LA TERZA RIVOLUZIONE RUSSA

Henry Bertrand Levy

Da La Repubblica del 6 Gennaio 2023

L’Ucraina vincerà. Non è un auspicio. Non è neanche un’ipotesi. È una convinzione. La Russia potrà agitarsi quanto vuole. Uccidere. Bombardare. Ricostituire i suoi arsenali missilistici. Potrà creare, come a Stalingrado, dei cordoni, o addirittura dei doppi cordoni, di zagradjtelnij otrjad, le «unità di sbarramento» incaricate di giustiziare i soldati che siano tentati di battere in ritirata o arrendersi. Fin dai tempi antichi esiste una legge incrollabile, che dice che la vittoria non arride allo stratega più bravo (nemmeno Pericle, inerme di fronte alla determinazione delle falangi spartane), né a chi dispone delle armi migliori (le lance perfettamente cesellate impotenti, nell’Iliade, contro la volontà degli dei), né all’esercito più numeroso (i 300 opliti di Leonida che sconfiggono alle Termopili la potente armata persiana), ma a quelli che, come lui, Leonida, o molto più tardi Frank Capra, possono dire: «È per questo che combattiamo: non siamo là, al fronte, per ubbidire a un tiranno che ci usa come carne da cannone, ma per amore di una famiglia, di una patria, di un’Idea». Questa guerra, come tutte le guerre, alla fin fine è fatta di corpi che si scagliano gli uni contro gli altri. Da un lato corpi eroici che si assumono, con cognizione di causa, il rischio di morire. Dall’altro lato, degli zombie che assomigliano, nel migliore dei casi, al soldato Svejk che, sordo agli «esempi di valore» affissi nelle camerate dalla «stupida e vecchia Austria», marcia sulla strada maestra, intirizzito dal freddo, con in testa una sola idea: salvarsi la pelle. È il caso, oggi, di un esercito russo che si sta decomponendo sul campo a gran velocità.


La vittoria ucraina dev’essere totale, senza appello,non assomigliare a quelle mezze vittorie che sono la specialità delle cancellerie e che partoriscono conflitti congelati come Cipro o la Corea. So che la tentazione esiste. Sento questa musichetta che cresce in sottofondo e che, come all’epoca della polemica tra l’ambasciatore Claudel e i surrealisti, ci suggerisce che il prezzo del gas è la chiave della diplomazia. E vedo questo atteggiamento da conferenza di Monaco (stavolta, ahimè, da parte americana) che dice: «Ascoltiamo Kissinger… negoziamo… cessiamo il fuoco… e plachiamo l’orco Putin…».
Sarebbe un errore tragico. Non per ragioni di giustizia (anche se…), ma perché questa guerra è il test di quello che le grandi democrazie, i loro amici e quello che ormai, in Ucraina, è il miglior esercito occidentale, vogliono e possono fare di fronte a cinque re (la Russia, ma anche la Cina, i nostalgici dell’Impero persiano, i militanti della grandezza ottomana, gli architetti di un Califfato con i colori di al-Qa‘ida e dell’Isis…) decisi a fare in modo che questo nuovo secolo, che impiega così tanto a iniziare, divenga, molto presto, il loro. È necessario che la Russia capitoli se vogliamo che la Cina arretri a Taiwan. È necessario, se gli ucraini lo desiderano, aiutarli a riconquistare i territori che gli sono stati strappati in spregio al diritto internazionale, oppure nessuno potrà vietare al neosultano Erdogan di far avanzare le sue pedine nei Balcani, in Siria, perfino in Grecia. È necessario che le donne iraniane, che tengono gli occhi fissi, come Goethe a Valmy, sulla battaglia di Bachmut, sappiano che terremo duro. E non bisogna mai dimenticare che più lontano ancora, a Kabul, il presidente Zelenskij è visto come un eroe che strappa la nuova pagina della storia del mondo che sembrava essere stata scritta nel momento, diciotto mesi fa, in cui è stato offerto un Califfato ai Talebani. Il XXI secolo si gioca a Sebastopoli.
Questa guerra atroce e, tra gli aggressori, questi morti a decine di migliaia, questa messa al bando dalla comunità internazionale e, in fin dei conti, questa sconfitta, non potranno restare senza conseguenze, neppure a Mosca. Certo, conosco bene la solfa sulla Russia immensa, tagliata fuori dal mondo, immobile. Ma lo si diceva già nel 1916 e Lenin stesso, a Zurigo, piangeva di rabbia all’idea di Nicola II acclamato dalla folla al balcone del Palazzo d’Inverno: l’anno seguente, era Ottobre.


Lo si diceva negli anni 80, quando i più lucidi tra i dissidenti, come Aleksandr Zinov’ev, pensavano che l’ordine totalitario, il suo homo sovieticus, le sue cime abissali, sarebbero durate secoli: nel 1989 il Muro cadeva. Come potrebbe andare diversamente all’indomani di questa carneficina? Come potrebbe la Russia uscire indenne da questo caos che ha voluto lei? E come potrà colui che le prometteva la gloria e le avrà portato soltanto sconfitta, obbrobrio, umiliazione, come potrà questo Nerone pronto a lasciar bruciare Roma purché viva il suo delirio di zar in formato ridotto, restare uguale a se stesso, irrigidito nella sua maschera di cera e nelle adulazioni dei suoi stipendiati? Dopo di lui, ognuno di noi lo sa, tutto è possibile. Il peggio come il meglio, gli ultranazionalisti in stile Wagner così come un democratico di cui solo l’Angelo della Storia conosce il nome.


