DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO’ CHI SEI

SALVINI CON GLI AMICI

Sono interessanti le reazioni isteriche di Salvini quando gli chiedono delle sue adiacenze con i picchiatori fascisti, i boss mafiosi, i capi delle tifoserie criminali, le bestie  morisiane. Pesta i piedi e se ne va. Ma non affronta il problema perché la documentazione delle sue frequentazioni lo incastra senza possibilità di negare: le foto con Jonghi Lavarino il Barone Nero, con Passaro  (IOAPRO), con i boss mafiosi e con i fascio-tifosi delle curve sono disponibili a centinaia sul web.

Adesso declama …”sono imbecilli e coglioni”, ma ieri li abbracciava con il sorriso piacioso del furbastro che agguanta i voti merdosi di teppisti, fascisti, novax e boss mafiosi.

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei dice un vecchio adagio italiano. 

Crede di cavarsela chiedendo lo scioglimento di quelli…” ma anche degli altri”: un diversivo ingenuo e puerile per coprirsi il culo e non affrontare la schifezza della cialtroneria.

Affronta la realtà: sei quello del Papeete, dei “datemi i pieni poteri”, dell’abbraccio a Passaro, della foto  sorridente con il Barone Nero, e con i boss mafiosi e i fascio-teppisti delle tifoserie violente. Quella è la tua gente, il tuo elettorato, la tua cultura ed è lì che devi rimanere. Aggiungi, per buon peso, i rincoglioniti bigottoni che si fanno convincere dalle tue oscene leccate di rosario e sei al completo.

Se ne accorgeranno prima o poi gli ingenui che ti votano: the writing on the wall.

lorenzo matteoli

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DAL CRETINISMO AL FASCISMO

Un secolo fa le proteste per Fiume e per la “vittoria mutilata” si trasformarono nella affermazione del fascismo e nella tragedia storica conseguente.

SALVINI CON IOAPRO E BIAGIO PASSARO: ovvero come cominciano le cose

Oggi le proteste antivax e nogreenpass, assurde e infarcite di crassa ignoranza, si stanno trasformando in violenza fascista con l’assist dell’imbecillità criminale della lega salviniana e della  ipocrita irresponsabilità connivente meloniana.

Certe cose si sa bene come cominciano e chi non è connivente o complice sa anche benissimo come finiscono. 

IO APRO NO VAX e i picchiatori fascisti all’assalto della CGIL ovvero come finiscono le cose

BIAGIO PASSARO IO APRO ALL’ASSALTO DELLA CGIL

La domanda è sempre la stessa: quanto tempo

ci vorrà perché gli elettori della lega

capiscano chi è veramente Salvini?

lorenzo matteoli

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LA STANZA NUMERO 30


Il racconto di Ilda Boccassini dei suoi quaranta anni nella Magistratura Italiana

Ilda Boccassini

Non solo la biografia professionale di una donna PM, il racconto di trenta anni di Italia e dell’attuale disastro del nostro Sistema Giudiziario.

Un racconto scritto con passione e ferocia militante, con il rigore e la puntualità documentale di un atto legale, con l’affetto e la tenerezza femminile di una dichiarazione d’amore. Bagnato di lacrime commoventi e immerso nel dolore della perdita senza riscatto di Giovanni Falcone.

Un libro da leggere, da riflettere, una denuncia che impone azione conseguente.

Ilda Boccassini ha scritto un monumento: un pezzo fondante della profonda radicale riflessione che dovrà ricostruire l’Istituto del Sistema Giudiziario Italiano. Una riflessione che in questi anni si sta lentamente formando, mentre la politica sta aspettando il leader con la dimensione culturale per affrontare il problema.

Nei trenta anni di storia giudiziaria italiana Ilda Boccassini è stata protagonista di vicende giudiziarie sconvolgenti. Prima per significato storico l’indagine e la condanna di tutti i responsabili della strage di Capaci (24 ergastoli).

Fondamentali i processi alla macchina criminale del potere berlusconiano: una lunga battaglia contro l’uso strumentale dei media e del partito personale per la difesa aggressiva degli interessi particolari, dei sodali e delle aziende Fininvest. Molti, e io per primo, dovranno rivedere la loro opinione su questa figura, alla luce della narrazione di Ilda Boccassini. 

