Lo scisma non consumato

Lo scisma non consumato

Lorenzo Matteoli

2 Settembre 2012

Pubblicato su Legno Storto

De Bortoli sul Corriere della Sera ricorda la figura di Carlo Maria Martini, ne traccia il profilo di uomo aperto, attuale. Pastore ecumenico nelle parole e nei fatti. Un personaggio non apprezzato a Roma dove Benedetto XVI, il Pastore Tedesco, regna con visione e cultura diversa. L’editoriale sul Corriere si chiude con una speranza/invito: se il Papa Romano venisse a Milano per i funerali di Martini per la Chiesa Cattolica sarebbe un grande gesto di pacificazione e di unità. “Sarebbe un gesto altamente simbolico per l’unità della Chiesa, persino rivoluzionario …” scrive De Bortoli.

Padre Enzo Bianchi su La Stampa ricorda l’amico, l’uomo, il pastore di anime, principe della Chiesa, grande interprete del Verbo, capace di ascoltare e di parlare ai fedeli, ai non credenti, alle altre religioni del mondo con autorevolezza e affetto, rimasto però umile e vicino alla sofferenza del mondo e proprio per questo attuale e moderno: “… uomo, cristiano, vescovo della Parola, Martini lo è stato anche per la sua grande capacità di ascolto: incontrarlo era sperimentare di persona cosa è un orecchio attento e un cuore accogliente…”

Da tutti e due gli articoli si comprende come il mondo cattolico sia ormai da anni diviso su temi fondanti, si capisce come Carlo Maria Martini rappresentasse un’ala della divisione e non fosse apprezzato dall’ala romana. In modo esplicito nel fondo del Corriere, più delicatamente nello scritto di Enzo Bianchi, si sente la “diversità” di Carlo Maria Martini e della sua “humanitas” rispetto al potere romano. Altri possono molto meglio di me, che sono di “religione” laica, trattare del problema e di quali siano i temi che dividono oggi i cattolici su problemi di grande momento per il popolo dei fedeli. Credo, in grande semplicità e sintesi, che il nodo di tutti i problemi sia la distanza sempre più grande tra il Vaticano, le sue sale dorate, le sue banche, l’imbarazzante vicinanza al potere secolare, le sue costose liturgie, e coloro che combattono, spesso a mani nude, ogni giorno nel mondo sui fronti della miseria, del dolore, della malattia, della fame e della sete. Una distanza che Benedetto XVI non sembra in grado di colmare, chiuso nel rigore di una visione che è ancora fortemente dogmatica della fede, del suo primato, e della sua pratica. Un tema che è sempre stato cruciale per i cattolici dai tempi di San Francesco e del papa di allora (Innocenzo III).

La cosa che mi ha colpito nelle due rievocazioni della figura di Carlo Maria Martini, quella del Corriere e quella di Enzo Bianchi, amico e fratello monaco, è stata la speranza di De Bortoli in una presenza di Benedetto XVI a Milano per il funerale e la mancanza di qualunque accenno al Vaticano, al Papa, a Roma nello scritto di Enzo Bianchi. Due modi diversi di evocare lo scisma non consumato.

Ferruccio De Bortoli auspica una composizione delle differenze, Enzo Bianchi non si esprime, ma il suo silenzio è significativo. Oportet ut scandala eveniant dice il Vangelo.

Apprezzabile la speranza nel “gesto altamente simbolico”, ma al di là del simbolo cosa potrebbe fare Benedetto XVI a Milano? certamente la sua visita non potrebbe significare un superamento dello “scisma non consumato” perché troppo profonde sono le divisioni su argomenti sostanziali per il mondo cattolico. La sua partecipazione al funerale sarebbe solo quindi una espressione formale, con il pericolo di dare la falsa impressione di avvicinamento e di soluzione di una differenza che invece sarebbe bene si svolgesse e venisse risolta da un confronto aperto e franco se non si vuole che diventi una divisione ancora più profonda con conseguenze drammatiche per tutta la Comunità: disaffezione e allontanamento o, peggio, esplicita rottura. La presenza del Papa a Milano potrebbe anche apparire come una “appropriazione” romana del pensiero e della missione del vescovo ambrosiamo, un tentativo di annullare la differenza soffocandola in un finto unanimismo. Più vicino alla speranza di De Bortoli sarebbe il significato della presenza del Papa al funerale se questa fosse associata ad una esplicita, anche se diplomaticamente formulata, dichiarazione di apprezzamento per la critica martiniana e per le sue implicazioni di condotta strategica.

Carlo Maria Martini ha scritto che la Chiesa di Roma era indietro di duecento anni rispetto al mondo reale: il non apprezzamento di Benedetto XVI significa che nelle sale dorate dei palazzi vaticani questo ritardo non è sentito.

Quando la parola è flebile non resta che il gesto: la vita e la morte di Carlo Maria Martini sono state un “gesto” importante e di radicale significato. Muore rifiutando l’accanimento terapeutico: non è la “buona morte”, ma una importante differenza rispetto alle logiche oscure che anni fa hanno diviso il mondo sulla vicenda di Beppino ed Eluana Englaro.

Una Chiesa Cattolica attuale e moderna in grado di interpretare il mondo di oggi sarebbe riferimento fondamentale, in particolare per l’Italia. L’ascolto e l’attenzione di Roma sarebbero utili per superare lo scisma non consumato in corso, oppure una presenza non solo liturgica al funerale di Carlo Maria Martini.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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