Ma non è proibito sognare. Questa volta non è una convinzione. Non è neanche un auspicio. È una preghiera. Possa la terza rivoluzione russa, quella che verrà, essere quella buona e segnare la fine dei demoni che possiedono perfino alcuni degli spiriti migliori del Paese. Russia anno zero. Come per la Germania nel 1945, è questa la speranza.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

IL MEDITERRANEO VISTO DA VICINO

Caterina Bonvicini

da leggere di Caterina Bonvicini: Ministro Piantedosi venga con noi in mare e ci aiuti a decidere chi deve vivere o morire. 

Premessa: non sono competente per descrivere in modo adeguato l’operazione che di seguito approssimativamente imposto. Lo scopo del mio esercizio è quello di provocare una visione sul problema del Mediterraneo fra Europa e Africa meno povera dell’attuale congerie di discorsi basati su gretta demagogia nazionale di Italia, Spagna, Francia e Germania.
Istituti come la Commissione e il Parlamento Europeo devono farsi carico del problema con le Nazioni Unite, istruendo le competenze e le responsabilità militari, politiche, diplomatiche, economiche e finanziarie necessarie per progettare e implementare il vasto scenario.

L’attuale caos in Libia

La situazione della Libia dopo i tragici errori di Francia e Germania di intervenire  nel caos post Gheddafi è oramai fuori da qualsiasi controllo. I tentativi di Russia e Turchia di controllare il paese sono falliti ed è  in corso una caotica polverizzata guerra civile  fra le diverse tribù con la complicità o l’appoggio più o meno adeguato di Russia e Turchia.

Lo stato di guerriglia endemico è caratterizzato da comportamenti criminali allucinanti con migliaia di vittime civili in tutto il territorio.

Si impone una operazione di riorganizzazione amministrativa e di governo radicale che nessuna forza in campo è in grado di istruire e gestire.

Contemporanea e preliminare a qualunque operazione amministrativa/organizzativa deve essere una liberazione/occupazione della Libia da parte di un esercito ONU, di adeguata dimensione e di consistente attrezzatura militare che affronti e disarmi tutte le fazioni tribali attualmente belligeranti in Libia (quelle appoggiate dalla Russia, quelle appoggiate dalla Turchia e quelle locali di varia matrice tribale).

Nella Libia liberata e disarmata verrà insediato un governo di occupazione che procederà alla riorganizzazione e al riordino del paese.

Carta di Laura Canali Esperta in cartografia geopolitica, responsabile delle copertine e della cartografia di Limes. Su twitter: @lauracanali2.

Il problema dei profughi
Fino a quando una operazione di lungo termine non avrà risanato le aree di provenienza dei profughi (Africa Centrale, Sudan, Sud Est Asiatico) la Libia continuerà ad essere la base da raggiungere per il successivo passaggio in Europa: si tratta di alcune decine di anni a venire. È quindi opportuno impostare una strategia strutturata su un tempo di almeno due generazioni, evidentemente una responsabilità internazionale di lungo termine con mezzi politici ed economici coerenti con la portata dell’impresa.

Le decine di migliaia di morti affogati, l’impegno disperato ed eroico dei volontari delle ONG per salvare migranti naufraghi, il cinismo burocratico del Governo Italiano, la criminalità della Guardia Costiera Libica, la mostruosa mancanza di visione strategica con la quale viene affrontato il problema dal decisore politico italiano ed europeo, costituiscono una delle tragedie contemporanee più sconvolgenti di questo momento storico.
Senza un radicale cambiamento questa tragedia continuerà per i prossimi 10 o 20 anni che segneranno la vergogna senza riscatto dell’Italia e dell’Europa.
Una autorità internazionale competente e dotata di mezzi e adeguato finanziamento deve assumere comando responsabilità ed esecuzione della zona SAR libica (Search And Resque zone, una fascia larga 85 miglia marine lungo tutto il fronte costiero libico sul Mediterraneo).
Le due criminali Guardie Costiere libiche, finanziate e attrezzate dall’Italia, devono essere smantellate, esautorate e i responsabili comandi ed equipaggi devono essere oggetto di inchiesta giudiziaria internazionale per i crimini commessi.

I campi profughi in Libia devono essere affidati ad una autorità e a personale internazionale assistito militarmente, ristrutturati  e attrezzati per accogliere in modo civile e decente i profughi. Dovranno essere attrezzati di impianti ospedalieri e cliniche, scuole e asili per i minori. Il personale libico finora responsabile deve essere sottoposto a indagine giudiziaria internazionale: c’è ampia documentazione di sistematica gestione criminale dei profughi: violenza, ricatti, stupri.

La responsabilità europea
L’Europa attualmente in una dinamica  di drammatica decrescita demografica ha necessità urgente di impostare una strategia di lungo termine per l’accoglienza, la formazione/educazione, integrazione dei migranti, senza i quali nell’arco di dieci venti anni  si troverà in una crisi senza soluzione. Lasciare affogare i migranti nel Canale di Sicilia rende voti da demagogia criminale oggi ma è un atteggiamento suicida sul medio lungo termine. Questo va fatto capire agli attuali elettori europei che vengono invece manipolati dalla demagogia criminale di una classe politica ignorante e irresponsabile. Il sonno della ragione.

Lorenzo Matteoli

Ricevo due commenti a questo post: uno dal prof. ing. Federico Butera e uno dalla prof. essa arch. Gabriella Peretti, e li riporto di seguito.