La vittoria clamorosa in prima istanza nel processo Ruby, azzerata dalle successive assoluzioni in appello e cassazione, sentenze che pongono domande alle quali si dovrà, prima o poi,  dare risposta.[1]   È la storia il giudice ultimo che commenta, assolve e condanna le sentenze.
Altri episodi fondamentali nei quali Ilda Boccassini ha svolto ruoli centrali: la “Duomo Connection”,  IMI SIR Lodo Mondadori, vicende che hanno visto la sistematica pesante, e spesso purtroppo efficace, interferenza del potere politico e mediatico della macchina berlusconiana per la coartazione della Giustizia. Su queste vicende il libro di Ilda Boccassini riempie un vuoto di informazione del quale sono seriamente responsabili i media omologhi italiani.

Determinante è stata l’esperienza a Caltanissetta per la lotta alla mafia e la successiva responsabilità nella direzione dell’antimafia a Milano, dove Ilda ha posto le basi di un atteggiamento strutturale organico della lotta al sistema mafioso italiano, perforando la sindrome individuale di Nicola Gratteri.

La narrazione dei silenzi, dell’inerzia, della grigia  anonima connivenza e, infine, della corruzione smaccata nei tribunali di Palermo, Roma, Milano dà un quadro cupo, deprimente della magistratura, a tratti illuminato dalla lealtà e dal sacrificio al dovere di alcuni esempi di eccezione. Come preoccupano la settarietà ipocrita del potere politico e dei media omologhi e la realtà di ampie zone grigie della borghesia imprenditoriale italiana, che spesso “cerca” attivamente lo strumento mafioso, più che venirne passivamente cercata.

Il quadro generale della storia è impietoso e non suggerisce ottimismo, ma il racconto ha un tratto squisitamente femminile: bella e intelligente la rivendicazione  dei colori, delle collane, dell’abbigliamento come affermazione etica, ideologica e culturale della donna Pubblico Ministero in un contesto di arrogante maschilismo settario, pesantemente responsabile del generale degrado istituzionale.

Commovente, tacitiana e travolgente la dichiarazione d’amore che riscatta un diritto ineludibile della persona e degli affetti, diritto ulteriore rispetto ad ogni conforme ipocrisia, ed esente da ogni condizione impossibile. 
Chiara, bella, anche se implicita, citazione dell’invocazione di Francesca: Amor che a nullo amato amar perdona…! ( verso 103 del Canto V dell’Inferno della Divina Commedia di Dante).

Corollario:
 La Stanza numero 30 
di Ilda Boccassini  non è solo racconto, biografia, cronaca, denuncia, forte rivendicazione, passione, dichiarazione d’amore. È un preciso mandato perché si dia corso quanto prima alla radicale ricostruzione del nostro Sistema Giudiziario sulla base della antica e solida tradizione di rigore, competenza, indipendenza, autonomia che è nella sua storia documentata dal sacrificio di centinaia di martiri e di eroi, tradizione oggi criticamente soffocata.

Tragicamente ineffabile la dedica  al coraggio delle donne Afgane, gesto di conclusiva coerenza.

lorenzo matteoli


[1] Dalle pagine del libro:

“… Berlusconi fu condannato a sette anni di reclusione, un anno in più rispetto alla pena che avevo richiesto. +

La sentenza fu ribaltata in secondo grado e il presidente del collegio Enrico Tranfa si dimise in aperta polemica con quella decisione. La Cassazione confermò l’assoluzione.”

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Una questione di classe culturale

MARIO DRAGHI A BRDO (foto La Repubblica) IL GOVERNO VA AVANTI …

È interessante l’affanno patetico di Salvini che cerca di confrontarsi con Mario Draghi e ogni volta che ci prova l’unica cosa che mette in evidenza è la sua confusa povertà di idee la sua drammatica miseria culturale.

La recente catastrofe elettorale, record storico in Italia, della quale è l’unico assoluto responsabile, per le infelici puerili scelte di strategia (partito di bullaggine e di governo, marginalità incompetente sui temi economici, marginalità demagogica su ambiente/clima, surreale assurdo criminale su pandemia, vaccini, green pass, fake news, “bestialità” morisiane, arroganza, datemi i pieni poteri, mojito …)

Il tutto coronato con il capriccetto da dodicenne imbronciato sulla bozza per la riforma fiscale che gli ha valso una nuova umiliazione dal signorile tranquillo  Premier (cool: Il Governo va avanti…) che ha garbatamente ignorato gli isterismi da andropausa provocati dalla clamorosa debacle elettorale del patetico confuso.

