica di chi crede di poter parlare di immunologia avendo studiato su Facebook, di politiche del lavoro avendo fatto lo steward al San Paolo o di riforma dello sport avendo fatto l’istruttore in una palestra della Virgin (gli esempi si riferiscono a fatti e persone realmente esistiti!).
Decine di piroette da circo non vi risparmiano il fatto di esservi dimostrati più trasformisti dei peggiori trasformisti.
Avete fatto retromarcia su Euro, Europa, salvataggi delle banche, streaming, impeachment, Tap, Tav, Ilva, chiusure domenicali, alleanze di governo, voti di fiducia, Nato, Ius soli, accise, condoni, trivellazioni, F35 e chissà quante altre cose. Sono talmente tante che non riesco a ricordare!
Siete il peggior governo della storia di questo Paese e siete riusciti a raggiungere questo traguardo in poco più di sei mesi. Nonostante questo non accettate l’evidenza di essere inadeguati.
Sarete spazzati via dalla storia, questo è certo.
Ma prima farete dei danni. Tanti.
Lascerete morti e feriti sul campo (e in mare) e ci vorrà del tempo prima di poter calcolare per bene il disastro creato e il deserto intellettuale e morale che avrete generato.
Sì, perché oltre ai danni all’economia, al mondo del lavoro, alla salute (proprio quella fisica) del Paese, alla capacità di aver ridato polmoni a odio, rabbia, razzismo, fascismo ci saranno anche danni che non si potranno quantificare con la calcolatrice, quelli che farete agli esseri umani. Non mi riferisco (solo) agli stranieri con la cui vita giocate, tenendoli in mezzo al mare in un modo disumano o ai clochard a cui vi bullate di buttare le coperte in un cassonetto, ma al cervello e all’umanità di tanto nostri connazionali, specialmente quelli più giovani. State insegnando ai ragazzi, ai nostri giovani, che studiare non serve a niente, state seminando incompetenza, bullismo, arroganza, sfregio delle istituzioni di qualunque genere.
Siete riusciti a sbeffeggiare lo Stato, la Chiesa, il Presidente della Repubblica, il Papa.
Avete sventolato il Vangelo e il Rosario usandoli come quei fondamentalisti dai quali ci dite di volerci difendere. Un po’ come offrire un bicchiere di acqua zuccherata dentro a cui c’è una pillola di veleno. È perfino peggio dell’essere crudeli e basta: significa essere crudeli con metodo, con premeditazione. Quelle persone in difficoltà (di nuovo parlo dei nostri concittadini non degli immigrati) che avete strumentalmente usato per raggiungere il vostro scopo, sono la vostra spada di Damocle e saranno proprio loro a travolgervi e a spazzarvi via. Proprio quelle persone che hanno paura, che fanno fatica davvero (mentre la madre della vice Presidente del Senato ricorre al Tar, perdendo, alla richiesta di lasciare una casa popolare). Proprio perché avete giocato con la loro paura e rabbia.
Nel frattempo continuate pure ad attaccare quella che voi chiamate élite.
Per dire, avete schedato gli uomini di scienza. Sono operazioni che se aveste studiato un po’ di storia, vi farebbero venire in mente qualcosa di già visto.
Sicuramente, ai più anziani, qualcosa viene in mente di sicuro: ne hanno già viste di persone come voi.