Scrive il prof. ing. Federico Butera:

Letti gli articoli di ieri e di oggi sul tuo blog, come suggerito nella chat. Uguali diversi privilegiati merita una ampia diffusione. Molti hanno la vista offuscata in buona fede, perché non hanno capito.

Per quanto riguarda l’altro, mi pare – perdonami – fuori dal mondo. Ma se non riescono a mettersi d’accordo neanche sulle azioni da intraprendere, sul serio, in merito al cambiamento climatico che impone già oggi danni evidenti a tutti indistintamente anche ai paesi più ricchi e potenti, come vuoi che all’ONU ci sia unanimità su un tema locale, che danneggia alcuni paesi e ne favorisce altri? Ma se non si riesce ad avere una condanna unanime della invasione di un paese da parte di un altro, come vuoi che si decida di mandare un esercito neutrale, quello dell’ONU, a pacificare?

Federico Butera

Ecco il commento della prof.essa architetto Gabriella Peretti:

Condivido le tue analisi sulla situazione in Libia e sui migranti, ma purtroppo vedo due difficoltà:

  1. finchè l’Italia avrà al governo un Salvini che chiude i porti italiani e crede di risolvere il problema, e i ministri di oggi che dicono che le ONG sono da respingere perchè conniventi con gli scafisti delinquenti il problema, che è di portata globale, non verrà certamente risolto. Questi sono solo capaci di guardare ad un palmo dal naso…..e per di più con l’arroganza di risolvere la situazione. Decisione presa: fatto e risolto. 
  1. il problema, come dici tu, è di dimensione internazionale, ma purtroppo non so se l’Europa sia in grado di definire un programma storico/politico in Libia tale da controllare il tema dell’immigrazione, nemmeno in due generazioni. 

Anche in sede europea, se non arrivano teste pensanti e illuminate, lo sfacelo continua.

Non resta che sperare o denunciare in tutte le sedi la pochezza di certi cervelli e la necessità e urgenza di intervenire su una dimensione più ampia. Purtroppo non abbiamo gente giusta che si fa sentire con visione a livello europeo, NATO……

Ecco la mia risposta:

Cari Federico e Gabriella,

grazie per il vostro commento. Condivido: la mia proposta è chiaramente una provocazione fuori dalla dimensione dell’attuale realtà, ma come avevo avvertito nella mia breve premessa lo scopo del mio esercizio è “provocare una visione sul problema del Mediterraneo fra Europa e Africa meno povera dell’attuale congerie di discorsi basati su gretta demagogia nazionale di Italia, Spagna, Francia e Germania.
L’inerzia dell’Europa in questo momento storico è una tragedia nella tragedia: non so se lo stato preagonico dell’Europa di Bruxelles sia dovuto alla politica incapacità di esprimere visione, volontà e responsabilità, o se questa incapacità non sia invece dovuta al vuoto ideale dell’istituzione: senza idee e senza telos si muore.
La situazione Libia/Mediterraneo non è sostenibile ed è luogo di pericolosa fragilità, quindi luogo di probabile drammatico prossimo cambiamento.
Spesso nella storia le situazioni drammatiche sono determinanti per innescare svolgimenti e soluzioni per facilitare le quali è necessario proporre ipotesi e opzioni.

LM

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

UGUALI DIVERSI PRIVILEGIATI

In un commento su La Repubblica del 28 Dicembre 2022, Umberto Gentiloni cita una dichiarazione  di Pino Rauti a una TV francese nel 1971.  Alla domanda “Siete contrari alla democrazia parlamentare?”

Rauti risponde in francese sottotitolato:
Noi siamo contrari in linea di principio per questioni ideologiche perché non crediamo all’uguaglianza degli uomini. Non crediamo al suffragio universale. Noi crediamo alla differenza, alla qualità e a tutti gli sforzi che un regime diversificato e qualificato domanda all’uomo per mostrare la parte migliore di sé stesso.”

Umberto Gentiloni così chiude il suo commento:
Meglio chiarire, verrebbe da dire sommessamente, prima che la confusione prenda il sopravvento, anche per evitare che il sonno della ragione possa generare nuovi mostri.”

Ma non chiarisce, non ci prova nemmeno, e le brutali banalità di Rauti restano senza contraddittorio.

Certo che non siamo uguali, certo il suffragio uguale per società di diversi è una contraddizione evidente. Ma ci sono molte altre cose da dire oltre alla banale, monca affermazione di Rauti.

Ci sono quelli più intelligenti, più abili, più forti, ma la loro intelligenza, abilità e forza non è un merito. È una fortuna, un caso, un accidente: un privilegio

Quale è il merito di nascere in Italia in una famiglia educata, civile rispetto a nascere nella miseria alla periferia di Bamako, o in una jurta nelle immense praterie della Mongolia Esterna, o da una madre disfatta dalla droga e un padre inesistente sotto un ponte autostradale a Milwaukee, Wisconsin? 

È in questo contesto che deve essere collocata l’idea di uguaglianza.  Con buona pace delle banali generalizzazioni di Pino Rauti, avallate dal non chiarimento di Umberto Gentiloni.

I quattro soggetti dell’esempio sono uguali nel diritto di vivere una vita decente, il dovere di una società civile è quello di riscontrare, anche se impossibile, questo diritto. Il debito dei privilegiati è quello di partecipare all’utopia civile.

L’errore deformante del suffragio universale, va corretto rendendo tutti ugualmente capaci di capire cosa votano e perché.