L’ex capitano impotente minaccia sapendo benissimo di non poter portare a termine le sue farneticazioni perché verrebbe scaricato dall’80-90% abbondante del Partito. È costretto a “falsificare” strillando su “patrimoniali” inesistenti e poi deve rimangiarsi la cialtroneria.

La lezione di Mario Draghi: stile, competenza, coerenza, serena fermezza, cultura politica mette in limpida evidenza la grossolanità arrogante, la facilona incompetenza, la volgarità e la povertà ideale del profilo salviniano. Unifit to rule.

Un circuito perverso che l’affanno del patetico destituito s-capitano non ha alcun modo di controllare se non spingendolo verso il peggio. Inesorabilmente.

lorenzo matteoli

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LA RESA DEI CONTI

NON SOLO LIVORNO

Milano la Lega è passata dal  27.4% del 2019 al 10.74 %      meno 16.66%
Roma  la Lega è passata dal 25.8% del 2019 al 5.9%.             meno 19.90%
Torino la Lega è passata dal 26.9 al 10.47%                            meno 16.43%
Bologna la Lega è passata dal 18.5% al 7.7%                          meno 10.80%

Credo che come catastrofe elettorale sia un record storico Italiano: nessun segretario di partito “normale” potrebbe sopravvivere a un disastro di questa portata, ma la Lega di Morisi/Salvini  ovviamente non è un partito normale.

Infatti, Salvini nella sua analisi del voto spiega questa catastrofe con il “ritardo” nella presentazione dei candidati e si consola con le centinaia di sindaci leghisti  nei paesucoli delle campagne padane: come confrontare monopattini con locomotive.

Dopo anni di isterismi demagogici su problemi  marginali, incapace di affrontare con proposte diverse dal puerilismo macroeconomico di Borghi/Bagnai (minibot  & C. Italexit, no Euro, buoni di credito fiscale, assegnini…) la complessità della crisi socioculturale e geopolitica italiana, affascinato dal successo della volgarità bestiale morisiana, Salvini scopre che la frana epocale del 3/4  ottobre (in pratica il dimezzamento del suo partito) è stata provocata dal “ritardo” nella presentazione dei candidati.

Il giorno dopo, non sapendo da che parte voltarsi per salvarsi dalla cascata di guano politico decide di disertare la riunione convocata da Draghi (cabina di regia?) dove si approva una linea di riforma fiscale alla quale i suoi ministri hanno lavorato da settimane con la scusa che “non ha avuto tempo di studiarla”. 

Nonostante la letale chiarezza del messaggio elettorale che affogare migranti, lodare i massacratori di drogati e i giudici di Locri, non è una linea politica “portante”, che le furbate da partito di lotta e di governo sono la ricetta per la marginalità, Salvini insiste nel comportamento da “bullo di governo”.

Ci si chiede fino a quando la parte seria e responsabile della lega continuerà a sopportarlo nella strategia papeetara suicida.

Gli elettori hanno già deciso e sono stati chiarissimi: è finita la pacchia.

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DUE SENTENZE E DUE “BESTIE”

Lo sponsor di Morisi aka la “bestia”

In due sentenze recenti si riassume il problema della giustizia in Italia: quella del Tribunale di Palermo 24 Settembre, 2021, e quella del Tribunale di Locri di pochi giorni dopo.

Con la prima si ribalta la decisione dello stesso tribunale (altri giudici) di venti anni prima che condannava sia i mafiosi che la controparte (polizia carabinieri e politici). Dopo venti anni solo i mafiosi vengono condannati e i poliziotti i carabinieri e i politici vengono assolti con formula piena (per non aver commesso il fatto, perché il fatto non sussiste).

Con la seconda il Sindaco di Riace viene condannato a 13 anni per “sfruttamento dell’immigrazione”.

Il Giudice (in pensione) Armando Spataro sul Manifesto del 24 Settembre spiega  bene le ragioni della assoluzione dei politici e della condanna dei mafiosi. Ragioni che non molti, sia commentatori che nel pubblico, hanno compreso perché pochi hanno letto con attenzione il capo di imputazione che era “minacce allo Stato”.

Non esiste, dice bene il Giudice Spataro il reato di “trattativa” implicitamente assunto dai giudici di prima istanza.