Peggio di voi, forse, no. Non credo sia possibile, ma di gentaglia arrogante e inadeguata ne è già passata tanta e alla fine, ineluttabilmente, è stata spazzata via. Non passerà giorno, in questo 2019, in cui io e tanti altri faremo tutto il possibile per accelerare il fatto che voi diventiate un orribile ricordo. Qualcosa di talmente spregevole da non poter dimenticare, in modo da diventare uno di quei vaccini, ai quale (infatti) non credete.
Voi e i vostri eroi, bulletti di periferia, che buttano nei cassonetti le coperte ai senzatetto, che sfilano urlando slogan razzisti, che metteranno in tasca il reddito di cittadinanza (se mai almeno questo lo farete) continuando a lavorare regolarmente in nero, che condoneranno un’evasione fiscale o una casa fuorilegge a Ischia.
Un po’ come quei sciacalli che ridevano alla notizia del terremoto. Ricordate? Un po’ come quegli artigiani che: “Finalmente al governo qualcuno di onesto! Dottore, facciamo 120 euro con la fattura o 100 cash e non ci pensiamo più?”
Già, “l’onestà tornerà di moda” dicevate, insegnando al Paese la disonestà.
Siete macellai che si fingono chef di ristoranti vegani.
Vi ha presi a schiaffi istituzionali il Presidente Mattarella, nel suo discorso al Paese, vi prenderà a schiaffi il Paese, democraticamente, ci mancherebbe.
Perché questo è il Paese di Dante Alighieri, di Leonardo, di Michelangelo, di Giotto, di San Francesco, di De Gasperi, di Einaudi, di Togliatti, di Berlinguer, di Pertini e guardate cosa arrivo a dire, cari cialtroni, persino di Almirante.
Questo è il Paese di Venezia, di Firenze, di Siena, di Roma, di Napoli, di Palermo, di Torino. Dell’arte, della cultura, della scienza, della tecnologia, della biodiversità. Ma come è possibile che tutto questo sia finito nelle vostre mani sciagurate? Non solo qualcuno lo ha permesso, creando un vuoto riempito dal vostro livore e dalla vostra arroganza, ma c’è anche chi ha preferito stare a guardare.
“Odio gli indifferenti”, diceva Antonio Gramsci e io non sopporto più né voi né tutti quelli che vi stanno a guardare, senza fare o dire niente.
Siete la sciagura di questo Paese, che grazie al cielo, è talmente grande, pieno di intelligenza e di bellezza che vi spazzerà via e vi condannerà a dover rappresentare per sempre l’esempio perfetto dell’incompetenza assoluta, del vuoto morale e culturale.
Io non vado via.
Resto qui a presidiare il territorio e a fare quello che posso per restituirlo, ripulito da questa immondizia, a chi verrà dopo grazie a una doppia operazione: un Risorgimento, che ci restituisca un’unità nazionale vera, (niente a che fare con quello che fate finta di raccontare) e un Rinascimento, di bellezza, di cultura, di ambizioni, di sogni.
Io non vado via. Resto qui, perché il mio Paese lo rivoglio indietro.
E quando infilare un messaggio di odio fra un paio di foto di gattini o del piatto della cena non funzionerà più, questo Paese ritornerà ad essere il più bello del mondo.
Sì, perché questo crimine è proprio imperdonabile: avete imbruttito il Paese più bello del mondo. Siete vandali che hanno disegnato i baffi sulla tela della Gioconda, avete abbattuto con le vostre ruspe il Colosseo e la Torre di Pisa, avete imbrattato con lo spray e con una frase volgare e sgrammaticata il marmo della Valle dei Templi.
Ricostruiremo, ripuliremo e ricorderemo.
Perché siete un pericolosissimo niente, ma non ci sarà nessuna damnatio memoriae per voi.
La vostra maledizione sarà nell’essere ricordati, per sempre.
Come i peggiori.

