Perché i mercati si preoccupano

 

L’Italia deve pagare circa 85 miliardi di Euro all’anno di interessi sul suo debito pubblico.  Sono ottantacinquemila milioni di Euro all’anno. Parte a investitori italiani e parte a investitori internazionali: Banche Francesi, Tedesche, Americane, Cinesi e naturalmente la BCE. Dietro le banche risparmiatori, fondi pensione, famiglie, aziende, imprese…

Dalla lettura dei documenti che sono filtrati dal tavolo negoziale Lega/5S sull’ipotetico contratto e dalla lettura del contratto stesso, indipendentemente dalle assicurazioni di facciata sulla volontà di restare nell’Euro e in Europa, chi è esposto con i suoi soldi e dipende dalla credibilità del governo Italiano per riaverli nel tempo e nei modi ha una impressione precisa e ben diversa  dalle assicurazioni di facciata.

Infatti il contratto, i documenti e le dichiarazioni di Salvini, Savona et al. fanno capire in modo anche troppo chiaro che la intenzione dell’ipotetico governo Lega/5S è proprio l’Italexit. Intenzione confezionata da assicurazioni che però contraddicono i numeri e gli altri dati del contratto (reddito di cittadinanza, revisione Fornero, copertura disavanzo con il deficit…etc.)

I broker finanziari danno oggi la probabilità che l’Italia esca dall’Euro al 15%.

Tutti gli investitori che hanno un target di rischio inferiore …vendono immediatamente la quota di debito italiano che hanno in tasca. Seguiti anche da un a bella fetta di investitori che pur avendo target di rischio superiori non hanno comunque voglia di stare al gioco, per far piacere a Di Maio e a Salvini/Savona.

Questo per il momento e per il futuro le cose sono messe anche peggio: quando il governo Salvini/Di Maio sarà al potere e si toglierà la maschera la fuga dal debito italiano dei mercati sarà totale. Ecco i numeri presi da Letture di Bilanci ed altro –  appunti di Luca Marotta

http://luckmar.blogspot.com/2018/01/bilancio-dello-stato-italiano-il.html:

Per quanto riguarda il bilancio di previsione 2018 di competenza, bisogna evidenziare che le entrate correnti (tributarie ed extra-tributarie), pari a Euro 576.949.233.951, risultano maggiori e riescono a coprire le spese correnti aumentate degli interessi, pari a Euro 575.506.547.940. Pertanto il risparmio pubblico è positivo per Euro 1.442.686.011; di contro, le spese in conto capitale, pari a Euro 49.047.504.227, superano le entrate da dismissioni, pari a Euro 2.512.596.000. Inoltre, bisogna rimborsare i prestiti giunti a scadenza determinando la necessità di ricorrere al mercato, aumentando di conseguenza il debito pubblico.  

In altre parole, anche per il 2018, ci si indebita ulteriormente per pagare il debito, anche perché il risparmio pubblico e le entrate da alienazioni non riescono a finanziare completamente la spesa in conto capitale, che dovrebbe riguardare gli investimenti.

Infatti, la quantità relativa al ricorso al mercato supera quella del rimborso dei prestiti. Si rimborsano prestiti per 227,8 miliardi e si contraggono nuovi prestiti per 272,9 miliardi di Euro. Per il 2019 si rimborseranno prestiti per 240,4 miliardi e si contrarranno nuovi prestiti per 265,7 miliardi di Euro. Per il 2020 si rimborseranno prestiti per 232,8 miliardi e si contrarranno nuovi prestiti per 246,1 miliardi di Euro.

272,9 miliardi di Euro sono quelli che dobbiamo prendere in prestito nel 2018 per far funzionare il Paese (stipendi impiegati statali, interessi sul debito pubblico, regioni, debito vitalizio, sanità, scuola, etc.) e li dobbiamo prendere da quelli che oggi leggono il favoloso “contratto” di Salvini-Di Maio (+Savona??).

Cosa credete che succeda?  Ve lo dico io: non ce li daranno.

E non è un complotto dei burocrati di Bruxelles, del potere banchiero, dei poteri forti, della massoneria, Bilderberg, Aspen, Soros … o di qualche altro fantasma evocato dalla puerile sindrome demagogica di Salvini-Di Maio. È gente come noi, come voi, che non ha voglia di dare i suoi soldi ad amministratori sciocchi e irresponsabili. Giustamente.

Con il che resta la necessità di negoziare con i soci europei per dare all’Euro la struttura macroeconomica e gli istituti che la moneta di un mercato di 500 milioni di abitanti deve avere. Ma il negoziato deve essere condotto da operatori credibili, assistiti da formidabili competenze istituzionali, nell’ambito di una strategia politica e diplomatica complessa e in una ottica finanziaria mondiale emi-secolare.

(l.matteoli)

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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