Su questi dettagli sono stati scritti volumi nella storia del mondo e ne saranno scritti ancora e forse le contraddizioni non saranno mai risolte.[1]
Questo non vuol dire che si debba fare legge del privilegio accidentale. Anche perché spesso, per via della stessa accidentalità, può succedere che cretini assoluti vengano eletti, dallo scontrollato suffragio universale, e vadano al potere. Plausibilità per nulla rara, devastante esempio di “mostro del sonno della ragione”.

Lorenzo Matteoli

[1] Sono state risolte solo nella letteratura fantascientifica ad esempio  nel libro di Aldous Huxley (Brave New World, 1932).

Equal, different, privileged

In a comment in La Repubblica, December 28th, 2022, Umberto Gentiloni quotes a statement by Pino Rauti on a French TV show in 1971. When asked “Are you against parliamentary democracy?”

Rauti replies in French with subtitles:

We are against it in principle for ideological reasons because we do not believe in the equality of men. We don’t believe in universal voting rights. We believe in the difference, in the quality and in all the efforts that a diversified and qualified system asks of man to show the best part of himself.”

Umberto Gentiloni concludes his comment:

“Better to clarify, one would say softly, before confusion takes over, also to prevent the sleep of reason from generating new monsters.”

But he doesn’t clarify, he doesn’t even try to clarify, and Rauti’s brutal platitudes remain without any challenge.

Of course we are not equal, of course universal voting rights in societies of different individuals are a coarse contradiction. But there are many other things to be said beyond Rauti’s banal, partial statement.

There are smarter, more skillful, stronger individuals, but their intelligence, skill and strength are not a deserved merit. They are a matter of luck, chance, a whim, an accident: a privilege.

What is the deserved merit of being born in Italy in an educated, civilized family compared to being born in poverty on the outskirts of Bamako, or in a yurt in the immense prairies of Outer Mongolia, or by a mother thrashed by drugs and a non-existent father under a highway bridge in Milwaukee, Wisconsin?

It is in this context that the idea of equality must be framed, with all due respect to the banal generalizations of Pino Rauti, endorsed by Umberto Gentiloni’s non-clarification.

The four subjects of the example are equal in the right to live a decent life.  The duty of a civilised society is to implement this almost impossible right. The debt of the intelligent, strong, capable,  privileged, is to be part of the civil utopia.

The misleading error of universal voting rights must be corrected by making everyone equally capable of understanding what they vote for and why.

Volumes in the history of the world have been written about these details.  More will be written in the future and perhaps the contradictions will never be solved.[2]

This does not mean that whimsical privilege should become a rule of law. Because, due to the same whim, it may happen that absolute idiots are elected to power, by the uncontrolled universal voting rights. Which is not a rare plausibility, but a devastating example of the “monster of the sleeping reason“.


Lorenzo Matteoli


[2] They have only been resolved in science fiction for example by Aldous Huxley in his book Brave New World, 1932.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

DUE PESI E DUE MISURE

Lavrenty Pavlovich Beria

La Storia è sempre scomoda, specie quando si sono fatti errori mostruosi per ideologia, per demagogia o per semplice cretinismo, ignoranza o presunzione. Esempi recenti sono il putinismo di Salvini, il suo trumpismo, la cagata alcolica del Papeete, il pasticciaccio dei 49 milioni spariti. Esempi imbarazzanti di superficialità, ignoranza e crassa incapacità di leggere la realtà per congenito vuoto culturale. O per banale disonestà. Salvini si salva unicamente per la scarsa memoria tipica del pubblico italiano, ma anche perché la maggioranza della sua base elettorale si identifica con la sua ammirazione per Trump e per Putin e con il suo demagogico simplismo sui migranti. Un dettaglio più preoccupante perché il livello culturale dei suoi milioni di elettori e follower è un problema molto più serio del suo personale squallore che rimane criminalmente modesto. A tempo a tempo anche questo sarà comunque allo sconto.
Diversa è la tragedia delle immani responsabilità storiche del fascismo e del comunismo. La complicità del fascio[1] con l’orrore del genocidio della Shoa e dell’antisemitismo criminale hitleriano, la complicità del comunismo con l’orrore dei massacri di milioni di mugiki di Stalin e con l’orrore del regime poliziesco del suo criminale ministro Lavrenty Pavlovich Beria.[1]
Una cosa è oggi una preoccupante anomalia, la corale richiesta, giusta anche se  banalmente conforme, che viene fatta a Giorgia Meloni di denunciare la preistoria fascista  (PNF, MSI, AN) dei suoi Fratelli d’Italia, mentre nessuno ha mai chiesto a Togliatti, Longo, Ingrao, Pajetta,  e tantomeno a Napolitano, Dalema, Bersani,  di denunciare gli orrori di Stalin e della dittatura comunista sovietica. 
Una denuncia che rimane ancora oggi senza riscontro politico.
Ma c’è un dettaglio più attuale e più preoccupante che Giorgia Meloni dovrebbe trattare senza trucchi e senza reticenze: la responsabilità della destra estrema di Ordine Nuovo, adiacente al Movimento Sociale, nella strategia del terrore degli anni 60-70. Quando Clemente Graziani di Ordine Nuovo nel 1963 scriveva: 
“Il terrorismo implica la possibilità di uccidere o far uccidere vecchi, donne e bambini. Queste forme di intimidazione terroristica sono non solo ritenute valide, ma a volte necessarie.”
“Idee e insegnamenti messi poi in pratica da esponenti di Ordine Nuovo, alcuni riconosciuti con sentenze definitive autori delle stragi neofasciste: Franco Freda, Giovanni Ventura, Carlo Digilio, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tremonti. Soggetti che hanno goduto di protezioni da parte di apparati statali che hanno depistato le indagini della Magistratura come il generale Gianadelio Maletti[2]….che ancora il 14 aprile 2022  Federico Mollicone (Fratelli d’Italia) celebrava in Senato definendolo “uomo dello Stato”. [3]
Ci sono molte ombre di scarsa rispettabilità etica non solo democratica nella storia della destra missina che Giorgia dovrebbe riconoscere senza cercare di nasconderle o di mistificarle. Fra queste le idee di Pino Rauti che Giorgia Meloni indica come sua “stella polare” e che preoccupano nel DNA dei Fratelli d’Italia.
Proprio le ombre che il Congresso di Fiuggi denunciò con chiarezza e, se le denunciò un esperto come Fini, vuol dire che esistevano. 