Senza nessun affetto,
Mauro

PS: Il testo è un po’ lungo forse vi siete fermati alla prima riga. Beh, per voi è sufficiente.
Bacioni.

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La fine della democrazia

il bacio di afragolaIl bacio al nuovo boss: servo vostro

Duemila anni di antropologia servile e duecentocinquanta giorni di arrogante gestione del potere: ovvero la fine della democrazia.

Un ministro travestito da poliziotto con benevolenza concede la mano al bacio di un poverello che ha sempre subìto e riverito principi, conti, vescovi, preti, caporali, capibastone, picchiatori e quante altre gerarchie mafiose o di camorra ha dovuto subire: oggi bacia la mano del nuovo padrone, l’immagine tragica del momento politico.

Non siamo rappresentati da ministri dal sorriso ebete travestiti da guardie carcerarie o truccati da carabinieri che non si rendono nemmeno conto di offendere il loro ruolo (che forse non conoscono) e il ruolo e la dignità delle istituzioni alle quali sottraggono uniformi e insegne.

La democrazia rappresentativa impone il rispetto dei cittadini da parte delle Istituzioni e il rispetto delle Istituzioni da parte dei cittadini: il bacio servile della mano del boss e i travestimenti appartengono a un’altra storia.
(lorenzo matteoli)

vacuo sorrisoministro del Governo Italiano
travestito da guardia carceraria
obbligato a 
competere

 

 

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La criminale buffonata dell’analisi costi benefici sulla TAV

 

piazza venezia
le folle oceaniche

Va detto in primo luogo che le analisi costi benefici si fanno per iniziative in contesti socioeconomici noti e strutturati. Modellabili  per archi di tempo limitati in modo relativamente affidabile. Per poter modellare  in modo altrettanto affidabile le ricadute socioeconomiche degli interventi oggetto di studio e trarne plausibili conclusioni. La letteratura sul tema è immane e non vale la pena insistere su una conclusione che è ovvia e banale: l’analisi costi benefici su infrastrutture secolari non ha alcun senso, è un esercizio pseudoscientifico che si presta ad ogni sorta di truffa, manipolazione, imbroglio.

È  disarmante la fiducia feticista nell’analisi svolta per la TAV di una classe politica che definire scientificamente  sprovveduta è una ingenua cortesia. Ma più che altro fa paura.

Il collegamento ferroviario veloce Veneto, Lombardia, Piemonte, Hautes Alpes, Savoia, Dauphiné sarà l’infrastruttura determinantedi una delle più potenti macroregioni europee: per economia, industria, agricoltura, tecnologia e finanza. Una realtà geografica paragonabile, probabilmente vincente, rispetto alla macroregione attualmente dominante quella del Centro Europa.

Quali saranno le condizioni eco-geografiche di questa nuova realtà territoriale nel 2080-90  è oggi pensabile  in termini di visione politica, ma non modellabili in termini di macroeconomia.

Per questo le decisioni su infrastrutture territoriali di portata geografica su archi di tempo emisecolari o secolari  si possono fare solo in un quadro di filosofia politica.

Detto questo ci si chiede come mai lo studio svolto sui costi e sui benefici della TAV che, ripeto, non ha alcun fondamento credibile sul piano scientifico perché tutte le ipotesi sulle quali si basa sono impugnabili se non esplicitamente vuote di senso comune e di obbiettivo valore, come mai dicevo, questo esercizio sia considerato alla stregua di una “verità rivelata”.

Il motivo va detto senza timidezza: lo studio, vuoto e ingannatore,  ha la stessa matrice  di vuoto inganno che connota l’attuale classe di governo e i partiti che la sostengono. E che siano una maggioranza numerica non ha alcun valore. Quasi sempre nella storia, anche recente, le “maggioranze” (magari oceaniche)  ci hanno condotta alla sciagura. Con buona pace della democrazia che non sarà mai figlia di piazze incazzate. E non lo è mai stata.

Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma una in particolare mi preme denunciare: la vergogna del Politecnico di Milano che non denuncia questo suo prodotto e se ne rende responsabile: una vera offesa nei confronti della solida tradizione dell’Ingegneria italiana della quale l’Ateneo Milanese è sempre stato illuminato rappresentante fin dalla sua fondazione nel 1863.

Appena sarà disponibile il documento e sarà possibile analizzarlo seriamente né farò una analisi precisa, e non dubito che con me ci saranno molti altri, per denunciare in modo documentato una cosa che oggi è già peraltro evidente in linea di principio fondamentale: la sua infondatezza e l’inganno che produce.

(lorenzo matteoli)

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La Vergognosa truffa del Professor Ponti

pinocchio_kh3dIl Somaro Pinocchio

Questo informato e preciso articolo del prof. Marco Causi (Economia Industriale e di Economia Applicata di Roma Tre) basterebbe per denunciare la vergognosa panzana dell’analisi Costi Benefici Commissionata dal Ministro Toninelli. Ovvero: i danni miliardari che analisi  volutamente  falsate procureranno agli Italiani  e la vergogna di “tecnici” di servizio disponibili per ministri bamboccioni incompetenti.

Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata presso l’Università degli Studi di Roma Tre

 

No alla Torino-Lione, si ai consumi di benzina che portano tasse allo Stato: ecco l’analisi costi-benefici di Toninelli

 

Il rapporto preliminare di analisi costi-benefici sulla sostituzione del vecchio e obsoleto Frejus con un nuovo tunnel ferroviario sotto il Moncenisio è stato consegnato dal presidente della commissione incaricata, Marco Ponti, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Non conosciamo ancora i contenuti del rapporto, ma non è difficile descrivere e commentare le questioni tecniche e politiche coinvolte, visto che altre analisi costi-benefici erano state effettuate in passato. I numeri economici della Torino-Lione sono noti da anni e sono di pubblico dominio: basta guardare gli atti parlamentari in occasione della ratifica, alla fine del 2016, dell’accordo fra Italia e Francia sulla costruzione dell’infrastruttura.

