Euroforia, Euroforever…??

Euroforia, Euroforever…??

Pubblicato su Legno Storto

Lorenzo Matteoli

Sabato,  1°Luglio, 2012.

Ho seguito sulla stampa italiana e su quella internazionale la tre giorni di Bruxelles. Estremamente interessante  cercare di leggere tra le righe delle cronache i drammi che si sono consumati nelle riunioni ufficiali, ma molto di più nei corridoi e nelle stanze dei vari comitati di sherpa e di “drafting committees”, nelle riunioni dei gruppi ristretti dei consulenti dei vari protagonisti: Merkel, Monti, Hollande, Rajoy. Drammi e battaglie che sono ancora in corso per la definizione dei dettagli e delle grammatiche di implementazione degli accordi. Chi ha esperienza di questo genere di vicende sa che il gioco veramente duro avviene nelle stanze dove lavorano  i “drafting committees”, dove personalità, abilità, competenza, carattere, capacità di comunicare e di convincere dei singoli operatori possono avere il significato di milioni di  Euro da una parte o dall’altra della bilancia, o di peso decisionale di uno o dell’altro fronte delle parti in causa.  L’intima, culturale, conoscenza delle lingue indispensabile.

Non sono in grado di valutare analiticamente i dettagli tecnici delle decisioni assunte, posso solo esprimere sensazioni sintetiche induttive: credo che qualunque giudizio preciso sia prematuro e comunque senza una documentazione della grammatica di implementazione (ancora non disponibile) lo ritengo un esercizio pericoloso. La valutazione non impulsiva dei mercati, fra qualche giorno o settimana, sarà indicazione più solida. Senza rischiare molto, e sulla base dell’informazione giornalistica disponibile, un pronostico generico si può fare: risposta euforica iniziale e riflessione successiva. Quanto euforica e quanto riflessiva è da vedere, e si vedrà quando i dettagli di implementazione degli accordi saranno disponili e metabolizzati dagli operatori finanziari. Questa analisi è anche quella dominante sulla stampa europea e nazionale a parte qualche amatoriale agitato euroforico.

Sul piano politico/antropologico/affettivo mi interessano altre valutazioni: a costo di rischiare di essere totalmente fuori dal coro, la mia sensazione è che la tre giorni di Bruxelles sia stata una formidabile vittoria di Angela Merkel. La sua posizione a favore di una strategia di lungo termine, strutturale, dalle priorità politiche chiare, anche se sgradevoli alle grandi masse, è la vera linea vincente conclusiva.

Il rifinanziamento diretto delle banche in difficoltà con controllo BCE e fuori dal potere commissariale della troika è un strumento congiunturale, è la cibalgina sintomatologica, ma servirà a poco per debellare il virus aggressivo della crisi finanziaria e monetaria europea. Peggio: la misura è “una tantum” (in inglese one-off). Dopo questa non ce ne sono altre a disposizione se non di intollerabile pesantezza politica. La spazio tecnico a Bruxelles e Francoforte è finito.

L’annuncio dell’accordo raggiunto era indispensabile politicamente per non affondare il vertice di Bruxelles in modo catastrofico e in questo senso è stato ben gestito.

Le fotografie dei protagonisti a Bruxelles contano più di diecimila parole di cronaca. In particolare quelle della drammatica, e direi commovente, sequenza dei colloqui personali tra Angela Merkel e Mario Monti. Dove si vede chiarissimo l’affettuoso rispetto della Cancelliera per il professore italiano, il personale conflitto con le sue convinzioni, i suoi principi e con la necessità di sostenere con fermezza la sua posizione. Angela Merkel ha indicato ai leader europei che l’Euro si salva con l’unione politica e che, se non si procede privilegiando quella via le misure monetarie, finanziarie e di manovra macroeconomica sono un palliativo, in qualche caso anche rischioso. Fatta salva la sua posizione di principio ha poi saggiamente consentito al compromesso “banchiero” che ha salvato la giornata per Monti, Rajoy e Hollande. Inflessibile nella battaglia, umile nella vittoria, ma che sia lei la vincitrice per me non ci sono dubbi.

Ovviamente questa mia valutazione va contro la vulgata corrente che vuole la Cancelliera di Ferro Merkel sconfitta dal “Club Med” (Spagna e Italia) e con la necessità della stampa conforme di validare il profilo idiosincratico consolidato, ma quando, nei grandi scontri istituzionali, prevale la linea congiunturale la storia insegna che la vera vittoria è quella della strategia di lungo termine, solo temporaneamente sconfitta.

Si tratta ora di vedere quali potranno essere le conseguenze della “vittoria” congiunturale di Monti e Rajoy, a parte il respiro di breve termine nei confronti dell’aggressione speculativa dei mercati sulla collocazione del nostro debito pubblico.

Monti riceve due regali da Bruxelles, anche per il suo stile e la sua abilità accademica, un formidabile assist in un momento nel quale ne ha disperato bisogno. Dopo otto mesi di evasione dai grandi problemi strutturali del Paese, di incredibile debolezza con i partiti, con i sindacati e con gli  ineffabili “poteri forti”, Corporazioni, Confindustria, Vaticano, la sua personale credibilità e quella dei suoi ministri è a zero. Lo spazio di manovra fiscale esaurito.  La credibilità accademica oggetto di ironia.

L’assist di Bruxelles ha però una finestra operativa brevissima: o viene utilizzato immediatamente e per una serie vigorosa di iniziative radicali e strutturali sul sistema Italia e sui sopravissuti dinosauri del vecchio organigramma di potere (partiti, sindacati, burocrazia, “poteri forti”), o nel giro di breve l’opportunità insperata non avrà più efficacia.

Nel breve periodo di tregua consentito dalla vittoria congiunturale del 28/29 giugno, il Governo Monti deve impostare una azione nuova, dura e radicale. Deve utilizzare senza riserve la debolezza dei partiti della sua maggioranza trasversale, imporre la strategia nazionale di recupero della solidità finanziaria del debito pubblico italiano. La salute dell’Euro italiano si conquista a Roma e non a Bruxelles o a Francoforte. Sperare nelle misure “europee” è una patetica evasione dalla realtà, perché queste saranno disponibili ed efficaci solo se il debito pubblico italiano sarà ridimensionato in tempi non da pleistocene, se la competitività del manifatturiero italiano sarà ristabilita, se il mercato del lavoro italiano sarà coerente con i limiti imposti dal sistema di scambi globali, se il rischio di investire in Italia non sarà condizionato da leggi balzane e da una giustizia ideologicamente aleatoria. Per tutte queste azioni il Governo Monti potrà contare su una maggioranza vincolata da una sola condizione: il terrore di ogni componente, partito, setta, aggregazione diagonale, signore della guerra, o caporione di essere o di apparire responsabile delle sue dimissioni. Tutti saranno contro, ma nessuno avrà il coraggio o la possibilità di farlo saltare. Che questo sia vero o no conta poco: questa è l’unica ipotesi sulla quale Monti può contare per non subire la storia ma per esserne, nel bene e nel male, dominus.

Il secondo regalo del vertice di Bruxelles, che come professore dovrebbe apprezzare, è la doppia lezione. Una di Angela Merkel e una sua e dei suoi compagni di cordata Rajoy e Hollande: la fermezza e la convinzione nelle proprie idee sono indispensabili per la loro realizzazione.

Il dubbio è indispensabile per perseguire conoscenza, ma non è mai padre di vittorie.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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