Lorenzo Matteoli


[1] Da non dimenticare le leggi razziali fasciste del Settembre 1938.

[2] Condannato con sentenza definitiva per favoreggiamento dei responsabili  della strage di Piazza Fontana il 12 Dicembre 1969 (Brescia).

[3] Roberto Scarpinato su La Repubblica del 30 Dicembre 2022.

Lorenzo Matteoli


Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLA MANOVRA

Salvini non riesce ancora a capire perché perde voti

Ecco il commento di Cappellini su La Stampa:

“Più Meloni si sforza di dimostrare che ha in pugno la situazione, che sa cosa fare e come, che avanza senza indietreggiare, più la realtà si incarica di smentirla e grattar via la vernice dorata della retorica: un passo avanti e due indietro, un annuncio e due retromarce.

La gestione della manovra è un oggettivo disastro, una prova di dilettantismo e improvvisazione che non ha eguali nemmeno nel recente passato, pur ricco di esperimenti innovativi.

C’è sempre uno scarto decisivo tra la rappresentazione che Meloni insegue di sé stessa e la sostanza delle cose”.

Un altro bell’esempio del “Siamo Pronti” di Giorgia. Probabilmente il pasticcio è dovuto alle puerili impuntature di Berlusconi e Salvini. Due partiti dell’8% alla disperata ricerca di recuperare voti ad ogni costo. Un costo che sarà presto allo sconto.

Lorenzo Matteoli

Pubblicato in Senza categoria | 2 commenti

ANCORA SULLA CANTONATa DI VALDITARA/BELLARMINO

.

Bellarmino: Costrinse Galileo Galilei all’abiura

Ecco due estratti dalla circolare e dalle “conclusioni” della relazione “Sull’impatto del digitale sugli studenti, con particolare riferimento ai processi di apprendimento” Allegata alla circolare del Ministro Valditara sull’uso dei telefonini nelle classi scolastiche.
Ministero della P.I. Doc XVII n.2, 14 Giugno 2021.

RISULTATI DELLINDAGINE 

Ci sono i danni fisici: miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscolo- scheletrici, diabete. E ci sono i danni psicologici: dipendenza, alienazione, depressione, irascibilità, aggressività, insonnia, insoddisfazione, diminu- zione dell’empatia. Ma a preoccupare di più è la progressiva perdita di facoltà mentali essenziali, le facoltà che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacità di concen- trazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilità, la capacità dialettica… 
….
Niente di diverso dalla cocaina. Stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche. Rassegnarsi a quanto sta accadendo sarebbe colpevole. Fingere di non conoscere i danni che l’abuso di tecnologia digitale sta producendo sugli studenti e in generale sui più giovani sarebbe ipocrita. 


CONCLUSIONI
Non si tratta di dichiarare guerra alla modernità, ma semplicemente di governare e regolamentare quel mondo virtuale nel quale, secondo le ultime stime, i più giovani trascorrono dalle quattro alle sei ore al giorno. Si tratta di evitare che si realizzi fino in fondo quella « dittatura perfetta » vaticinata da Aldous Huxley quando la televisione doveva ancora entrare in tutte le case e lo smartphone aveva la concretezza di un’astrazione fantascientifica: « Una prigione senza muri in cui i prigionieri non sognano di evadere. Un sistema di schiavitù nel quale, grazie al consumismo e al divertimento, gli schiavi amano la loro schiavitù ». 

Giovani schiavi resi drogati e decerebrati: gli studenti italiani. I nostri figli, i nostri nipoti. In una parola, il nostro futuro. 

Commento di L.M.

La relazione ministeriale e la circolare del Ministro Valditara analizzano e trattano  il problema con gli stessi limiti con i quali un rapporto sui coltelli li considerasse esclusivamente come strumenti per squartare e tagliare la gola alla gente. E solo per inciso ammettesse che possono servire per tagliare il pane.
Solo un paragrafo contempla la possibilità di utilizzare (con i limiti) gli strumenti digitali (quindi anche i computer), eccolo:

L’utilizzo dei cellulari e di altri dispositivi elettronici può essere ovviamente consentito, su autorizzazione del docente, e in conformità con i regolamenti di istituto, per finalità didattiche, inclusive e formative, anche nell’ambito degli obiettivi del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e della “cittadinanza digitale”.

COMMENTO DI L.M.

La circolare del ministro e la relazione della Commissione allegata vengono pubblicati negli stessi giorni nei quali viene diffusa negli Stati Uniti la definizione di una nuova parola accettata dal dizionario della lingua Inglese: Gaslighting.

Gaslighting: is a form of psychological manipulation in which the abuser attempts to sow self-doubt and confusion in their victim’s mind. Typically, gaslighters are seeking to gain power and control over the other person, by distorting reality and forcing them to question their own judgment and intuition.