 

Costi: il nuovo progetto li dimezza rispetto a quello iniziale

 

Partiamo dai costi. A carico dell’Italia si tratta di 2,9 miliardi di euro per il tunnel e 1,9 per l’adeguamento della linea che arriva da Torino. Adeguamento, si badi bene, che non dipende dall’alta velocità perché i treni che viaggeranno sulla nuova Torino-Lione non saranno TAV: lungo i trafori e sulle tratte di montagna non si possono raggiungere velocità troppo elevate.

Quella di chiamare TAV una linea ferroviaria che non può essere e non sarà ad alta velocità non è l’unica stranezza del dibattito politico che circonda la Torino-Lione. C’è anche una preoccupante caduta di memoria storica, perché i costi di cui parliamo sono più o meno la metà di quelli previsti dal progetto iniziale. Il quale si aggirava intorno ai nove miliardi, incontrò molte e trasversali critiche ed è stato radicalmente modificato a partire da una decisione presa nel 2007 dal governo Prodi.

L’ampio movimento di opinione contrario all’originario progetto della nuova Torino-Lione ha ottenuto rilevanti risultati, costringendo il governo a ripensare quel progetto e a costruirne uno nuovo che accoglie molte delle critiche avanzate dal movimento (in termini, per esempio, di riutilizzo dei tracciati esistenti, di riduzione del consumo di suolo, di trasferimento dell’imbocco della galleria da Venaus a Chiomonte, oltre che di contrazione dei costi).

Quel movimento, di cui Ponti è stato punto di riferimento, non ha però voluto rivendicare ciò che sarebbe stato legittimo, il successo della sua iniziativa, e si è così avvitato. Da un lato, su una deriva violenta: oltre 200 assalti al cantiere, 500 feriti tra le forze dell’ordine, sabotaggi alle imprese impegnate nel cantiere, atti di violenza nei confronti dei lavoratori, 38 condanne penali in secondo grado per circa 120 anni di carcere inflitti dai Tribunali della Repubblica. Dall’altro lato, su una deriva politicistica diventata bandiera (e problema) di un partito che oggi riveste responsabilità di governo.

Benefici ambientali e sui costi del trasporto merci

 

Passiamo ora all’esame dei benefici. Su quelli ambientali e su quelli relativi al costo del trasporto merci c’è poco da dire. Una tonnellata di merci trasportata da un treno moderno produce meno del venti per cento della CO2 dell’equivalente trasporto su strada e costa la metà.

Sulla direttrice Italia-Francia (cinque milioni di tonnellate di traffico merci al mese) il 91 per cento viaggia su strada. Si tratta di circa tre milioni di TIR l’anno, di cui la metà transita attraverso Ventimiglia e il resto è diviso fra autostrade del Frejus e del Monte Bianco. I costi ambientali, economici e sociali di questa situazione sono imponenti, a svantaggio non solo dei territori di frontiera alpina del Piemonte e della Valle d’Aosta, ma anche, forse soprattutto, di quelli del Ponente ligure.

Sulla direttrice Italia-Svizzera le politiche ambientaliste del governo svizzero hanno prodotto una modifica strutturale della composizione modale, con il trasporto ferroviario arrivato oltre il 70 per cento grazie all’apertura di nuovi tunnel moderni (Loetschberg nel 2007, Zimmerberg nel 2010, Gottardo nel 2016). Sulla direttrice Italia-Austria, dove la gomma pesa ancora per il 70 per cento, si lavora al nuovo tunnel del Brennero, anch’esso prioritario come quello del Moncenisio nell’ambito della strategia europea delle reti di trasporto. Una priorità confermata dall’attuale governo italiano: un fatto che fa capire ancora meglio come sulla Torino-Lione i 5 stelle siano rimasti inviluppati in un nodo puramente politicistico.

