Cretinismo economico, nichilismo della fretta, bamboccioni,

Papi, ministri e Federico Secondo di Svevia

Lorenzo Matteoli

8 Ottobre, 2013

 

Ieri sera in uno dei numerosi salotti televisivi (credo fosse Piazza Pulita) dove si consuma il 98% della dialettica politica italiana ho visto Dario Franceschini Ministro per i Rapporti con il Parlamento confrontarsi con Antonio Padellaro direttore del Fatto Quotidiano. Presente una delegazione di liceali romani e collegato in video il nouvel philosophe italiano Diego Fusaro.

Un confronto un po’ più civile dei soliti dove i partecipanti urlano tutti insieme i loro slogan spesso gridando le stesse parole in rapida iterazione al solo ed unico scopo di coprire la voce dell’altro. Maestro in questo esercizio l’onorevole Brunetta, seguito a ruota da Dipietro, Santanché, Sallusti e molti altri attori dell’etologia parlamentare italiana. Il Ministro Franceschini nel complesso, e nei limiti, ha difeso bene l’indifendibile governo Letta anche se i numeri a sua disposizione erano saponosi e alcuni decisamente acrobatici come il miliardo e settecento milioni di “tagli” sulla spesa che invece non risultano dai bilanci pubblicati dallo stesso governo e che rispetto agli 800 miliardi del bilancio corrente sono comunque solo il 2,1 per mille. Una percentuale lontana per un fattore dieci o quindici dai target che vengono indicati come assolutamente indispensabili da Giavazzi e dagli altri economisti che hanno analizzato il problema. Se si vuole veramente ricondurre il debito pubblico dentro limiti sostenibili in tempi che non siano da Pleistocene. Il Ministro Franceschini ha fatto del suo meglio con gli strumenti a disposizione e ha chiarito i motivi per i quali “la situazione è difficile e complicata” e non si presta a demagogiche semplificazioni. La sua voce peraltro sommersa dalla bordata di demagogia istruita contro di lui dal “moderatore” (si fa per dire). Patetica la tribunetta di liceali romani e la recita penosa del loro porta parola sui guai della scuola Italiana con lo sfondo attonito e sbaccalito dei compagni e delle compagne correttamente pirsati e rastati secondo l’obbligatorio paradigma giovanile attuale…che sse nun ciai er pirsing nun sei figo…

Antonio Padellaro ha recitato la controparte antigovernativa elencando fallimenti e inconsistenza delle larghe intese e imponendo la tesi che l’era berlusconiana non è affatto finita perché: …”sono tutti ancora là.” Un indiretto e pacato suggerimento che esistono altri sistemi per la derattizzazione dei residui.

Per meglio illustrare l’incapacità dell’asse Letta/Alfano, un compito facile che in genere viene qualificato come “sparare sulla Croce Rossa,” Padellaro ha elencato i successi di Papa Francesco nei suoi pochi mesi di regno. Cambiato questo, cambiato quello, smantellato quest’altro. A casa Bertone, sconquassata la Banca Vaticana, bruciati i suoi clienti mafiosi e fatto fuori il clero connivente etc. etc. Il tutto assistito da filmati che illustravano il Papa Francesco nella folla plaudente, giovinette in lacrime di commossa ammirazione…”chi sono io per giudicare…” dove la già greve, naturale e affettuosa demagogia neofrancescana del Papa viene portata a vette di eccellenza dalla accorta scelta e regia dei filmati.

Ed è lì che Dario Franceschini ha “toppato” clamorosamente.

Tutti ci aspettavamo la immediata, ovvia, plateale risposta che non è arrivata.

Infatti l’efficienza apprezzabilissima del Papa è la naturale, evidente conseguenza del suo potere assoluto: niente parlamento, niente partiti, niente lobbies, niente clientele, niente ricatti o veti incrociati… Si faccia così, e così si fa.

L’unica differenza fra Papa Francesco  e Federico Secondo di Hohenstaufen (1194-1250)  è che Federico a chi disobbediva o a chi non eseguiva immediatamente e puntualmente  gli ordini faceva cavare gli occhi, tagliare il pirillo, mozzare la mano destra o i due piedi per poi appenderlo alla gogna senza  pane e senza acqua fino a che una pietosa morte non avesse liberato il poverello dai tormenti. Tanto per dare l’esempio. Il moderno Monarca Assoluto Francesco si limita a relegare chi non si adegua in qualche lontano ufficio Vaticano ad archiviare e tradurre documenti storici di autori giapponesi sulla controriforma o a raccogliere documenti originali, pubblicati in Asia Minore tra il 1623 e il 1723, sul dibattito dei teologi relativo alla transustanziazione.

Non credo che valga la pena ricordare i secoli di storia, le rivoluzioni, i morti ammazzati di varia parte e segno ideologico che hanno tracciato il cammino dalle monarchie assolute medievali alle moderne democrazie. Certo inefficienti, costose, imbelli, corrotte e affette da “cretinismo economico” (copyright Antonio Gramsci riciclato da Diego Fusaro) e da ancora più serio “cretinismo burocratico.”

Questo è il dibattito che si deve aprire: la “fine del potere” che le democrazie occidentali sono riuscite a istruire e nella quale sono riuscite ad affogare nei due secoli della loro storia deve essere in qualche modo affrontata. Ecco l’ossimoro: un compito difficile, una transizione che richiede vigore ideologico e visione robusta che deve essere affrontato da democrazie esangui, sbrindellate, burocraticamente ed economicamente rincretinite.

Mentre i giovani filosofi, come Diego Fusaro, cercano di “far emergere la contraddizione radicale del Capitalismo, ovvero la concezione accelerante verso il futuro che non genera la possibilità di un’alternativa, mediante l’esplicazione di concetti come il nichilismo della fretta, la desertificazione dell’avvenire e l’immagine della “fuga temporis”.

Lo sguardo attonito dei liceali romani intervenuti ieri sera fa riflettere.

 

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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