I mafiosi che volevano da parte della politica l’abrogazione dell’articolo 41 bis (carcere duro) hanno effettivamente minacciato lo Stato di continuare la loro azione terroristica se non fosse stato abrogato il 41bis. E sono stati condannati.

I politici hanno respinto il ricatto minaccioso e infatti il 41bis non è stato abrogato. E sono stati assolti.

Si noti che la stessa istanza di abrogazione era stata fatta (indirettamente ma non per questo meno chiara) dalla Corte dei Diritti Umani di Bruxelles. Respinta dall’Italia che conosce meglio il problema della mafia rispetto ai giudici europei.

Quindi, in virtù del sottile, ma sostanziale, distinguo, condanna dei mafiosi e assoluzione di polizia, carabinieri e politici.

Mimmo Lucano invece è stato condannato. Come sindaco aveva organizzato la possibilità di lavorare per gli immigrati senza nessun interesse personale. Il PM Michele Permunian ha visto l’interesse elettorale e politicodi Mimmo Lucano nell’aver promosso progetti che avrebbero consentito agli immigrati di lavorare.

Nella prima sentenza la sottile ma sostanziale distinzione,
nella seconda la voluta disonesta forzatura.

Chi salverà la Giustizia italiana da questa tragedia culturale?

Mimmo Lucano era difeso da Giuliano Pisapia che aveva chiesto l’assoluzione del suo cliente e che sicuramente ha illustrato bene la sua totale assenza di “interesse”.

Il PM l’ha invece voluta forzosamente vedere nella “candidatura “ di Mimmo Lucano nella lista di De Magistris alle amministrative. C’è un storia fra Permunian e De Magistris? è una domanda lecita?

La sentenza di Locri, vergognosa a dir poco, se non ripugnante per faziosità e violenta forzatura contro un Sindaco che ha indicato a tutta l’Europa una linea risolvente di un problema monumentale: quello dell’immigrazione, sollecita un’altra osservazione.

La vergognosa entusiastica celebrazione della sentenza calabrese fatta da Matteo Salvini.

Salvini rilanciando la motivazione nazista della condanna come emblema di illuminata gestione della giustizia ha cantato le lodi dei magistrati di Locri insultando  faziosamente Mimmo Lucano per il suo “vergognoso sfruttamento dell’immigrazione” (ipse dixit).

Disgustoso, e dispiace dirlo, l’apprezzamento pubblicamente espresso di Vittorio Sgarbi (stretta di mano e congratulazioni) per la maialata di Salvini.*

lorenzo matteoli

**completamente a suo agio quest’ultimo nella nuova veste di generoso e ricco sponsor della “bestia” Morisi.

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Sbavare sul rosario per ingannare i cattocitrulli

Lo schifo: Sputacchiare sul rosario per ingannare i cattocitrulli

Ecco il quadro:

  • Un ragazzotto privilegiato pagato profumatamente (la Maserati Levante costa 80 mila Euro più gli optional si arriva a 100 mila) che organizza una campagna di fango contro deboli, drogati, migranti senza risparmiare violenza verbale, volgarità, arroganza, amato e viziato da capobranco si trova coinvolto in un pasticcio di escort gay a pagamento, orgette, droga, forse regala droghe strane…il bulletto killerazzo della “bestia” salviniana, cuccato nel guano piagnucola vergognosamente…
  • Il capo che lo stra-paga e lo apprezza per la volgarità schifosa che lui stesso usa, e abusa chiaramente lo vorrebbe schiaffeggiare, ma è costretto a fare buon viso a gioco di merda e deve  ipocritamente  “…tendere la mano all’amico che sbaglia…”

Non ho nessuna voglia di unirmi al coro dei  sedicenti moderati e obbiettivi che non vogliono aggredire il quadretto laido e ipocritamente “stanno in campana”.

Il quadro rappresenta esattamente  la putrida situazione etica di quel “luogo” e va denunciato senza riserve e senza finta “moderazione”: sono soggetti ripugnanti, questa gente va allontanata da qualunque responsabilità politica, vanno isolati e messi in una quarantena perenne.

Non rappresentano l’Italia che lavora, che manda avanti il paese, che paga le tasse, che si comporta con civile decenza.

Che se ne vadano!

