Il luogo oscuro

In un articolo  sul Sole 24ore del 19 Novembre “La «Saudi connection» che frena la lotta all’Isis” Alberto Negri, partendo da una frase del defunto re Saud Feisal a John Kerry «Daesh è la nostra risposta sunnita al vostro appoggio in Iraq agli sciiti dopo la caduta di Saddam», conferma con una solida analisi la corrente diffusa opinione che il nodo della fangosa politica estera degli Stati Uniti nel Medio Oriente si trova nel groviglio di alleanze, associazioni, interessi, errori e complicità che si è storicamente sedimentato negli ultimi cento anni della storia americana  in quella regione: petrolio, furniture militari multimiliardarie, debiti, macrofinanza, Israele, Palestina, Iran, Iraq, Afghanistan, Turchia, Arabia Saudita…

Per una complessa serie di circostanze, non prive di storica responsabilità, gli Stati Uniti si trovano alleati che fra di loro hanno feroci motivi di ostilità, insofferenza, pregiudizio e antagonismo di matrice economica, territoriale, politica, ideologica, religiosa, razziale.

Obama, come tutti gli ultimi presidenti americani, cerca di salvare le numerose capre e i diversi cavoli, ma il compito è superiore alle sue forze e forse è veramente impossibile.

Il risultato fallimentare viene ogni giorno tragicamente confermato dagli avvenimenti.

Fare accordi con l’Iran vuol dire irritare i Sauditi e Israele, sostenere Israele vuol dire irritare tutto il mondo islamico, privilegiare gli Sciiti in Iraq vuol dire avere nemici tutti i Sunniti nel resto del mondo arabo, vendere armi ai Sauditi irrita Israele e Iran, approvare la Turchia di Erdogan vuol dire tradire i Curdi, appoggiare i Curdi irrita Erdogan…etc.

La semplificazione di questa complessità porta molti a conclusioni sbagliate: tutta colpa del petrolio, tutta colpa dei Sauditi, tutta colpa degli Stati Uniti,  tutta colpa di Israele, tutta colpa dell’Iran…etc. e all’ultima suprema semplificazione: bombardiamo “Raqqa”. Anche se è vero che “Raqqa” va bombardata perchè è la sede dei vertici logistici e di comando del jihadismo islamico barbaro non è detto che una volta rasa al suolo, con la catastrofe  dell’inevitabile “collateral damage”, il problema sia risolto.

Infatti l’analisi semplificata non spiega e non consente di comprendere come mai Muhammad prende un kalashnikov (gli danno un Kalashnikov), un giubbotto imbottito di esplosivo (gli mettono un giubbotto di esplosivo), un po’ di pasticche di Captagon e tutto contento, Allahu Akbar, va ad ammazzare qualche centinaio di giovani in una discoteca di Parigi, Beirut, Londra…or wherever. Dopodichè si fa diligentemente spappolare azionando il detonatore del giubbotto di ordinanza.

In particolare non quadra un corollario corrente della semplificazione: quello secondo il quale la responsabilità totale del terrorismo shariatico islamico è del petrolio, delle forniture militari, della grande finanza, delle alleanze fangose degli USA etc. e Muhammad è solo un disgraziato radicalizzato irresponsabile.

C’è una logica (o non logica) connessione di tutto con l’esecutore ultimo Muhammad, le sue pasticche, il suo dito sul fatale grilletto del Kalashnikov di ordinanza e la sua innegabile, personale, diretta, criminale parte di conseguente responsabilità.

Quello è il luogo che interessa esplorare e risolvere perchè anche quando saranno, se mai, risolte le condizioni “macro” quel luogo oscuro non sarà toccato e continuerà a funzionare come una macchina automatica continua a funzionare quando al comando dell’operatore  subentra un loop chiuso di misteriosa matrice.

Bisogna trovare il tasto di “reset”.

Per proporre un’altra semplificazione sono tre le componenti della micidiale macchina: i “fattori storici”, gli “strumenti criminali contingenti” e il “luogo oscuro” della mente di Muhammad dove viene fatta scattare la scintilla dell’idea che ammazzando alla cazzo gente qualunque si risolvono i problemi del mondo, e i suoi.

Il “luogo  oscuro” è specifico e particolare di alcuni individui perchè i “fattori storici” sono condizione generale che pesa su tutti I soggetti della società e gli “strumenti criminali contingenti” vanno con malvagia intelligenza a cercare gli individui predisposti per usarli ai loro fini.

Il metodo del “terrorismo”  è un metodo ricattuale per costringere il decisore politico (e quello sociale che rappresenta) a modificare i suoi comportamenti secondo specifiche finalità associando le richieste, le pretese e i dettati (economici, sociali, politici, rivoluzionari, o semplicemente criminali…) a massacri o efferatezze su soggetti e gruppi scelti in modo emblematico, fortemente simbolico, o in modo del tutto accidentale. La consequenzialità è irrilevante.

Le responsabilità complessive sono quindi collocate ai diversi livelli descritti: i grandi interessi economici, industriali e finanziari che impongono condizioni di vita a intere macroregioni del Pianeta, le ideologie che in modo mediato o diretto sottendono questi interessi, gli strumenti criminali contingenti che sfruttano quegli interessi per scopi più specifici e immediati, e inducono e usano la disponibilità di individui a compiere, per convinzione propria o indotta, le azioni terroristiche sul campo.

Le responsabilità del grande quadro politico economico e finanziario e delle ideologie che ne sono struttura di pensiero hanno giustificazione politica e che investe l’esistenza di milioni di soggetti. Richiedono intervento e strategie generazionali geopolitiche di campo storico.

Le responsabilità degli strumenti criminali contingenti sono piu’ specifiche più facilmente individuabili, devono essere oggetto di intervento d’ordine ai vari livelli: servizi di intelligence, informazione, controllo paramilitare e militare, polizia, magistratura, controllo sociale e, alla fine, neutralizzazione.

Le responsabilità di quadro generale e quella degli strumenti contingenti comunque non esentano da responsabilità, e nemmeno giustificano gli esecutori ultimi. Il “luogo oscuro” dove scatta nel cervello dell’individuo l’idea dell’azione terroristica come soluzione di tutto deve essere oggetto di specifica attenzione, controllo, prevenzione intervento e punizione. Come si fa per tutti gli aspetti dei comportamenti criminali e antisociali.

Le matrici culturali, le condizioni sociali o ambientali che facilitano e inducono comportamenti criminali  possono essere elementi per la comprensione delle dinamiche, ma non possono essere giustificazione degli atti criminali dei singoli soggetti che ne sono a tutti gli effetti comunque responsabili.

Se una giustificazione fosse eticamente plausibile e fosse applicata verrebbe cassato il concetto stesso di crimine. Tutto sarebbe giustificabile.

 

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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