I danni della Torino-Lione secondo i tecnici di Toninelli: meno consumi di benzina e meno traffico sulle autostrade

 

Non conosciamo il testo della relazione a cui il ministro Toninelli spera di potersi aggrappare per sfuggire al groviglio che lui stesso e il suo partito hanno creato, affidandosi in questo caso a quelle categorie, dei tecnici e dei professori, su cui è più consueto da parte di questa componente politica gettare il discredito.

Possiamo però consultare un articolo di Ponti pubblicato su Lavoce.info nel giugno 2018, in cui l’autore afferma che la nuova Torino-Lione non è conveniente sul piano economico riferendosi ai dati di una tabella riportata nello stesso articolo. I benefici dell’infrastruttura sarebbero addirittura negativi! Non solo quindi non riuscirebbero a coprirne i costi, ma porterebbero a ulteriori continue perdite per la collettività.

Da dove deriverebbero queste perdite? Quali impatti negativi produrrebbe la nuova linea ferroviaria con dimensioni tali da compensare, e anzi superare, gli impatti positivi generati sull’ambiente e sui costi di trasporto, di cui lo stesso Ponti riconosce l’esistenza?

La lettura dei dati proposti da Marco Ponti riserva qualche sorpresa, non solo sul piano tecnico ma soprattutto su quello politico. Le voci da cui emergono le perdite sono due: la riduzione delle entrate fiscali per lo Stato provocata dalla riduzione dei consumi di benzina e la contrazione del volume d’affari delle società che gestiscono i tunnel autostradali. Sui carburanti Ponti si spinge oltre e afferma che “l’attuale livello di prelievo fiscale sui carburanti è tale per cui le esternalità risultano ampiamente recuperate”.

Insomma, secondo il Prof. Ponti gli svizzeri sono dei poveri sciocchi a spendere soldi pubblici per costruire ferrovie e liberare le strade dai TIR. L’Italia è molto più avanzata poiché impone un elevato prelievo tributario sulla benzina. E non può rinunciare a una parte di questo prelievo nella sciagurata ipotesi che una quota del movimento merci dovesse spostarsi dalle strade alle rotaie.

Le disinvolte analisi costi-benefici del Prof. Ponti

 

Io ho qualche dubbio sui metodi che Ponti usa nel suo articolo di qualche mese fa (vedremo, quando sarà reso pubblico, se gli stessi metodi sono stati adottati nel rapporto della commissione che ha presieduto). In una corretta analisi costi benefici che prenda come punto di vista quello della collettività bisogna tenere conto che le imposte sono percepite dallo Stato ma pagate dai soggetti economici. Al netto degli effetti redistributivi ovvero di quelli di tipo addizionale, e cioè derivanti da un’eventuale crescita (o decrescita) dei volumi di attività complessivi del sistema, si tratta di flussi che si elidono fra i soggetti che guadagnano (lo Stato) e quelli che pagano (le famiglie, le imprese).

Lo stesso vale per la riduzione dei pedaggi dei concessionari autostradali, a cui fa fronte un’equivalente risparmio a vantaggio di famiglie e imprese e/o un aumento del volume d’affari di altri soggetti economici (nel nostro caso i gestori ferroviari).

Chiunque abbia una minima conoscenza di Excel può fare un semplice esercizio, partendo dai dati della tabella di Ponti: primo, inserire il valore corretto dei costi di investimento (4,8 miliardi); secondo, eliminare le voci incongrue legate alle imposte sulla benzina e ai pedaggi autostradali; terzo, inserire come tasso di sconto quello attualmente in uso da parte della BCE (0,25 per cento); quarto, calcolare il valore attuale netto (VAN) dell’investimento, che si trova facilmente fra le funzioni disponibili su Excel. Il valore risulterà positivo.

Dalla tecnica alla politica: Toninelli peggio di Trump?

 

Ma queste sono considerazioni tecniche, su cui torneremo nelle sedi e nei tempi opportuni. A lasciare esterrefatti, oggi, è che il “no” alla Torino-Lione sarebbe sostenuto da motivazioni fortemente anti-ambientali: alla riduzione di consumi di benzina e pedaggi autostradali verrebbe assegnato un disvalore sociale di dimensione analoga al valore sociale della riduzione della CO2 immessa nell’atmosfera e della riduzione dei costi di trasporto. Non capisco se il ministro Toninelli se ne renda conto, ma in confronto Trump farebbe la figura di un convinto ambientalista.

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