Spero vivamente che le elezioni di Domenica e Lunedì mandino un messaggio chiaro e inequivocabile a questa schifezza.

lorenzo matteoli

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UN VOTO PER Federica Matteoli

Federica Matteoli

Imprenditrice per Torino

Cari Amici e Amiche, 

Vi invio in allegato il Curriculum vitae di mia figlia Federica che si è candidata nella lista civica di Francesco Tresso ”Torino Domani”.

Ci sarebbero molte cose da aggiungere allo schematico CV, dal quale peraltro si capisce la qualità del soggetto.

Federica si è costruita da sola, con trenta anni di lavoro, una brillante posizione imprenditoriale e professionale, con la competenza, il rigore, la precisione che sono la garanzia della qualità della produzione della sua giovane e qualificatissima azienda, e la pratica rappresentazione della sua capacità amministrativa ed energia imprenditoriale. 

Il successo di Federica in queste importanti elezioni amministrative potrebbe portare nella gestione della Città, nei prossimi non facili anni post Covid, competenza amministrativa, energia di impresa, visione strategica sociale, fantasia e rigoroso impegno di progresso civile

Il tutto garantito dai suoi 30 anni di lavoro, di impegno e capacità imprenditoriale e di successo in un campo caratterizzato da dura competitività e qualificata concorrenza.

Votate Torino Domani e Federica Matteoli 

e fatela votare divulgando il Curriculum e la mia raccomandazione GRAZIE! 

Grazie ancora e un saluto affettuoso

Lorenzo

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I CONTI SENZA L’OSTE DI Paolo Becchi

Riedizione 2021


data dello scritto originale Marzo 28, 2016

Imparare a fare i conti

Paolo Becchi, (nato a Genova nel 1955) filosofo, sociologo, professore è stato fino al 2013 l’ideologo dei 5Stelle. Ha poi abbandonato il Movimento (o è stato ricusato da Grillo) e si è avvicinato alla Lega. Non risulta dalla sua biografia una competenza in economia e dall’articolo sul Fatto Quotidiano al quale mi riferisco si capisce che  di economia capisce proprio poco. Scrivevo il mio commento quasi sei anni fa, ma la velenosa efficacia degli scritti di Becchi e di “economisti” come Borghi ha prodotto guasti che ancora oggi appestano l’opinione pubblica. Questo il motivo della riedizione al 2021 per i miei 36 lettori (L. Matteoli)

A me sembra che Paolo Becchi (articolo sul Fatto Quotidiano) faccia i conti senza l’oste. L’Italia non è un’isola, né fisica, né geografica, né economica, né finanziaria, né sociale, né commerciale, né politica. Siamo parte di un sistema complicato, complesso, dinamico, articolato, pesante.

La ridenominazione del debito in nuove lire, e la nuova lira che lui ipotizza, è in realtà un Euro “ridenominato” e dovrà fare i conti con il “mercato”.

È buffo (in realtà è una tragedia) che un giornalista colto e informato pensi che il cambio di una moneta possa essere “fissato” dalla Banca Nazionale emittente e su questo puerile assunto basi tutta la sua teoria sull’ipotetica uscita dell’Italia dall’Euro. Paolo Becchi pretende inoltre che i suoi lettori siano tutti poveri scemi che non si rendono conto della stupida assunzione: vivere nell’isolamento della redazione del Fatto Quotidiano evidentemente non giova. Non pretendo che un giornalista che scrive di moneta e di finanza legga l’Economist o il Financial Times (bisogna conoscere l’inglese), ma che vada almeno al bar e chiacchieri con un qualunque avventore…se non vuole leggere nemmeno il Sole 24ore.
La nuova lira, qualunque sia il valore del cambio fissato dalla Banca d’Italia, verrà poi messa sui mercati commerciali e finanziari dai quali riceverà il suo effettivo valore rispetto alle  altre monete, credito di lungo termine, tassi di sconto etc.

Con quel valore  e con quei tassi l’Italia comprerà merci e venderà i suoi prodotti e da quel valore e da quei tassi verranno definiti debiti e crediti, transazioni finanziarie di breve e lungo termine e, alla fine, anche il potere di acquisto dei salari sul mercato interno: energia, benzina, medicine, computer, macchine utensili,  pane, carne, latte, scarpe, vestiti, telefonini… etc. Possono verificarsi due ipotesi.