Gaslighting: Una forma di manipolazione psicologica con la quale si tenta di abusare e di seminare dubbio  e confusione nella mente delle vittime. I gaslighter  cercano di acquisire potere e controllo sugli altri, deformando la realtà e costringendoli a dubitare del loro giudizio e della loro intuizione.

La circolare del Ministro Valditara e la relazione allegata sono un classico esempio di gaslighting ovvero di pesante manipolazione dei fatti finalizzata all’acquisizione di potere mediante la deformazione della realtà.

Ignorare oggi la incredibile immane potenza degli strumenti digitali (computer, smartphones, ipad etc) per la ricerca, l’acquisizione di dati e conoscenze, l’elaborazione di dati e conoscenze sarebbe come se ai tempi di Galileo si fosse negata l’utilità del telescopio per l’esplorazione dello spazio e per lo studio dell’astronomia. Una cantonata moltiplicata per centomila …

Bene avrebbe fatto il ministro a suggerire regole e norme per l’integrazione e l’uso corretto di questi strumenti nella didattica e nella ricerca invece che appiattirsi sul divieto acritico e reazionario.

Speriamo che la popolazione delle nostre scuole, docenti e studenti, sappia correggere l’enorme cantonata presa dal Ministero e applicare regole e norme meno grossolane e borboniche.

Lorenzo Matteoli

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

IMMATURITA’

Quello che è successo nella maggioranza al governo durante la discussione per approvare la legge di bilancio è l’emblema della realtà dietro lo slogan elettorale di Giorgia Meloni “Pronti!”.

Ore di discussione accanita con Salvini e Berlusconi che difendono le loro sciocche “bandierine” demagogiche e Giorgetti e Meloni che difendono la loro idea di bilancio serio e responsabile.

Questo sarà il modulo di “Pronti!” da oggi fino alla fine del mandato.

Non meravigliano né la futile boria senile di Berlusconi, né il disperato attaccamento alla demagogia di Salvini: nessuno dei due è in grado di comprendere la differenza, per il loro interesse, fra un governo serio e responsabile e l’interesse di bottega delle loro demagogie.

In termini di voti sia Berlusconi che Salvini avrebbero enormi vantaggi dalla partecipazione a un governo serio e responsabile.

Ma non lo capiscono, non hanno la strumentazione politica/culturale per capirlo.

Quindi si accaniscono per difendere a oltranza le loro proposte clientelari e demagogiche con l’unico risultato di perdere ulteriore credibilità e di provocare la frana di voti leghisti e italioti a favore dei Fratelli di Giorgia Meloni. 

Fino alla fine.

Lorenzo Matteoli

Immaturity

What happened to the government during the discussion to approve the budget is the emblem of the reality behind Giorgia Meloni’s electoral slogan “Ready!”.

Hours of fierce discussion with Salvini and Berlusconi defending their silly demagogic “flags” and Giorgetti and Meloni defending their idea of a serious and responsible budget.

This will be the “Ready!” paradigm from now to the end of the mandate.

Neither Berlusconi’s futile senile arrogance nor Salvini’s puerile bond to demagoguery are surprising: neither of them is able to understand the difference, for their own interest, between a serious and responsible government and the futility of their demagogueries.

In terms of votes, both Berlusconi and Salvini would have enormous advantages being a responsible part of a serious and responsible government.

But they don’t understand this basic truth, they don’t have the political/cultural instrumentation to understand it.

So, they will keep defending their demagogic proposals to the bitter end with the only result of losing further credibility and causing the landslide of Northern League and Italiot votes in favor of Giorgia Meloni’s Brothers.

For ever after.

Lorenzo Matteoli

Telefonini e scuola

Certo fare lezione a  classi occupate a guardare filmini e porno sui telefonini mentre si spiega La Critica della Ragione  di Emanuele Kant o il significato della derivata prima di una funzione continua è frustrante per non dire che fa incazzare.

Ma, mi chiedo, vietare i telefonini è la soluzione? Buttare il bambino e l’acqua sporca…

La enorme potenzialità degli smartphones come strumento di ricerca e documentazione è innegabile. La efficacia con la quale si incrociano, nomi, date, teorie e storie sul web è semplicemente mostruosa. 

Capisco che la sfida sia quasi impossibile: suscitare interesse e partecipazione con Emanuele Kant o con le funzioni continue a fronte dell’offerta dello smartphone richiede competenza e comunicazione brillanti e sofisticate e non tutti i nostri professori di scuola media e liceo sono all’altezza.

Ma rinunciare alla somma (o moltiplicazione) della didattica personale ex cathedra con la potenza infernale dei “click” nel cyberspazio è un prezzo pesante, che forse non conviene pagare.

Forse tentare di “insegnare” l’uso migliore dello smartphone rispetto alle insulse chat o al lubrico porno potrebbe essere una via, utile anche ai professori. 

Sono d’accordo con Francesco Merlo (La Repubblica) e non sono d’accordo con Massimo Giannini (La Stampa) due opinionisti che stimo e apprezzo che sull’argomento hanno posizioni contrapposte.

Ma il problema della nostra scuola in realtà è un altro: come ha fatto a produrre le generazioni apatiche, assenti dalla politica, qualunquiste che stanno condannando non solo l’Italia, al fallimento delle democrazie?

Lorenzo Matteoli

Smartphones and school

Of course, teaching classes busy watching movies and porn on mobile phones while explaining Immanuel Kant’s Critique of Reason or the meaning of the first derivative of a continuous function is frustrating not to say fucking  pissing you off.