A. Se i “mercati” riterranno l’Italia, (le sue banche, le sue industrie, i suoi governi, le sue istituzioni, la sua efficienza di sistema, la sua offerta tecnologica, i suoi costi di produzione, le sue università…i suoi trasporti, le sue infrastrutture, le sue centrali elettriche…)  competitive, affidabili, credibili sul breve medio e lungo termine le cose andranno benissimo e i ragionamenti di Paolo Becchi staranno in piedi.

I capitali affluiranno e compreranno avidamente nuove lire, il valore della “ridenominazione” verrà confermato …e oltre.

B. ma se così non fosse e se nessuno volesse comperare nuove lire il loro valore di cambio crollerà… e per comperare merci sui mercati stranieri i venditori chiederanno valute solide che l’Italia dovrà comperare pagandole care, oppure aumentare in modo consistente l’offerta di nuove lire…(si chiama svalutazione), e non saremo noi a controllarla e a sfruttarla. La subiremo con le relative conseguenze.

Il saggio di Paolo Becchi non descrive l’uscita dall’Euro e la gestione finanziaria e macroeconomica della nuova Lira, ma un’altra figura, abbastanza strana a dire il vero, Paolo Becchi ipotizza che si faccia una nuova lira uguale all’Euro e che il cambhio 1:1 venga confermato dai mercati: in pratica si tratta di un Euro travestito da nuova lira…ma il trucco, un po’ ingenuo, verrà rapidamente scoperto….show me the money

Lascio a chi mi legge la libertà di scegliere fra le due ipotesi sopra espresse e di trarre le opportune conseguenze.

Paolo Becchi è difficile che legga le mie note e, comunque, anche se le leggesse, non avrebbe la strumentazione conoscitiva per capirne le implicazioni a giudicare dalle fantasie del suo articolo sul Fatto Qutodiano.
https://www.youtube.com/watch?v=1O2CG41weCE

lorenzo matteoli

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LA SCHIFEZZA DELLA LEGA DI LOTTA E DI GOVERNO

Come sempre succede nel manuale degli arroganti cialtroni, quando sono colti con le mutande in mano e la faccia piena di merda si trasformano in martiri, vittime dell’arroganza altrui. Così l’ex capitano affoga-migranti, spappolatore di “drugà de merda”, quello che difendeva i poliziotti che hanno pestato a morte Cucchi, quando a pasticciare con ragazzotti “escort”, coca e GHB è stato colto il suo bamboccione velenoso prediletto, si scopre vittima della schifezza mediatica e della giustizia a orologeria. Lui che pagava milioni di Euro (forse parte dei famosi 49  spariti dalla sua segreteria) per le maialate mediatiche della “bestia”, adesso si scopre piagnucolante moralista dell’antimorale.

Qualcuno dovrebbe spiegare al travestito poliziotto che i soldi di Putin non ci sono perché qualcuno (dei suoi) ha fatto saltare la goffa trattativa dei boy-scout padani a Mosca: la vergogna non sono i milioni mancati, ma la grottesca  trattativa dei leghisti dilettanti di Varese al Metropol di Mosca, che per trenta denari credevano di vendere la politica estera italiana alla Russia. Uno di loro aveva il registratore in tasca.

Per chiudere l’emblematico pasticcio di Borgo Virgilio (Mantua me genuit …) è inutile schizzare merda per evadere il vero problema che è il vuoto culturale pauroso della Lega di lotta e di governo: sovranista ed europea, governista e no-vax, Borghi e Draghi… la sconcia furbizia per abbindolare grulli e sputare nel piatto del governo.

Purtroppo il problema non è solo l’ex capitano dalle molte casacche, ma i milioni di illusi che non sono in grado di vedere la volgare sconcezza del suo comportamento.

Qualcuno è responsabile del vuoto culturale, forse abbiamo tutti dormito al volante negli ultimi 50 anni.

Corollario: molti aspettano la salvezza dal PD. Dicono: basta con i partitini personali a sinistra, basta con lo scissionismo patologico che ha massacrato la linea socialdemocratica in Italia. Inviterei questa larga parte di opinione pubblica a riflettere: se il PD non è capace di svolgere il cambiamento al suo interno, forse è opportuno impostare una critica dall’esterno. Recuperare la prassi della buona amministrazione, del progresso civile, del rigore istituzionale fuori dalla degradata partitocrazia correntizia. Perché no?

lorenzo matteoli

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