But, I wonder, is banning cell phones the solution? Throw away the baby and the bathwater…

The enormous potential of smartphones as a research and documentation tool is undeniable. The effectiveness with which names, dates, theories and stories cross on the web is simply monstrous.

I understand that the challenge is almost impossible: arousing interest and participation with Immanuel Kant or with the continuous functions against the power of the smartphone,  requires brilliant and sophisticated competence and communication skills, and not all of our high school teachers are up to it.

But giving up the sum (or multiplication) of ex cathedra personal teaching with the titanic power of “clicks” in the cyberspace is a heavy price which perhaps is not worth paying.

Maybe trying to “teach” the intelligent use of the smartphone instead of silly chats or porn could be a way, which could be useful also for teachers.

I agree with Francesco Merlo (La Repubblica) and I disagree with Massimo Giannini (La Stampa), two commentators that I respect and appreciate, who have opposing standpoints on the matter.

But the problem of our school is in fact a different one: how did it produce the apathetic generations, absent from politics, indifferent, who are bringing Italy to the failure of democracy?

Lorenzo Matteoli

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

DONNE VITA LIBERTA’

آزادی زندگی زن

In Afghanistan il governo illuminato dalla Sharia islamica rigorosamente applicata ha vietato l’accesso delle donne all’università. In Iran  il governo di rigorosa fede islamica impicca i giovani manifestanti, tortura le donne e le uccide “per avere impropriamente disposto il velo sui capelli”. La “polizia morale” iraniana spara  nella vagina alle donne che manifestano.

L’orrore culturale dietro queste misure di fanatismo islamico  e su quello sicuramente ancora più orribile  che nascondono e che non verrà mai pubblicato è pari al disgusto per l’assordante silenzio del cosiddetto “islam moderato”. Che ovviamente non esiste se non sotto forma di moltitudini vergognosamente terrorizzate dalle fatwa dei mullah-boia e schiave del fanatismo sanguinario. 

Ma non è solo la voce dell’islam moderato che non si sente. Anche la protesta delle libere democrazie occidentali è debole e balbettante.

Abbiamo paura anche noi?

WOMAN LIFE FREEDOM

آزادی زندگی زن

In Afghanistan, the government enlightened by strictly enforced Islamic Sharia has barred women from going to university. In Iran, the strictly Islamic government hangs young demonstrators, tortures women and kills them “for having improperly placed the veil over their hair”. Iranian “morality police” shoot demonstrating women in the vagina.

The cultural horror behind these measures of Islamic fanaticism and the certainly even more horrible one they hide and which will never be published is equal to the disgust for the deafening silence of the so-called “moderate Islam“. Which obviously does not exist except in the form of multitudes slave of bloody fanaticism shamefully terrorized by the fatwas of the mullah-executioners.

But it is not only the voice of moderate Islam that is not heard. Even the protest of free Western democracies is weak and stuttering.

Are we scared too?

آزادی زندگی زن

در افغانستان، حکومتی که توسط شریعت اسلامی به شدت اجرا شده، زنان را از رفتن به دانشگاه منع کرده است. در ایران، حکومت کاملاً اسلامی، تظاهرکنندگان جوان را به دار آویخته، زنان را شکنجه می‌کند و آنها را «به‌خاطر پوشاندن نادرست حجاب روی موهایشان» می‌کشد. “پلیس اخلاق” ایرانی زنان تظاهرکننده را به داخل واژن شلیک می کند.

وحشت فرهنگی پشت این اقدامات تعصب اسلامی و مسلماً وحشتناک تر از آن پنهان شده و هرگز منتشر نخواهد شد، برابر است با انزجار از سکوت کر کننده به اصطلاح «اسلام میانه رو». که بدیهی است جز به شکل انبوهی که با فتوای آخوندهای جلادان و بردگان تعصب خونخوار به وحشت افتاده اند، وجود ندارد.

اما این تنها صدای اسلام معتدل نیست که شنیده نمی شود. حتی اعتراض دموکراسی های آزاد غربی ضعیف و لکنت آمیز است.

آیا ما هم می ترسیم؟

Lorenzo Matteoli 

PS Not to be forgotten: Christianity in the name a an”infinitely good lord” hanged, sent to the stake and tortured heretics until 4 centuries ago.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

CHI TACE E’ COMPLICE

Quello che sta succedendo in Iran non è solo una vergogna per tutto il mondo islamico. 

È una vergogna per tutto il mondo delle libere democrazie.

Sull’Islam  è agghiacciante il silenzio di tutti i paesi musulmani: non si è sentita una sola voce di censura o di condanna da parte del cosiddetto “islam moderato”. I boia islamici di Teheran torturano, massacrano, impiccano nel nome di Allah, facendo del nome un simbolo criminale mostruoso. Il silenzio dei cosiddetti musulmani moderati dimostra quello che si è sempre saputo: sono schiavi e ostaggi delle fazioni fanatiche assassine più efferate, muti per paura, alla fine complici e corresponsabili.

Sulle libere democrazie: fino a che punto si può continuare a denunciare verbalmente la criminalità del regime fanatico di Teheran e restare inerti? Anche in questo caso l’inerzia diventa partecipazione e complice responsabilità.

Se la religione diventa massacro di innocenti alla denuncia deve seguire l’azione.

L’inerzia e il silenzio grondano sangue. 

Lorenzo Matteoli

DONNA VITA LIBERTA

آزادی زندگی زن

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

IL COMPITO DELL’INTELLETTUALE IMPEGNATO

Il compito dell’intellettuale impegnato

Di fronte alla generale catastrofe l’esercizio corrente è di cercare i responsabili: quelli con le mani nel barattolo della marmellata. L’elenco è pronto: the Italian Job, Panzeri e la sua cricca socialista/PD/CGIL, Giorgi[1], Cozzolino et al.

Si dice siano 45 o 48 persone, ma i nomi non sono ancora pubblici. La lista è destinata a crescere. Probabilmente non solo a sinistra e non solo nella comunità politica italiana di sinistra a Bruxelles. Tutto è ancora in moto.

Sul panorama devastante di alzano le voci dei maestrini moralisti che condannano e deprecano. Significativo che fra queste si distingua, per scandalo, esecrazione e condanna, la voce di Corrado Augias che quando era parlamentare a Bruxelles  (trent’anni fa) insieme al suo collega/compagno Giorgio Ruffolo pagava la segretaria (condivisa)[2] in nero e senza contributi, mentre i due soci intascavano i ricchi contributi esentasse che la Commissione erogava ai Parlamentari Europei per pagare le segretarie. Forse sarebbe più dignitoso un pudico silenzio, onorevole Augias. (la differenza di miliardi non cambia la linea di principio). Che il costume (miliardario), tangenti, commissioni illecite, favori politici e regali, fosse corrente in Italia da quaranta anni e più è cosa nota[3], che al tempo di “mani pulite” la “sinistra” abbia ricevuto particolare protezione è anche cosa nota.[4]Ma non si può ancora dire né scrivere.
Sono cambiate le cose, almeno in Belgio, e la generosa coperta politica oggi non c’è più. O forse ha cambiato letto. Per ora.

Quando l’esercizio di caccia ai mangiatori di marmellata si sarà esaurito, speriamo che inizi un altro esercizio: quello di chiedersi le vere ragioni della tenacia e della diffusione del virus. A Sinistra, a Destra e al Centro. Ovvero: quali sono i motivi della fragilità dei sistemi politico/burocratici che li espongono ai sistematici e strutturati virus corruttivi. E quali sono i rimedi, non solo morali e culturali, ma  di rigorosi strumenti giuridici e legali, preventivi. Prima. Non solo manette dopo.

Nel frattempo, si scatenino le mitraglie contro i Sumahoro e le loro donne,  contro quelli che “a loro insaputa”, contro i tenutari di appartamenti a Montecarlo, e contro la folla degli intrallazzatori nelle larghe fasce grigie dei sistemi di sottogoverno delle logore democrazie mondiali. Purtroppo, ancora l’unico fragile baluardo contro l’abisso dei Putin, degli Erdogan, e dei Mullah impiccatori e assassini, torturatori di donne e di ragazze eroiche.

Nella nostra piccola provincia italiana assistiamo preoccupati al governo che premia gli antivax, e che condanna senza riguardi il buonsenso, la legge, la complessa realtà scientifica e statistica del contrasto alla pandemia. E appoggia ciarlatani e violenti maneschi.

Allo stesso governo che per pura, assurda ideologia, rinuncia ai miliardi del MES, scaraventando l’Italia in una giungla feroce di tagli a una Sanità già strangolata da un ventennio di pauroso definanziamento. Un futuro che pagheremo con decine di migliaia di morti e penosi sacrifici.

Sul deserto politico e di visione strategica del governo balla tronfio Salvini promettendo impossibili tasse piatte e Ponti sullo Stretto.

Nessuno fa notare che il progetto del “Ponte” richiede  una competenza, uno spessore politico/culturale e una visione strategica molto diversi dalle grossolane motivazioni demagogiche salviniane. Non sono solo i “soldi” e  lo spintonamento demagogico smargiasso. Ci vuole una struttura storica, strategica e politica, che all’attuale ministro per le infrastrutture, ossessionato dal meritato calo di voti alla Lega, mancano completamente.

C’è una consistenza ineludibile tra “progetto” e “cultura” di chi lo propone.

La smania del Ponte sarà il prossimo “papeete” di Salvini ed è inutile avvertirlo perché non ha gli strumenti per capire.[5]

L’ultima cosa che in Italia è fonte di non poca preoccupazione è che il vuoto a sinistra, lasciato dallo spappolamento del logorroico PD, sia riempito dagli ex  bamboccioni puerili dei 5 Stelle e dal loro presidente sciacqua-parole.

Ci si chiede con quale visione, con quale credibilità, con quale spudorata incompetente leggerezza.

Di fronte a questo devastante deserto mi chiedo quale sia il compito dell’intellettuale politicamente impegnato. 

Me lo chiedo e scrivo… scrivo… scrivo, a voi che mi leggete.

Hugs.

Lorenzo Matteoli


[1] Apprezzabile il disperato e generoso coraggio di Giorgi per salvare la moglie Kailis: auguri!

[2] Oggi competente rigorosa funzionaria di alto livello della Commissione Europea dove ha fatto una brillante, meritata carriera, che ben ricorda nomi, date e cifre.

[3] Il governo D’Alema era noto come “l’unica banca d’affari nella quale non si parlava inglese”.

[4] C’erano quelli che “potevano non sapere” e quelli che “non potevano non sapere”. Gianni Agnelli per esempio “poteva non sapere” e portava i milioni di Euro  in Svizzera e altrove, mentre Bettino Craxi assolutamente “non poteva non sapere”.

[5] Chi non si rende conto che pagare il caffè con la carta, il telefonino o l’orologio è cento volte più comodo e rapido, rispetto a pagarlo con le monete, cercare il resto, aspettare il resto… come fa a capire problemi diecimila volte più complessi? (cfr “chi paga il caffè con la carta di credito è un rompiballe” (copyright) Salvini)

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento